Gennaio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
PER SUPERARE L’IMMOTIVATO VETO OCCORREVA LA MAGGIORANZA DEI DUE TERZI, ANCHE I REPUBBLICANI GLI VOTANO CONTRO
Non era mai accaduto da quando è presidente. Per la prima volta dal 2016 il Congresso americano ha
annullato il veto di Donald Trump al disegno di legge annuale che prevede stanziamenti per 740 miliardi di dollari per la Difesa.
Per rovesciare il veto servivano i due terzi dei voti e la Camera alta è andata oltre con più di 80 dei 100 senatori che si sono espressi a favore dell’annullamento.
Il National Defense Authorization Act (Ndaa) da 740,5 miliardi di dollari è stato approvato a dicembre con 335 voti a favore e 78 contrari alla Camera a maggioranza democratica e con 84 voti a favore e 13 contrari al Senato a maggioranza repubblicana.
Il presidente aveva messo il veto e lunedì la Camera aveva già votato per annullarlo. L’Ndaa decide tutto: da quante navi vengono acquistate alla paga dei soldati a come affrontare le minacce geopolitiche. Trump si è rifiutato di firmarlo perchè il testo non includeva l’abrogazione dell’immunità per i social media e l’abolizione della norma che permette di cambiare i nomi delle basi militari intestate a personaggi confederati.
“Abbiamo approvato questa legislazione per 59 anni consecutivi. E in un modo o nell’altro completeremo la 60esima Ndaa annuale e la trasformeremo in legge prima che questo Congresso si concluda domenica”, ha detto il leader repubblicano del Senato Mitch McConnell.
Trump, che è tornato a Washington ieri dal suo resort in Florida, ha aumentato la pressione sui colleghi repubblicani criticando la leadership del partito per non aver spinto le sue offerte sulle due misure e per non averlo sostenuto abbastanza nella sua lotta contro il voto di novembre.
Mentre venivano conteggiati i voti che lo davano perdente, il presidente ha iniziato a twittare sulla “più grande manifestazione in programma a Washington il prossimo mercoledì”, il giorno in cui il nuovo Congresso conterà ufficialmente il voto del Collegio elettorale che certificherà la vittoria di Joe Biden.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
LA PRIMA NATA A GENOVA “NON E’ ITALIANA, NE’ LIGURE”, MA QUANDO SI TRATTA DI SPECULARE SUI BAMBINI VANNO BENE TUTTI: VOMITEVOLE
Di bambine la Lega se ne intende: come non ricordare che Salvini quasi ogni settimana pubblica le foto della figlia Mirta?
Anche di “Greta” la Lega se ne intende: vi ricordate la bambina portata sul palco di Pontida che fu spacciata per la minore di Bibbiano portata via ai genitori? Si chiamava proprio Greta.
Quello che il Carroccio è meno abituato a gestire è però la sua incoerenza.
Prendiamo ad esempio come i leghisti hanno commentato la foto che Giovanni Toti ha pubblicato per festeggiare la nascita della piccola Greta, la prima bimba nata a Genova nel 2021.
Secondo Stefano Mai, capogruppo in consiglio regionale in Liguria, la bambina non è italiana, e non è ligure, perchè nera.
Peccato che quando Salvini girava l’Italia qualche mese fa per la campagna elettorale non disdegnasse affatto circondarsi di bimbi di ogni tipo. Anche scrivendo “Viva le famiglie italiane, di tutti i colori ma tutte tricolori”.
Partiamo dall’inizio. Il presidente della Liguria Toti festeggia i primi nati in Liguria con un bel tweet in cui c’è la foto della piccola Greta:
Subito la parola “liguri” diviene il pretesto per una miriade di commenti e insulti razzisti, che Toti ha poi annunciato di voler rimuovere.
