Agosto 3rd, 2014 Riccardo Fucile
UNA VITA DI SLALOM PER NON SCONTENTARE NESSUNO… PER POI ALLA FINE SCHIERARSI CON I PIU’ FORTI, ANCHE SE VIOLANO LA LEGGE
Se la politica italiana fosse un fumetto, e non un filmaccio trash-horror, Piero Grasso sarebbe
Gastone, il cugino fortunato di Paperino.
E non solo perchè uno del suo livello sia assurto nientemeno che alla seconda carica dello Stato.
Ma per tutto il resto della carriera, di magistrato e poi di politico. Una continua altalena fra pochi atti nobili, come la sentenza del maxi-processo alla Cupola scritta nel 1987 da giudice a latere, o come il rifiuto di salvare Mancino dall’inchiesta sulla Trattativa su richiesta del Colle; e molti slalom a zigzag per non scontentare nessuno.
Come il rifiuto di firmare nel  1980, giovane pm a Palermo, gli ordini di cattura per il clan Gambino-Spatola-Inzerillo spiccati dal procuratore Gaetano Costa, lasciato solo e assassinato poco dopo.
Come la mancata firma sull’appello contro l’assoluzione di Andreotti e la guerra aperta ai pm “caselliani” nei cinque anni di procuratore a Palermo.
Come l’ascesa a Procuratore Antimafia grazie a tre leggi targate Berlusconi che eliminavano il suo concorrente Caselli.
Come l’incredibile proposta di premiare il Caimano per la presunta lotta alla mafia. L’ultimo colpo di fortuna l’anno scorso, appena entrato a Palazzo Madama: presidente del Senato grazie a Pd, Sel e alcuni dissidenti 5 Stelle, comprensibilmente terrorizzati dal suo rivale Schifani.
Da allora Piero l’Equilibrista non ha fatto che barcamenarsi per piacere a tutti o almeno non dispiacere a nessuno.
Poi la scorsa settimana è finalmente giunto il redde rationem: la controriforma del Senato, osteggiata dalle opposizioni con 7800 emendamenti.
Le opzioni erano solo due: o applicare la Costituzione, o cedere alle pressioni ricattatorie del premier, del Pd e del Quirinale al seguito.
La Costituzione è chiarissima: “La procedura normale di esame e approvazione diretta… è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale” (art.72). Non c’è regolamento che tenga: niente ghigliottine, tagliole, canguri o altre specie faunistiche per strozzare il dibattito.
Ma osservando la Carta si sarebbe discusso per mesi, com’è normale per una riforma che ne modifica ben 47 articoli su 139 (oltre un terzo), e la Trojka Renzi-B.-Napolitano non voleva.
Sulle prime, Grasso ha provato a fare la cosa che gli riesce meglio: l’anguilla.
Poi, richiamato all’ordine (vale sempre la minaccia della Serracchiani quando lui si disse timidamente critico sul nuovo Senato: “Si ricordi chi l’ha messo lì”), ha dovuto scegliere.
Indovinate per quale opzione? Che domande: quella del più forte.
Il prof. Giannuli ha spiegato bene sul blog di Grillo le procedure irregolari e truffaldine con cui il Senato ha votato il cuore della controriforma: la non elettività dei 100 senatori nominati.
Prima lo spacchettamento dell’emendamento De Petris sull’elettività delle Camere, per aggirare l’obbligo di voto segreto che avrebbe mandato sotto il governo.
Poi l’uso illegittimo del “canguro” per radere al suolo 1400 emendamenti ritenuti simili a quello illegittimamente bocciato (seguiti a ruota, con lo stesso trucco da magliari, da altri 3mila, con dentro 120 voti segreti obbligatori e dunque tagliati). Ancora la promessa di voto segreto su alcuni emendamenti Mucchetti, fatta al mattino e rimangiata la sera.
Infine il capolavoro: voto palese pure sull’emendamento Candiani che, a fronte della riduzione dei senatori a meno di un terzo, prevedeva un sacrosanto taglio dei deputati. Respinto anche quello: così il premier-padrone controllerà 354 deputati (grazie al mega-premio dell’Italicum) e gli basteranno 9 senatori su 100 per eleggersi un presidente della Repubblica di stretta osservanza e due terzi della Consulta di stretta obbedienza.
Sel e Lega intanto continuano ad abbaiare ma smettono di mordere, in cambio di un ritocchino al ribasso dell’Italicum sulle soglie di accesso alla Camera.
