Settembre 15th, 2019 Riccardo Fucile
“ATTACCATA SUI SOCIAL, MA NON CAMBIO IDEA”…”DIETRO OGNI REGOLA C’E’ UN VALORE FORMATIVO”… IL PROBLEMA NON E’ IL RAGAZZO, MA I GENITORI CHE PENSANO CHE TUTTO SIA UN REALITY
“Nonostante io sia oggetto di linciaggio sui social network, non mollo. Il ragazzo e sua madre
sono stati convocati domani a scuola. Finchè non toglierà le treccine, non entrerà in classe per rispetto a chi ha firmato il “patto di corresponsabilità “. Farà lezione in laboratorio, prove di musica con l’orchestra, palestra con gli altri. Non lo escludiamo ma non tornerò indietro”.
Rosalba Rotondo, dirigente dell’istituto Alpi-Levi di Scampia non arretra. Anzi. Rincara la dose e annuncia che scriverà al ministro dell’istruzione per spiegare il suo gesto e dimostrare che “dietro ogni regola c’è un valore formativo”.
Il ragazzo di 13 anni con le treccine colorate di blu, a cui ha impedito l’ingresso a scuola, tornerà nell’istituto domani ma non in classe, tra i suoi compagni. “Lo faccio perchè sia chiaro che le regole vanno rispettate – precisa Rotondo – il ragazzo mi ha subito promesso che avrebbe tolto le treccine ma la madre ha aggiunto che ci vorrà del tempo, non si possono asportare immediatamente. Non importa, aspetteremo. Fino ad allora però, abbiamo pensato a un percorso alternativo per lui, per dimostrare a tutti quale ragazzo di talento è. Non ha bisogno di attirare l’attenzione con le treccine. Ha già altre peculiarità : la musica, lo sport, gli piace molto la matematica…Non possiamo lasciare tutto come prima. L’importante è che capiscano il nostro gesto, in primis la mamma”.
Domani, all’uscita da scuola, la preside ha convocato il consiglio di istituto, l’assemblea di classe e un incontro con i genitori. La polemica esplosa ha scatenato un fiume di polemiche a cui la preside ora tenta di sottrarsi.
“Trovo gravissimo che tante associazioni si scaglino contro di me con post sui social – spiega – si facessero vedere in faccia, venissero a dare una mano a scuola e ai ragazzi bisognosi di attenzioni e cura. Ma io, nel frattempo, mi rivolgerò all’autorità garante per i minori. Denuncerò tutto questo vergognoso speculare sulla sorte di questo allievo a cui io voglio dare un futuro diverso dal background familiare”.
La famiglia del giovane è contraria al metodo della dirigente. La nonna del ragazzo Concetta Cerullo l’ha accusata due giorni fa. La donna ha raccontato delle affermazioni della dirigente durante l’accoglienza, davanti ai genitori dell’istituto: “Ha detto: invece di fare le treccine, comprassero i libri, rivolgendosi palesemente a mio nipote che era l’unico ragazzo con quella acconciatura”.
Poi, il primo giorno di scuola il ragazzo è stato lasciato fuori dall’aula.”La preside mi ha dato dell’ignorante – ha raccontato a “Repubblica” la madre del ragazzo Carla, 29 anni – mi sono sentita offesa, sono andata a confrontarmi con lei ma ha chiamato la polizia, dicendo che la volevo aggredire. Mio figlio esprime la sua personalità , è stato discriminato”.
“Noi non discriminiamo nessuno – conclude la preside – ma educchiamo anche alla serietà . La scuola, come la intendo io, è sacra: possono vestirsi come vogliono ma solo se maggiorenni”.
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Settembre 15th, 2019 Riccardo Fucile
SE NESSUNO RAGGIUNGE IL 50% BALLOTTAGGIO A NOVEMBRE… FAVORITO NABIL KAROUI, IL “RE DELLA TELEVISIONE” ARRESTATO AD AGOSTO PER RICICLAGGIO E FRODE FISCALE
Ventisei candidati in lista, e la paura che alla fine la poltrona di presidente finisca a un miliardario populista o a un esponente del partito islamico: si aprono oggi su questo scenario le urne tunisine, in anticipo sul previsto per la morte del capo dello Stato, Beji Caà¯d Essebsi.
Il panorama politico non potrebbe essere più frammentato, e l’assenza di grandi personalità rende il risultato del tutto imprevedibile.