La Lega, tramite Mai, diffonde una nota in cui prende una posizione, contraria, rispetto al presidente: “Non si puo’ definire italiano, ne’ ligure, chi nasce sul nostro territorio da genitori stranieri”
Toti difende il post, Greta e il senso della reltà contrattacando: “Stupisce, lascia amareggiati e per la verità anche un po’ perplessi che qualcuno, in un anno come questo, riesca a fare polemica anche su un post di benvenuto al mondo per una bimba nata in una notte così carica di dolore e di speranza. Nel Paese con il tasso di natalità più basso del mondo, una nuova creatura è un fatto positivo, quale che sia la sua nazionalità e il colore della sua pelle. Greta, si chiama così, è nata in un ospedale ligure, con medici e infermieri liguri. Sua madre ha in tasca una tessera sanitaria del nostro Paese. Non ho chiesto alla Direzione del San Martino se fosse immigrata, naturalizzata, cittadina italiana o di un altro Paese. Francamente non me ne frega nulla in questo caso. Greta è nata qui, andrà qui in Liguria all’asilo e a scuola. I suoi genitori e anche lei, quando crescerà , da lavoratrice avrà gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri lavoratori. E gli stessi diritti e doveri sociali. Nulla c’entra tutto ciò con i diritti politici concessi dalla cittadinanza, provenga essa dallo Ius soli o da altri strumenti di diritto. Di questo si occuperà il Parlamento nazionale, non certo la nostra Regione. Ed è un dibattito assai più complesso di quello che ruota attorno a un post. Se mai il Parlamento deciderà di affrontare questo tema (direi che oggi francamente abbiamo altre priorità ), spero che tutti i partiti lo facciano consapevoli della delicatezza dell’argomento e dei sofisticati risvolti civili, sociali, legali ed economici che porta con sè. E senza l’approssimazione e i sottotesti sgradevoli che ho letto e ascoltato oggi nell’assurdo dibattito su un neonato!” Diventa virale uno screenshot di Toti che afferma: “Chi nasce in Liguria è ligure!”
Sembra passata un’eternità da quando Salvini girava l’Italia per la campagna elettorale per le regionali. Allora di selfie con bambini di ogni colore il “Capitano” ne aveva fatti proprio tanti. Praticamente era un’abitudine.
Addirittura in Puglia Salvini con in braccio una meravigliosa bimba con le treccine affermava: “Viva le famiglie italiane, di tutti i colori ma tutte tricolori”
Insomma quando Salvini è in campagna elettorale si strizza l’occhio anche a un elettorato più moderato, quando invece le urne sono chiuse la Lega strilla, a sproposito, sullo Ius Soli. Tanto chi si ricorda più?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 1st, 2021 Riccardo Fucile
TOTI REPLICA: “GRETA E’ NATA IN UN OSPEDALE LIGURE, CON MEDICI E INFERMIERI LIGURI, SUA MADRE HA UNA TESSERA SANITARIA DELL’ITALIA, LA PICCOLA ANDRA’ A SCUOLA IN LIGURIA, DEL RESTO NON ME NE FREGA NULLA”
Si chiama Morena, è nata 13 minuti dopo la mezzanotte all’ospedale S.Andrea della Spezia da una
coppia di spezzini, la prima nata del 2021 in Liguria.
Qualche ora dopo è venuto alla luce Louis, figlio di una coppia albanese residente a Taggia, nell’Imperiese. Il piccolo, che pesa 3,580 chili, è nato alle 3.10 battendo sul tempo Graeter, una bimba di origini nigeriane, nata alle 3.50 al Policlinico San Martino.
Poi è stata la volta di Wilson Fabian, nato alle ore 7.58 al Gaslini, figlio di ecuadoriani.
“Diamo il benvenuto ai primi liguri nati nel 2021! Siete la nostra speranza, il nostro futuro, la forza per non mollare in questo nuovo anno che è appena iniziato – ha scritto il governatore ligure Giovanni Toti sui social – Benvenuti al mondo piccoli e auguri alle vostre famiglie a nome mio e di tutta la Liguria”.