E quei pochi che ancora protestano Grasso li minaccia di sgombero da parte della “polizia” (s’è poi scoperto che parlava dei commessi d’aula).
Resterà agli annali il suo ordine perentorio “sequestrate quel canguro di peluche!”, imperituro reperto di un’epoca.
L’epoca in cui un Parlamento illegittimo cambiava la Costituzione con procedure illegali.
E meno male che il presidente del Senato era un magistrato.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Grasso | Commenta »
Agosto 3rd, 2014 Riccardo Fucile
GAMMY E’ STATO LASCIATO DA UNA COPPIA AUSTRALIANA ALLA MADRE TAILANDESE SURROGATA… SCATTA LA GARA DI SOLIDARIETA’ SU INTERNET, IL NEONATO HA BISOGNO DI UN INTERVENTO URGENTE AL CUORE
Si sono tenuti la sorellina sana, e hanno rifiutato invece il bimbo malato, afflitto dalla sindrome di Down e da un problema al cuore.
Una coppia australiana ha scatenato l’indignazione di mezza Asia e di tutto il mondo anglosassone collegato a quella parte del globo: dopo aver pagato 12 mila dollari a una giovane tailandese per fungere da madre surrogata, i due hanno rifiutato di accogliere uno dei gemelli nati dalla loro richiesta.
Perchè il bimbo è malato.
Rifiutato come un prodotto difettato, di scarto.
Gammy adesso è in ospedale, ricoverato per un’infezione polmonare dovuta anche alla sua gracilità .
La giovane madre, Pattaramon Chanbua 21 anni, è preoccupata, e ai giornali thailandesi ripresi da quelli anglosassoni dice di temere che possa non farcela da sola. «Ma io amo questo bambino, è mio figlio e lo sento come mio figlio, voglio avere la forza per aiutarlo e portarlo avanti»
Adesso Gammy ha 6 mesi, soffre di una malformazione congenita al cuore, e avrebbe bisogno di un intervento molto urgente che la mamma surrogata non può permettersi: vive in una famiglia povera di un sobborgo di Bangkok e ha altri due figli.
La storia ci racconta di una donna rimasta sola a confrontare la coppia venuta dall’Australia a prendersi i prodotti del loro accordo commerciale, una coppia che non appena ha visto che il bimbo era down l’ha rifiutato e se n’è tornata a casa senza imbarazzo
Dalla Thailandia all’Australia è partita una gara di solidarietà , su Internet il sito «Hope for Gammy» ha già raccolto oltre 150mila dollari australiani, circa 100mila euro, due terzi di quelli necessari per l’operazione.
Ma soprattutto è la protesta, l’imbarazzo per il comportamento della coppia che si diffonde su Internet: l’hashtag #Gammy parents, “genitori di Gammy”, raccoglie le proteste per il comportamento della coppia australiana
Il primo ministro di Canberra, mantenendo riservatezza sul nome della coppia, è intervenuto per difendere il suo paese in una storia che ha tutti i contorni per essere definito come un moderno atto di colonialismo di bianchi, ricchi, prepotenti che approfittano di una povera madre asiatica.
Per Tony Abbott «questa è una storia molto dolorosa, che illustra i problemi che esistono in questo tipo di richieste, di accordi. E’ vergognoso che un bambino malato possa essere abbandonato in questo modo»
La madre aveva saputo che il bimbo era malato da esami fatti al quarto mese di gravidanza, ma aveva rifiutato di abortire: «Sono buddista, la mia religione me lo vieta».
Ci sono altre 400 coppie australiane che aspettano un figlio da una mamma surrogata thailandese, ma dopo il caso di Gammy i governi dei due paesi hanno deciso di bloccare tutto e di rivedere gli accordi
Le ultime parole della mamma di Gammy sono rivolte alle altre donne come lei, che magari per far crescere i propri figli hanno accettato di crearne uno per un’altra famiglia in cambio di un po’ di aiuto.
«Vorrei dire a tutte le donne thailandesi di non entrare nel giro delle madri surrogate, non pensate solo ai soldi. Perchè se qualcosa va storto, nessuno vi aiuterà e il bambino sarà abbandonato ».
Forse questa volta non finirà così, la mamma di Gammy non sarà sola, riceverà aiuto finanziario.
Ma la brutalità di quello che le accaduto non è cancellabile.
Vincenzo Nigro
(da “La Repubblica”)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 3rd, 2014 Riccardo Fucile
DEPOSITATA DAL SUO ACCUSATORE MAIORANO CON UNA MONTAGNA DI DOCUMENTI…NEL MIRINO LE RICEVUTE DI RISTORANTI, ALBERGHI… LE ARAGOSTE DI MATTEO NEGLI USA… SU RENZI E’ VIETATO FORSE INDAGARE?
