Novembre 14th, 2009 Riccardo Fucile
MENTRE IL PIU’ SFIGATO DEI SOTTOSEGRETARI GIRA IN AUTO BLU E CON LA SCORTA, CHI HA CATTURATO TOTO’ RIINA ED E’ STATO CONDANNATO A MORTE DALLA MAFIA VIENE LASCIATO SENZA PROTEZIONE…I COLLEGHI: “LO PROTEGGEREMO NOI FUORI SERVIZIO….E’ LA SICUREZZA DI MARONI
La notizia era stata data in diretta Tv, durante una recente puntata di “Anno Zero”, davanti a milioni di telespettatori: a Sergio De Caprio, l’ufficiale dell’arma dei carabinieri che la mafia non ha mai dimenticato perchè fu lui a guidare la cattura di Totò Riina, era stata tolta da tempo la scorta.
Oggi il tenente colonnello De Caprio lavora a Roma al Noe,il nucleo operativo ecologico dei carabinieri, ma se dovesse recarsi in Sicilia per servizio è privo di protezione.
E’ partita così una iniziativa spontanea in forma privata da parte dei colleghi del Nucleo scorte del comando di Palermo: liberi dal servizio e con le proprie autovetture, pagandosi di tasca la benzina, ben 120 militari si sono organizzati per alternarsi a coprire i turni quando il “capitano Ultimo” si recherà in Sicilia.
Andranno a prenderlo all’aeroporto, lo accompagneranno in albergo, lo seguiranno ovunque.
Non solo, il tam tam, come rivela il “Corriere della Sera”, ha raggiunto altre regioni ed è probabile che altri reparti scorte dell’Arma aderiscano alla decisione dei colleghi siciliani.
La notizia che si è dovuti arrivare alla scorta privata, assicurata dai carabinieri, è stata diffusa dal delegato del sindacato Cobar Sicilia (il sindacato dei carabinieri) e viene letto non solo come un segnale di forte solidarietà verso Di Caprio, ma anche come aperta critica alla politica della sicurezza del duo Maroni-La Russa.
Non si può non rilevare che a fronte di migliaia di agenti e carabinieri che in tutta Italia scortano politici e magistrati, fino ai più anonimi e sfigati sottosegretari che non se li fila nessuno, sono spesso gli uomini più esposti di polizia e carabinieri a essere “dimenticati dallo Stato”.
Eroi per un giorno e poi lasciati al loro destino, senza tutela per sè e la propria famiglia.
Uomini a cui la mafia ha promesso la morte e dove il tempo non conta: le sentenze spesso vengono eseguite a distanza di anni, il codice mafioso non prevede le prescrizioni di questo governo. Continua »
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Novembre 14th, 2009 Riccardo Fucile
IL PREZZO DELLA CRISI LA PAGANO I PIU’ GIOVANI: SU 556.000 NUOVI DISOCCUPATI, BEN 404.000 SONO GIOVANI…..UN RAGAZZO SU QUATTRO E’ ALLA RICERCA DI UN LAVORO, PIU’ DEL TRIPLO DELLA MEDIA NAZIONALE…SITUAZIONE DRAMMATICA AL CENTROSUD… ANCHE TRA GLI UNDER 35 LA DISOCCUPAZIONE IN UN ANNO E’ SALITA DAL 7,2% al 9,2%
Sta crescendo una nuova generazione di emarginati, quella dei giovani che si sono appena
affacciati al mondo del lavoro, magari con contratti di collaborazione già non più rinnovati e poche prospettive di occupazione.
La crisi sta colpendo soprattutto loro, rispetto ad altre fasce di età che possono godere di qualche tutela in più.
Secondo i dati ufficiali Istat, nel secondo semestre di quest’anno tra i 556.000 nuovi disoccupati, ben 404.000 sono i giovani.
Il tasso di disoccupazione per il segmento tra i 15 e i 24 anni è arrivato al 24%, quasi 4 punti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Un ragazzo su quattro è alla ricerca di un lavoro, più del triplo della media nazionale che ha raggiunto il 7,4%.