I sondaggi non ufficiali lasciano trapelare che sopra il 20 per cento dei consensi c’è solo Nabil Karoui, l’uomo che voleva essere il “Berlusconi del Maghreb” e utilizzava con disinvoltura le missioni umanitarie nei quartieri più poveri e la sua emittente, Nessma tv.
La sua popolarità era in discesa, ma ad agosto le autorità tunisine gli hanno regalato una grande opportunità mettendolo in prigione, e facendone una vittima del sistema. Una quadratura perfetta per la sua campagna populista, rivolta a persone di cultura modesta e scarse possibilità . Se fosse eletto si aprirebbe una crisi istituzionale, ancora più difficile da risolvere perchè l’uomo non è esattamente Nelson Mandela: le accuse contro di lui sono di riciclaggio e frode fiscale.
Qualche preoccupazione suscita anche Abdelfattah Mourou, il vicepresidente di Ennahda. E’ un volto presentabile del partito, ma l’esperienza degli islamici al governo è considerata tutt’altro che positiva. Le preoccupazioni sono interne ma anche sui collegamenti internazionali: Ennahda è legata ai Fratelli musulmani e ha spesso goduto di sostegno da parte del Qatar.
Al governo ha avuto un atteggiamento fin troppo “comprensivo” con gli estremisti salafiti, ed è ancora da chiudere lo scandalo che vede i servizi di sicurezza “interni” al partito coinvolti negli omicidi di due politici di sinistra.
Apparentemente è il timore di un secondo turno con una scelta fra questi due personaggi a spingere il nome più forte dei centristi, quello del ministro della Difesa Abdelkrim Zbidi.
In suo favore si sono già ritirati due candidati più deboli, con un ripensamento dell’ultima ora. Zbidi è stimato, ma considerato un uomo dell’establishment. E pesa la gaffe compiuta nei mesi scorsi, quando ha mandato i carri armati davanti al Parlamento perchè “temeva un golpe” dopo la notizia dei guai di salute di Essebsi.
Ma la corsa è ancora aperta, con outsider del calibro di Youssef Chahed, premier uscente, o Abir Moussi, erede di Ben Ali che ne rivendica il mandato, o Kaà¯s Saà¯ed, costituzionalista popolare fra gli studenti, il tecnocrate Mehdi Jomaa o “l’uomo onesto” Mohammed Abbou. La sinistra è divisa, le possibilità di Hamma Hammemi, leader del Fronte Popolare, sono considerate di fatto inesistenti.
I primi risultati potrebbero aversi già in tarda serata, ma per il probabile ballottaggio bisognerà aspettare novembre.
(da agenzie)
argomento: Esteri | Commenta »
Settembre 15th, 2019 Riccardo Fucile
ZINGARETTI E LEU APPROVANO: “AVANTI CON IL CONFRONTO”
Luigi Di Maio scrive una lettera al Resto del Carlino per annunciare la volontà di creare un
patto civico per l’Umbria. Ovvero di andare con il MoVimento 5 Stelle alle elezioni regionali in alleanza con una lista civica — come prevedono le ultime modifiche allo statuto fatte votare su Rousseau ai grillini — proprio secondo quella direttiva che portava a un accordo con il Partito Democratico.
Ufficialmente Di Maio non cita il PD nella lettera e ci tiene a far sapere che l’iniziativa parte da lui. Ma proprio di questo si parlava nei giorni scorsi anche dalle parti del partito di Zingaretti:
Lo scandalo che ha colpito la sanità non è un tema da usare in campagna elettorale, bensì un momento da tenere ben presente per capire che cosa vogliamo non accada più. Perchè non è più accettabile che un cittadino onesto si presenti legittimamente a un concorso pubblico in un settore cruciale come la sanità e si veda tagliato fuori da giochi di potere.
Lo dico con molta sincerità , a questo giro non può risolversi tutto con una campagna elettorale in cui ci si lancia accuse reciproche su chi ha fatto peggio. Per noi sarebbe facile accusare qualcuno, ma vedere l’Umbria colpita da un male endemico come la corruzione, deve portarci a un ragionamento molto più alto.