Ora c’è la denuncia. 
E fa una certa impressione vedere il plico poggiato sul tavolo dello studio dell’avvocato Carlo Taormina. Una montagna di carte. Che ieri mattina è stata firmata dal «grande accusatore» di Matteo Renzi, Alessandro Maiorano.
Il dipendente comunale che dal 2011 denuncia le «debolezze» del premier: dalle presunte «spese pazze» ai tempi in cui era presidente della Provincia di Firenze, fino alla casa pagata dal suo braccio destro Marco Carrai.
Sul tema si sono esercitati in molti, ma fino ad oggi è successo decisamente poco.
Ora Maiorano, e il suo difensore Taormina, sperano che finalmente qualcosa si muova. «La magistratura ha l’occasione di dimostrare di non essere politicizzata» sottolinea l’avvocato.
E il denunciante rilancia: «Voglio la verità . Se ho sbagliato sono pronto a pagare, ma se ha sbagliato lui?». Quindi sfida Renzi: «Accetti il confronto televisivo».
Nell’attesa che il presidente del Consiglio risponda arriva la denuncia depositata ieri alla procura di Roma e che lunedì, presumibilmente, partirà alla volta di Firenze. L’accusa è di aver sperperato 30 milioni di euro di soldi pubblici e non solo.
I reati ipotizzati vanno dall’associazione per delinquere al peculato, passando per l’abuso d’ufficio e la corruzione.
Con Renzi sono state denunciate altre persone tra le quali i componenti della giunta provinciale in carica tra il 2004 ed il 2009, tre ex funzionari della Provincia di Firenze ora al Comune, Marco Carrai, Alessandro Dini, Alessandro Conticini.
Ora toccherà ai magistrati indagare e capire se il premier ha qualcosa da spiegare.
Di certo, sfogliando le ricevute raccolte minuziosamente nel fascicolo c’è da sorridere. Anche perchè, vista l’indignazione popolare per le mutande che Roberto Cota si fece rimborsare dalla Regione Piemonte, ci si domanda come sia possibile che nessuno abbia detto niente sull’«espresso» di Matteo.
È il 21 aprile del 2008. L’allora presidente della Provincia di Firenze si trova a Chicago per un viaggio istituzionale.
E al suo ritorno inserisce nella nota spese uno scontrino da 13,78 dollari (10,67 euro al cambio di allora). 7,5 sono stati spesi per due caffè espressi.
Che dire poi della cena per 4 persone pagata la sera successiva?
Un occhio alla ricevuta ed ecco spuntare 4 «aragoste in gratin» per un totale di 87,8 dollari.
Dopotutto come si fa ad andare a Chicago e non mangiare aragosta?
Il premier, in fondo, è persona che ama trattarsi bene. Così ecco spuntare un’altra cena, ma stavolta a Firenze, alla trattoria «I due G»: bottiglia da vino da 50 euro e una bistecca da un chilo e 800 grammi (i coperti sono tre).
Ma è sempre dagli Usa che arrivano le notizie più sfiziose.
Come i 36 dollari per una colazione da Starbucks con 3 cappuccini, un muffin, yogurt, insalata di frutta e altre amenità .
O come quel viaggio in cui la carta di credito della Provincia viene «momentaneamente bloccata a garanzia di un pagamento da parte di un hotel a Boston» e Renzi è costretto ad utilizzare la sua.
La nota spese parla di 3000 dollari spesi al The Fairmont hotel di San Jose (il 7 novembre 2007). Nella delibera, però, si parla di 4.106,56 dollari, che al cambio fanno circa 700 euro in più. Una strana discrepanza.
Sommando il resto delle ricevute spiccano gli oltre 6.200 euro spesi al ristorante Da Lino per varie cene e gli oltre 7.000 al ristorante Taverna Bronzino.
Ci sono anche 184 euro pagati all’hotel Helvetia e Bristol di Firenze (ma Renzi non vive lì?).
Insomma tante «curiosità » su cui fare luce.
Per le sue accuse Maiorano è già stato querelato dal premier. Il processo è già cominciato ma Matteo non si è costituito parte civile.
Eppure è stato lui a presentare la denuncia. Un’altra stranezza in questa vicenda.