Il peggioramento ha interessato in particolare i ragazzi, il cui tasso di disoccupazione è cresciuto del 4,2%, mentre quello delle loro coetanee è salito di poco più della metà (+ 2,5%).
Tra le aree più calde c’è il Mezzogiorno, dove la quota dei senza lavoro è arrivata al 35,3%, ma se si mette a confronto la media nazionale con il segmento giovanile, ci si accorge che il peggioramento più siginificativo si è manifestato nelle regioni del Centro Italia.
L’incremento è stato al Centro del 5,5% in un anno, e il rapporto tra il tasso di disoccupazione dei giovanissimi e quello nazionale è passato da 2,5 a 3,5. Altro che richiamo al posto fisso, i ragazzi non trovano più neanche quello flessibile. Continua »
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Novembre 13th, 2009 Riccardo Fucile
NESSUNA RIDUZIONE, I SOLDI CHE NON SI PAGANO ORA SI PAGHERANNO TRA QUALCHE MESE… MA SEMBRA CHE TI ABBIANO FATTO CHISSA’ CHE REGALO….NULLA A FAVORE DELLE IMPRESE E DEI DIPENDENTI….PER LA SICUREZZA I SOLITI 100 MILIONI…..IN COMPENSO PROPOSTI SGRAVI SUI TARTUFI E SUI PROSCIUTTI STAGIONATI
Il meccanismo fiscale prevede che si paghi il 40% dell’Irpef dell’anno in corso a luglio, facendo una stima approssimata dei redditi dell’anno, e che si versi un secondo acconto del 60% a novembre: si arriva così al 100%, salvo poi versare un conguaglio a luglio dell’anno successivo.
Ieri il governo che ha fatto?
Ha ridotto dal 99% al 79% l’intero acconto del 2009, dando una minima liquidità in più ai soggetti beneficiati in prossimità delle feste di Natale, ma la somma dovrà essere pagata al momento del saldo nel prossimo luglio.
In pratica il Governo non ha regalato nulla, ha solo posticipato il pagamento della bolletta.
Peccato che si fosse partiti con altri annunci, come l’abolizione totale dell’Irap, divenuta poi parziale, poi minimale e poi scomparsa.
Peccato che anche il provvedimento di ieri, che sembra quello dell’ufficiale giudiziario che viene a pignorarti i mobili di casa e poi, impietosito dalle lacrime dei bambini, ti lascia sei mesi di proroga, sia stato presentato come chissà che regalo del governo.
Ti lasciano qualche biglietto da 10 euro in tasca, così ti compri lo spumante a Natale e ti inciucchi “per dimenticare” le promesse di Berlusconi.
Ovviamente anche questa dilazione ha creato polemiche, inizialmente si pensava che si sarebbe concessa su Irap e Ires, ovvero le tasse pagate da aziende e società di capitali, alla fine si è optato sull’Irpef, favorendo professionisti e popolo delle partite Iva.
Esclusi i dipendenti salvo che non abbiano redditi aggiuntivi (case, collaborazioni, ecc.). Continua »
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Novembre 13th, 2009 Riccardo Fucile
PER CARLO TAORMINA IL DECRETO E’ “CRIMINOGENO E RIDICOLO, FRUTTO DI IMBECILLITA’ GIURIDICA: LO STATO DI DIRITTO E’ ORMAI SALTATO” E AUSPICA “UNA RIBELLIONE DEI CITTADINI ONESTI”… FINIANI DELUSI: “BOSS E CLANDESTINI SULLO STESSO PIANO”… E NAPOLITANO POTREBBE BOCCIARE IL DECRETO AD PERSONAM
Ha probabilmente ragione Luigi Leone, editorialista del “Secolo XIX”, che stamane scrive che
“la cosa più seria, a questo punto, sarebbe varare una norma con un solo articolo: “Silvio Berlusconi è al di sopra delle legge”. Questo garantirebbe al Cavaliere la premiership più di quanto non faccia il processo breve così come ha preso corpo. Il decreto non rende un buon servizio al premier per la rabbia che salirà , sta già salendo, da quel popolo al quale Berlusconi si appella per mettere la propria investitura sopra ogni cosa. Mai si era arrivati a simili strappi rispetto al comune sentire…Andrà estinto un blasfemo rosaio di oltre centomila provvedimenti, tutto cancellato, come se nulla fosse accaduto, e solo perchè il premier deve sbianchettare i suoi di processi. Siamo a un puro caso di inaccettabile distorsione nell’utilizzo del potere. Ci sono limiti invalicabili e uno di questi è non consentire che gli autori di reati tra i più odiosi la facciano franca”.
