Destra di Popolo.net

C’E’ POLVERE SOTTO IL TAPPETO

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

GUALTIERI OTTIMISTA SUL MASSIMO DELLA FLESSIBILITA’ CHE CI CONCEDERA’ L’EUROPA… MA SITUAZIONE COMPLICATA DAI TARGET IRREALISTICI DI TRIA SULLE PRIVATIZZAZIONI

“Una manovra restrittiva sarebbe controproducente, l’ho detto ai colleghi dell’Eurogruppo”. Pacato e senza i toni alti che mal si concilierebbero sia con la fase che con il suo modo di essere, Roberto Gualtieri lascia Helsinki fiducioso che anche quest’anno la nuova Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen a partire da novembre, possa garantire all’Italia altri margini di flessibilità  previsti dalle regole europee. “Ovvio che questo governo si batte all’interno di regole che comprendono un pieno uso della flessibilità ”, dice il neo-ministro evitando di dare cifre, “premature”.
Al termine di questa due giorni di Eurogruppo ed Ecofin informali in Finlandia, presidente di turno dell’Ue, al suo debutto europeo da neoministro dell’economia Gualtieri procede coi piedi di piombo, ma sa anche di poter contare su un clima diverso non solo nei confronti dell’Italia, che ora non è più governata dal sovranista Matteo Salvini, bensì su tutto l’impianto economico europeo: le regole stesse del patto di stabilità  e crescita che ormai sono in discussione, sebbene ancora senza esito, e le responsabilità  della Germania.
La flessibilità  da chiedere riguarderebbe investimenti nell’economia ‘green’, nel solco delle priorità  europee annunciate da von der Leyen. Il punto è che non basterà .
Ci sarà  da recuperare risorse per disinnescare le clausole di salvaguardia sull’Iva e per tentare un’operazione di riduzione del cuneo fiscale.
Ma il Governo “Conte I”, con Giovanni Tria all’economia, ha lasciato polvere sotto il tappeto: in primo luogo quel target di incasso di 18 miliardi di euro dalle privatizzazioni. Gualtieri dice chiaramente che quella “è una cifra irrealistica” e poi, in generale, non è dalle privatizzazioni che “si fa cassa: si possono trarre vantaggi nell’immediato, ma alla lunga si rischia di non avere player nell’economia globale.
“Da parte mia – spiega – c’è grande prudenza, ma non esiste ancora un piano del governo”. Altra cosa è che ci debba essere una “gestione migliore del patrimonio pubblico che è una componente della strategia del debito, ma — aggiunge — la mia visione è che l’Italia disponga di aziende pubbliche molto efficienti che portano dividendi allo Stato, non sono un costo e concorrono a essere nella loro autonomia elementi di capacità  di politica industriale”.
Chiaro. Ma entro 4 settimane, da qui al 15 ottobre quando tutti gli Stati europei dovranno presentare il loro documento economico e finanziario, le risorse dovranno essere trovate, al netto della flessibilità  che la nuova Commissione potrà  concedere.
La manovra non sarà  “restrittiva”, promette Gualtieri, mostrandosi prudente, ma sicuro di dossier che conosce bene dopo 5 anni di esperienza da presidente della Commissione problemi economici del Parlamento europeo.
Così bene da maneggiarli in un inglese non sempre immediato per i lettori italiani: “Stiamo lavorando per collocare la manovra economica nel quadro di una ‘fiscal stance’”, cioè ‘orientamento di politica fiscale’. L’8 e il 9 ottobre, Gualtieri potrà  parlarne con i colleghi europei alla prossima riunione dell’Eurogruppo a Lussemburgo.
Però il vento è dalla parte di Roma e dei paesi del sud con debito più alto, questa volta.