Nicola Imberti
(da “il Tempo”)
argomento: Renzi | Commenta »
Agosto 2nd, 2014 Riccardo Fucile
VERDINI SPINGE PER ENTRARE AL GOVERNO, MA BERLUSCONI: “NON LO REGGIAMO”
“Calma, calma”. Perchè “i nostri non reggerebbero”.
E perchè “c’è l’eventualità di una manovra pesante a settembre”, che l’ex premier stima in 20 miliardi. “Incollarsela” è un rischio.
È il Quirinale, più che il governo, il perno attorno a cui girano le riflessioni di Berlusconi alla vigilia del “patto del Nazareno bis”.
Che porterà a siglare l’accordo sulle modifiche all’Italicum, quando i due si incontreranno martedì a palazzo Chigi, nel corso di un pranzo che, al momento, è in agenda.
E che prevede il sigillo a quella modifica delle soglie già negoziata: 40 per accedere al premio di maggioranza, quorum al cinque per i non coalizzati, preferenze ma non per i capilista.
“Calma” va ripetendo Berlusconi da giorni a chi freme e vorrebbe tanto un avvicinamento all’area di maggioranza.
E magari, se ci fossero le condizioni, al governo con Renzi.
È soprattutto Verdini il teorico del soccorso azzurro nel settembre nero di Renzi. Nero perchè “Matteo” è messo male. E c’è qualcosa di profondo che preoccupa il premier oltre all’insofferenza politica del suo gruppo.
Ed è la certezza che con questi conti non solo non saranno estesi gli 80 euro, ma per confermarli si rischia una manovra lacrime e sangue.
Insomma, Renzi avrà bisogno di aiuto. “Offriamoglielo” dice Verdini. E non è il solo. “Un conto è l’aiuto, un conto è il governo” risponde il Cavaliere.
Anche quando gli vengono prospettati scenari che possono eccitare la brama di vendetta: un governo a due, Berlusconi e Renzi, senza Alfano di cui Matteo non ne può più, nel quale entrare occupando Interni, Sanità e la Giustizia con un tecnico.
Di “legislatura”.
Parole usate come il drappo rosso con un toro. Ma accolte da Berlusconi senza tanto entusiasmo: “In maggioranza se Renzi entra in difficoltà ? Non la vedo praticabile”.
E anche dalle parti del Pd un governo Renzi-Berlusconi viene visto come “impossibile”, così come “fantascienza” l’ha definito Maria Rosaria Rossi nella sua intervista all’HuffPost.
Proprio le parole della Rossi sul nome da scegliere assieme per il Quirinale e sul “Berlusconi in campo” suggeriscono che l’ex premier ha in mente un altro schema “praticabile”.
Che passa per le riforme e arriva al voto. Il quest’ottica il passaggio più delicato riguarda il prossimo inquilino del Colle, la successione di Napolitano.
È una scadenza che già orienta le mosse dei vari player.
Berlusconi, ad esempio, ha avuto la sensazione che Pier Ferdinando Casini si sia proposto, quando “Pier” è andato a trovarlo a palazzo Grazioli, con lo spirito del figliol prodigo che vuole chiudere la fase delle incomprensioni: “Tu sei stato come un padre” è stata una delle frasi che ha illuminato le antenne del Cavaliere in relazione all’obiettivo del furbo Casini.
E proprio l’intervista di Romano Prodi al Fatto suona come una conferma dell’esistenza di una sorta di clausola sul Quirinale del “Patto del Nazareno” che contempli una scelta condivisa tra Berlusconi e Renzi, che del Great Game sono i player principali.
Perchè, si sa, il Quirinale dura sette anni e i governi, in questo paese, hanno la media di sette mesi. E perchè è quello lo snodo della pacificazione, che sia la grazia o una pressione per modificare quella legge Severino su cui ci sono sempre stati dubbi di giuristi anche non di centrodestra.
Aiutare Renzi, dunque, non governarci assieme, per agevolare la trattativa vera dei prossimi mesi, quella sul Quirinale.
Epperò l’ex premier ha sempre siglato le paci preparando la guerra. Per questo, molto più dei governisti del suo partito, ha ricominciato a tessere la tela per ricucire una coalizione di centrodestra, pronta ad andare al voto già nel 2015.
È soprattutto attorno a questo programma che occuperà il tempo dell’agosto che lo vedrà costretto ad Arcore.
L’intenzione è di fare una serie di incontri con tutti i partiti di centrodestra, a partire da Ncd, per cercare di rimettere assieme uno schieramento comune. Ovviamente, mettendo anche a posto Forza Italia. Politicamente e non solo.