Su queste frasi però si è scatenata la polemica razzista da parte di chi ritiene sbagliato considerare liguri questi bambini. Il presidente ha fatto rimuovere gli insulti xenofobi.
“Chi nasce in Liguria è ligure!”, ha scritto. E ancora: “I commenti razzisti verranno rimossi dai moderatori della pagina. Una bambina che viene al mondo è una benedizione e va accolta come tale, senza polemiche inutili e dannose a qualsiasi dibattito democratico. Proviamo a iniziare il 2021 con un nuovo passo”.
“Non si può definire italiano, nè ligure, chi nasce sul nostro territorio da genitori stranieri. Occorre difendere le nostre tradizioni e la nostra identità . No allo Ius soli”. Così il capogruppo regionale della Lega, Stefano Mai, commenta il post del presidente della Liguria, Giovanni Toti
Controreplica di Toti
“Stupisce, lascia amareggiati e per la verità anche un po’ perplessi che qualcuno, in un anno come questo, riesca a fare polemica anche su un post di benvenuto al mondo per una bimba nata in una notte così carica di dolore e di speranza. Nel Paese con il tasso di natalità più basso del mondo, una nuova creatura è un fatto positivo, quale che sia la sua nazionalità e il colore della sua pelle”. Lo scrive il governatore della regione Liguria, Giovanni Toti, riferendosi alle polemiche dopo il suo post di benvenuto a una bambina nata nelle prime ore del 2021, su cui aveva pubblicato un commento di benvenuto, scrivendo “chi nasce in Liguria è ligure!”.
“Greta – scrive ora Toti – si chiama così, è nata in un ospedale ligure, con medici e infermieri liguri. Sua madre ha in tasca una tessera sanitaria del nostro Paese. Non ho chiesto alla direzione del San Martino se fosse immigrata, naturalizzata, cittadina italiana o di un altro Paese. Francamente non me ne frega nulla in questo caso”. “Greta è nata qui, andrà qui in Liguria all’asilo e a scuola. I suoi genitori e anche lei, quando crescerà , da lavoratrice avrà gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri lavoratori. E gli stessi diritti e doveri sociali”, sottolinea il governatore ligure.
(da agenzie)
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Gennaio 1st, 2021 Riccardo Fucile
IL NOME DI ROBERTO RASIA E’ STATO FATTO DA SALVINI, DOPO I NO RACCOLTI DA BEN PIU’ NOTI IMPRENDITORI… ALLA FINE SI E’ OPTATO PER UN RIPIEGO, NESSUN LEGHISTA AVEVA LE PALLE DI SFIDARE SALA
Roberto Rasia dal Polo, il direttore della comunicazione del gruppo Pellegrini, è pronto. La sua candidatura a sindaco del centrodestra per le prossime elezioni comunali di Milano sembra ormai praticamente fatta, e infatti è lo stesso Rasia a scrivere un post sul proprio profilo Facebook per dire “rimbocchiamoci le maniche”.
Manca solo il via libera di Silvio Berlusconi sul suo nome, scelto dalla Lega e accettato da Fratelli d’Italia.
Il Cavaliere in realtà ha dato un ok di massima a Matteo Salvini. Ma questa prima uscita pubblica di Rasia fa capire che siamo davvero a un passo. “Ho respirato un’unione nel centrodestra che non vedevo da un po’ in politica. È quello che vogliamo noi cittadini”, scrive Rasia, 46 anni, origini genovesi.
Il candidato sindaco in pectore rimarca che “ora la palla è passata ai leader dei partiti della coalizione. Sta a loro decidere chi affronterà questa sfida. Mancano pochi mesi e da cittadino dico: rimbocchiamoci le maniche”.