Trattandosi di un quotidiano indipendente e non schierato, fa riflettere su come viene interpretato il “comune sentire”.
Ma parole durissime sono arrivate, oltre che da Baldassarre, anche da Carlo Taormina, ex deputato di Forza Italia che definisce il decreto “criminogeno e ridicolo, frutto di imbecillità giuridica senza precedenti” e continua: “è auspicabile una ribellione dei cittadini onesti, il disegno di legge sul processo breve è vergognoso perchè per vietare il giudizio su di un imputato se ne vietano centomila, con danno morale e patrimoniale delle vittime dei reati.
E’ criminale perchè implica l’utilizzazione dello strumento legislativo per fini personali ed integra un attentato alla Costituzione sotto il profilio della vanificazione della giurisprudenza”. Continua »
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Novembre 13th, 2009 Riccardo Fucile
SECONDO IL PRESIDENTE EMERITO DELLA CORTE COSTITUZIONALE IL DECRETO VIOLA IL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA E FAVORISCE “REATI GRAVISSIMI COME LA CORRUZIONE E LA CONCUSSIONE”… ANDRANNO IN PRESCRIZIONE REATI COME ABUSO D’UFFICIO, CORRUZIONE, TRUFFA, FRODI FISCALI, RICETTAZIONE, SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE, LESIONI, MALTRATTAMENTI, VIOLENZA PRIVATA, REATI INFORMATICI, FRODI COMUNITARIE… BERLUSCONI E BOSSI HANNO TRADITO GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA
E’ ormai rivolta contro la riforma del processo breve: il decreto è stato depositato ieri al Senato e se prima di leggerlo vi erano forti perplessità sulla sua opportunità , dopo averne preso visione non resta che definirlo indecente.
Ma quale riforma della giustizia, quale migliore organizzazione degli uffici, quale maggiore rapidità delle cause che riguardano gli italiani?
Siamo di fronte a una mezza amnistia che permetterà di tagliare 100.000 cause che vedono imputati corruttori e delinquenti, persone che avrebbero rischiato fino a 10 anni di galera per i reati addebitati, e tutto per azzerare due processi del premier.
Tutto perchè il presidente Berlusconi non ha le palle per affrontare un processo, e perchè ha intorno una pletora di servi e cortigiani che non hanno le palle per dirgli che sta uccidendo il centrodestra per i suoi tornaconti personali.
Il decreto è fatto di tre soli articoli e prevede la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati “inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione” se sono trascorsi poù di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero senza che sia stata emessa la sentenza”.
Alfano ha il coraggio di sostenere che “il senso della riforma va nella direzione dell’accelerazioni dei processi”, ma fuori dal Palazzo è chiaro a tutti che l’effetto di tagliare i processi al premier genererà la morte di decine di migliaia di dibattimenti.
E’ rivolta nella magistratura, ma ci sono forti critche anche da parte di costitiuzionalisti di area di centrodestra.
Gli unici processi che potranno andare avanti saranno quelli nei confronti dei recidivi ai fatti indicati in un lungo elenco di eccezioni che pone forti dubbi di costituzionalità .
Una mezza amnistia giudiziaria, una depenalizzazione di reati gravissimi, destinati tutti ad andare in prescrizione: abuso d’ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione dei segreti d’ufficio, truffa semplice e aggravata, frodi comunitarie, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti, traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino e altri ancora. Continua »
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Novembre 12th, 2009 Riccardo Fucile
NELLE ULTIME QUATTRO LEGISLATURE SONO STATE RESPINTE LE RICHIESTE DI ARRESTO DI 12 DEPUTATI….SOLO IN QUATTRO CASI FURONO CONCESSI: MORANINO, SACCUCCI, TONY NEGRI ( FUGGITI ALL’ESTERO) E ABBATANGELO…LA SOLIDARIETA’ DELLA CASTA EQUIVALE A INTOCCABILITA’ GARANTITA
Ci risiamo: nelle 351 pagine del faldone recapitato alla presidenza della Camera, relativo
all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il sottosegretario del Pdl Nicola Cosentino per “concorso esterno in associazione mafiosa” da parte della procura di Napoli, risiede l’ultimo capitolo, in ordine temporale, delle svariate richieste di arresto nei confronti di parlamentari da parte della magistratura.