Proprio in relazione alle casse del partito Maria Rosaria Rossi ha diramato una nota per rassicurare i dipendenti sugli stipendi: “Verranno corrisposti la prossima settimana. Ne approfitto per ribadire, spero una volta per tutte, che non c’è nessuna intenzione da parte dell’amministrazione del partito di procedere ad alcuna richiesta di fideiussione bancaria ai partiti nè tantomeno di impegnare le liquidazioni dei deputati e dei senatori di Forza Italia”.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Agosto 2nd, 2014 Riccardo Fucile
E PER FINANZIARE IL PD RENZI PENSA A CENE ALL’AMERICANA
Il premier Matteo Renzi si coccola il leader di Forza Italia dopo aver portato a casa il Senato dei
100: “E’ importante che Berlusconi stia al tavolo della riforma elettorale così come è stato a quello per la riforma costituzionale: un segnale importante, di serietà del sistema”, ha detto Renzi, parlando con i cronisti dal Cairo.
Nessuna conferma però è arrivata sul giorno dell’incontro, secondo molti martedì, con il Cav: “Vediamo, sarà prossima settimana”.
“Nessuno avrebbe scommesso sulla possibilità di consentire oggi al Senato di prendersi un giorno di vacanza”, ha aggiunto Renzi tornando a commentare il lavoro fatto in questi giorni sulla riforma costituzionale ricordando il grande numero di emendamenti – 5 su più 8 mila – esaminati.
“Si va avanti” più spediti di quanto si potesse immaginare solo fino a qualche giorno fa, ha proseguito parlando con i cronisti nel suo viaggio di ritorno dal Cairo rimarcando che si tratta di una “riforma seria, una grande riforma”
Quanto alle nomine Ue, l’unico problema del vertice Ue del 30 agosto è che quello è il giorno della partita Roma-Fiorentina.
Ma per il resto “l’Europa va bene”, ha scherzato con i giornalisti sulla questione dell’Europa facendo riferimento alla partita di campionato tra i giallorossi e la squadra dei ‘viola’.
Poi ha aggiunto: “A settembre il Pd organizzerà “un paio di cene elettorali, all’americana, per finanziamenti al partito”.
(da “Huffington Post“)
argomento: Renzi | Commenta »
Agosto 2nd, 2014 Riccardo Fucile
“COPERTURE BALLERINE MEL DECRETO MADIA, MANCANO I SOLDI PER LA NORMA QUOTA 96”
Alla fine i tecnici del Tesoro hanno dato ragione a Carlo Cottarelli. Ormai in odor d’uscita.
I dubbi del commissario alla Spending review, sulle coperture necessarie alla riforma della Pubblica amministrazione, oggi trovano conferma negli uffici della Ragioneria di via XX Settembre. E Forza Italia si indigna: “Cose mai viste”.
Quattro i rilievi avanzati dal ministero.
Primo fra tutti quello che riguarda la cosiddetta norma ‘Quota 96’, che risulterebbe priva di coperture. Con questa norma si permette agli insegnati e al personale Ata di accedere alla pensione, se si raggiungono i 61 anni d’età e i 35 anni di servizio o i 60 anni d’età e i 36 anni di servizio.
La somma di queste cifre dà appunto 96. Da oggi al 2018 serviranno circa 400 milioni di euro per consentire ai ‘Quota 96’ di lasciare il lavoro con l’assegno previdenziale.
La Ragioneria rileva che la norma risulta “scoperta in termini di fabbisogno e indebitamento netto ai sensi delle norme di contabilità “.
Quindi per assicurare “la neutralità degli effetti per il 2014 – si legge nei pareri del Mef – la riduzione da apportare si deve attestare a 45 milioni”.
E non a 34 milioni come indica la relazione tecnica del provvedimento.
In più, sempre secondo i tecnici del Tesoro, non è escluso un superamento del limite di 4mila unità , visto che l’Inps aveva conteggiato gli esodati della scuola in almeno 9mila persone.
Da subito Cottarelli è rimasto perplesso davanti all’approvazione di questa norma contenuta nella riforma della Pubblica amministrazione, soprattutto per quanto riguarda il metodo di reperimento delle risorse:
“Si sta diffondendo la pratica di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali”, ha sbottato il commissionario alla spending review.
Oltre al ripristino di ‘Quota 96’ per gli insegnanti, a finire nel mirino del Mef sono anche le disposizioni sul pensionamento d’ufficio a 68 anni dei professori universitari.
Oggi la legge Gelmini consente l’anticipazione obbligatoria a 70 anni.
L’anticipazione di due anni costerebbe 34,2 milioni nel 2015 e dal 2015 al 2021 il costo è di circa 113 milioni.
