Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
LE PERPLESSITA’ DI GASPARRI, FITTO E CAPEZZONE
Qualcuno respinge l’ipotesi in maniera secca: «Forza Italia al governo? Non è un argomento sul
tavolo, è solo fantapolitica».
Altri, tra gli azzurri, la prendono in maniera più seria, ma solo per opporsi: «Sarebbe assurdo avvicinarsi all’esecutivo. Specie in vista dell’autunno, quando i nodi economici verranno al pettine e Renzi sarà costretto a una manovra economica lacrime e sangue».
Ma c’è anche chi giura che l’ipotesi sia sul tavolo e la vede come possibile occasione di rilancio del partito: «Certo che Berlusconi ci sta pensando – assicura una fonte azzurra di rango – e sarebbe anche un bene per noi. Da quando il patto sulle riforme si è rafforzato, Forza Italia ha recuperato molto dello spazio politico che aveva perso a vantaggio di Lega e Ncd. Solo con l’appoggio a Renzi possiamo ancora contare qualcosa».
Semplificate, sono le tre posizioni che attualmente puntellano un universo azzurro tornato in fibrillazione.
Alla base di tutto c’è il pressing che starebbero esercitando sull’ex premier alcuni fedelissimi come Denis Verdini e Fedele Confalonieri.
Per loro, il patto con Renzi non solo va mantenuto sulle riforme, ma va addirittura rafforzato sulle tematiche economiche.
Berlusconi, con loro, si mostra anche possibilista. Ma fa parte del suo carattere «assecondare» gli interlocutori.
E così, quando si ritrova con i familiari, riceve spinte uguali e contrarie. Che si basano su un assunto: «La magistratura negli ultimi tempi ha allentato la presa perchè ci siamo defilati. Ma se Forza Italia tornasse al governo, ripartirebbe la persecuzione».
E così, mentre il leader si arrovella su un’operazione che resta comunque irta di insidie (sarebbe difficile per Renzi far passare ai Democratici l’ingresso di Forza Italia in maggioranza) nel partito azzurro sale la tensione tra i fautori di un accordo e chi lo respinge senza mezzi termini.
Tra i secondi, quelli che con maggior vigore nelle ultime settimane hanno criticato i provvedimenti economici del governo.
Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta,il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (nelle ultime settimane i suoi attacchi a Renzi sono saliti di intensità ), Daniele Capezzone, Raffaele Fitto.
E, ovviamente, l’ex tesoriere Maurizio Bianconi. Che da alcune settimane combatte una battaglia accesissima contro il premier corregionale.
E arriva a ipotizzare una «scissione» in caso di soccorso azzurro al governo.
Quel che è certo è che la sola opzione Forza Italia manda in fibrillazione gli altri alleati del premier, e in particolar modo il Nuovo Centrodestra, che negli ultimi giorni si è sentito assai poco «coccolato» da Renzi.
A far irritare gli alfaniani sono state le ultime uscite del leader del Pd, che ha tessuto a ripetizione le lodi di Berlusconi dimenticando di fare un sia minimo accenno alla componente centrista della maggioranza.
«La storia dell’ultimo anno – ha attaccato piccato Gaetano Quagliariello dal suo blog – è sufficientemente nota per indicare chiaramente errori e responsabilità e per segnalare chi è che nel campo alternativo alla sinistra può legittimamente rivendicare il proprio determinante contributo alla modernizzazione del Paese e chi invece, coi suoi alterni umori, dovrebbe andarci piano nell’atteggiarsi a padre costituente».
Tra domani e giovedì, assicurano da Forza Italia, in ogni caso il vertice con Renzi si terrà . E sarà l’occasione per rinsaldare ancora una volta il Patto del Nazareno.
Con sul tavolo il rebus delle preferenze e delle soglie.
E Berlusconi che, viste le difficoltà di Matteo sull’economia, si troverà in un’inedita posizione di forza.
Carlantonio Solimene
(da “il Tempo“)
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
IL PALAZZO DIVENTERA’ LA SEDE DI FORZA ITALIA
La ricerca è quella di una casa che sia «più casa» e «meno luogo di lavoro». Un’abitazione dove tornare la sera e magari non trovarsi alle prese con dirigenti del partito in perenne riunione. Un appartamento «normale», insomma.
E così, due settimane fa, Silvio Berlusconi e Francesca Pascale hanno aperto un nuovo file .
La ricerca di un appartamento nel cuore della Capitale. La decisione di trovare una nuova sistemazione sarebbe stata presa all’indomani della sentenza di assoluzione nel caso Ruby, quando l’ipotesi degli arresti domiciliari è sparita definitivamente sia dagli incubi che dai radar berlusconiani.