Il che non è detto che di colpo gli ostacoli per una revisione delle regole non ci siano più. O che da un momento all’altro magicamente scompaia il tetto del 3 per cento di deficit sul pil o la soglia del 60 per cento cui allineare il debito.
Però la discussione sulle regole — chiesta anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella sabato scorso a Cernobbio – è davvero iniziata, qui alla riunione informale dell’Ecofin stamattina, malgrado le resistenze di Francia e Germania. Stamane, in effetti, i ministri degli Stati più ‘forti’ dell’Unione – dal francese Bruno Le Maire, al tedesco Olaf Scholz e i colleghi olandese – non erano presenti: se ne sono andati ieri sera, a dimostrare che la revisione delle regole non è la loro priorità  o comunque è un punto difficile da maneggiare nei confronti del loro elettorato.
Al dibattito naturalmente erano rappresentati dai loro vice, la discussione c’è stata. E starà  a von der Leyen trarre le conclusioni “entro dicembre” con una “comunicazione della Commissione”, dice Gualtieri.
In sostanza, stamane Thygesen Niels, il presidente del Consiglio europeo di bilancio – organismo indipendente chiamato a valutare l’applicazione del Patto di Stabilità  Ue — ha presentato un rapporto molto critico sulle regole attuali e il modo in cui sono state applicate dal 2011 in poi.
“Queste regole spesso non proteggono la qualità  degli investimenti — spiega Niels — Ci si è concentrati troppo sulla regola del debito e del deficit e poco sugli investimenti: perciò ora la priorità  dovrebbe andare agli investimenti nell’economia ‘verde’. Insomma le regole non hanno funzionato come avrebbero dovuto anche perchè la crisi è stata più severa nei paesi con alto debito”, vale a dire Grecia e Italia. “Devono ridurre il debito quando il ciclo è positivo”, aggiunge Niels, uno che solo l’anno scorso rimproverava alla Commissione Juncker di aver concesso all’Italia troppa flessibilità .
Ecco, Gualtieri e il governo M5s-Pd piombano (non a caso, comunque) in una Europa che nel frattempo sta iniziando a rivedere molto di se stessa, a cominciare dalla richiesta alla Germania di usare il surplus accumulato in questi anni per investimenti che servano alla crescita di tutta l’Eurozona. Non era mai successo prima, ieri qui a Helsinki persino il ‘falco dell’austerity’ Valdis Dombrovskis, confermato vicepresidente della Commissione Ue anche con von der Leyen, lo ha detto al tedesco Scholz.
Tutto in discesa? No, ma nemmeno in salita. Lo dice chiaramente Giuseppe Conte, intervenendo alla Fiera del Levante: “Durante la mia visita a Bruxelles, ho avuto conferma che l’Italia si trova a un punto di svolta, una sfida cruciale. Gode oggi di un prezioso capitale di fiducia che, se sarà  speso al meglio, produrrà  effetti benefici nel breve, medio e lungo periodo”. Si vede sui mercati, dalla “sensibile riduzione dello spread”, che “scommettono con forza sulla capacità  dell’Italia di recuperare il treno della crescita economica e sulla nuova fase politica”.
Gualtieri risponde ad una domanda sul ‘collega di partito’ Paolo Gentiloni, nuovo commissario all’Economia, l’altra gamba su cui poggia l’impegno europeista del nuovo governo: “Mi aspetto che Gentiloni sia protagonista del rilancio dell’Europa, non sarà  il commissario della flessibilità  dell’Italia ma del rilancio dell’Ue. Tutta la nostra impostazione è questa. Non chiediamo eccezioni per l’Italia ma vogliamo concorrere quale paese fondatore al rilancio del progetto europeo per affrontare le grandi sfide, dalla globalizzazione all’uguaglianza sociale, al cambiamento climatico”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA MANOVRA FUTURA, NON CI SARANNO FUOCHI D’ARTIFICIO