Per la cancellazione delle penalizzazioni introdotte dalla legge Fornero per le uscite anticipate dal lavoro, la relazione tecnica al decreto legge Madia ha stimato un esborso di un milione per 2014, tre milioni per il 2015 e 7 milioni per il 2016.
I conti della Ragioneria prevedono 5 milioni per il 2014, 15 mln per il 2015 e 35 mln per il 2016. Infine secondo i tecnici del Tesoro la quantificazione di un milione di euro dal 2014 per i benefici alle vittime di atti di terrorismo sarebbe “sottostimata”.
A questo punto, Forza Italia, capitanata da Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, e Rocco Palese, capogruppo azzurro in Commissione Bilancio alla Camera, bolla come “atteggiamento irresponsabile” quello del governo e della sua maggioranza, ricordando che “in Commissione Bilancio alla Camera questi nodi erano stati evidenziati dal nostro partito che aveva chiesto coperture certe e ben delineate. Adesso occorrerà cambiare nuovamente il testo, trovare le coperture necessarie per i provvedimenti contenuti nel decreto, approvarlo al Senato e rimandarlo, per un nuovo passaggio, alla Camera. Il tutto a causa della miopia con la quale il governo Renzi affronta le discussioni nelle Commissioni parlamentari e nelle Aule del Parlamento. Le Camere esistono per contribuire attivamente e costruttivamente alla legiferazione, non per ratificare gli errori degli esecutivi distratti e incompetenti”.
Adesso la polemica è anche politica, ma soprattutto, per Renzi, la preoccupazione deriva dalla burocrazia ministeriale.
Quella che deve far tornare i conti.
(da “Huffington Post“)
argomento: Renzi | Commenta »
Agosto 2nd, 2014 Riccardo Fucile
SILVIO CHIEDE IL RISPETTO DEI PATTI SULL’ITALICUM MA ANCHE UN SEGNALE SULLE SUE AZIENDE E “AGIBILITA’ POLITICA”
«Siamo stati determinanti per il successo della riforma del Senato, spero che adesso Matteo sia
riconoscente». Canta vittoria Silvio Berlusconi, a un anno dalla condanna definitiva Mediaset lo scenario sembra trasformato: ancora ieri i suoi parlamentari – fatta eccezione per Minzolini e pochi altri – hanno difeso la trincea di Palazzo Madama al fianco dei senatori Pd.
Dopo le quattro ore di «servizio» all’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, il leader di Forza Italia pranza con i figli Marina e Pier Silvio, solo dopo si informa con Denis Verdini e Paolo Romani di quanto accaduto al Senato, apprende come la partita si sia sbloccata, una soluzione pare ormai all’orizzonte.
I due sherpa hanno seguito passo passo il lavoro del ministro Boschi, le ultime trattative con le opposizioni.
Berlusconi si congratula e ora si pregusta il faccia a faccia di martedì con il presidente del Consiglio, che potrebbe tenersi proprio in quel Palazzo Madama dal quale è stato «espulso» a novembre.
Al tavolo di martedì – affiancato da Verdini e Gianni Letta – Berlusconi discuterà soprattutto di Italicum, di modifica della legge elettorale, per quello Renzi vuole incontrarlo.
Ritocchi sui quali hanno già lavorato gli “ambasciatori”, appunto, ai leader toccherà ratificare l’accordo bis: abbassamento dello sbarramento al 4 per cento, innalzamento della soglia per il premio di maggioranza al 40, capilista blindati e poi preferenze.
Con Forza Italia che vorrebbe strappare la possibilità di piazzare gli stessi capilista in almeno dieci circoscrizioni. Dettagli.
L’ex premier fa sapere ai suoi che certo non andrà a dettare condizioni, ma con altrettanta schiettezza confida ai più intimi che un qualche «riconoscimento» se lo attende.
Nessuno si sogna di rivendicare la modifica della Severino e o un qualche lasciapassare giudiziaria.
Ma per esempio il mantenimento dello status quo in campo televisivo verrebbe ritenuto un segnale importante, una rinuncia del governo a intervenire sulla legge Gasparri è tuttora in cima ai desideri di Fedele Confalonieri.
Il resto riguarda la persona (e i problemi) di Berlusconi, la sua ambizione a restare in partita e a vedere riconosciuto il suo ruolo.
Gli uomini più vicini al leader di Forza Italia ragionano in particolare sulla eventualità che la Corte di Strasburgo capovolga la sentenza Mediaset di un anno fa.