Requisiti? Più «affitto» che «vendita», innanzitutto.
E poi, che sia spaziosa ma senza esagerare. Quindi che stia nel centro storico di Roma ma, contemporaneamente, che non sia troppo cara.
La coppia Berlusconi-Pascale, accompagnata dagli agenti di scorta di lui, ha già visitato due appartamenti.
Il primo in via Cavour, la lunga strada che collega la stazione Termini ai Fori Imperiali e lambisce da un lato il multietnico quartiere Esquilino, dall’altro la movida radical-chic del rione Monti.
Il secondo a pochi passi, indirizzo «Salita del Grillo», una traversa di via Panisperna, a pochi passi dal Quirinale.
Due appartamenti a qualche centinaia di metri di distanza l’uno dall’altro. Due visite che a quanto pare, come esito, hanno dato il più classico «belli, ora ci pensiamo» formulato dalla coppia di fronte all’agente immobiliare.
Ma se gli indizi sulla collocazione dei due stabili visitati fanno una prova, la prova è che presto – che stia ancora al Quirinale o meno – l’ex premier avrà come vicino di casa Giorgio Napolitano, che abita proprio da quelle parti.
La ricerca di una nuova residenza romana da parte della coppia Berlusconi-Pascale porta dritto dritto a un punto interrogativo.
Che ne sarà di palazzo Grazioli, lo stabile che ha scandito l’ultimo decennio della versione capitolina del berlusconismo ortodosso?
Gli affitti saranno disdetti in omaggio alla spending review di Mariarosaria Rossi, la neotesoriera che ha già fatto disdire i contratti dell’ala che un tempo era occupata dall’ufficio stampa del fu Pdl?
Tutt’altro. Il piano nobile del palazzo, che tutt’oggi è diviso tra l’ala dove vive l’ex premier e l’ala degli uffici dei dirigenti a lui più vicini, verrebbe integralmente destinato a fini politici.
La parte «politica» di questo secondo piano – dove oggi hanno le proprie stanze Giovanni Toti e Deborah Bergamini, Sestino Giacomoni (l’assistente personale dell’ex Cavaliere) e Valentino Valentini, oltre a Mariarosaria Rossi, il resto è una stanzetta in uso agli agenti della scorta – triplicherebbe insomma i propri spazi.
E riaccenderebbe il dibattito, che segretamente tra i forzisti s’è già aperto, su cosa fare della nuova sede di piazza San Lorenzo in Lucina, affittata dal partito esattamente un anno fa.
A Rossi, le cui forbici agiscono su mandato pieno del «Capo», il nuovo quartier generale forzista non piace.
Lo considera troppo grande e troppo dispendioso. Non è un mistero per nessuno, almeno per quelli che fanno parte della cerchia ristretta, che tra i desiderata della «tesoriera» ci sia quello di liberarsi quanto prima del contratto di locazione di San Lorenzo in Lucina.
Ma Berlusconi, al momento, le avrebbe chiesto di soprassedere. Della serie, «facciamo una cosa per volta, il partito ha bisogno di una sede e, soprattutto, l’abbiamo affittata da troppo poco tempo per decidere di cambiarla subito…».
Ma è evidente che, se a Palazzo Grazioli si liberasse l’ala del piano nobile occupata dall’ex premier e Pascale, il quadro cambierebbe.
E le cesoie della senatrice potrebbero agire liberalmente su quella voce di spesa in carico a una Forza Italia che, com’è noto, è in cerca di quattrini.
La novità degli ultimi giorni, che avvalorerebbe la tesi secondo cui tutta Forza Italia potrebbe trasferirsi a Palazzo Grazioli, riguarda il primo piano e il piano terra ammezzato dello stabile.
Quelli dove c’erano il mastodontico ufficio stampa dei vecchi tempi e anche il famoso «Parlamentino».
Per quell’ala, il Pdl è in causa col proprietario, il Giorgio Emo Capodilista Maldura. Quest’ultimo rivendica affitti non pagati, mentre ciò che resta dell’ex Pdl vorrebbe vedersi «scontati» dei lavori di ammodernamento che sono stati fatti dal partito.
La prossima udienza della causa è fissata per settembre. Ma pare che, tra i berlusconiani, la voglia di riprendere possesso di quelle stanze sia tornata.
Sempre che un happy end al film «Silvio cerca casa» sblocchi quel risiko che, a questo punto, riguarda tutto il partito.