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

E’ GIA’ COMPLESSO FAR QUADRARE I CONTI… PER EVITARE AUMENTO E IVA E RIDURRE IL CUNEO FISCALE VANNO TROVATI 32 MILIARDI

La consapevolezza che la manovra non potrà  essere lo scrigno dei sogni si fa ogni giorno che passa sempre più forte nelle stanze del governo. Già  non si sa come far quadrare i conti con le spese obbligate, figurarsi pensare ai fuochi d’artificio. Mitezza, insomma. Certo il clima è cambiato, lo spread ha toccato i minimi dall’agosto dell’anno scorso, il bazooka di Draghi è tornato carico, l’Europa ci guarda con benevolenza, ma gli impegni restano tanti.
E già  questo è un dato che segna un cambiamento rispetto all’irruenza di un anno fa, quando Matteo Salvini e Luigi Di Maio facevano a gara per allungare la rispettiva lista della spesa.
Anche i 5 stelle avrebbero messo da parte l’idea di far partire da subito il salario minimo in nome di una legge di bilancio improntata al realismo. E così lo scheletro della manovra, ad oggi, è molto scarno. Il cantiere è aperto, ma ancora da allestire. Di soldi all’appello ne mancano ancora parecchi.
Se si esamina da vicino lo scheletro della prima Finanziaria del nuovo governo si capisce subito come nelle prossime settimane bisognerà  lavorare, e parecchio, per ottemperare alla prima esigenza, quella di evitare che l’Iva aumenti dal primo gennaio del prossimo anno. Eccolo lo scheletro della manovra così come si sta delineando nelle carte dei tecnici del Tesoro e dei responsabili economici dei partiti di governo.
C’è la colonna rossa, quella degli impegni che non possono essere elusi. Dentro ci sono le cosiddette clausole di salvaguardia sull’Iva, che valgono 23,1 miliardi e 4 miliardi di spese indifferibile.
Nella stessa colonna va collocata l’unica misura di natura propositiva che l’esecutivo giallorosso può permettersi di sostenere e cioè il taglio del cuneo fiscale. Costa cinque miliardi. Il menù finisce qui.
Se l’anno scorso c’erano le misure bandiera di un governo anch’esso al debutto, e cioè il reddito di cittadinanza e la quota 100, quest’anno sia il Pd che i 5 stelle hanno deciso di concentrarsi sul taglio del costo del lavoro. L’importo è decisamente inferiore alla spesa per le due misure bandiera di Lega e 5 stelle, superiore ai 10 miliardi. Tirando una riga, la somma dà  32,1 miliardi.
Se la spesa è pari a 32 miliardi, la cassaforte che deve contenere le risorse per le coperture è ancora mezza sguarnita.
Il lingotto pesante è più politico che economico: si chiama flessibilità . Da cercare in Europa. Le ultime stime parlano di una richiesta compresa tra i 12 e i 15 miliardi.
In questo modo – almeno questo è il ragionamento del governo – Bruxelles dovrebbe permettere un rialzo del deficit dall′1,6% al 2,3-2,4 per cento.
Si rispetterebbe così il principio politico di ottenere flessibilità  in cambio di un rispetto delle regole, ma l’anno scorso – è doveroso ricordarlo – proprio il deficit collocato al 2,4% provocò una diatriba tra Roma e Bruxelles che sfociò nel rischio di arrivare all’attivazione della procedura d’infrazione.
Ma come si diceva questa è una questione politica e i nuovi rapporti tra l’Italia e l’Europa potrebbero lasciare spazio per una flessibilità  vicina ai desiderata del governo italiano. Dando per assodato l’ottenimento della flessibilità , è caccia alle risorse che mancano, pari a 17 miliardi.
Gli appunti lasciati dall’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria sul taglio delle detrazioni fiscali sono destinati a essere cestinati. Per una ragione politica: un taglio lineare, dal 19% al 18%, significa andare a toccare ambiti politicamente sensibili come la sanità  e sdoganare un seppur contenuto aumento delle tasse.
Nè i 5 stelle nè il Pd intendono dare spazio a questa ipotesi. Come si trovano allora 17 miliardi? Sono giorni di conteggi.
Le operazioni a cui fanno riferimento questi conteggi sono le minori spese per il reddito di cittadinanza e quota 100, i soldi che si recupereranno con il calo dello spread, gli incassi della fatturazione elettronica.
Prende piede anche l’ipotesi di chiedere a Bankitalia e a Cdp un altro sacrificio, come fatto a luglio, attraverso il versamento di dividendi ed extradividendi. La somma di tutte queste voci, però, è ancora incerto e dovrebbe toccare al massimo gli 8-9 miliardi. Lo scheletro della manovra è ancora fragile.