(da agenzie)
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Gennaio 1st, 2021 Riccardo Fucile
LA FESTA IL 20 DICEMBRE A NICOSIA HA CAUSATO ALMENO 53 CONTAGI, SI TEME LA DIFFUSIONE
Una festa privata in un locale di Nicosia (Enna) risalente al 20 dicembre con 150 invitati avrebbe
provocato un focolaio Covid tra i partecipanti che provenivano da Capizzi, un paese vicino di quasi tremila abitanti sui Nebrodi, nel Messinese. Il contagio si sarebbe poi esteso ad altre persone.
“Un uomo di 68 anni si è rapidamente aggravato e ha perso la vita — spiega il sindaco Principato Trosso — dopo l’esito positivo del tampone rapido effettuatogli dai medici dell’Usca. La nostra comunità è in lutto per la perdita di un uomo stimato, un tranquillo pensionato che osservava condotte prudenti ed indossava sempre la mascherina”.
E’ lo stesso primo cittadino a fornire il quadro dei contagi e dei casi sospetti: 53 contagiati in base al tampone molecolare e 10 in base al tampone rapido e quindi in attesa di riscontro, si attendono altresì gli esiti di ulteriori 21 molecolari.
Principato Trosso tiene a sottolineare di essersi già appellato a Prefettura, Questura ed anche alla Presidenza della Regione per aiutare il Comune a rafforzare i controlli, visto quanto da lui notato già nella seconda metà di dicembre: da qui la chiusura anticipata delle scuole e il blocco del mercato settimanale.
Teme adesso fortemente “considerato il contagio che appare frazionato, che sia necessario dichiarare la zona rossa”. Quanto alle possibili origini del focolaio, puntualizza di non potere fare alcuna ipotesi certa ma lancia l’allarme sull’estrema difficoltà di fronteggiare talune condotte irresponsabili.
(da “il Mattino di Sicilia”)
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Gennaio 1st, 2021 Riccardo Fucile
DOPO TRE MESI DI FINTE CHIUSURE SIAMO AL PUNTO DI PARTENZA E IN ATTESA DELLA TERZA ONDATA
Allo scadere del decreto di Natale, valido fino al 6 gennaio, tornerà il regime delle fasce regionali che il governo determinerà dopo le verifiche degli esperti sull’andamento del contagio da Coronavirus.
A questo riguardo, è attesa per la prossima settimana, ma non è stato ancora reso noto quando, la riunione della Cabina di regia per il Monitoraggio regionale, che verifica i dati epidemiologici sulla base dei 21 parametri. Subito dopo il governo prenderà le sue decisioni.
Gli ultimi dati sul contagio hanno evidenziato un indice Rt in aumento e — nel primo bollettino del 2021 — il tasso di positività al 14,1%, ancora in crescita.
A rischiare di finire in zona rossa o arancione sono soprattutto Veneto, Liguria e Calabria, che secondo l’ultimo report Iss hanno superato il valore 1 di Rt e che potrebbero essere collocate nella lista dei territori sottoposti a maggiori restrizioni. Molto vicine a quella soglia ci sono anche Puglia, Basilicata e Lombardia
Il caso Sardegna
Il report del 30 dicembre indica varie criticità : in particolare, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Piemonte, Provincia autonoma di Trento ed Emilia Romagna hanno una probabilità superiore del 50% di superare la soglia critica di occupazione dei posti letto in area medica in 30 giorni, mentre per Lombardia, Trento e Veneto lo stesso discorso vale per le terapie intensive. A questi dati si aggiunge il caso della Sardegna, che ha una classificazione del rischio ‘non valutabile’ e quindi ‘alto’, a causa dell’incompletezza dei dati forniti.
Le modifiche ai parametri di valutazione
Qualcosa potrebbe cambiare anche sui parametri di valutazione. Nelle prossime ore, dopo una richiesta da parte delle Regioni avanzata attraverso un documento, l’Iss potrebbe ufficializzare alcune modifiche che potrebbero influire sui 21 indicatori per stabilire l’assegnazione delle Regioni nelle varie fasce.