Tommaso Labate
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
COPERTURE POLITICHE E IMPRENDITORIALI HANNO PERMESSO AI BOSS DEI CASALESI DI VIVERE NEL LUSSO E SENZA PENSIERI
«La camorra si è solo inserita in un sistema già corrotto da politica e imprenditoria». E’ uno dei
passaggi della requisitoria del pm Antonello Ardituro durante il processo che vede alla sbarra politici e imprenditori legati al clan di Gomorra.
Complicità , connivenze, collusioni. Proprio questo è il nuovo fronte aperto dalla procura antimafia di Napoli per stanare il secondo livello.
La direzione distrettuale antimafia punta alla borghesia che ha protetto uomini e alimentato affari della più potente organizzazione criminale campana degli ultimi anni, ora annientata nel suo dominio militare.
Gli inquirenti tanno concentrando ogni sforzo per colpire la zona grigia e sono in attesa dei risultati investigativi frutto di anni di inchieste.
Ora non ci sono più padrini e picciotti da arrestare, ma nella lista solo politici, imprenditori, professionisti e servitori infedeli dello stato che hanno prestato il loro servizio al clan dei casalesi.
Quella politica connivente contro la quale il magistrato Ardituro si è scagliato in aula: «I camorristi come Antonio Iovine si arrendono mentre i politici no. Ciò avviene perchè nel casertano la politica ha più colpe della camorra e i politici hanno più da perdere rispetto ai camorristi».
L’abbraccio mortale tra politica, clan e impresa, come lo hanno definito i pm anti-camorra di Napoli, è tutto ancora da sciogliere.
L’ultimo, in ordine di tempo, è stato Luigi Cesaro, deputato di Forza Italia, ed ex presidente della provincia di Napoli.
L’onorevole azzurro è stato raggiunto da una richiesta di arresto, ora al vaglio della Camera, per concorso esterno in associazione camorristica.
Ma erano noti alle cronache fin dagli anni ottanta, ancor prima di Nicola Cosentino, i contatti e i rapporti di Cesaro con la galassia criminale napoletana.
Nelle carte dell’inchiesta a suo carico c’è il colloquio in carcere tra il boss della nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo che alla nipote spiegava il ruolo del politico negli anni ottanta: «Questo mio avvocato di Sant’Antimo che è diventato importantissimo…e mi deve tanto…faceva il mio autista figurati».
Da Cutolo fino ai Casalesi. Il pentito Gaetano Vassallo e il collaboratore Luigi Guida hanno confermato l’incontro con Luigi Cesaro per parlare di affari. Vassallo ha raccontato di un rapporto datato con Cesaro e fratelli.
E ha così definito il deputato di Forza Italia: «Egli non è un “politico-camorrista”, ma un “camorrista-politico” perchè solo una persona che ha una caratura camorristica può incontrarsi con un personaggio di spicco della camorra come Luigi Guida detto “’o Drink” che, al tempo, era latitante».
Dopo i due plenipotenziari di Forza Italia in Campania l’attenzione è rivolta ad altri soggetti politici, finora mai sfiorati dalle inchieste, che rischiano di finire nella rete degli inquirenti.
Non è finita con la richiesta di arresto per Cesaro, insomma.
I livelli di contaminazione della classe dirigente vanno ben oltre e queste inchieste avranno il loro epilogo nei prossimi mesi.
Con la richiesta di arresto dell’ex presidente della provincia si è chiusa una fase che ha avuto origine dalle dichiarazioni di Gaetano Vassallo, ministro dei rifiuti del clan.
Ora si sta aprendo una seconda fase di contrasto al crimine organizzato casertano. Al netto della pesante collaborazione di Antonio Iovine, primula rossa dei Casalesi, ora pentito.
Una collaborazione, quella di Iovine, che è solo agli inizi. Ma ha già prodotto i suoi effetti.
Alcune sue dichiarazioni infatti sono state inserite nel fascicolo su Cesaro: secondo il pentito il capo zona di Aversa era in contatto con il deputato, per questo, spiega ai pm, era una persona «avvicinabile».
L’atto di accusa del pm Ardituro è rivolto anche a chi, di fronte alla fine della cupola dell’organizzazione criminale, ha tentato di riabilitarsi.
Imprenditori, per esempio, che per rientrare negli appalti pubblici hanno denunciato cercando di ingannare gli inquirenti.
E politici che all’improvviso hanno scoperto la passione dell’antimafia. Per la prima volta le inchieste potranno mettere fine al teatrino.
Uno spettacolo impietoso in cui gli attori giocano al si salvi chi può, senza mai però cedere alla tentazione di collaborare con la magistratura.
Ardituro ha tuonato in aula con un «vergognatevi» rivolto ai politici imputati, e ha chiuso con un invito amaro: “Arrendetevi”.