(da agenzie)

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REDDITO DI CITTADINANZA, IN ARRIVO LA STRETTA

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

LE FAMIGLIE NUMEROSE PENALIZZATE RISPETTO AI SINGLE… CONTANTE RIDOTTO A 50 EURO… IL LAVORO NON C’E’

Sul reddito di cittadinanza si cambia. C’è l’ipotesi di rivedere i criteri in base a cui si stabilisce la somma a cui un beneficiario ha diritto e dunque di ritoccare le scale di equivalenza.
Perchè con il meccanismo attuale le famiglie numerose risultano penalizzate rispetto ai single. Ma soprattutto, saranno inasprite le sanzioni anti-furbetti.
Mentre balla anche un altro correttivo: quello di impedire o ridurre l’uso dei contanti consentendo di spendere soltanto attraverso le carte di credito.
Spiega oggi Il Messaggero:
Stando a quanto emerso dai controlli condotti dalle Fiamme Gialle, un’ampia schiera di percettori del sussidio non rinuncia a giocare somme importanti di cui non è nota la fonte di provenienza. Non è escluso che la somma che è possibile prelevare con le card venga ridotta, da 100 a 50 euro per i beneficiari single per esempio, per far sì che il reddito di cittadinanza non venga disperso.
Difficilmente invece il nuovo governo metterà  mano ai requisiti di cui è necessario essere in possesso per accedere al sussidio al fine di allargare la platea dei beneficiari. Un’operazione simile non è a costo zero e i numeri della legge di Bilancio, tra sterilizzazione delle clausole Iva e taglio del cuneo fiscale, sono già  sufficientemente proibitivi.
Inoltre si ragiona su come implementare le politiche attive per il lavoro perchè una delle avarie più evidenti del reddito di cittadinanza riguarda proprio l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro dei beneficiari considerati attivabili: centinaia di migliaia di percettori del bonus ricevono da mesi il sussidio senza muovere un dito
Nessuno dei possibili ritocchi di cui si è discusso in queste settimane comporterà  maggiori oneri per la finanza pubblica. L’obiettivo, al contrario, è di ampliare semmai i risparmi legati alle minori spese finali per il reddito di cittadinanza, così da racimolare risorse utili da reinvestire nella finanziaria.

(da “NextQuotidiano”)

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LA LAMORGESE CHIAMA IL SINDACO DI LAMPEDUSA PER SPIEGARGLI I MOTIVI PER CUI PER LA OCEAN VIKING E’ STATO SCELTO L’HOT SPOT DELL’ISOLA

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

“MI HA INFORMATO CHE GLI ALTRI HOT SPOT SICILIANI ERANO PIENI MENTRE QUELLO DI LAMPEDUSA ERA VUOTO”… “APPREZZO LA SUA CORRETTEZZA, QUALCOSA E’ CAMBIATO, PRIMA SALVINI NON SI E’ MAI FATTO VIVO NEANCHE CON UNA TELEFONATA”

Il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, ha telefonato al sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, che questa mattina aveva polemizzato per la scelta del Viminale di indicare l’isola come “porto sicuro” per lo sbarco dei migranti della Ocean Viking.
“Mi ha spiegato – ha detto Martello – che tutti gli hotspot siciliani erano pieni e quello di Lampedusa era vuoto”.
Martello ha aggiunto: “È cambiata una cosa importantissima perchè col precedente governo non abbiamo mai ricevuto alcuna telefonata. Adesso, evidentemente, la considerazione dei lampedusani è cambiata”.

(da AgrigentoNotizie)

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LAMPEDUSA, TRE SBARCHI DI MIGRANTI IN POCHE ORE

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

IN TOTALE SONO 42 I TUNISINI APPRODATI NELLE SPIAGGE

Accerchiate. Da stamani, migliorate le condizioni del tempo, le isole Pelagie sono tornate ad essere attorniate da barchini e migranti.
Tre i diversi gruppi di tunisini bloccati nel giro di pochissime ore. L’ultimissima “carretta del mare” è arrivata in concomitanza con il tramonto. Ed è giunta – con a bordo una ventina di uomini – praticamente davanti la spiagglia dell’isola dei Conigli, a pochissimi metri dal bagnasciuga.
Increduli i tantissimi turisti che erano ancora sull’arenile. Gente che ha fatto subito scattare l’allarme. E la polizia di Stato si è precipitata.
Dieci i tunisini che sono stati invece ritrovati, dalla Guardia costiera, sull’isolotto di Lampione. I migranti, nel pomeriggio, sono stati subito soccorsi e sono stati portati a Lampedusa.
Vanno ad aggiungersi ai 12, fra i quali una donna, che erano arrivati stamattina a bordo di un barchino. Ad accorgersi di loro, quando erano praticamente giunti a destinazione, è stata una motovedetta della Guardia di finanza.
I 42 sbarcati, grazie a piccole imbarcazioni di fortuna, verranno ospitati all’hotspot di contrada Imbriacola dove – dopo i trasferimenti degli scorsi giorni verso Porto Empedocle – erano rimasti, almeno fino a questa mattina, soltanto due immigrati: due uomini che hanno un principio di scabbia e sono stati lasciati nella struttura – si chiama “blocco sanitario” – perchè tenuti sotto cure mediche.