Tra questi un diverso metodo di calcolo dei tamponi antigenici e molecolari effettuati, che potrebbe poi influire sul tasso di positività . Ad essere rivalutate potrebbero essere anche la definizione dei ‘casi’ e le strategie di esecuzione dei test.
Ripresa dello sci dopo metà gennaio?
Riguardo all’altro tema caldo delle scuole, queste dovrebbero riaprire ovunque con il 50% di presenze massime consentite — almeno fino al 15 gennaio — dopo il lavoro svolto dalle varie prefetture nei tavoli di coordinamento scuola-trasporti.
Un annuncio in questo senso è stato fatto da tutti i ministri a vario titolo competenti: Interno, Istruzione e Trasporti.
Gli stadi saranno ancora chiusi, ma c’è qualche spiraglio per la ripresa dello sci nella seconda metà di gennaio, dopo la richiesta delle Regioni di una riapertura degli impianti esclusivamente nelle zone gialle dal 18 del mese.
Resta invariato il ricorso allo smartworking in gran parte delle aziende e in particolare negli uffici statali, dopo la proroga prevista fino al 31 gennaio sulle misure per il lavoro agile nella Pubblica amministrazione.
Ipotesi riapertura per mostre e musei
Cominceranno in ordine sparso anche i saldi invernali, nell’arco di tutto il prossimo mese di gennaio e, in determinati casi, potrebbero ancora cambiare in considerazione di eventuali zone rosse.
Il coprifuoco resta fissato alle ore 22; nelle sole zone gialle ristoranti e bar potranno servire ai tavoli fino alle ore 18. Piscine, palestre, cinema e teatri resteranno chiusi per ora. A riaprire, invece, potrebbero essere mostre e musei con entrate contingentate.
(da agenzie)
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Gennaio 1st, 2021 Riccardo Fucile
VENTIQUATTRO GUARDACOSTE LIBICI HANNO PRESO PARTE A UN CORSO DI ADDESTRAMENTO A GAETA… AL MOMENTO DI PRENDERE L’AEREO PER TRIPOLI ERANO 23
Se vuoi capire davvero cosa sta succedendo in Libia, sviando le veline dei palazzi governativi di
Roma e non essere narcotizzato dall’informazione mainstream, ci sono poche “porte” mediatiche a cui bussare.
Una di queste è quella di Sergio Scandura, da Radio Radicale racconta il “caos” libico collezionando scoop a ripetizione.
Sergio non ha verità ideologiche da dispensare nè padroni politici a cui dar conto. Non fa sconti a nessuno, perchè così fa un giornalista libero, indipendente, che scava e porta in superficie verità scomode.
Per questo, mi permetto di condividere con i lettori di Globalist, queste sue considerazioni.
“Se fosse un film si chiamerebbe Mamma Ho Perso Il Libico. Dal 19 dicembre risulta infatti irreperibile uno dei 24 guardacoste libici che ha preso parte al corso di addestramento appena concluso alla base navale della guardia di finanza, a Gaeta. Di questo ennesimo lotto di training libico in Italia, se fosse un altro film potrebbe essere Natale a Gaeta – ovviamente le autorità italiane non ne hanno dato notizia, come tradizione vuole il memorandum Italia-Libia che naviga nella più totale assenza di trasparenza. Ma i libici si sa, sono esibizionisti, e già dal primo dicembre, dalle loro pagine FB avevano pubblicato le fotostory, guastando la festa all’Italia che cerca sempre di non far conoscere questo di eventi al pubblico e tenendo questo tipo di cose come un Segreto di Stato. Il 19 dicembre, ultimo giorno del corso, i libici erano attesi alla base navale di Gaeta per il trasferimento all’aeroporto di Napoli per l’imbarco di ritorno a Tripoli. Peccato che la navetta che li ha prelevati dall’albergo, all’arrivo presso la base navale non si sia accorto che ne mancava uno all’appello. I libici son stati sistemati per la durata del training al Grand hotel Villa Irlanda, albergo a quattro stelle che gli stessi libici non hanno lasciato in perfette condizioni e serenità , diciamo, ove non fossero già bastate le passate devastazioni di aule didattiche e camerate della base della Marina di Taranto per i corsi degli anni passati, dove l’Italia fu costretta a dimezzare il numero dei corsisti Libici.