Attenzione: secondo Di Maio il M5S rinuncerà agli assessorati e sarà presente solo in consiglio regionale, senza pretendere assessorati (così Salvini non potrà accusare di poltronismo o, nel caso, avrà la risposta pronta):
Io credo che questa terra in passato abbia sempre dimostrato di avere gli anticorpi per fermare questo genere di pratiche. Se quegli anticorpi, anche nella gentilissima Umbria, sono venuti meno, evidentemente è ora di cambiare il modo d’intendere la politica. E per rigenerare il patto di fiducia cittadini-istituzioni, secondo me c’è bisogno che tutte le forze politiche di buon senso facciano un passo indietro e lascino spazio a una giunta civica, che noi saremmo disposti a sostenere esclusivamente con la nostra presenza in consiglio regionale, senza pretese di assessorati o altri incarichi. Ovviamente ci aspettiamo che tutti gli altri facciano lo stesso. Qualcuno parlerà di alleanze o coalizioni, ma non si tratta di questo. Ognuno correrà con il proprio simbolo in sostegno di un presidente civico e con un programma comune.
E il progetto prevede per adesso la chiamata a tutti i partiti:
Un patto civico, che veda un candidato presidente fuori dalle appartenenze partitiche e che possa mettere al centro un programma innovativo, di punti veri e realizzabili. Un programma che possa ispirare serietà , fiducia e competenza. Credo sia ora di dare una sterzata e cambiare del tutto le persone chiamate a gestire questa Regione. VORREI essere più chiaro. Tutte le forze che credono nel bene comune di questa regione facciano un passo indietro, rinunciando ai propri candidati presidente, e mettano fuori dalle liste quei candidati che hanno avuto a che fare con il passato di questa regione e gli impresentabili
Chiediamo che sottoscrivano insieme a noi un appello ai cittadini, proponendo alle migliori risorse di questa regione di farsi avanti. Queste risorse ci sono. Chiedendo a una personalità all’altezza di proporsi come candidato presidente. Sosteniamolo e diamogli autonomia piena per formare una squadra di super-competenti, senza interferenze della vecchia politica. Noi svolgeremo il nostro ruolo in Consiglio regionale
Tuttavia già sappiamo che il centrodestra candiderà la leghista Donatella Tesei. Ora il copione prevede che il PD risponda sì. Dopodichè, l’alleanza sarà fatta. La parte curiosa della vicenda è che ieri il Capo Politico M5S aveva convocato una riunione degli attivisti su Rousseau ma lì non ha annunciato nulla. Ha preferito scrivere domenica a un quotidiano.
Una proposta che trova un’immediata adesione sia del Pd che di Leu.
Il segretario dem Nicola Zingaretti afferma infatti che “anche in Umbria il confronto può andare avanti. Ci sono tutte le condizioni per un processo nuovo che valorizzi la qualità e metta al centro il lavoro, la sostenibilità e il bene dei cittadini umbri”. Parla anche il commissario umbro del Pd Walter Verini, secondo cui “le parole di Luigi Di Maio rappresentano un fatto nuovo e significativo: un’intesa a livello regionale può essere praticata”. Per Verini “Di Maio offre un terreno di confronto con alcuni punti certamente condivisibili e da noi già da tempo acquisiti e altri sui quali confrontarci. Così come avvenuto per il governo nazionale, sarà quella di confronti ravvicinati sui programmi, la sede nella quale dialogare e trovare gli auspicabili punti d’incontro. Tutto questo – sottolinea Verini – nell’interesse e per il futuro di una regione come l’Umbria non non può e non vuole essere ‘presa’ dai sentimenti di odio e intolleranza che Matteo Salvini diffonde a piene mani”.
Per Leu è un tweet di Roberto Speranza, segretario nazionale di Articolo Uno e ministro della Salute ad aprire: “Una nuova stagione di civismo è la strada giusta per l’Umbria. Da Di Maio arrivano oggi parole di buon senso, che non devono essere lasciate cadere. Per me il punto essenziale è la difesa dei valori portanti della Costituzione, a partire dalla dignità del lavoro e dalla lotta contro le diseguaglianze”. Anche per Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, “la lettera di Di Maio che invita a ripensare il governo dell’Umbria a partire da un patto civico nuovo e in discontinuità col passato è giusta e condivisibile”.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Settembre 15th, 2019 Riccardo Fucile
NELLA NOTTE ARRIVA A LAMPEDUSA UN ALTRO BARCONE CON 78 MIGRANTI
A sei giorni di distanza dal primo soccorso, gli 82 migranti della Ocean Viking hanno toccato terra a Lampedusa.
L’isola è stata indicata come porto sicuro dalle autorità italiane dopo un accordo raggiunto in sede europea sulla spartizione degli 82 naufraghi.