(da AgrigentoNotizie)

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LE CRITICHE DA DESTRA AI SOVRANISTI “MORTIFERI E TRADITORI”

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

FILIPPO ROSSI, CON “DALLA PARTE DI JEKYLL. MANIFESTO PER UNA BUONA DESTRA” (MARSILIO EDITORE) ELABORA L’ATTO DI ACCUSA AL MISTER HYDE CHE DOMINA LA SCENA POLITICA ITALIANA

Esiste una destra al di fuori di Matteo Salvini? Esiste una destra al di fuori di Giorgia Meloni?
Posto che, “in tutti i paesi occidentali esiste una destra schifosa, inimmaginabile, inqualificabile e inavvicinabile. Una destra populista e qualunquista, razzista, xenofoba, intimamente becera”; al cospetto di “una destra psicologicamente nazisteggiante”, esiste ancora una politica “che non parla alla pancia ma al cuore e al cervello e che può ancora richiamarsi a una cultura di destra”?
Doveva arrivare da un intellettuale di destra uno degli atti di accusa più duri al mister Hyde che domina lo scenario politico italiano (e non solo).
Accuse durissime allla “destra cattiva”, alla “Bestia”, al “truce”, al “plebeo”, che prevale sul “rispettabile dottor Jekyll”.
Filippo Rossi, fondatore del festival Caffeina, ai tempi del think-tank finiano FareFuturo – già , c’è stato un tempo, solo qualche anno fa, prima degli staff social più o meno bestiali, in cui la politica e la sua comunicazione si faceva nei think-tank – fu uno dei protagonisti e degli ispiratori della torsione della destra italiana post fascista in moderna e liberale.
Con altri eterodossi come Luciano Lanna, Sofia Ventura, Alessandro Campi, Benedetto Della Vedova, Fabio Granata e Flavia Perina, della genesi di Futuro e Libertà , che provava ad andare oltre l’Msi, An e il Popolo della Libertà .
Svolta faticosa, che provava a farsi egemonia culturale, osteggiata duramente dal mondo allora egemone berlusconano, non premiata nelle urne, e soprattutto demolita dall’emergere di categorie allora non predominanti come sovranismo o populismo. E oggi?
Oggi, scrive Filippo Rossi nel suo “Dalla parte di Jekyll. Manifesto per una buona destra” (Marsilio Editore), “una speranza a cui appoggiarsi è la fortissima sensazione di estraneità  rispetto a una destra sempre più caricaturale, deforme. Sempre più estrema in ogni sua espressione. Maleducata. Irascibile”.
Oggi, continua Rossi, la sfida ”è nel coltivare il dissenso, nel combattere la deriva estrema di una destra semplificatrice che, per raggiungere il potere e mantenerlo, incatena gli uomini alla loro stessa paura”. Che “militarizza la società ”.
Le accuse di Filippo Rossi non sono generiche, ma hanno destinatari precisi. “Nomi e cognomi? – si legge – È sin troppo facile pensare al leader della Lega Matteo Salvini e a Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Hanno in effetti tutte le caratteristiche politiche del mister Hyde: plebei più che populisti, orgogliosamente estremisti”. In una parola abbastanza efficace: “Gutturali”.
Ma non basta: “A pensarci bene, oltre a essere mortifera, questa destra è anche traditrice. Lo stesso Matteo Salvini è un traditore. Traditore della civiltà  italiana, capace di accogliere, aprirsi, vivere. (..) È traditore di una destra che vorrebbe essere giusta e rigorosa, che sa benissimo che salvare tutti non significa accogliere tutti”.
In definitiva, sintetizza Filippo Rossi, “Matteo Salvini è un anti-italiano. Lo è sempre stato e lo è ancora”.
Come è potuto accadere? Colpa della “condizione di impoliticità ” in cui la destra italiana “ha vissuto per troppi anni”. “Crogiolo perfetto per forgiare quel brodo culturale che l’ha condotta ad applaudire e cavalcare acriticamente ogni forma di generico populismo e bieco estremismo, che invece la riporteranno tragicamente indietro di decenni”.
Esempi? Dall’innamoramento per Di Pietro all’infatuazione per Berlusconi.
Per evitare “l’eterno ritorno dell’eguale biografia di una (certa) destra”, Filippo Rossi prova a ipotizzare “un’altra politica: moderna, laica, civile, e realista. Una politica patriottica senza essere nazionalista, aperta al nuovo. Anti-ideologica”.
Parole lontane anni luce dal lessico oggi trionfante. Insomma, c’è molto da lavorare per il rispettabile dottor Jekyll.