Se dovesse accadere, c’è solo un «indennizzo» che potrebbe ripagare il loro capo dopo la «guerra dei vent’anni» con le procure e dopo il contributo garantito alla riforma della Costituzione.
E quel riconoscimento porta alla figura del senatore a vita, che proprio la riforma che sta per essere approvata comunque mantiene.
Ad appannaggio del Quirinale, che da qui a un anno potrebbe cambiare inquilino. Sarà pure un caso, ma Forza Italia si è battuta perchè anche i futuri senatori-consiglieri mantengano l’immunità .
Poco più di un sogno inconfessabile per l’ex Cavaliere, il ritorno a Palazzo Madama dopo l’ignominiosa cacciata del 27 novembre 2013.
Al momento lo tiene nel cassetto più recondito della sua camera ad Arcore.
Di altro ha parlato giovedì quando ha ricevuto a cena a Villa San Martino Giovanni Toti, Antonio Tajani, Mariastella Gelmini, Deborah Bergamini.
Di emergenza economica, tanto per cominciare, e di quanto sia imminente un «autunno difficile per l’Italia ».
Loro, avverte, dovranno fare sì opposizione alle «misure inadeguate che il governo Renzi sta mettendo in campo».
Ma con la consapevolezza che «più di tanto un governo in Italia non può fare, se non saranno modificate le regole europee».
Detto questo, nessuna scialuppa di salvataggio per l’esecutivo da parte sua. Anche perchè il partito prefigura «un voto in primavera», stando a quanto dichiara all’ Huffington Post la senatrice Maria Rosaria Rossi, braccio destro del leader.
Che parla anche della possibilità di eleggere «insieme» (al Pd) il prossimo capo dello Stato» e della prossima candidatura premier: «Un Berlusconi vuole che non lo troviamo? Non ho detto Marina, ho detto un Berlusconi. Magari abbiamo il jolly».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Renzi | Commenta »
Agosto 2nd, 2014 Riccardo Fucile
TRE NUOVI TESTIMONI AGGRAVANO LA POSIZIONE DELL’EX GOVERNATORE DEL VENETO
Giancarlo Galan resta in carcere per le accuse di corruzione nell’inchiesta Mose.
Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Venezia dopo quattro ore di camera di consiglio. I giudici hanno respinto le richieste della difesa dell’ex governatore, che chiedeva la scarcerazione o in subordine i domiciliari.
I giudici hanno respinto tuttavia le contestazioni fatte dal Gip Alberto Scaramuzza per fatti antecedenti il 22 luglio 2008.
Tra questi, i finanziamenti per le per le campagna elettorali, altre dazioni, e i lavori per il restauro della villa dell’ex Governatore.
Hanno invece accolto la parte dell’ordinanza riguardante i presunti illeciti attribuiti a Galan dopo il 22 luglio 2008.
Nel giorno in cui i giudici hanno deciso di non accogliere la richiesta di scarcerazione avanzata dai suoi legali, Galan ha dovuto fare i conti con un’altra grana.
Anzi tre, perchè tre sono i supertestimoni che hanno lanciato pesanti accuse nei confronti dell’ex governatore del Veneto, e principale esponente politico coinvolto nell’inchiesta Mose, il sistema di barriere che dovrà proteggere Venezia dall’acqua alta.
Uno su tutti Salvatore Romano, l’ex proprietario che ha venduto a Galan la villa di Cinto Euganeo: “Per quella villa ho ricevuto un milione e centomila euro in nero”, oltre a settecentomila euro in bianco.
Un’accusa pesante, soprattutto perchè l’ex ministro di Forza Italia ha dichiarato ai magistrati di aver “corrisposto all’ex proprietario poco meno di un milione di euro”.
Per la difesa si tratta di argomenti deboli, trattandosi della loro parola contro quella del loro assistito.
Come racconta il Corriere della Sera, l’accusa di Romano ha un doppio significato: primo, “Galan aveva disponibilità cash per almeno un milione e centomila euro e questo dimostrerebbe che il suo grande accusatorie, Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, non s’inventa cose. Mazzacurati ha infatti dichiarato di avergli versato in nero un milione di euro all’anno per avere le autorizzazioni del Mose.
Il secondo significato per i pm è nelle cose: Galan dice il falso.
Il secondo testimone.
Pesanti come un macigno, secondo l’accusa, le parole del secondo supertestimone. Si tratta di Pierluigi Alessandri, imprenditore edile veneziano e ad di Saicam.