Un consiglio anche a tutti quelli che, con i voti dei clan, hanno fatto carriera e si credono intoccabili.
Giovanni Tizian e Nello Trocchia
(da “L’Espresso”)
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
DOPO VENTI GIORNI NEANCHE IL CORAGGIO DI CONVOCARE L’AMBASCIATORE ISRAELIANO PER INTIMARGLI IMMEDIATE SCUSE E LA RICOSTRUZIONE A SPESE DI TEL AVIV
Da venti giorni “La Terra dei Bambini” di Gaza non c’è più, rasa al suolo dai bulldozer israeliani, senza alcun motivo, solo per la volontà di distruggere un simbolo (italiano) di cooperazione tra i popoli ( hanno ucciso persino gli animali di allevamento del Centro)
In questi anni erano stati tanti i progetti e le attività realizzati nella Terra dei Bambini, insieme a tutta la comunità locale: l’asilo, l’ambulatorio pediatrico, la mensa comunitaria, il training alle insegnanti, i laboratori con i bimbi, il counseling alle donne.
La “Terra dei Bambini” era definita da tutti un esempio di eccellenza della cooperazione italiana, un’oasi di pace in difesa dei diritti dei piccoli.
Un asilo che era stato costruito con fondi del nostro Ministero e della Ue e che aveva la bandiera italiana issata alla porta.
Qualsiasi Stato che avesse un minimo di dignità , alla notizia che un governo straniero si era permesso di cannoneggiarlo e poi distruggerlo con i bulldozer, avrebbe convocato l’ambasciatore
israeliano e gli avrebbe concesso 10 minuti per staccare un assegno di 300.000 euro per risarcire i danni e chiedere scusa in diretta tv o non sarebbe più uscito da quella porta, se non per essere imbarcato a calci nel culo sul primo volo per Tel Aviv.
Principio che Alfano ha oggi giustamente adottato per l’iman di San Donà di Piave, ma che evidentemente non vale per i crimini israeliani.
Avevamo pubblicato le foto dell’asilo com’era prima dell’attacco, oggi mostriamo come è stato ridotto un simbolo dell’Italia solidale.
Il responsabile della struttura scrive:
“La “Terra dei bambini” esiste ancora nei pensieri delle nostre maestre che attendono con trepidazione la fine della mattanza. Nei sogni dei nostri bimbi, catapultati nell’inferno degli sfollati.
Accampati nelle aule scolastiche, dormendo uno sull’altro e, se fortunati, mangiando una scatoletta di tonno al giorno. Non c’è più il profumo del pane cotto nel forno, delle falafel croccanti, delle pecore al pascolo e dei piccoli piaceri di Um Al Nasser… C’è il rumore incessante dei bombardamenti, il terrore negli occhi della madri, le preghiere di tutti. La “Terra dei bambini” quale oasi di pace, è nel cuore, qui, come a Gaza. Ci piace pensare che finchè sarà viva nella memoria e nel desiderio, viva quale modalità di diffondere un messaggio di pace e difesa dei diritti dei bambini, esisterà e resisterà . In questi giorni una moltitudine di persone e associazioni ci hanno chiesto di raccontare la sua storia… E da questa distruzione e opera di morte esala ora intenso il desiderio di costruire. Sapendo, con Elsa Morante, che “la terra sarà salvata dai bambini”. Un grande abbraccio a quanti ci sono vicini e la più tenera delle carezze per la dura notte dei bimbi di um Al Nasser.”
Sono passati venti giorni dall’azione criminale e la candidata di Renzi all’Alto Commissariato Europeo non ha avuto neanche il coraggio di convocare un ambasciatore, pensate che tempra…
Sono passati venti giorni e i soli “indignati” per il suo comportamento siamo noi (unici a destra) , Barbara Spinelli e Arturo Scotto di Sel.
La sedicente destra dei pataccari “patriottardi” in questo caso se ne fotte che la bandiera italiana sia stata oltraggiata.
Non abbiamo visto fratelli e sorelle, padagni e sacrestani strapparsi le vesti firmate e manifestare sotto l’ambasciata israeliana a Roma: ma che strano…
E che ha detto al proposito il sempre loquace Matteo Renzi? Nulla anche lui.
Se il silenzio omertoso è la qualità necessaria per candidarsi ad Alto Commissario europeo della Vergogna, allora conveniamo che la candidatura della Mogherini è quella giusta.
Ben rappresenta un governo incapace di mostrare un anelito di dignità .