(da “Huffingtonpost”)

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RUANDA E NIGER HANNO ACCOLTO IL DOPPIO DEI RIFUGIATI LIBICI DI TUTTA L’EUROPA E SENZA TANTI PIAGNISTEI

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

TRASFERITI NEL PRIMO PAESE 500 RIFUGIATI, NEL SECONDO 710, IN EUROPA 600… ONU: “QUESTI DUE STATI DIMOSTRANO COSA VUOL DIRE CONDIVIDERE RESPONSABILITA'”

Le evacuazioni umanitarie di rifugiati dalla Libia continuano, ma a differenza di quello che molti potrebbero pensare in Italia, a farsi carico dei richiedenti asilo saranno maggiormente i Paesi africani rispetto all’Europa.
In totale sono 1.474 i migranti vulnerabili assistiti dall’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, ed evacuati dal Paese lacerato dalla guerra civile nel 2019: 710 sono stati trasferiti in Niger, 393 in Italia, e 371 reinsediati in Europa e Canada.
Oltre a questi altri 500 andranno invece in Ruanda, e questo significa che i due Paesi africani da soli accoglieranno il doppio di quanti arriveranno nell’Ue.
“Con il conflitto che continua a infuriare in Libia, le operazioni di evacuazione rappresentano un’ancora di salvezza per i rifugiati più vulnerabili che si trovano nei centri di detenzione e in contesti urbani e che hanno un disperato bisogno di sicurezza e protezione”, ha commentato l’Unhcr dopo che un gruppo di 98 rifugiati originari di Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan, tra cui 52 minori non accompagnati, è stato trasferito in Italia.
L’accordo col Ruanda
Questa settimana con l’Unione Africana e il Ruanda è stato trovato un accordo per la creazione di un meccanismo di transito per l’evacuazione dei rifugiati vulnerabili dalla Libia che consentirà  la partenza del primo gruppo di 500 persone che dovrebbe includere bambini e giovani particolarmente a rischio.
“In questo momento così critico, in cui le persone si trovano intrappolate nel sempre più aspro conflitto in Libia e molti vivono in condizioni spaventose nei centri di detenzione, i rifugiati e i richiedenti asilo hanno bisogno di speranza e soluzioni concrete. Abbiamo urgente bisogno che altri Paesi intervengano per portare in salvo queste persone e offrire loro soluzioni”, ha dichiarato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi sottolineando come molti dei 3.600 rifugiati e richiedenti asilo attualmente trattenuti nei centri di detenzione in Libia corrano gravi rischi legati ad abusi e ai combattimenti indiscriminati.
All’inizio di luglio, oltre 50 rifugiati e migranti hanno perso la vita in una bombardamento che ha colpito il centro di detenzione di Tajoura, a est di Tripoli. In tutto il Paese, le persone nei centri di detenzione vivono in condizioni terribili.
Condivisione di responsabilit�
“Ruanda e Niger (dove un centro per rifugiati evacuati dalla Libia operativo da circa due anni ci ha aiutato a trovare soluzioni, tra cui il reinsediamento, per diverse migliaia di persone vulnerabili) dimostrano, con discrezione, cosa significhi realmente la condivisione di responsabilità  attraverso gli interventi che hanno messo in atto per proteggere le persone più bisognose. Questi paesi offrono una speranza ai rifugiati, e dovrebbero essere un’ispirazione per tutti noi”, ha affermato Grandi.