Si assisterà al solito gioco delle parti: chi lo difenderà e chi lo inviterà a dimettersi, salvo poi fare in modo che la richiesta di arresto venga respinta. Una prassi consolidata di intoccabilità garantita: anche perchè vige la morale “oggi tocca a me, ma domani può toccare a te”, quindi meglio solidarizzare. Sulla custodia cautelare, Cosentino potrà dormire sonni tranquilli, per il suo arresto si è pronunciato solo l’Idv, fedele alla linea che le richieste della magistratura vanno sempre appoggiate.
Al massimo si discuterà sull’opportunità che Cosentino si dimetta dalla carica di sottosegretario, decisione che verrà lasciato alla sua coscienza. Ovviamente non entriamo nel merito della vicenda, ci limitiamo a segnalare i precedenti significativi.
Come nel passato, ci sarà chi farà finta di indignarsi davanti alle telecamere, ognuno interpreterà il proprio ruolo, chi farà il boia e chi il garantista, ma alla fine la musica è sempre la stessa.
Nell’intera storia repubblicana per 64 volte la magistratura ha chiesto di poter arrestare un deputato, ma solo in quattro casi la Camera li ha concessi.
Il primo fu Francesco Moranino e la richiesta si riferiva alla fucilazione ordinata come capo partigiano di sette persone.
Al momento giusto Morarino scappò in Cecoslovacchia dove visse beato prima di ricevere la grazia da Saragat.
Toccò poi al missino Sandro Saccucci, accusato di “concorso esterno” in omicidio, mentre si allontanava da Sezze dopo essere stato aggredito nel corso di un comizio.
Anche Saccucci fuggì prima in Sudamerica.
Terzo caso quello di Toni Negri, fatto eleggere nelle liste radicali da Marco Pannella.
Mentre Pannella garantiva in aula che Negri si sarebbe consegnato, il professore scappò via mare in Francia.
Ritornerà dopo vari anni e sconterà un minimo periodo in carcere. Continua »
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Novembre 12th, 2009 Riccardo Fucile
NON CI INTERESSA LO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE DI UN PROCESSO RAPIDO, OCCORRE SOLO UN PROCESSO GIUSTO… UNA DESTRA SERIA NON FA SALTARE 100.00 PROCESSI PER ELIMINARNE DUE…IL PROCESSO BREVE E’ INCOSTITUZIONALE: SI DISCRIMINA TRA CHI E’ INCENSURATO E CHI NO, TRA CHI E’ IMMIGRATO E CHI NO…E FAVORISCE L’OSTRUZIONISMO DEGLI AVVOCATI PER ANDARE IN PRESCRIZIONE
La nuova legge sul processo breve non ci convince per due aspetti.
Il primo è squisitamente politico: può una coalizione di destra, per definizione stessa del suo “essere” e del retroterra culturale e ideologico cui dovrebbe fare riferimento, non rappresentare il “partito della legalità “?
Può rappresentare interessi particolari e non avere come orizzonte il bene comune e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge?
E’ normale che di fronte ai gravi problemi operativi e strutturali che mortificano il funzionamento della giustizia in Italia, una coalizione di centrodestra si interessi a proporre riforme in tale ambito, esclusivamente nell’intento di cancellare due processi che riguardano il premier della coalizione?
E’ producente aver abbandonato la bandiera ( che fu ancora di An) della lotta alla corruzione, al malgoverno, ai politici e ai dirigenti corrotti, per lasciarla (almeno a parole e nel sentire comune) al partito di Di Pietro?
