Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
PER LA SERIE: NE AZZECCASSE MAI UNA
Il gesto è simbolico: l’abbonamento gratuito ai disastrati mezzi della Capitale per i sopravvissuti della
Shoah.
Dieci i superstiti residenti a Roma, erano undici fino all’altro ieri quando Umberto Aboaf, uno dei pochi tornati dal campo di Buchenwald, è morto.
L’investimento, a conti fatti, è di 1.500 euro ma il Comune di Roma ha pensato di dover ricorrere a un’operazione di co-marketing, una sponsorizzazione, per coprire il costo delle tessere.
Il rischio di una gaffe (in una fase già tormentata per il governo della città ) non era stato preso in considerazione: l’amministrazione grillina nel giorno della Memoria regala ai superstiti dell’Olocausto un abbonamento che in realtà già hanno.
Il ticket annuale per metro, autobus, tram e alcune ferrovie regionali è da sempre gratuito perchè le pensioni dei superstiti, come deportati o perseguitati razziali, sono equiparate alla prima categoria delle pensioni di guerra che prevedono una serie di agevolazioni come l’abbonamento per i trasporti pubblici.
Un dono simbolico, quanto vano.
E la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, avanza l’idea di un’iniziativa decisamente più sostanziosa e che somigli meno a uno spot: “Sarebbe bello se si potesse fare qualcosa anche per i perseguitati di guerra, che sono tantissimi in Italia”.
Forse più utile per i dieci over 70 se il Campidoglio avesse previsto un risarcimento per il tempo passato ad aspettare un bus alla fermata.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
RIUNISCE I “RESISTENTI” PER “DARE VITA A UN MOVIMENTO”… SPERANZA SARA’ L’ULTIMO A MORIRE?
“Questa non è una riunione per festeggiare la vittoria del no, è una riunione di lavoro: il dibattito tra sì e no è finito, concluso da circa 20 milioni di italiani, non c’è possibilità di replica”.
Lo dice Massimo D’Alema, all’iniziativa ‘Consenso per un nuovo centrosinistra’.
Poi, annuncia: “Vogliamo dare vita a un movimento di cui potranno fare parte anche tantissimi cittadini che hanno votato sì, vogliamo creare confronto, dibattito, raccogliere adesioni, non avremo un tesseramento altrimenti ci direbbero subito che vogliamo fare un partito. Oltre alle adesioni vogliamo che i comitati raccolgano fondi, non per arricchire Roma, ma per lavorare e per essere pronti alle evenienze che potranno esserci”.
Boato in sala. “Dobbiamo guardare al futuro e organizzare il mondo del centrosinistra italiano che oggi si riconosce in diverse formazioni politiche tra cui molti cittadini che non aderiscono più ad alcun partito”, aggiunge l’ex premier.
I “comitati per il no” sono archiviati, quel dibattito è “chiuso”. Adesso c’è da “organizzare un nuovo centrosinistra” e per farlo servono “comitati in ogni città “. Massimo D’Alema chiama a raccolta il mondo di sinistra che ha votato no al referendum ma precisa che le porte sono aperte anche a chi “ha votato sì in buona fede”.
Dobbiamo “organizzare queste forze, sviluppare un dibattito, un confronto. Creare comitati in tutte le città , in tutti i paesi dove è possibile. Raccogliere adesioni. Si possono non stampare le tessere, non avremo un tesseramento nazionale, non vogliamo generare equivoci, scriverebbero subito che vogliamo fare un partito.
C’è un sistema informativo orientato a sostenere l’establishment. Ma l’opinione pubblica è ormai piuttosto smaliziata”, ha detto D’Alema intervenendo all’assemblea per un nuovo centrosinistra al centro congressi Frentani, a Roma, dove sono presenti esponenti del Pd e di Sinistra italiana.
“Suggerirei – aggiunge – che oltre alle adesioni i singoli comitati raccolgano fondi. Non perchè affluiscano a Roma, ma perchè siano pronti alle evenienze che potranno esserci. Siamo in un tale conflitto che è necessario richiamare i riservisti, mantenerli in servizio per supportare l’azione di una nuova generazione”.