(da agenzie)

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MEDICI SENZA FRONTIERE: “ORA BASTA PROPAGANDA, LA SOLIDARIETA’ E’ UN DOVERE”

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

LA PRESIDENTE DI MSF COMMENTA L’ACCESSO AL PORTO DI LAMPEDUSA DELLA OCEAN VIKING DA PARTE DEL GOVERNO: “SMETTETELA DI FINANZIARE LA GUARDIA COSTIERA LIBICA, E’ COLLUSA CON I TRAFFICANTI”

Oggi, sabato 14 settembre, l’Italia ha assegnato un porto di sbarco alla Ocean Viking, l’imbarcazione umanitaria delle Ong Sos Mediterranee e Medici senza frontiere (Msf) che domenica 8 settembre ha soccorso 82 migranti nelle acque internazionali di fronte alla Libia.
Dopo 14 mesi di continui duelli tra autorità  costiere e comandanti delle navi umanitarie, l’Italia torna torna a offrire il proprio porto a una nave Ong, per far approdare i naufraghi salvati in mare.
Un momento di svolta per chi in questi mesi ha continuato a pattugliare le acque del Mediterraneo pur sapendo che ad attenderli erano dei porti quasi “chiusi”.
Secondo l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) da quando l’ex vicepremier Salvini è stato nominato ministro dell’Interno a giugno 2018, sono stati 25 gli episodi di stallo di una nave di ricerca e soccorso davanti a un porto italiano.
25 volte in cui ogni imbarcazione ha dovuto aspettare fino a 20 giorni prima di ricevere l’autorizzazione a entrare in un porto sicuro, salvo poi decidere di forzare il blocco e portare comunque a terra le persone soccorse nel Mediterraneo: è successo a Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3 che il 26 giugno 2019 è attraccata a Lampedusa nonostante il divieto del Viminale, a cui è stata poi sequestrata la nave, e alla Eleonore, di Lifeline, che il 2 settembre scorso ha forzato il blocco e si è diretta verso Pozzallo.
“È successo quello che chiediamo dal 2015, ovvero di seguire la legge internazionale e di implementare un sistema di ricerca e soccorso che sia sostenibile, predeterminato, che l’Unione Europea si faccia carico dell’accoglienza in modo solidale, che i migranti vengano distribuiti, come è successo con Malta qualche settimana fa”, dice Lodesani, riferendosi al vertice che si è tenuto lo scorso 12 settembre a Palazzo Chigi tra Conte, il neo ministro degli Esteri Di Maio, la neo ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il ministro dei Beni Culturali e rappresentante dem Dario Franceschini, che hanno annunciato l’ok dell’Unione Europea alla redistribuzione dei migranti soccorsi dalla Ocean Viking.
Ieri, venerdì 13 settembre, la Germania e la Francia si sono dette pronte ad accogliere ognuna il 25 per cento dei migranti che sbarcano in Italia, e la speranza è che questo “meccanismo temporaneo” di redistribuzione a cui sta lavorando la Commissione Europea e sul quale conta il governo Conte bis per gestire gli sbarchi delle navi delle Ong, diventi stabile.
“Speriamo che questo metodo di redistribuzione non sia discusso caso per caso, ma che diventi permanente e duraturo nel tempo”, dice ancora Lodesani, per cui la cosa più grave della situazione in mare di questi 14 mesi è stata l’attesa: “I tempi trascorsi in stallo su una nave sono stati e sono ancora troppo lunghi per persone salvate che già  hanno sofferto”, spiega Lodesani, la quale chiarisce come la priorità  di Msf e delle Ong umanitarie che si occupano di soccorrere i migranti che scappano dalla Libia è che il governo smetti di finanziare la guardia costiera libica, che ha l’abitudine di riportare le persone soccorse negli stessi centri di detenzione da cui fuggono.”
Per Salvini, che durante l’esperienza di governo ha supportato le autorità  locali nelle attività  di ricerca e soccorso davanti alle acque nazionali della Libia, aprire i porti renderà  l’Italia “Il campo profughi d’Europa”.
“Salvini continua con slogan di propaganda, si sta parlando di vite e di persone che vanno salvate indipendentemente da tutto, ed è quello che sosteniamo da sempre”, replica Lodesani.
“Le discussioni politiche vanno fatte dopo, per la redistribuzione”, dice la presidentessa di Msf, e annuncia la volontà  della Ong di tornare subito in mare, a prestare soccorso alle centinaia di persone che partono dalla Libia e hanno bisogno di essere soccorse.
“Torneremo in mare: abbiamo fatto l’ultimo salvataggio domenica dopo solo nove ore di arrivo in zona Sar. Ad agosto trovavamo naufraghi dopo nemmeno dieci ore, vuol dire che non sappiamo cosa stia succedendo perchè ci sono molte meno navi, sia umanitarie che private, a pattugliare. Ma che sicuramente c’è bisogno di noi, perchè tutte le volte che torniamo in zona Sar ci sono avvistamenti in poche ore”.
Ma racconta che dopo l’anno più difficile per le attività  di soccorso in mare e dopo un autunno in cui Msf si è vista costretta a ritirare la propria nave umanitaria, Aquarius, a cui era stata ritirata la bandiera, dopo la gioia di tornare in mare con la nuova Ocean Viking ora c’è la speranza che il salvataggio in mare venga di nuovo vista come una questione umanitaria, e non politica.
“Torniamo in mare con una speranza diversa, prima sapevamo che ogni salvataggio sarebbe costato una discussione infinita, ora speriamo si cominci a rivedere il salvataggio in mare come un dovere e non come un tema per fare politica”, dice Lodesani. E conclude “Torniamo alla solidarietà ”.