Le vicende personali hanno di fatto spostato l’asse della “destra garantista ma legalitaria” in una coalizione condizionata perennemente nel suo procedere dalla necessità di rimuovere artificiosamente i paletti che la giustizia pone sulla strada del suo massimo esponente.
Sono mesi che forze, intelligenze, energie vengono concentrate, come se fosse l’unico scopo della vita politica di questo governo, per trovare una via idonea a evitare che i processi Mills e quello sui diritti Tv possano arrivare a conclusione.
Qualcuno ci rimprovera di non tenere conto dell’accanimento giudiziario che certi settori della magistratura dimostrerebbero verso il premier.
Diamo per scontato che sia vero, ma ricordiamo tre semplici concetti.
In primo luogo che la Cassazione ha in passato reso giustizia al premier in relazione a talune accuse, segno che avere fiducia nella magistratura alla lunga può anche pagare.
In secondo luogo che davanti ai giudici anche prevenuti ci si presenta, non si cercano scappatoie che sono solo segno di debolezza, soprattutto quando si hanno in mano i media per ribattere alle contestazioni che possono formulare.
In terzo luogo che il capo responsabile di una coalizione, sapendo di essere attaccabile sul fronte giudiziario, deve allora avere anche il coraggio di scegliere un ruolo meno esposto e non presentarsi candidato premier. Perchè o si fa politica per tutelare se stessi e basta, o ci si sacrifica per le idee che si rappresentano.
Nessuno ha obbligato il premier a proporsi come tale, il centrodestra deve liberarsi dalla paturnia “dopo Silvio, il diluvio”, un altro potrebbe fare peggio ma anche meglio di lui.
Esiste poi un altro elemento da considerare a fondo: la pochezza giuridica e gli errori pacchiani che continuano a commettere i presunti esperti giuridici del premier in questa battaglia a sciabolate per garantirgli l’immunità processuale. Dopo il lodo Alfano (errore politico e giuridico), dopo le varie ipotesi farneticanti che si erano succedute ( prescrizione breve, far spostare i processi a Roma e colpi di spugna vari), siamo arrivati alla mediazione sul “processo breve”.
Un disegno di legge che si è già incartato ieri su mille contraddizioni, citiamo solo le più evidenti.
In primo luogo per far saltare due processi, si finirà per annullarne 100.000, tra cui alcuni di forte impatto civile come quello della Thyssen, il caso Eternit, i morti di Marghera, i casi Parlamat e Cirio, quelli sulla politica e il malaffare, sugli appalti truccati e sulla corruzione nella Pubblica Amministrazione, sullo scandalo rifiuti a Napoli.
Ne beneficeranno personaggi come Tanzi, Cragnotti, Geronzi, Bassolino, Fazio. Tutti i crack finanziari godranno di impunità . Continua »
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Novembre 12th, 2009 Riccardo Fucile
SI TORNA A RICHIEDERE IL RIPRISTINO DELL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE… PERALTRO GIA’ ESISTE ANCORA OGGI PER ARRESTI, PERQUISIZIONI E INTERCETTAZIONI….ADESSO SI VORREBBE DI NUOVO ESTENDERE ANCHE ALL’APERTURA DI UN PROCEDIMENTO PENALE….CON LA SCUSA DEL “PARTITO DELLE TOGHE”, LA CASTA SA SOLO PRETENDERE PRIVILEGI
Erano gli ultimi giorni di aprile del 1993: quelli dell’assedio al Raphael, del lancio di
monetine, del drammatico discorso di Craxi alla Camera, delle sedi socialiste e democristiane presidiate dalla polizia, delle manifestazioni di piazza, delle occupazioni di protesta delle Università .
Giorni che segnarono, insieme alla fine della Prima Repubblica, l’abolizione della immunità parlamentare.
Dopo decenni di governo del centro o del centrosinistra, gli italiani si accorsero che in Parlamento sedevano un po’ troppi disonesti e imposero a furor di popolo la fine di questo privilegio.
Ad agitarsi erano anche esponenti dell’attuale Pdl (soprattutto gli ex missini) e i leghisti al grido di “ladri di regime” e “mafiosi”.
Si arrivò fino allo scontro fisico in Parlamento.