L’Italia dovrà farsi carico di 24 persone, mentre le restanti 58 verranno trasferite in altri Stati dell’Unione europea: in attesa della possibile adesione dell’Irlanda, Francia e Germania ne riceveranno 24 ciascuna, 8 il Portogallo e 2 il Lussemburgo
E’ stata una nottata di sbarchi quella che si è registrata a Lampedusa. Mentre cominciava il trasbordo dei primi migranti della nave Ocean Viking, altri 78 sono giunti in porto su un barcone soccorso dalle motovedette della Guardia di Finanza mentre 21 sono stati intercettati direttamente a terra dopo essere sbarcati sulla spiaggia dell’Isola dei Conigli.
Sono invece ancora in corso le ricerche di sei persone segnalate sull’isolotto disabitato di Lampione. Tutti sono stati accompagnati nell’hotspot dell’isola dove in questo momento sono ospitate circa 200 persone, oltre la capienza massima prevista. Il sindaco dell’isola Totò Martello ieri aveva auspicato un trasferimento rapido di tutti i migranti sulla terraferma.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Settembre 15th, 2019 Riccardo Fucile
O CI PENSA LA MAGISTRATURA A DEPURARE LE FOGNE O CI PENSERA’ IL POPOLO ITALIANO A FAR RISPETTARE LA LEGGE
La Pontida dei leghisti, fuori dal governo. C’è tensione sul Pratone. Ce l’hanno con “la sinistra”
e con chi chiede di spiegare i commenti contro il presidente della Repubblica, già attaccato ieri.
“Mattarella mafioso”, si sente dire tra i partecipanti. E quando il giornalista di Repubblica Antonio Nasso prova a raccogliere l’umore nero della base viene aggredito da un militante.
L’uomo scaglia un pugno contro la sua telecamera, danneggiando il microfono.
Ma anche Gad Lerner viene accolto da insulti, fischi e offese razziste: “Ebreo, comunista, straccione, tornatene a casa”, gli hanno gridato contro i militanti del Carroccio.
Mentre il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano ha espresso la sua solidarietà : “A Pontida oggi nuova aggressione al giornalismo. Solidarietà a Gad Lerner, i ripetuti insulti a lui rivolti devoto rendere ancora più saldo l’ancoraggio all’art. 21 della nostra costituzione e il diritto dei cittadini a un’informazione libera”.
In un video pubblicato da Repubblica si possono ammirare i militanti leghisti a Pontida che aggrediscono un giornalista (Antonio Nasso) e la sua telecamera. “Vai via, adesso ci incazziamo. Sei un provocatore”, è il commento dei militanti leghisti alle prime domande sul prato di Pontida per l’annuale raduno del Carroccio.
E poi un pugno sulla telecamera da parte di uno di loro al grido di: “Vai fuori dai coglioni”. Prima, una signora dice che il giornalista l’ha “incalzata” con le domande come se questa fosse una colpa.
(da agenzie)
argomento: Razzismo | Commenta »
Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA SCONFITTA HA DATO ALLE TESTA ALLE ZECCHE PADANE
A quanto pare l’insuccesso ha dato alla testa a qualche parlamentare della Lega.
Parlando a Pontida pochi giorni dopo essere passato con il suo gruppo all’opposizione il deputato Vito Comencini, veronese, se n’è uscito con due frasi inqualificabili.
La prima riguarda l’attuale capo dello Stato, Sergio Mattarella: «Posso dirlo? Questo Presidente della Repubblica mi fa schifo! Mi fa schifo chi non tiene in conto della 34% dei cittadini». Così, testuale.
Poi, pochi secondi dopo, sempre nello stesso intervento davanti all’assemblea della Lega giovani in una tensostruttura a poche decine di metri dal famoso pratone di Pontida Comencini ha aggiunto: «Certo anche Pertini baciò la bara di Tito, quello che ha fatto le Foibe».
E se l’affermazione su Mattarella dimostra solo estrema ignoranza istituzionale, qui mancano proprio i fondamentali, perchè Comencini rispolvera una bufala creata e rimbalzata negli ambienti dell’estrema destra.