Alessandri sostiene di aver dato a Galan 100 mila euro in due o tre tranche, in contanti, e di aver ristrutturato la villa di Galan gratuitamente.
Perchè? La sua impresa voleva entrare nel giro dei grandi appalti, il Comune di Venezia non bastava più, si puntava alla Regione.
Così avrebbe chiesto, racconta ancora il Corsera, a Galan un aiuto. E l’ex Governatore gli avrebbe spiegato come funzionavano le cose lì: per entrare nel giro bisogna essere generosi. Alessandri è indagato per corruzione.
Il terzo tassello.
E’ ancora un imprenditore ad accusare l’ex Governatore del Veneto.
Andrea Mevorach ha smentito le affermazioni di Galan che nel suo memoriale ha scritto: “Dopo le elezioni del 2005 Mevorach mi disse di aver consegnato a Claudia Minutillo (l’ex segretaria) 300 mila euro in nero, che io non ho mai visto”.
L’imprenditore nega, affermando che “diverse volte Galan mi ha chiesto di dargli dei soldi, me li chiese anche” per fare lavori per la Regione, “ma io non li ho mai dati nè a Chisso (l’assessore regionale, anche lui arrestato) nè alla Minutillo, e così non ho mai fatto lavori per la Regione”.
(da “Hufffingtonpost”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Agosto 2nd, 2014 Riccardo Fucile
SE NON SI TROVANO 14,8 MILIARDI DAI TAGLI ALLA FINE SCATTERANNO AUTOMATICAMENTE AUMENTI DELLE ACCISE E DELLE TASSE
“La spending review andrà avanti anche senza Cottarelli”. Le parole del presidente del Consiglio,
Matteo Renzi, mettono una pietra tombale sulla prosecuzione del rapporto con il commissario straordinario ai tagli, ma non liberano certo il governo dalla necessità di metter mano alle forbici con sempre maggiore urgenza.
Se il premier rivendica il primato delle scelte politiche su quelle dei tecnici, i numeri dicono che la regina delle sue azioni di governo – il bonus Irpef da 80 euro, in attesa delle riforme degli assetti parlamentari – rischia di saltare senza una reale cesura ai costi della macchina statale.
A maggior ragione dopo che il premier ha spiegato di non poter garantire l’estensione del pensionati e partite Iva.
Il problema di Renzi è duplice. Una delle slide più controverse del piano Cottarelli mostra quanto il suo lavoro fosse indispensabile anche per l’eredità che gli esecutivi precedenti hanno lasciato su Renzi & Co.
A pagina 62 si elencavano gli importi già impegnati “a parità di obiettivi di indebitamento netto” rispetto all’ultima stabilità : per il 2015 e 2016 si parla rispettivamente di 10,4 e 14,8 miliardi. Questo mentre la prima delle tabelle, quella che riassume i tagli possibili, cita risparmi per 18,1 e 33,9 miliardi nel prossimo biennio.
L’urgenza di non interrompere il lavoro viene dunque in primis dalla necessità di onorare gli impegni del recente passato, senza ricorrere agli odiosi aumenti di accise o delle tasse, che in automatico colmerebbero il gap di fondi.
Ma i provvedimenti presi dall’attuale governo hanno attinto parimenti ai tagli come principale fonte di copertura.
Proprio su questo si è consumata la rottura con Cottarelli, che ha denunciato l’impossibilità di tagliare le tasse (fine ultimo originario della spending) se la politica continua a richiedere di dirottare risorse altrove.
La “quota 96” della riforma della Pa è stata la goccia, ma come accennato basta pensare alle coperture per il Bonus Irpef per rendersi conto dell’andazzo: 2,1 miliardi di tagli alla spesa di Enti, Regioni e Stato, 1 miliardo alle agevolazioni d’impresa, 900 milioni di “sobrietà “, 100 milioni dalle municipalizzate.
Tutte voci che si riuniscono sotto il cappello della “spending”.
Senza considerare che dal 2015, se vorrà esser reso strutturale, il bonus non potrà contare sugli 1,8 miliardi una tantum derivanti dalla rettifica del valore delle quote di Bankitalia e che – dispiegato sull’intero anno e non solo a partire da maggio, come nel 2014, – costerà 10 miliardi invece di 7.
A queste considerazioni si somma il difficile ciclo economico, che porta l’obbligo di spender meno perchè il deficit non salga oltre i limiti consentiti.
Altra legna al fuoco dei tagli, mentre montano le voci di chi ritiene ormai indispensabili manovre da svariati miliardi.
Raffaele Ricciardi
argomento: Renzi | Commenta »