Fu Giorgio Napolitano, in veste di presidente della Camera, a officiare la cerimonia che diede il colpo di scure all’art. 68 della Costituzione, ovvero che cancellò la famosa autorizzazione a procedere da concedersi dopo aver vagliato un possibile “fumus persecutorio” dei magistrati.
I padri costituenti lo avevano inserito per evitare non solo che la magistratura potesse ridurre i poteri del parlamento, prevaricandone i diritti, ma soprattutto per garantire a ogni deputato la libera espressione di opinione.
Si veniva da un periodo di dittatura e assicurare la libertà di parola ai rappresentanti del popolo era un segnale indispensabile.
Ma è anche vero che la immunità parlamentare nei primi anni serviva giusto a garantire alle minoranze qualche eccesso verbale, senza per questo essere indagati per reati di opinione.
Fu col passare del tempo che invece di imputazioni “politiche”, il parlamento vedeva recapitate ai propri uffici, da parte delle Procure, richieste di autorizzazione a procedere per reati comuni o a sfondo corruttivo.
I tempi stavano cambiando e la politica non seppe anticipare l’indignazione dei cittadini verso i reati della Casta. Continua »
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Novembre 11th, 2009 Riccardo Fucile
AL GRIDO DI “BAMBOLE NON C’E’ UNA LIRA”, TREMONTI BOCCIA TUTTI: ADDIO TAGLIO MINIMALE DELL’IRAP, CEDOLARE SECCA, SICUREZZA… I MINISTRI VOLEVANO 12 MILIARDI, TORNANO A CASA A MANI VUOTE.. SOLO UNA MANCIATA DI CREDITI DI IMPOSTA AL SUD E QUALCHE EURO PER IL CONTRATTO DELLA POLIZIA
Dopo tanti calcoli, richieste, “pressanti esigenze”, persino minacce, alla fine la Finanziaria all’esame del Parlamento torna a essere quella prevista da Tremonti, ovvero una manovra “leggera” che più leggera non si può.
La linea di Tremonti era quella di concedere il meno possibile e così sarà .
A puntellare la linea del rigore è arrivato anche l’invito della Ue all’Italia, come agli altri Paesi europei, di rientrare del deficit, attualmente al 5,3% del Pil, sotto il 3% entro il 2012, con una correzione annua dello 0,5%.
A questo punto Tremonti avrà buon gioco a lasciare a bocca asciutta quasi tutti i ministri che avevano complessivamente chiesto interventi per ben 12 miliardi.
Tremonti replicherà semplicemente che i soldi non ci sono e amen.
Solo che per la sicurezza e la difesa, Maroni e La Russa avevano chiesto 1,8 miliardi, la replica sarà di 100 milioni, giusto quella per l’aumento miserevole del contratto scaduto da due anni.
Non ci sono quattrini per la ricostruzione delle carriere e per i mezzi di servizio.
Ci potrebbe essere una manciata di crediti d’imposta per chi investe nel Mezzogiorno, come richiede la Confindustria e la componente di An.
Il taglio dell’Irap rimane un miraggio: su 38 miliardi di introiti qualcuno aveva ripiegato su una richiesta minimale di taglio per 1,2 miliardi, giusto una mancetta, ma non ci sarà neppure quella.
Tremonti non è convinto perchè rischierebbe di premiare i furbi, cioè le aziende che puntano fiscalmente al rosso di bilancio, mentre penalizzerebbe chi si è indebitato e ha investito nonostante la crisi.
E poi un taglio minimo rischia solo di costare tanto e di non essere in grado di produrre benefici significativi.
Lo stesso Sacconi ha dichiarato che “è impossibile tagliare l’Irap in questo momento”.
Ci chiediamo allora cosa sia servito a Berlusconi dichiarare che avrebbe abrogato nel tempo l’Irap ( 38 miliardi di euro il costo) se non si è in grado di tagliarla per appena 1,2 miliardi neanche a breve.
Una brutta figura che poteva evitarsi, vittima come sempre dei suoi spot mediatici.
Ora si aspettano i risultati dello scudo fiscale, neanche fosse la lotteria di Capodanno e si ricomincerà con le promesse. Continua »
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