(da Open)
argomento: denuncia | Commenta »
Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA SCISSIONE POTREBBE FINIRE PER FARE UN FAVORE AL GOVERNO E ALLARGARE LA MAGGIORANZA
La scissione dei renziani dal Pd sembra più vicina che mai. Sarebbero pronti i nuovi gruppi
renziani: Matteo Renzi potrebbe tenerli a battesimo, alla Camera e al Senato, dopo averne parlato con il premier Giuseppe Conte e anche con Luigi Di Maio. Perchè, questa la premessa fatta da più di una fonte renziana, nascerebbero non contro il governo, ma a suo sostegno.
E sarebbero l’embrione di quella che i renziani definiscono la “separazione consensuale” dal Pd, che potrebbe dare il via (magari alla Leopolda, ma niente è deciso) alla nascita di una nuova “casa”: “Non un partitino del 3% ma un soggetto che parli al Paese”.
In questo senso i gruppi parlamentari sarebbero solo un primo step, un passaggio che potrebbe portare anche all’ingresso in maggioranza di nuovi parlamentari. L’uscita dei renziani, ragiona uno di loro, “toglierebbe anche a Zingaretti l’alibi di non controllare i parlamentari: uscirebbero Renzi e Bellanova e magari si preparerebbe l’ingresso di Calenda e Bersani”. Alla Camera ci sarebbero già i venti deputati necessari alla nascita di un gruppo, il cui volto potrebbe essere Luigi Marattin, mentre l’ipotesi è che Teresa Bellanova diventi il capo delegazione nel governo. Ettore Rosato avrebbe invece un incarico di coordinamento nel nuovo soggetto politico.
Un evento a lungo temuto praticamente da quando Matteo Renzi non è più segretario. Nicola Zingaretti predica da sempre unità e Andrea Orlando, suo vice, avverte: “Il Pd dovrebbe discutere di come affrontare i problemi del Paese governando, non di come e se dividersi”.
Dario Franceschini ai suoi è apparso indignato di fronte all’ipotesi di una scissione, citando sms ricevuti nelle ultime settimane che andavano in direzione opposta. Renzi in effetti aveva pensato a un’operazione su tempi più lunghi, da lanciare alla Leopolda il 19 ottobre od oltre, ma “ormai la convivenza non funziona più”, fanno notare gli esponenti a lui vicini, auspicando una “separazione consensuale”.
“Nei prossimi giorni faremo una riflessione”, sintetizza un dirigente renziano. Renzi oggi era allo stadio per Fiorentina-Juventus. Al Senato, dove i sostenitori dell’ex Rottamatore sarebbero in proporzione più numerosi rispetto alla Camera, il nuovo gruppo potrebbe essere il nucleo per un’allargamento della maggioranza al centrodestra.
Dalla maggioranza di Zingaretti arrivano tutte dichiarazioni contrarie all’ipotesi di “scisma”. Il Paese non capirebbe, secondo Marina Sereni di AreaDem, neo viceministra. Ma seppure in un’intervista al Corriere della Sera Goffredo Bettini dica che preferirebbe che Renzi restasse nel Pd, sottolinea anche che non sarebbe certo “uno scandalo” se si arrivasse alla scissione.
Come diceva lo stesso ex premier conversando a registratori spenti con i giornalisti alla sua scuola di politica estiva in Garfagnana, meno di un mese fa, “in fondo anche per loro sarebbe una liberazione. E potrebbero far rientrare i fuoriusciti, con Bersani e D’Alema”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Renzi | Commenta »
Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile
PERCHE’ IL PIANO DI SALVINI NON FUNZIONA
Oggi Matteo Salvini, intervenendo all’assemblea degli amministratori locali della Lega a Milano, ha raccontato qual è il suo piano per fermare la legge proporzionale che il MoVimento 5 Stelle e il Partito Democratico potrebbero approvare prima della fine della legislatura.
Il piano di Salvini è semplice ma delirante, quantomeno secondo l’illustrazione che ne ha fatto oggi.
Salvini propone che cinque Regioni approvino a maggioranza assoluta “entro settembre” la proposta di un referendum abrogativo della parte proporzionale dell’attuale legge elettorale, lasciando la parte maggioritaria.
L’obiettivo, ha spiegato, è”avere un sistema elettorale completamente maggioritario chi prende un voto in più vince, anche con l’indicazione del candidato premier”.
“Il quesito è già pronto”, ha sostenuto. Poi è andato ancora più nello specifico: “Vogliamo una legge elettorale totalmente maggioritaria, diciamo all’inglese, con 630 collegi in cui si eleggono i parlamentari. La gente così conosce nomi e cognomi, e si governa. Lunedì vi faremo avere il quesito”.