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
“RENZI HA BLINDATO IL NOSTRO ACCORDO E CON LE RIFORME SARO’ RIABILITATO”
Silvio Berlusconi dicono abbia alla fine apprezzato i toni e le aperture del premier nell’intervista a
Repubblica. È il «sigillo» alle riforme e al suo ruolo di «padre riformatore» l’unica cosa che gli può interessare in questa fase.
Le spigolature, il “no” a qualsiasi ipotesi di scambio a margine del patto del Nazareno le considera scontate.
Il suo ragionamento, maturato ad Arcore durante la giornata trascorsa tra avvocati e figli, fa leva su una speranza. «Io tornerò in gioco, sarò ancora una volta candidabile, anche se nessuno modificherà la legge Severino: sarà la Corte di Strasburgo a darmi giustizia». Che poi è il refrain con il quale da tempo lo staff di legali, soprattutto Nicolò Ghedini, lo sta incoraggiando.
«L’importante — ripete — è che Renzi mi aiuti a riabilitarmi attraverso le riforme».
Ma ci vorrà tempo, mesi, tanti.
Ecco perchè Silvio Berlusconi non ha alcuna fretta, non spera neanche che Renzi vada alla deriva per tornare magari al voto nei primi mesi del 2015. Tutt’altro.
Il leader di Forza Italia rientrerà a Roma oggi in tarda mattinata, il terzo faccia a faccia con il presidente del Consiglio è confermato tra oggi e giovedì mattina.
«Dipende solo dall’agenda di Palazzo Chigi», spiegano dallo staff dell’ex Cavaliere. Può anche avvenire in giornata (meno probabile) se Renzi ritaglierà il tempo necessario, Denis Verdini ha dato massima disponibilità , è lui che tiene i contatti e che ieri si è intrattenuto col sottosegretario alla Presidenza Luca Lotti per mettere a punto gli ultimi ritocchi all’Italicum.
Oggi a pranzo intanto Berlusconi vedrà lui e Gianni Letta, i due che con molta probabilità lo seguiranno anche questa volta a Palazzo Chigi.
Con loro, con Giovanni Toti, con i capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta metterà a punto la strategia, ancora non del tutto definita.
Perchè per esempio proprio il “trattativista” Verdini vorrebbe imporre una sorta di linea dura: concedere al Nuovo centrodestra e agli altri piccoli in trincea per la riduzione dello sbarramento solo questa modifica (dal 4,5 al 4) e solo in alternativa le preferenze (con capolista bloccato, però).
Non entrambi i ritocchi, dal suo punto di vista sarebbe troppo.
Ma Berlusconi non ama i tecnicismi, gli interessa trattare e concedere se l’operazione consentirà di riportare in un’alleanza di centrodestra le altre forze, dai Fratelli d’Italia alla Lega passando proprio per l’Ncd.
A Renzi tuttavia l’ex premier garantirà soprattutto pieno sostegno per i prossimi passaggi parlamentari della riforma del Senato. Oltre che sulle modifiche all’Italicum che saranno concordate, norma che da lunedì 1 settembre, stando all’agenda del segretario Pd, dovrebbe cominciare il suo iter in commissione a Palazzo Madama.
«Il Paese ha bisogno di una legge fortemente bipolare e maggioritaria, non si possono modificare le soglie al di fuori di questo principio» avverte il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani, con un messaggio destinato per intero ai big del Nuovo centrodestra
Nell’incontro delle prossime ore (o dei prossimi giorni) Berlusconi non si attende che Renzi apra il dossier economico.
Perchè su quel fronte il premier non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi del «soccorso azzurro». Anche lì, il leader di Forza Italia spiega ai suoi che resterà in riva al fiume.
«Spetta a Renzi il primo passo, non saremo noi a offrirci – è la strategia che in questi giorni ha dettato da Arcore – Se la situazione si fa assai complicata, se c’è bisogno di noi, non saremo un’opposizione irresponsabile. Voglio vedere che succede, se in autunno c’è il rischio di un intervento della Trojka».
Forza Italia insomma non si tira indietro. E in effetti quel che fanno ripetendo gli esponenti di punta del partito conferma la linea dell’opposizione «responsabile ».
Ieri sera Maria Stella Gelmini, intervenendo a proposito del pasticcio della cosiddetta “quota 96” si sbilanciava in favore dell’esecutivo: «Spiace per gli insegnanti, ma il governo ha agito correttamente. Il bilancio dello Stato non cambia col cambio delle maggioranze, le risorse sono scarse e i conti vanno salvaguardati».
Due giorni fa l’ex ministro si era spinto fino a parlare della disponibilità forzista a dare una mano per «misure shock per l’economia».