Questo Training ha riguardato una seconda guardia costiera Libica che prende il nome di GACS, General Administration For Coastal security: Questo GACS, a differenza della c.d. guardia costiera libica sotto le dipendenze del ministero della Difesa, è invece alle dipendenze del ministro dell’interno Fathi Bashaga.
Il GACS a differenza della c.d. Guardia Costiera Libica, è una sorta di sheriffato composto da milizie e miliziani spesso non molto raccomandabili e ha appena ricevuto le prime due motovedette, con un appalto dove sono stati gli stessi libici a sceglierne unilateralmente il Cantiere Navale Vittoria di Adria che le ha costruite con le risorse del memorandum Italia-Libia.
Il guardacoste che ha fatto perdere le sue tracce, secondo fonti interne libiche, appartiene alla tribù Wershfana – Fouad questo sarebbe il nome del miliziano – avrebbe anche una buona autonomia finanziaria personale.
Irreperibile e con status irregolare, è ancora ricercato dalla Digos della questura di Latina, ma c’è da immaginare che se ne stiano occupando anche quegli stessi apparati che il presidente del consiglio aveva ringraziato gli apparati italiani e i libici che contengono (“contengono” disse proprio così’) i migranti che cercano di fuggire dall’inferno della Libia.
Della vicenda, a parte i microfoni di Radio Radicale e un articolo sul quotidiano locale Latina Oggi a firma di Graziella Di Mambro, non vi è traccia alcuna.
Hai visto mai se possa occupare il resto della stampa Italiana, hai visto mai se possa occupare il parlamento con una attività ispettiva che ne chieda conto ai ministri competenti.
(da Globalist)
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Gennaio 1st, 2021 Riccardo Fucile
LO STUDIO DELL’IMPERIAL COLLEGE DI EDIMBURGO
Un rapporto dell’Imperial College realizzato in collaborazione con l’Università di Edimburgo, il ministero della Salute inglese e altri istituti illustra la situazione della diffusione della variante inglese in Inghilterra, situazione che suggerisce previsioni pessimistiche sul futuro prossimo.
Il rapporto (preprint) è forse una delle valutazioni più complete sull’impatto e la diffusione della variante B117, che combina studi epidemiologici eseguiti nel Regno Unito con dati estrapolati da un gran numero di campioni in tutto il Regno Unito.
Come spiega l’epidemiologa ed esperta in genetica statistica Deepti Gurdasani, il ceppo britannico B117 ha caratteristiche molto preoccupanti, che indicano perchè bisogna agire immediatamente.
Intanto si assiste a un aumento molto rapido dell’aumento della diffusione della variante B117 a Londra, nell’Inghilterra sudorientale e nell’Europa orientale, che sale all’80% a metà dicembre. Osservando la distribuzione in tutta l’Inghilterra, l’aumento della diffusione stimata varia in base alle regioni tra il 15% nello Yorkshire e l’85% nell’Inghilterra sudorientale.
Dunque, sebbene la diffusione del nuovo ceppo sia ancora limitata in molte zone dell’Inghilterra, l’andamento in alcune regioni (Oxford e Birmingham) suggerisce che ci saranno simili e rapidi aumenti di diffusione in altre aree, a meno che non si prendano severi provvedimenti.
L’indice Rt associato al ceppo variante inglese sarebbe 1,74 volte maggiore rispetto al ceppo precedente. Questo ne favorirebbe enormemente la diffusione. Ad esempio, significherebbe un R di 0,9 che aumenterebbe a 1,6.
C’è poi un dato piuttosto inedito. La distribuzione della nuova variante rispetto alla variante precedente per fasce d’età indica che la variante è più diffusa tra soggetti nel gruppo 0-9 anni e 10-19 anni, almeno secondi i dati disponibili fino a metà dicembre. Dati preoccupanti per diverse ragioni.