(da Tpi)

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BERLUSCONI REGALA MEDIASET A SALVINI, COSI’ PUO’ CONTINUARE A ISTIGARE ALL’ODIO SUI CANALI COMMERCIALI

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

IN CAMBIO IL CAVALIERE OTTIENE SUOI CANDIDATI IN CALABRIA, CAMPANIA E TOSCANA… ALLA LEGA EMILIA E UMBRIA… POLTRONISTI SENZA VALORI

Silvio Berlusconi torna a fare l’amicone di Matteo Salvini.
Mentre il Capitano continua a riferirsi a lui in pubblico come “il passato” e porta Giovanni Toti a manifestare in nome del nuovo centrodestra, il Cavaliere pranza con il leader della Lega e si accorda sulle candidature alle prossime regionali.
Prefigurando anche qualche regalino in termini di visibilità . Racconta oggi il Fatto che nell’incontro tra i due si è fatto il punto sulle candidature:
A partire dall’Umbria, dove il leader forzista ha dato il via libera alla candidatura della leghista Donatella Tesei (ex FI), con accordo di massima pure sulle altre: a FI spetteranno i candidati in Campania, Calabria e Toscana; alla Lega in Emilia-Romagna (con Lucia Borgonzoni) e appunto in Umbria; mentre FdI ha già  incassato l’Abruzzo. Giorgia Meloni forse non sarà  contenta e punterà  i piedi, si vedrà . Berlusconi ottiene pure, per il momento, la sparizione dai radar di Giovanni Toti.
Ieri, infatti, per tutto l’incontro si è parlato di centrodestra a tre punte (Salvini-Meloni-Berlusconi). Ma il governatore ligure c’è, ha appena consumato la scissione in Parlamento (5 deputati e 4 senatori) e sarà  anche lui in piazza il19 ottobre.
L’ex Cavaliere, poi, avrebbe ottenuto pure uno stop alla campagna acquisti di Lega e FdI trai forzisti. E sul tavolo dell’intesa il leader azzurro ha squadernato anche le tv, mettendo a disposizione del Capitano i programmi d’informazione Mediaset. “Se in Rai, data la nuova aria, t’inviteranno di meno, verrai da noi …”, ha assicurato Silvio a Matteo.
E infatti dopo il flop da Vespa Salvini si è accomodato da Del Debbio che gli ha apparecchiato la trasmissione l’altroieri.

(da “NextQuotidiano”)

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