Ieri è stata la volta del capogruppo Romani a Tgcom 24: «La nostra posizione è quella che se ci sarà bisogno di noi per l’interesse del Paese, noi ci saremo».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
CONFCOMMERCIO: “I COMPORTAMENTI DI SPESA NON SI SONO MODIFICATI”
L’effetto degli 80 euro in più in busta paga voluto dal governo Renzi “è quasi invisibile”.
Lo rileva la Confcommercio che diffonde l’indicatore dei consumi di giugno.
Secondo la confederazione allo stato attuale si conferma il permanere di un “quadro economico privo di una precisa direzione di marcia. Situazione che dopo un lungo ed eccezionale periodo recessivo non può non preoccupare molto”.
Inoltre gli italiani “hanno speso solo in parte le risorse derivanti da minori imposte e i comportamenti di spesa non si sono modificati”.
“Cercando l’effetto bonus a tutti i costi si può rinvenirlo nella crescita tendenziale dei consumi a giugno pari allo 0,4%, corrispondente a un +0,1% sul mese di maggio”. Troppo poco rispetto alle attese, rileva Confcommercio. “Sono segnali positivi ma straordinariamente deboli e insufficienti per affermare che la domanda delle famiglie sia giunta ad un incoraggiante punto di svolta”.
Secondo l’indicatore consumi di Confcommercio per il mese di giugno, “la cautela nell’interpretare i dati deriva anche dal peggioramento registrato a luglio proprio dal clima di fiducia delle famiglie, il secondo consecutivo, sintomo del permanere di uno stato di disagio caratterizzato dalla dominanza dell’incertezza per il futuro rispetto agli effetti reali di un maggior reddito disponibile”.
Nel dettaglio l’indicatore dei consumi di Confcommercio registra una crescita dell’1% della domanda di servizi, mentre la spesa per i beni ha registrato una variazione nulla rimanendo sugli stessi livelli dell’anno scorso.
A giugno, variazioni positive rispetto a giugno del 2013 si rilevano per la spesa reale in beni e servizi per le comunicazioni (+3,8%) grazie soprattutto all’acquisto di beni, per i beni e servizi ricreativi (+1,3%) e per gli alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (+1,1%) settore su cui influisce l’incremento della spesa per gli alberghi.
Per la confederazione invece una crescita più contenuta si è registrata per i beni e servizi per la persona (+0,8%) e per gli alimentari, bevande e tabacchi (+0,5%).
Una riduzione particolarmente significativa, infine, ha interessato i beni e servizi per la mobilità (-1,1%).
Riduzione dei consumi si sono registrate anche per l’abbigliamento e le calzature (-1,1%) e per i beni e servizi per la casa (-0,8%).
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
TORNA LO SPETTRO RECESSIONE, SEMPRE PIU’ LONTANO IL PAREGGIO STRUTTURALE CHIESTO DA BRUXELLES… A RISCHIO IL RISPETTO DEL FISCAL COMPACT
L’Italia di nuovo in recessione? Possibile. Lo sapremo domani alle 11. 
Quando l’Istat comunicherà la variazione del Pil nel secondo trimestre dell’anno.
Se dopo il -0,1% dei primi tre mesi arriverà un altro -0,1%, sarà recessione tecnica. Due segni negativi in due periodi consecutivi. Non si scappa. Il governo lo teme.
Al punto da aver ristretto la forchetta anticipata dall’Istituto di statistica a fine giugno. L’Istat prevedeva allora un Prodotto interno lordo oscillante tra -0,1% e +0,3%: quasi inferno e promessa di paradiso.
Intervallo ora compresso, nelle valutazioni dello staff economico di Palazzo Chigi, tra -0,1 e +0,1%.
Parlare di decimali, di zero virgola, certo non fa una grande differenza per il Paese reale fermo. Per chi cerca e non trova lavoro. Per le famiglie che stentano a quadrare i conti, bonus o non bonus.
Ma per il governo Renzi sì.
E non solo per una questione di comunicazione: i titoli sulla recessione da spiegare, gli italiani da tranquillizzare.
Ma per una strategia di politica economica tutta da reimpostare, con variazioni importanti da apportare entro settembre al Def, il Documento di economia e finanza, laddove il Pil per quest’anno è dato a +0,8%.
E forse con una manovra correttiva da mettere in pista, non più esclusa nemmeno dallo stesso Renzi che, nell’intervista di ieri a Repubblica, assicurava che “in ogni caso non toccheremo le tasse”.
D’altro canto un secondo segno meno per il Pil non è certo un bel lasciapassare con l’Europa.