È evidente che la diffusione tra queste fasce anagrafiche potrebbe essere stata favorita dall’apertura delle scuole durante il lockdown. Potrebbe anche significare che i bambini con la variante inglese hanno maggiori probabilità di sviluppare sintomi e quindi di essere testati, e comunque questi risultati sono il risultato di studi non su campioni casuali, quindi vanno letti con cautela.
Non significa necessariamente che ci sia una maggiore suscettibilità alla malattia nei bambini, ma sicuramente che sia molto diffusa tra i bambini.
La variante standard è invece ancora predominante tra i gruppi di età più avanzata (almeno tra quelli testati). Perchè questo è importante? Perchè detta i tempi di reazione, che devono essere rapidissimi.
Sappiamo che la diffusione del virus che inizia nei gruppi di età più giovane arriva a contagiare inevitabilmente le persone anziane e alla fine si traduce in gravi malattie e morte. Abbiamo già visto questa dinamica dalla prima ondata in poi e in tutto il mondo.
Sempre secondo le valutazioni dell’epidemiologa Gurdasani sullo studio dell’Imperial, la distribuzione geografica e anagrafica della variante inglese indica che, sebbene la pandemia nel Regno Unito sia già in una situazione critica, c’è l’evidente possibilità che possa peggiorare molto.
Se l’infezione nei bambini non viene frenata, la nuova variante diventerà probabilmente dominante a breve anche negli adulti e potenzialmente porterà a una diffusione ancora più rapida dell’infezione nei gruppi dei più anziani, con conseguenze nefaste sulla letalità e sulla pressione sugli ospedali.
Lo studio mostra che l’indice R associato alla variante durante il lockdown era 1,45 rispetto allo 0,92 per altri ceppi. Ciò significa che i casi con la variante hanno continuato a crescere rapidamente durante l’ultimo blocco.
La variante inglese è associata a un aumento di R di 0,4-0,7. Un esempio di facile comprensione della Guardasani: supponendo 2000 casi giornalieri in una regione oggi, con questo andamento della diffusione si arriverebbe a 62.000 casi giornalieri in 2 mesi, contro i 5.187 se l’indice R rimanesse costante a 1,1. È facile, dunque, immaginare il numero di morti.
Tutte le prove, secondo la Guardasani, puntano nella stessa direzione: bisogna agire con urgenza per limitare la diffusione in tutto il Regno Unito. Lasciare che questa variante si diffonda non è un’opzione. E bisogna chiudere le scuole, finchè non si sarà in grado di renderle sicure e impedire la trasmissione della variante. Non farlo, avrebbe gli esiti disastrosi che gli studi statistici ed epidemiologici suggeriscono.
E considerato che il ceppo è stato isolato anche in Cina e negli Stati Uniti, se i dati di questi studi venissero confermati, non c’è più tempo da perdere per nessuno
(da TPI)
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Gennaio 1st, 2021 Riccardo Fucile
PARTITA LA QUERELA DA PARTE DEL COMUNE DI BERGAMO
Ieri l’assessore ai Servizi cimiteriali del Comune di Bergamo Giacomo Angeloni ha depositato ai
carabinieri di Bergamo una denuncia nei confronti di Eleonora Leoncini, consigliera comunale della Lega a San Casciano, in Toscana: durante un intervento in una seduta comunale online la consigliera, riferendosi alle immagini della primavera scorsa, ha dichiarato che “il discorso dei camion militari di Bergamo è una fake news, che è stata svelata. Erano foto scattate nel passato”.
Da subito, sia Angeloni, sia il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, avevano prospettato una querela.
Ieri la Giunta del Comune di Bergamo, ancora toccato da quel corteo straziante di camion, ha deliberato di procedere per le vie legali e oggi l’assessore competente ha proceduto con la querela
(da agenzie)
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