A chiedere “un nuovo Pd e un nuovo centrosinistra”, oggi, è anche Roberto Speranza, deputato della minoranza dem. “C’è il centrodestra, i cinquestelle e poi ci siamo noi: questa comunità democratica, divisa, frammentata, piena di grandi personalità e che è l’unica speranza per il Paese. Il Pd da solo non ce la fa più a rappresentarla, ma prescindere dal Pd non è possibile se si vuole vincere questa sfida”, ha detto Speranza parlando dal palco dell’Assemblea dei comitati io “scelgo no”.
“Come si cambia il Pd e si ricostruisce il centrosinistra? – si chiede Speranza – Occorre rimettere al centro i valori di fondo di questa comunità . Non è impossibile, non arrendiamoci e non disperdiamo energie. Un Pd e un centrosinistra nuovo si possono costruire”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
L’ACCUSA E’ DI CORRUZIONE GIUDIZIARIA… E SI PROSPETTA IL RUBY QUATER, IN QUANTO IL RAG. SPINELLI AVREBBE CONFERMATO CHE I PAGAMENTI SONO CONTINUATI
Il gup di Milano Carlo Ottone Demarchi ha rinviato a giudizio Silvio Berlusconi per il cosiddetto Ruby
ter.
L’ex Cavaliere è accusato di corruzione giudiziaria per aver stipendiato per mesi 22 ospiti del bunga bunga – secondo le ipotesi dei pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio – per testimoniare il falso nei processi Ruby, negando incontri sessuali con l’ex premier.
In totale, secondo la ricostruzione dell’accusa, Berlusconi avrebbe sborsato quasi dieci milioni di euro a tutte le ospiti delle “cene eleganti”, di cui circa sette a Karima El Mahroug, alias Ruby, che li avrebbe utilizzati anche per aprire delle attività , come un ristorante in Messico.
Il processo inizia il 5 aprile. La difesa registra la decisione e, attraverso l’avvocato Federico Cecconi, commenta: “Il rischio concreto è che per la prima volta si processi il reato di generosità “.
Si tratta della seconda volta in cui l’ex premier viene rinviato a giudizio a causa delle rivelazioni di Ruby. Nel primo processo l’ex Cavaliere è stato assolto in via definitiva (era il marzo del 2015) dalle accuse di concussione e prostituzione minorile.
Ora invece è accusato di aver corrotto con 10 milioni di euro complessivi le ‘olgettine’ e gli altri ospiti delle serate di Arcore per spingerli a rendere dichiarazioni false o reticenti durante le testimonianze nelle aule dei processi Ruby e Ruby bis.
Ma mentre il filone ter del caso Ruby si trasforma in un nuovo processo, per Berlusconi si apre il quarto filone di questa inchiesta che sta diventando un’epopea: il quater.
Berlusconi, infatti, è stato nuovamente indagato – se ne è avuta notizia qualche giorno fa – perchè i pagamenti alle olgettine non si sarebbero affatto fermati, sarebbero anzi continuati, almeno fino a un paio di mesi fa.
Tutti i dettagli di come le ragazze abbiano continuato a pressare l’ex premier per ottenere denaro e per avere il ‘diritto’ allo shopping nei negozi di lusso, sarebbe stato fatto ai magistrati dal ragionier Spinelli, cioè il contabile di fiducia di Berlusconi.
Nel Ruby bis, infine, Berlusconi non è coinvolto: il processo (che nel novembre 2014 si è concluso in appello) riguardava infatti Lele Mora (condannato a 6 anni), Emilio Fede (4 anni e 10 mesi) e Nicole Minetti (3 anni).
L’ex agente dei famosi, Mora, era accusato di favoreggiamento e induzione alla prostituzione anche minorile; l’ex direttore del Tg4 per favoreggiamento e induzione alla prostituzione (ma solo delle ragazze minorenni); mentre l’ex consigliera regionale Minetti era finita a processo per il solo favoreggiamento.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
OVVIAMENTE PER I SOVRANISTI CAZZARI ITALICI QUESTA E’ UNA CHE LOTTA CONTRO L’ALTA FINANZA
Abito bianco, intenta a ‘mangiare’ diamanti come fossero spaghetti.
E’ stata immortalata così Melania Trump sulla cover di febbraio dell’edizione messicana di Vanity Fair.
Una scelta infelice secondo molti utenti Twitter che hanno criticato l’immagine e le dichiarazioni della first lady.
Una ‘mancanza di sensibilità ‘, che arriva dopo l’approvazione da parte di Donald Trump, della costruzione del muro anti migranti al confine con il Messico.
Questa ostentazione di ricchezza da parte della moglie di un evasore fiscale razzista che si batte a parole “contro i poteri forti” e piazza finanzieri e petrolieri come ministri, non desta meraviglia, fa parte del Dna della famiglia Trump.
Come non suscitano neanche più pena quella massa di cazzari nostrani sedicenti di destra che pensano che questo soggetto rappresenti una alternativa alla deriva mondialista di cui invece è uno dei peggiori esponenti.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO LA NOTIZIA BUFALA DEL TENTATO RAPIMENTO DI UN BAMBINO DA PARTE DI UNA GIOVANE ROM SUL WEB C’ERA STATO CHI AVEVA INCITATO A USARE IL NAPALM… IDENTIFICATI DALLA POLIZIA POSTALE, MULTE FINO 6.000 EURO E RISCHIO CONDANNA A UN ANNO E MEZZO DI CARCERE
L’era della “post-verità ”, parola che si candida ufficialmente a diventare il neologismo più citato dell’anno a venire, si accompagna al commento libero e spesso anonimo sulle vicende più varie proposte dall’attualità .
E al “bar” del web, come è noto, non si bada molto alla forma (di sovente nemmeno alla sostanza), i toni si accendono facilmente fino a tramutarsi in odio.
Ma, quando questo succede, l’anonimato non è più un diritto, come dimostra un’inchiesta della Procura di Genova, che ha portato all’identificazione e alla condanna di 21 persone per aver insultato i rom nella sezione commenti alla notizia del tentato rapimento di un bimbo da parte di una nomade, rivelatasi poi una mezza bufala.
L’accusa, per tutti, è di istigazione all’odio razziale.
La notizia “bufala”
Gli investigatori della polizia postale, coordinati dal pubblico ministero Massimo Terrile, hanno rintracciato commentatori da tutta Italia. D
alla casalinga che voleva «rimandarli tutti a casa» all’impiegato che ricordava come «gli zingari non mi sono mai piaciuti», da chi li invitava «a tornare nel loro luridume» a chi li apostrofava poco elegantemente come «zingari di m…» e «tribù maledetta», fino ad arrivare a un giovane genovese che invocava utilizzo del «napalm».
Per lui la vicenda ha avuto conseguenze inaspettate: oltre a scoprire, con sorpresa, di essere stato smascherato e indagato, ha dovuto rinunciare a un lavoro in Canada, Paese in cui le questioni razziali vengono prese parecchio sul serio, e che di fronte a vicende giudiziarie di questo tipo chiude le porte in faccia a chi richiede un visto.
A volerla davvero raccontare dall’inizio, questa storia, bisognerebbe partire da una notizia che, a monte, viene raccontata in due modi alternativi.
La questura di Roma parla di una sorta di lite familiare, tra persone conosciute.
Alcuni siti internet accreditano la versione di una delle donne coinvolte, che riferisce invece di un tentativo di rapimento da parte di una sconosciuta di etnia rom.
A prescindere dalla veridicità e dall’accuratezza con cui vengono riportati i fatti, la notizia del rapimento di un bimbo risveglia il più classico degli stereotipi, e dà il via a un acceso dibattito su Facebook.
Discussioni simili sono molto diffuse in rete. Ma in questo caso la Procura, a seguito di segnalazione, va a fondo alla vicenda, ed emette nei confronti di tutti un decreto penale di condanna: la pena, che potrebbe arrivare fino a un anno e mezzo di carcere, viene convertita in multe tra i 3 e 6mila euro.
«Frasi discriminatorie»
Fra i condannati ci sono anche un utente di Sanremo e uno studente genovese, autore di uno dei commenti incriminati: «Ma se li mettessimo tutti su un’isola e poi li cospargessimo di napalm? Futurama insegna, pensateci…».
Davanti agli inquirenti ha raccontato di essersi lasciato prendere la mano. Il suo avvocato Francesco Del Deo ha già annunciato ricorso.
«Con la pubblicazione di quel commento – scrive il giudice Claudio Siclari – l’imputato ha propagandato idee fondate sull’odio etnico ni confronti del popolo rom, e in genere degli zingari, tutti indistintamente ritenuti inclini alla commissione di delitti di “furto”, in particolare ai danni dei bambini, e quindi meritevoli di soppressione, mediante il napalm (notoriamente utilizzato per la costruzione di bombe incendiarie dagli effetti devastanti). La propaganda di idee consiste nella divulgazione di opinioni finalizzata all’odio razziale e etnico. L’offesa pertanto non è di “particolare tenuità ”».
(da “il Secolo XIX”)
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Gennaio 27th, 2017 Riccardo Fucile
SORELLE D’ITALIA E LEGHISTE SIETE AVVISATE: CON 80 EURINI POTETE ESSERE MENATE IN CASA DAL VOSTRO PARTNER… IL CODICE PENALE RUSSO DECLASSA LE VIOLENZE DOMESTICHE A REATO AMMINISTRATIVO, UN ESEMPIO DI CIVILTA’ SOVRANISTA
La chiamano la “legge sugli schiaffi”, per le donne è invece un “incoraggiamento ai tiranni in casa”. 
Dopo la scontata approvazione di stamattina in terza lettura, la legge che depenalizza le violenze domestiche in Russia passerà al Senato e poi sul tavolo del presidente russo Vladimir Putin e diventerà presto effettiva.
Picchiare mogli e figli non sarà più reato. Il testo rimuove dal Codice penale russo il reato di “percosse in famiglia” declassandolo a un illecito amministrativo punibile con un’ammenda tra i 5mila e i 30mila rubli (80-470 euro), l’arresto da 10 a 15 giorni o 60-120 ore di servizio civile.
La violenza domestica resterà un crimine punibile con due anni di carcere solo nel caso in cui venga ripetuta più volte nello stesso anno o sia motivata da odio o teppismo.
Il crimine ritorna inoltre nell’ambito delle “azioni giudiziarie private”, dove spetta alla vittima raccogliere le prove e denunciare l’abuso.
La tesi di fondo: non sono affari di Stato.
La tesi di fondo dei promotori del disegno di legge è che ciò che succede tra le pareti domestiche non sia affare dello Stato. Per gli oppositori invece legittimizza gli abusi. Il dibattito in seno al Paese è iniziato nel luglio scorso quando il governo ha recepito una sentenza della Corte suprema depenalizzando le percosse che non provocano danni fisici, ma non nel caso in cui siano inflitte a familiari.
La Russia infatti è uno dei tre Paesi in Europa e Centrasia che non ha leggi specifiche sulla violenza domestica, ma la considera una forma di “assalto”, ignorando così il fatto che mogli e figli sono le vittime più vulnerabili.
La mossa del governo allora piacque alla società civile, ma irritò Chiesa ortodossa e politici conservatori. Molti, in testa la senatrice Elena Mizulina, già autrice della legge contro la propaganda gay, obiettarono che così un genitore avrebbe rischiato il carcere solo per una sculacciata, “tradizionale mezzo di educazione russo”.
Putin: “Meglio non esagerare con le punizioni”.
Incalzato da un giornalista durante la conferenza annuale a fine dicembre, Putin era infine capitolato dicendo: “Così si distruggono le famiglie. Meglio non esagerare con la punizione. Non fa bene”.
Dopo questa dichiarazione il testo che depenalizza “le percosse che non causano danni duraturi” proposto da Mizulina ha avuto un iter tutto in discesa.
Soddisfatto Vyacheslav Volodin, il presidente della Duma: la legge — ha detto — aiuterà a costruire “famiglie forti”. E rassicurati i tanti genitori che temevano che la polizia potesse abusare del potere di intervenire nelle loro faccende domestiche o che lo Stato potesse controllare i loro metodi di educazione.
“La famiglia è un ambiente delicato dove bisogna risolvere le cose da sè”, sostiene Maria Mamikonian, a capo di un movimento di genitori che ha raccolto firme a sostegno della misura.
Le statistiche.
Non la pensa così Irina Matvienko, presidente della Fondazione “Anna Center”, l’unica linea amica contro le violenze domestiche aperta in Russia.
“Le percosse in famiglia non sono un valore tradizionale, sono un crimine”, sostiene. Nel 2016 la linea ha ricevuto oltre 5mila telefonate, benchè sia operativa solo dalle 7 del mattino alle 9 di sera.
Ma oltre il 70 percento delle donne che hanno chiamato non ha mai denunciato gli abusi alla polizia. “La legge esonera i tiranni in casa”, le fa eco Maria Mokhova, direttrice del centro per le vittime di abusi “Sorelle”.
“Il messaggio — prosegue — è: non puniamo chi pesta i familiari, solo perchè ha il diritto di farlo”.
Le statistiche ufficiali sono impietose: mostrano che il 40% di tutti i crimini violenti avviene tra le pareti domestiche. Ma, secondo le ricerche indipendenti, lo scenario è persino peggiore: per un rapporto delle Nazioni Unite del 2010, 40 donne al giorno e 14mila l’anno vengono uccise in Russia da mariti o compagni, mentre 600mila subiscono abusi domestici.
Del resto, un sondaggio di Vtsiom ha rivelato che il 19 percento dei russi pensa apertamente che picchiare moglie e figlio sia “accettabile”.
La mobilitazione.
Contro il progetto di legge si è mossa Human Rights Watch, una petizione in rete ha raccolto oltre 200mila firme ed è intervenuto persino il segretario del Consiglio d’Europa Thorbjorn Jagland inviando una lettera ai leader delle due Camere. Migliaia di persone erano attese sabato 28 in piazza Bolotnaya — già teatro delle oceaniche manifestazioni del 2011 — per protestare, ma il municipio ha però negato loro l’autorizzazione. Ora gli organizzatori sperano di riuscire a indire una nuova manifestazione per il 4 febbraio
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2017 Riccardo Fucile
IL LEADER GRILLINO GENOVESE HA LASCIATO IL M5S: “I VERTICI ORMAI PENSANO SOLO AL MARKETING E ALLA COMUNICAZIONE”
“Adesso mi riprendo la libertà di realizzare il programma deciso con i cittadini che ci hanno eletto nel movimento e che, da dentro il M5S invece, non potevamo più portare avanti: noi pensiamo ancora al bene comune, dentro ormai pensano solo al controllo e al marketing”: Paolo Putti, candidato sindaco cinque anni fa per il M5S a Genova, uno dei pionieri del grillismo nella città di Beppe Grillo, anima di uno dei primi comitati anti-Gronda, capogruppo in consiglio comunale, se ne è andato.
Con altri due consiglieri, è uscito dal M5S e ha formato un nuovo gruppo in Comune, “Effetto Genova”.
In aula, a Palazzo Tursi, i grillini rimangono smozzati, in due, a quattro mesi dalle elezioni amministrative. Su Facebook ha postato il suo addio al M5S citando Guccini, e le cinque anatre.
Proprio quanti i consiglieri grillini in Comune “cinque anatre andavano a sud: forse una soltanto vedremo arrivare, ma quel suo volo certo vuole dire che bisognava volare, bisognava volare, bisognava volare”.
Putti, perchè esce dal M5S alla vigilia della campagna elettorale?
“Perchè non ci riconosciamo più nel Movimento che voleva produrre un cambiamento radicale, invece pensa ad altro. Proprio perchè abbiamo ancora quattro mesi, e importanti delibere su cui batterci, contro la privatizzazione dell’azienda dei rifiuti ad esempio, era urgente poter agire liberamente, sennò avremmo tradito il mandato dei nostri elettori”.
Lei è stato uno dei primi grillini a Genova e in Italia: cosa le ha fatto decidere di lasciare definitivamente il M5S?
“Dopo il guaio in Europa, al Parlamento, non sopportavo più la raffica di comunicati diramati da Roma, dove si dice che si deve riferire a qualcuno, prima di dichiarare qualsiasi cosa. C’è chi invece fa passare Trump e Putin per due statisti senza però rendere conto di quel che dice. Non ci sto”.
Il Movimento è andato a destra?
“Non è più un movimento. Anzi, non siamo noi ad essere usciti dal Movimento è il movimento che è uscito dal tracciato e noi in quella direzione non vogliamo andare. Non siamo stati eletti per quello. Quando ci siamo candidati, nel M5S ci sgridavano perchè puntavamo al 51% e invece dicevano che l’obiettivo era fare crescere nelle persone la consapevolezza, non la performance elettorale. Adesso vale soltanto la comunicazione, l’obiettivo è solo convincere: come se volessimo vendere un prodotto. Noi invece rimaniamo a quell’origine: finiamo il mandato facendo l’interesse della comunità “.
La portavoce regionale, Alice Salvatore, dice che lei si sarebbe dovuto dimettere dal consiglio comunale. L’accusa di usare i voti M5S per salvarsi la poltrona. E magari lanciare una candidatura alle prossime amministrative con qualche altro partito della sinistra
“Non mi interessa. Abbiamo scelto di stare in consiglio proprio per finire il lavoro e onorare fino in fondo l’impegno preso con i cittadini. Il mio servizio in politica finisce qui, alla fine del mandato ritorno alla mia famiglia e al mio lavoro di educatore. Tutto il resto si commenta da sè”.
Si è scontrato duramente con Salvatore, l’ha accusata di “fare la politica dei selfie”. È anche per i rapporti con il regionale che ha deciso di uscire?
“Quella è una delle dimostrazioni del mutamento genetico del M5S. È la politica dei comunicati e dei selfie, del convincere, sempre più lontana dai territori e dalla gente. Senza più confronto, continuo, con i cittadini che invece chi ha fortuna di poter entrare nell’amministrazione deve fare”.
Il nuovo gruppo consiliare si chiama “Effetto Genova”, come “Effetto Parma”, il gruppo dei transfughi grillini che sosterranno la lista civica di Federico Pizzarotti contro il candidato M5S: lei è sicuro di non candidarsi?
“Nè io nè gli altri due consiglieri abbiamo intenzione di proseguire con la politica. Pizzarotti ha riunito una bella squadra e fa bene a candidarsi. Abbiamo chiamato il gruppo “Effetto Genova” perchè speriamo che il lavoro fatto in questi cinque anni, il sogno che avevamo, possa continuare: per noi, se un documento presentato in consiglio era giusto, lo votavamo, indipendentemente dal fatto che lo presentasse Forza Italia o la lista del sindaco arancione. Invece ora il M5S deve andare sempre contro tutti. Adesso parla alla pancia della gente, si fa i selfie, invece di fare l’interesse dei cittadini. Noi ci siamo tagliati il gettone, abbiamo versato l’intero contributo del gruppo consiliare al movimento: non mi risulta che questa sia più la preoccupazione di chi è rimasto nel M5S”.
Nel consiglio comunale della città di Beppe Grillo, rimangono due consiglieri invece di cinque, nel gruppo M5S: perchè sono rimasti?
“Sarebbe stato bello finire tutti e cinque il lavoro cominciato insieme, non se la sono sentita. È andata così: bisognava volare”.
Michela Bompani
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 27th, 2017 Riccardo Fucile
CHIESTO UN FACCIA A FACCIA CON DI MAIO… SECONDO I MEDIA GLI INCONTRI FURONO TRE E NON UNO SOLO
In un attimo i 5Stelle sono ripiombati a qualche mese fa. Esattamente a quando, nel pieno del caso
Muraro, si è scoperto che Luigi Di Maio sapeva che l’allora assessore all’Ambiente di Roma era stata iscritta nel registro degli indagati e non aveva detto nulla agli altri componenti del Direttorio.
Soprattutto aveva mentito dicendo che invece era all’oscuro di tutto salvo poi essere incastrato da una email e dalle chat.
Ecco, questa mattina, alla lettura dei giornali, nel mondo pentastellato è scoppiato di nuovo il panico.
Secondo alcuni quotidiani, infatti, il vicepresidente della Camera e leader in pectore del Movimento 5 Stelle avrebbe incontrato almeno tre volte Raffaele Marra, ora in carcere con l’accusa di corruzione, per concordare insieme a lui e a Virginia Raggi alcune nomine.
I più ortodossi del Movimento erano pronti a chiedere pubblicamente chiarimenti, ma Di Maio ha anticipato la mossa e con un post ha spiegato che si tratta di “informazioni false, nessuna prova documentale, solo chiacchiere da ubriachi.