Il premier è certo che “resteremo sotto il 3%” nel rapporto tra deficit e Pil (quest’anno il Def lo fotografa al 2,6%). Ma per Bruxelles potrebbe non bastare.
In prospettiva, camminare sul filo significa far saltare nei prossimi due anni il rispetto del pareggio di bilancio strutturale corretto per il ciclo economico (0,6% è il livello inserito nel programma di convergenza spedito alla Ue).
E soprattutto del fiscal compact, le rigide regole di riduzione del debito pubblico, inserite in Costituzione.
Con un semestre di Pil sotto zero e con pochissime possibilità di ribaltare la situazione nella seconda metà dell’anno, le richieste di deroghe e flessibilità extra che il governo si preparava a fare all’Europa della Merkel, durante il semestre di presidenza italiano, in virtù dei compiti fatti a casa, rischia di trasformarsi in una domanda di sconti perchè il Paese non ce la fa.
E torna ad essere la Cenerentola dell’Europa, visto che la Spagna ha innescato il turbo della crescita (sopra l’1%) e persino dalla Grecia trapelano segnali positivi.
È vero, non siamo al tracollo del Pil come negli anni bui della crisi post 2007.
E neanche al livello del 2012 (-2,4%) e 2013 (-1,9%). Ma i decimali ora contano più che mai.
Per trattare in Europa, ma anche sul fronte interno. Se la crescita viene ridotta dallo 0,8% allo 0,3%, modificando il Def, il deficit sale da 2,6 a 2,8%.
Un filo sotto il tetto e addio sconti sul cofinanziamento dei fondi europei. Addio risorse in più per bonus e investimenti facendo lievitare il deficit.
Tanto questo si alzerà da solo, perchè il Pil scende.
Ma anche il quadro politico ne risentirà . Inevitabile. Conti non più in sicurezza, l’Italia di nuovo vulnerabile.
E qualcuno, anche nella maggioranza, potrebbe cogliere l’occasione per trarne vantaggi.
Attaccando la politica degli annunci del governo.
I pasticci dei decreti scritti e riscritti. E il fronte europeo che torna caldo. Che sia recessione o stagnazione il tema è già priorità , se non urgenza, sul tavolo del governo. A prescindere da cosa dirà domani l’Istat.
Valentina Conte
(da “La Repubblica“)
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
QUESTA MATTINA NELLA BANCA INTERNA DI PALAZZO SAN MACUTO
Rapina pochi minuti fa nella filiale del Banco di Napoli a Palazzo San Macuto.
Un uomo a volto coperto è entrato, poco prima delle 9.30, nella filiale della banca nel palazzo che si trova nell’omonima piazza e che ospita, tra l’altro, la biblioteca, le commissioni bicamerali d’inchiesta del Parlamento e quelle di vigilanza.
Il rapinatore si è fatto consegnare del denaro dalla cassiera ed è scappato da un ingresso secondario del complesso in via del Seminario.
Secondo gli inquirenti, il rapinatore conosceva bene il palazzo: dopo il colpo, per raggiungere l’uscita secondaria, da cui si è poi dileguato per i vicoli del centro storico di Roma, ha dovuto fare un lungo giro per i corridoi, salendo e scendendo dal quinto piano.
Gli ingressi sono solitamente presidiati dagli assistenti parlamentari che sottopongono chiunque entra a rigidi controlli di sicurezza.
Inoltre, per entrare nelle sedi della Camera, di norma bisogna essere accreditati.
Il portone principale di Palazzo San Macuto è adesso sbarrato, e sono in corso indagini e rilievi da parte dell’Ispettorato generale della polizia di Stato a Montecitorio.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
IL PREMIER IN UN’INTERVISTA A “REPUBBLICA” NEGA L’ESISTENZA DI UN TESTO SCRITTO…. BERLUSCONI SUL “GIORNALE”: “È BASTATA UNA STRETTA DI MANO”
Una sincronia perfetta, da due vecchi amici. 
Il primo, Matteo Renzi, con un’intervista sul suo house organ ufficiale, Repubblica (a parte l’eccezione del Fondatore).
Il secondo, Silvio Berlusconi, con una frase a lui attribuita sul Giornale di Famiglia. Tutto torna. Argomento: l’oscuro patto del Nazareno.
Il premier Spregiudicato smentisce con una buona dose di ambiguità : “Patto scritto? Certo”. Finta suspense. E poi: “C’è dentro quello che legge negli atti parlamentari sulle riforme”.
Renzi si difende così da voci, indiscrezioni, sospetti, rivelazioni autorevoli: “Ma vi pare che io firmi una cosa con Berlusconi e la metta in un cassetto? Questa è la tipica cultura del sospetto di una parte della sinistra. Io ho declassificato il segreto di Stato per le stragi di questo Paese, e vado a nascondere un patto di questo di questo tipo?”.