A chi gli ha chiesto se vuole inserire anche il vincolo di mandato, replica: “Per quello serve una riforma costituzionale”.
Salvini insomma propone più o meno un sistema inglese, non rendendosi conto che in una situazione di tripolarismo come quella fotografata alle elezioni politiche 2018 non è assolutamente detto che questa porti a un vincitore “la sera delle elezioni”, come si ama spesso ripetere.
Ma il piano di Salvini non funziona per una serie di motivi .
In primo luogo il leader della Lega pare non essersi ancora reso conto che la legge per la riduzione dei parlamentari porterà a cambiare i numeri e quindi è inutile fare il conto sui 630 deputati attuali.
In secondo luogo, anche se vincesse questo fantomatico referendum che le regioni dovrebbero chiedere, nulla vieterebbe al parlamento di cambiare la legge elettorale su base proporzionale.
Ma soprattutto, Salvini pare non rendersi conto che uno scenario di referendum in cui saranno tutti contro uno — e non c’è dubbio che nell’occasione non troverebbe certo l’intero appoggio del centrodestra per una proposta di riforma del genere — ha già visto uno sconfitto eccellente: l’altro Matteo, ovvero Renzi.
Salvini rischia di andare a impelagarsi in un’impresa troppo grande per lui, anche perchè i partiti della sua alleanza raggiungono sì attualmente una percentuale di voti ragguardevole, ma questa non arriva al 51%: l’impresa sarebbe piuttosto rischiosa. Infine, Salvini dovrebbe ricordare che il maggioritario nella versione da lui proposta — con alcuni correttivi — è stato già sperimentato in Italia: chi lo ha proposto (Mario Segni) ha fatto una brutta fine elettorale, mentre la stabilità auspicata non è mai stata raggiunta.
Quello di Salvini sembra il piano di un kamikaze che intende dare una spallata “popolare” alla legislatura che scade nel 2023 (e il semestre bianco che renderà impossibile sciogliere le camere inizia da agosto 2022).
Ma i kamikaze di solito fanno una brutta fine.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile
AVEVA APERTO TROPPI FRONTI, RISCHIAVA DI ESSERE TRAVOLTO: LA SUA E’ STATA UNA MOSSA DIFENSIVA SPERANDO DI SALVARSI
Con il passare dei giorni gli animi si calmano, i pensieri trovano una forma più compiuta e, in
qualche modo, anche gli obiettivi si fanno più chiari. Ed allora, alla vigilia dell’appuntamento di Pontida, si può proporre una versione diversa della crisi di governo alle nostre spalle, una versione che inquadra con angolo visuale nuovo le scelte del leader della Lega Matteo Salvini.
Versione che trova conferme interloquendo con diversi esponenti del partito, in molti casi anch’essi impegnati nella ricostruzione di quanto accaduto davvero.
Torniamo alla situazione di fine luglio, in cui Salvini è “alfa e omega” della politica italiana, inseguito (con sua piena collaborazione) da selve di microfoni, telecamere e smartphone in ogni momento della giornata.
Egli è il politico italiano più importante, in vetta ai sondaggi, ministro dell’Interno, ago della bilancia del Governo nazionale, trionfatore di tutti gli appuntamenti elettorali dei 12 mesi precedenti.
Eppure sente che qualcosa non va, anche grazie ai segnali di quelli (non proprio tutti) che gli vogliono bene. In particolare capisce di avere troppi fronti aperti (diciamo sei), il cui combinato disposto diventa una potenziale tempesta in grado di travolgerlo.
C’è un fronte interno al partito, dove cresce lo scontento per provvedimenti che ormai sono finiti sul binario morto (autonomie regionali in testa). È un fronte che ha in Lombardia e Veneto i suoi punti più critici, con il governatore Zaia in posizione sì leale verso Salvini sul piano personale, ma di feroce critica sul piano politico, poichè i veneti (ed anche i lombardi in verità , ma il carattere di Fontana è diverso) si sono espressi con un referendum destinato a restare inattuato.
Poi c’è un fronte sostanzialmente drammatico con l’alleato di Governo.
Qui vale la pena di farla breve: il M5S dopo le elezioni europee decide (con buona pace di Di Maio che si adegua) che il nemico è la Lega, di cui debbono essere frenati, sminuzzati, calpestati tutti i provvedimenti (ad eccezione di quelli in materia di immigrazione, di cui parleremo tra poco). Insomma una snervante guerra di posizione che rende un calvario la giornata di tutti i membri del governo leghisti, molto spesso colti da autentiche crisi di disperazione (Giorgetti compreso, tagliato fuori da ogni riunione importante a Palazzo Chigi).