“L’unica volta che ho incontrato Marra l’ho fatto nel mio ufficio della Camera in totale trasparenza (l’incontro è stato regolarmente registrato) e non avendo nulla da nascondere sono stato io stesso a darne notizia oltre un mese fa, raccontandone anche i contenuti. A parte questo incontro non ci ho mai parlato, non ho autorizzato nulla, tantomeno atti da spedire ad Anac”.
Gli animi della fronda grillina si sono calmati un po’ ma i dubbi sono rimasti.
Tanto che, secondo i ben informati, non è escluso che l’ala che fa capo a Roberto Fico possa chiedere un incontro, un faccia a faccia a Luigi Di Maio, anche per decidere cosa fare dopo che lunedì Virginia Raggi sarà interrogata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pubblico ministero Francesco Dall’Olio per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, a capo del dipartimento turismo.
Ed è proprio per questa nomina che potrebbe profilarsi un danno erariale. Sono infatti all’attenzione anche dei giudici della Corte di Conti gli atti del procedimento penale che vede indagata la prima cittadina per abuso d’ufficio e falso.
Spetterà adesso ai magistrati contabili verificare se la promozione di Marra ‘senior’ possa avere rappresentato un danno alle casse dell’erario e procedere, eventualmente, a una contestazione.
Ormai da giorni sia in Campidoglio i consiglieri che hanno come punto di riferimento Marcello De Vito, sia a Montecitorio coloro che vorrebbero il passo indietro della Raggi anche in caso di rinvio a giudizio, chiedono al sindaco di pubblicare interamente le chat del gruppo “Quattro amici al bar” di cui facevano parte, oltre al sindaco e a Marra, anche Salvatore Romeo, ex capo della segreteria, e l’ex vicesindaco Daniele Frongia. “Solo così sarà possibile capire chi ha davvero responsabilità “, dicono alcuni parlamentari.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 27th, 2017 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL MESSICANI SI SCATENA IL BOICOTTAGGIO DELLE MULTINAZIONALI AMERICANE… GLI USA PAGHERANNO CARO LE FOLLIE DELL’EVASORE FISCALE
“E’ semplicemente non negoziabile” che il Messico paghi per il muro che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole costruire al confine tra i due Paesi.
Lo ha ripetuto Luis Videgaray, nel corso di una conferenza stampa a Washington, dove si trovava insieme ad una delegazione ministeriale per incontri con la nuova amministrazione e per preparare la visita del presidente Enrique Pena Nieto il 31 gennaio, poi annullata per protesta.
“Ci sono delle cose che non sono negoziabili, delle cose che non possono nè saranno negoziate – ha detto Videgaray -. Dire che il Messico possa pagare per il muro è una cosa semplicemente non negoziabile”.
Mentre l’amministrazione Trump pensa di imporre un dazio del 20% su tutti prodotti importati dal Messico (il loro valore complessivo è di oltre 300 miliardi di dollari) per far pagare ai messicani le spese della costruzione del nuovo muro, l’economista Paul Krugman spiega che questa sarebbe una misura da “incompetenti e ignoranti”.
Se Trump mette una tassa sulle auto americane che importiamo dal Messico, saranno gli americani e non i messicani a pagare il muro.
Argomento sostenuto anche dal ministro Videgaray che precisa: “Mettere un dazio sulle merci importate dal Messico significa che il consumatore americano pagherà di più una automobile, una lavatrice o un avocado”.
Le ultime mosse del presidente Usa, e la cancellazione del summit con il presidente messicano, hanno scatenato in Messico una campagna antiamericana.
Sui social si invita al boicottaggio dei prodotti delle multinazionali statunitensi, da Starbucks alla Coca cola fino ai McDonald’s.
Mentre su Instagram c’è un nuovo hastag che promuove l’orgoglio messicano #AmorAMèxico dove vengono postate foto che esprimono amor proprio e dignità del Paese.
Un messaggio chiaro arriva anche dal Vaticano.
La Santa Sede è preoccupata per “il segnale che si dà al mondo” con la costruzione del muro tra Usa e Messico, voluto dal presidente statunitense Donald Trump per frenare le migrazioni. E si augura che gli altri Paesi, anche in Europa, “non seguano il suo esempio”.
Lo ha detto oggi al Sir il cardinale Peter Turkson, presidente del Dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale, a margine di un convegno sulla “Laudato sì e gli investimenti cattolici” alla Pontificia Università Lateranense.
(da agenzie)
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