Viene in mente la battuta di Stefano Rodotà del giugno scorso: “Renzi tolga il segreto di Stato dal patto del Nazareno”.
Ma la propaganda renziana, la cui suprema specialità è la dissimulazione (do you remember “Enrico stai sereno”?), deve rassicurare tutti, non solo l’ex Cavaliere.
E così per sedare i mal di pancia interni del Pd promette: “Niente scambi nel patto, mai più leggi ad personam, non toccheremo la Severino per salvare B.”. Dissimulazione e opacità due smentite uguali
Dalla dissimulazione all’opacità , tratto decisivo e atavico del berlusconismo.
Nello stesso giorno in cui Renzi “copre” il patto, l’ex premier affida al suo Giornale questa frase ufficiosa: “Ma ti pare che uno va dal notaio e mette nero su bianco che il tal accordo prevede la tale contropartita. Che ne so, che si farà la riforma istituzionale e della legge elettorale ma pure quella della giustizia e che magari si voterà insieme il prossimo presidente della Repubblica, uno scenario così lontano che neanche un pollo. Basta una stretta di mano”.
Due smentite praticamente uguali e che vanno nella stessa direzione: non esistono testi scritti.
L’incubo del renzusconismo è questo: che prima o poi vengano fuori condizioni e clausole sull’accordo sottoscritto nel gennaio scorso al Nazareno, nella sede nazionale del Pd a Roma, in pieno centro.
Un colloquio in cui, a un certo punto, i due allontanarono i “secondi” (Lorenzo Guerini per Renzi, Gianni Letta per B.), e rimasero da soli per sette minuti. Dissimulazione e opacità , appunto. Un inciucio da brividi.
L’euforia del Condannato e la sua resurrezione La prova regina di questo gioco delle parti tra lo Spregiudicato giovane e il Pregiudicato anziano è nella reazione euforica di quest’ultimo alla lettura di Repubblica.
Nemmeno quel titolone ingannevole, “Mai una legge salva-Berlusconi”, è riuscito a scuoterlo e a insinuare velenosi dubbi. Nulla di tutto ciò.
Di buon mattino, ieri ad Arcore, Berlusconi ha centellinato ogni passaggio renziano abbassando sovente il capo in segno di assenso raggiante.
Di qui la direttiva impartita tramite Giovanni Toti: “Nessuno attacchi Renzi, quelle frasi sulla Severino servono a tenere buoni i suoi e l’opinione pubblica di sinistra”. Più chiaro di così.
Del resto il Condannato è in una posizione ideale: ha blindato il patto segreto e coperto (“Renzi non cambierà nulla senza interpellarmi”) e allo stesso tempo si gode il cupo spettacolo del premier sempre più in difficoltà sull’economia.
È risuscitato completamente, come ha osservato Lucia Annunziata, direttore della versione online italiana dell’Huffington Post: “Ci assicura, il premier, mai più una legge ad personam per Berlusconi, ma è difficile immaginare una legge più ad personam dell’aver reso il Cavaliere un padre rifondatore della patria, mentre le opposizioni vengono additate al pubblico ludibrio”.
A proposito di opposizione: stamattina il Movimento 5 Stelle depositerà alla Camera dei deputati una lunga interrogazione al presidente del Consiglio sul testo scritto e segreto del patto del Nazareno.
A firmarla due nomi grillini di peso: Luigi Di Maio, che è anche vicepresidente di Montecitorio, e Alessandro Di Battista.
Il nuovo vertice tra oggi e domani Il documento è articolato ed entra nel merito di un altro punto dell’intesa Bierre (copyright Rino Formica): la giustizia.
Con perfetto tempismo, sempre ieri, il guardasigilli Orlando ha rinnovato l’impegno a farla con una “stretta sulle intercettazioni” e la fatidica responsabilità civile dei magistrati, due questioni che stanno molto a cuore all’ex Cavaliere. Non solo.
La chiave della sua possibile salvezza non risiede in apposite leggi ma nel futuro capo dello Stato, altra lacuna dell’intervista di ieri al premier.
Di tutto questo Renzi e B. parleranno da vicino, nel loro terzo incontro.
Potrebbe essere già stasera oppure domani. Cambieranno nome alla legge elettorale, dall’Italicum al Toscanum con nuove soglie e un po’ di preferenze.
Il patto del Nazareno è più forte che mai.
Finanche “brutale”, per ammissione di uno testimoni, il renziano Guerini.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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