Al terzo posto c’è un tema Viminale in stretta correlazione con la gestione del dossier immigrazione, vale a dire l’argomento che ha portato a Salvini milioni di voti.
Qui la delicatezza è tutta nel rapporto tra la posizione rigidissima del ministro (quindi in grado di catalizzare consensi) e l’ostilità delle strutture istituzionali ad applicare impostazioni troppo drastiche (che non appartengono alla tradizione delle amministrazioni italiane). Capitanerie di Porto, Guardia Costiera, Prefetture, Forze di Polizia, Procure della Repubblica.
E poi ancora ministeri competenti a vario titolo (Infrastrutture, Difesa): insomma un coacervo di norme, abitudini, volontà e sentimenti messo sotto pressione per dare sostanza alla indicazione politica, ma non per questo privo di strumenti per esprimere il suo dissenso.
Ma non è finita qui, perchè ci sono altri tre fronti delicatissimi.
Il quarto è quello europeo, dove Salvini ha sottovalutato la forza dell’establishment di Bruxelles e Francoforte. Evitando di andare alle riunioni o sproloquiando di minibot e altre varie amenità , la Lega si è messa contro tutti quelli che contano, ottenendo cosi due (disastrosi) risultati.
Il primo è ben visibile nel voto del 16 luglio che elegge Ursula von der Leyen a Presidente Ue con il sostegno decisivo di Pd e M5S (quella è la vera data di nascita del Governo giallo-rosso).
Il secondo si sarebbe manifestato a breve con un atteggiamento di assoluta chiusura verso la manovra di bilancio italiana, rendendo così impossibile la Flat Tax e persino difficile evitare l’aumento dell’Iva, anche perchè, nel frattempo, sia Conte che Tria avevano scelto di schierarsi dalla parte di Bruxelles (con buona pace del Capitano).
Il quinto fronte è anch’esso internazionale ma fuori da confini continentali. Qui Salvini ha giocato con poca lucidità tra Mosca e Washington, finendo per indispettire gli uni e gli altri. I primi chiamati direttamente in causa dalla vicenda Savoini (osservata con malcelato disappunto da quelle parti, per usare un eufemismo di spettacolare indulgenza); i secondi costretti a giocare una partita di rimessa che, come è noto, non è metodo apprezzato nè alla Casa Bianca nè al Dipartimento di Stato.
Infine, ed è il fronte numero sei, c’è proprio la conversazione all’hotel Metropol del manipolo leghista, una vicenda tutt’altro che conclusa ma certamente fastidiosa per un ministro dell’Interno in carica.
Adesso mettiamo tutto insieme e proviamo ad entrare nella testa del leader della Lega, proprio nei giorni del suo successo clamoroso davanti al pubblico festante del Papeete. Ebbene possiamo affermare con ragionevole certezza che proprio Salvini capisce che i fronti aperti sono troppi, che lui è ormai la volpe cui danno tutti la caccia.
A quel punto decide di fare una mossa che è in realtà più difensiva che offensiva, non priva della sostanziale ammissione di aver perso la battaglia d’estate.
Salvini prova a sparigliare, puntando alle elezioni (dal Pd qualche segnale in tal senso gli era arrivato). Ma vuole innanzitutto azzerare la situazione e riprendere un (nuovo) filo del discorso. Vuole andare al governo con una maggioranza più “coerente” e vuole ripensare la strategia internazionale, avendo capito di avere sbagliato. E vuole provare a farlo prima che sia troppo tardi.
Ecco allora il nuovo atteggiamento verso i vecchi alleati italiani, con la partecipazione alla manifestazione della Meloni davanti al Parlamento e il pranzo di ieri a Milano con il Cavaliere.
Ed ecco, con elevata probabilità , una nuova versione “sovranista” a livello internazionale, dove sarà il caso di seguire Orban (che ha votato a favore della von der Leyen) e limitare i rapporti con la Le Pen.
Insomma un Salvini che va all’opposizione per “ricominciare”, facendo tesoro degli errori (non pochi) commessi sin qui. In quest’ottica il discorso a Pontida andrà letto in controluce, depurandolo da tutti gli aspetti retorici e di propaganda.
(da“Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »