Gennaio 7th, 2016 Riccardo Fucile
ESPONENTE STORICO DEL PARTITO LIBERALE, SI DEFINIVA “DEMOCRATICO, LAICO, EUROPEISTA, SOCIALE”
E’ morto stamattina, nella sua casa di Roma, Valerio Zanone, una delle figure di maggior
spessore di quella che Mani Pulite archiviò come Prima Repubblica. Definizione che tende a inquinare con una connotazione deteriore il profilo di chiunque venga ad essa riportato. Invece è importante operare dei distinguo, soprattutto nel momento dell’ultimo ricordo.
Zanone non è stato un leader buono per tutte le stagioni, ma un intellettuale coerente con la sua visione dell’idea liberale: laicista, europeista, sociale.
Un liberaldemocratico della tradizione piemontese, Valerio Zanone, puro e anomalo, sin dalla contestazione iniziale di Malagodi a metà degli anni Sessanta. Contro la concezione elitaria del liberalismo.
Valerio Zanone, malato da più di un anno, avrebbe compiuto 80 anni il 22 gennaio. Torinese, per 10 anni è stato segretario del Partito Liberale, più volte ministro, sindaco di Torino dal 1990 al 1992 e parlamentare per sei legislature, presidente della Fondazione “Luigi Einaudi” di Roma per gli studi di economia e politica.
Dopo la fine del Pli, l’attività politica di Zanone è proseguita anche nel rivoluzionato panorama politico post Tangentopoli. Da presidente della Federazione dei Liberali ha preso parte alla fondazione dell’Ulivo di Romano Prodi. E’ stato nella Margherita con Francesco Rutelli, mai con il centrodestra. E all’idea liberale ha dedicato sempre il suo impegno politico.
I 50 anni di politica di Zanone hanno dunque attraversato la storia d’Italia durante la prima e la seconda Repubblica.
E’ consigliere regionale del Piemonte dal 1970, segretario del Partito liberale italiano dal 1976 al 1985, dopo Malagodi.
Sono gli anni della lotta al terrorismo, ma anche dell’alleanza dei liberali con i socialisti di Bettino Craxi, fissata nella storia della politica italiana con il sofferto referendum per l’abolizione della scala mobile, che svincola la dinamica degli stipendi dall’andamento dell’inflazione. Zanone è ministro tra il 1985 e il 1989 nei governi presieduti da Craxi (Ecologia, 1983-86, e Industria, 1986-87), De Mita e Goria (alla Difesa in entrambe le esperienze, 1987-89).
Nel 1986, da ministro dell’Ecologia, firma la legge istitutiva del ministero dell’Ambiente, una tra le prime in Europa.
Passato nello stesso anno al dicastero dell’Industria, organizza la Conferenza nazionale dell’energia sulla questione del nucleare, presieduta dall’ex governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi.
Da ministro della Difesa affronta la prima missione militare italiana nel Golfo Persico. Nel 1990 è eletto sindaco di Torino, incarico che lascia nel 1992 per tornare in Parlamento. Zanone è deputato dal 1976 per 18 anni e cinque legislature, fino al 1994. Nel 1992, Zanone ammette di aver aderito all’inizio degli anni Settanta a una loggia massonica, la “Augusta Taurinorum” di Torino.
Dopo le dimissioni dal Pli dà vita all’Unione Liberaldemocratica, vicino al centrosinistra, un piccolo movimento presente soprattutto in Piemonte. In vista delle elezioni politiche del 1994, con Berlusconi che scende in campo promettendo il suo “miracolo italiano”, Zanone si schiera con Mariotto Segni e il suo Patto di Rinascita Nazionale, detto poi Patto Segni, contestando la deriva berlusconiana di alcuni ex-liberali.
Dieci anni dopo, nel novembre 2004, si stacca dalla Federazione dei Liberali e aderisce alla Margherita, dando vita all’Associazione per la Democrazia Liberale, il cui obiettivo è di fermare la diaspora e compattare i liberali sparsi nei vari partiti del centrosinistra in modo da contribuire “con iniziative di segno schiettamente liberale al progetto dell’alternativa riformista”.
Così, dopo 12 anni fuori dall’impegno parlamentare ma non dalla politica, nel 2006 Zanone torna in Parlamento e vi resta per due anni, eletto al Senato nella lista della Margherita per la regione Lombardia, assumendo poi l’incarico di vice presidente della 4 ª Commissione permanente (Difesa).
Nel maggio del 2010 annuncia la sua adesione a Alleanza per l’Italia di Rutelli, tramite la promozione e costituzione del Comitato Liberale di Alleanza per l’Italia. Malgrado la malattia, dà fondo a ogni energia nell’ultima sua battaglia politica, insieme a Roberto Einaudi: evitare che la Fondazione Luigi Einaudi di Roma, fondata da Giovanni Malagodi nel 1962 e di cui è per anni presidente, finisca sotto il controllo di Silvio Berlusconi e di Forza Italia. Perchè “mai con la destra”.
Valerio Zanone voleva essere ricordato come “democratico, laico, europeista, sociale”. Ma per la sua lapide, al cimitero monumentale di Torino, ha scelto una parola: “Liberale”.
(da “La Repubblica”)
argomento: Politica | Commenta »
Gennaio 7th, 2016 Riccardo Fucile
LA POLITICA NON SI MORALIZZA CHIEDENDO UN CERTIFICATO PENALE
Quanto sta emergendo rispetto ai “fatti di Quarto e del ‪M5S‬, dimostra che per moralizzare la politica, prevenire certe infiltrazioni ed essere sicuri dell’onestà di un candidato, non basta – e non possono bastare – l’acquisizione di un certificato penale o “dei carichi pendenti”.
Le barriere vanno definite in modo più efficace ed efficiente.
Da certi punti di vista, la Campania e’ “terra bellissima ma maligna assai” ed il fenomeno riguarda l’intera penisola: mafia e camorra sono ovunque…
Penso a De Magistris. Non è stato un grande sindaco, però, come prevenire le infiltrazioni, lo sapeva e l’ha fatto.
Vero, ha compiuto scelte gestionali discutibili sul piano politico ed anche programmatico, ma di base c’è sempre stata l’onesta’ dell’azione…
Forse anche cambiare giunta in continuazione e’ stato funzionale all’elisione/prevenzione di possibili infiltrazioni. Chissà …
Probabilmente, se io fossi stato – o fossi – Sindaco di Napoli, avrei fatto (e farei) lo stesso…
Una cosa è certa comunque. Cantone ha ragione: “se un certo male e’ così diffuso, la politica e le Istituzioni devono farsi carico di trovare l’antidoto. Ed il problema è generale.
Quanta “mazzamma” (per usare un’espressione di contesto) ci sarà nel centro-destra e nel centro-sinistra? Immagino a iosa, sempre misto alla gente perbene, quella che “ci crede davvero”…
Uno Stato debole e poco presente. Uno Stato che non da risposte e che, invece, vessa e tartassa, altresì imponendo assurdi benefici di casta, non serve proprio a nulla. Vorrei meno Stato: vero. Ma dove serve lo vorrei mastodontico.
La legalità non è “un bene” che è possibile privatizzare…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
argomento: denuncia | Commenta »
Gennaio 6th, 2016 Riccardo Fucile
I GRILLINI SI DIFENDONO DALLE ACCUSE, MA NON METTONO LA MANO SUL FUOCO SUL LORO SINDACO
Sembra una difesa d’ufficio più attenta al contrattacco che a fare muro a protezione del sindaco
di Quarto. Sindaco che, nel comunicato del Movimento 5 Stelle, non viene neanche nominato.
Sarà lei, Rosa Capuozzo, interpellata dall’Ansa, a dire che dalle intercettazione pubblicate “emerge solo una visione distorta dei fatti”.
Per tutto il giorno i telefonini squillano ma nessuno risponde.
Ai parlamentari 5 Stelle e al Direttorio pentastellato è stato detto di non parlare con i giornalisti. Sono ore convulse e di tormenti.
Si studia una strategia per uscire dall’imbarazzo dopo la pubblicazione di alcune telefonate in cui Alfonso Cesarano, imprenditore legato al clan camorrista dei Polverino, dà indicazioni per appoggiare al ballottaggio, nel giugno scorso, il candidato sindaco dei 5Stelle a Quarto.
I grillini, che hanno sempre avuto il primato della purezza e che hanno fatto dell’onestà il loro distintivo, sono rimasti colpiti o perlomeno scossi da questa indagine.
Bisognerà infatti aspettare le sette di sera per leggere la nota ufficiale, affidata alle agenzie di stampa, in cui il Movimento scrive: “A Quarto, il M5S ha espulso De Robbio prima ancora che fosse indagato ed oggi è parte lesa”.
Giovanni De Robbio — scrive La Stampa — è la ‘pecora nera’ dei Cinque Stelle, l’uomo del presunto patto inconfessabile con la camorra “ed è stato cacciato quando ormai l’inchiesta del pm John Henry Woodcook cominciava ad essere stringente”.
Tempistica a parte, il comunicato firmato genericamente dal Movimento 5 Stelle, non chiarisce i dettagli della vicenda.
Vicenda in cui nessuno dei pentastellati ci mette la faccia, eppure quattro dei cinque componenti del Direttorio (Di Maio, Fico, Ruocco e Sibilia) sono campani.
La nota si dedica principalmente (a parte una riga) ad attaccare Forza Italia e il Partito democratico. Quest’ultimo, in particolare, per tutto il pomeriggio, ha incalzato i grillini. Da Luigi Zanda (“Il silenzio di Fico e Di Maio è gravissimo”) a Stefano Esposito (“Rosa Capuozzo venga in commissione Antimafia”).
Così i 5 Stelle, dopo aver appreso del fuoco incrociato contro di loro, hanno deciso di intervenire passando al contrattacco: “Fa francamente ridere che sia il Pd a ergersi a cattedra morale della politica, un partito che con la mafia ci è andato a braccetto finora, che è persino stato in grado di sostenere un condannato come De Luca alla presidenza della Regione Campania in una lista-ammucchiata sostenuta da Ciriaco De Mita. Fa ridere sì, che sia il Pd, che oggi ha fatto della questione morale una reliquia, ad avanzare lezioni di trasparenza nei confronti dell’unica forza politica onesta e pulita, qual è il M5S”.
Intanto sul web circolano con insistenza, sono quasi virali, le foto e i video che ritraggono Luigi Di Maio e Roberto Fico mentre festeggiano e abbracciano Rosa Capuozzo la sera della vittoria elettorale a Quarto.
Ma per lei, in suo difesa, nessuno fino ad ora ha speso una parola.
L’unico ad aver risposto al telefono è Carlo Sibilia intorno alle sei del pomeriggio: “Su questa vicenda conviene sentire Fico o Di Maio, ma credo che oggi nessuno risponderà . Sono giorni di festa”.
Un’ora dopo, invece, viene pubblicato il comunicato. Ce ne è per tutti i partiti.
Viene attaccato anche il commissario del Pd romano Matteo Orfini “colpevole non solo di aver trascinato Roma nel fosso, ma soprattutto di aver difeso fino all’ultimo l’ex presidente Pd di Ostia Andrea Tassone nonostante, come lui stesso dichiarò, avesse avuto contezza ben prima della magistratura dei suoi legami con i clan mafiosi del litorale. Dal 91 ad oggi – prosegue il Movimento 5 Stelle – circa un centinaio di Comuni, se non di più, sotto l’amministrazione di centrosinistra sono stati sciolti e commissariati per infiltrazioni mafiose ed hanno anche il coraggio di parlare, di dispensare lezioni di democrazia”.
“La verità — concludono i 5 Stelle – è che sono decenni che la mafia prova a infiltrarsi nella politica e quando ha incontrato Forza Italia e il Pd ci ha fatto affari, piazzando anche i suoi uomini in Parlamento. Quando ha provato ad avvicinarsi al M5S è stata messa alla porta. Questa è la grande differenza tra una forza di cittadini onesti e puliti come il 5 Stelle e la vecchia classe politica: noi camminiamo a testa alta, loro dovrebbero avere almeno la decenza di restare in silenzio”.
Conclusa la vicenda di Gela con l’espulsione del sindaco Messinese, adesso i 5 Stelle devono fare i conti con questa inchiesta nelle mani del pm Woodcock e nei prossimi giorni si attendono nuovi sviluppi.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 6th, 2016 Riccardo Fucile
DEPUTATI PROVENIENTE DA VARI GRUPPI STANNO INSIEME IN NOME DELL’AMERICA LATINA: FONDI PREVISTI SOLO PER CHI ADERISCE A UNA COMPONENTE GIA’ PRESENTE ALLE ELEZIONI
Nello Formisano è stato eletto con il Centro democratico in Campania. Eugenia Roccella e Vincenzo Piso, invece, erano nelle liste Pdl nel Lazio (poi Ncd). Guglielmo Vaccaro è stato votato dai campani col Pd. Provenienze diverse.
Cosa ci fanno ora, alla Camera, nell’Unione sudamericana emigrati italiani?
Hanno trovato rifugio in Sudamerica, si potrebbe dire, dopo il divorzio con i rispettivi partiti di elezione.
L’Unione sudamericana emigrati (Usei) è una delle componenti del gruppo Misto della Camera. Presieduta da Renata Bueno, eletta, lei sì, nella circoscrizione estera del Sud America: doppia cittadinanza, brasiliana e italiana, candidata a Montecitorio proprio con l’Usei.
Formazione abbandonata a inizio legislatura per passare al Maie, ma resuscitata il 30 novembre scorso.
Lo scopo? «Evidenziare il contributo degli italiani all’estero», spiega. E aggiunge: «La componente è aperta a chi, in piena libertà di coscienza, abbia volontà nell’aiutarmi nell’impegno preso con i miei elettori: la mia personale lealtà al governo Renzi, dimostrata in molte occasioni, potrà così avere maggiore forza nel rispetto dei principi laici e progressisti».
L’America del Sud c’entra poco con l’adesione degli altri deputati.
Nella biografia di Vaccaro si legge che «adora i sudamericani Marquez e Borges». Ma è letteratura, la passione politica è orientata all’Europa. «Con la Bueno avevo lavorato nella precedente legislatura su una legge, Controesodo, per incentivi agli italiani all’estero», racconta lui. Che ha lasciato il Pd a maggio, in dissenso con la candidatura di De Luca in Campania, e ora è con Italia Unica.
«Con Bueno è nata l’idea della componente. Con Gaetano Quagliariello, poi, abbiamo avuto una convergenza sulla linea». Quella di smarcarsi dalla fedeltà assoluta al governo.
Così sono arrivati Roccella e Piso, i centristi che, con Quagliariello, hanno lasciato Ncd proprio accusandolo di essere subalterno a Renzi. Tutti e tre si trovano, adesso, in un gruppo che rivendica «lealtà a Renzi».
«Non vogliamo fondare un gruppo – spiega Roccella -, aderisco all’Usei per avere un minimo di voce. Se nel Misto non sei iscritto ad alcuna componente, è difficile anche presentare un emendamento, hai i tempi di parola contingentati».
«È solo un fatto tecnico, non c’è identità politica», come ammette Nello Formisano. Lui, tornato a ottobre 2014 con l’Italia dei valori, il governo lo sostiene («anzi, Renzi dovrebbe considerare l’ingresso di un esponente idv in squadra»).
Ma perchè proprio gli emigrati sudamericani?
Alla Camera servono 10 deputati per una componente nel Misto. Ne bastano 3, però, se la componente è riconducibile a una lista che si sia presentata alle elezioni: «L’Usei c’era, l’Idv no», dice Formisano. L’importante è far parte di una componente, per non stare nel Misto da «freelance».
Il regolamento della Camera prevede per i gruppi «la disponibilità di locali e attrezzature», oltre a «un contributo finanziario».
Per il gruppo Misto «dotazioni e contributi sono determinati con riguardo al numero e alla consistenza delle componenti politiche».
Come spiega il capogruppo del Misto Pino Pisicchio: «Rispetto agli “homeless”, chi ha un sottogruppo ha diritto di parola e possibilità di fare emendamenti maggiori. Il Parlamento non è maggioritario: perfino gli spazi destinati alle componenti sono ripartiti proporzionalmente.
Così per il minimo di strumentazione economica fornita ai gruppi: nel Misto il budget va, proporzionalmente, ai sottogruppi, mentre sono esclusi i “freelance”».
«Non c’è nessun costo aggiuntivo per la Camera – precisa Vaccaro -. Se avremo local i e attrezzature? Vedremo».
Renato Benedetto
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Parlamento | Commenta »
Gennaio 6th, 2016 Riccardo Fucile
CONCESSIONE A OMBRINA MARE PROROGATA… UN TENTATIVO DI AGGIRARE IL REFERENDUM PROMOSSO DA 10 REGIONI
Il copione è lo stesso: il governo si muove in una direzione e poi, scavando un po’, va in un’altra.
Stavolta tocca alle trivellazioni in mare per la ricerca di idrocarburi, prima previste con il decreto Sblocca Italia, poi vietate entro le 12 miglia dalla costa con la legge di Stabilità entrata in vigore il 1° gennaio.
Una notizia, quest’ultima, che sarebbe positiva se i comitati No Triv non si fossero accorti, nei giorni scorsi, di due incongruenze che sollevano dubbi sulle reali intenzioni del governo e del ministero dello Sviluppo economico.
È il 31 dicembre quando sul sito del Mise è pubblicato il “Bollettino Idrocarburi 2015” in cui, oltre a essere annunciata la sospensione dei permessi di ricerca nel Mare Adriatico, appare la seguente frase: “La sospensione del decorso temporale del permesso di ricerca di cui è titolare la società Rockhopper Italia S.p.a. è prorogata a decorrere dal 1 gennaio 2016 e fino alla data dell’eventuale conferimento della concessione di coltivazione di idrocarburi a mare di cui all’istanza e in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2016”. Tradotto: l’esaurimento del permesso di ricerca di idrocarburi per il progetto petrolifero di Ombrina Mare (entro le 12 miglia dalle coste abbruzzesi), che scadeva il 31 dicembre, è sospeso per un anno.
Anno durante il quale la piattaforma, nonostante non possa fare per legge più nulla, continuerà a esistere.
Anche “in attesa di una eventuale concessione di coltivazione”.
Contattato dal Fatto, il Mise ha risposto che, “non si è fatto in tempo a chiudere l’istruttoria e che la proroga era un atto comunque dovuto entro dicembre 2015 perchè finalizzato a mantenere in sicurezza gli impianti esistenti”.
Una sospensione da tempo richiesta dalla società “per continuare a garantire le operazioni di manutenzione della piccola piattaforma temporanea in mare”.
Dinamiche che, secondo il coordinamento No Triv, servirebbero ad aggirare il referendum contro le trivelle, voluto da dieci consigli regionali e su cui si esprimerà la Corte Costituzionale la prossima settimana.
Non a caso ieri i deputati Marco Baldassarre (Alternativa Libera) e Pippo Civati (Possibile) hanno sollecitato i presidenti delle Regioni a impugnare la legge di stabilità . “Questa sospensione non ha senso — spiega Enzo Di Salvatore, coordinatore nazionale No Triv e costituzionalista che ha elaborato i quesiti referendari — Sarebbe bastato un mese, il tempo di far entrare in vigore la legge di Stabilità , e poi rigettare la domanda. Invece aspettano che passino elezioni, referendum, riforma costituzionale e che al governo torni il potere di decidere in materia energetica per riprendere tutto dal punto in cui era stato lasciato”.
Ricorso storico: nel 2010 (era ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo), era stato esteso da 5 a 12 il limite di miglia dalla costa e le concessioni in atto rimasero in sospeso. Fino al 2012, quando il decreto Sviluppo del governo Monti, pur confermando il limite, fece salvi tutti i procedimenti già avviati che ripresero il loro corso dal punto in cui erano rimasti due anni prima.
“Oggi, per ottenere la concessione di sfruttamento degli idrocarburi deve essere ancora vigente il titolo di ricerca ecco perchè non lo revocano e, anzi, lo prolungano”.
La questione non riguarda solo Ombrina.
Il sito Staffettaonline.it ha pubblicato l’elenco di 19 piattaforme che ricadrebbero, totalmente o in parte, nel limite delle 12 miglia: 7 nel Canale di Sicilia (Eni, Edison, Audax Energy, Northern Petroleum Ltd — Petroceltic Italia, Transunion Petroleum Italia), 6 nel Golfo di Taranto (Eni, Shell Italia EP, Transunion Petroleum Italia, Apennine Energy, Petroceltic ), 2 nel Mar Jonio calabro (Eni, Northern Petroleum Ltd) e 4 nel Mar Adriatico tra Veneto, Abruzzo ed Emilia Romagna (Eni, Rockhopper Exploration Italia). Per il Mise, queste istanze saranno tutte “chiuse”, ma non si sa come. “Dovrebbero semplicemente rigettarle”, dicono i No Triv.
Anche perchè la legge di Stabilità accoglie molte delle richieste referendarie: restano i poteri delle Regioni, l’eliminazione del valore strategico delle opere e dell’esproprio in fase di ricerca.
Sulla durata dei titoli, del blocco dei procedimenti in corso e sull’annullamento del piano delle aree (che di fatto rende più facili le trivellazioni), invece, dovrà pronunciarsi la Consulta.
Virginia Della Sala
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Ambiente | Commenta »
Gennaio 6th, 2016 Riccardo Fucile
LA TRE ROSE DI CASALE MONFERRATO ESEMPIO DI INTEGRAZIONE: L’80% DEI GIOCATORI SONO STRANIERI
Placcaggi, mischie e palla ovale per l’integrazione: a Casale Monferrato è nata la prima squadra italiana di rugby formata da rifugiati.
Grazie a una deroga concessa dalla Federazione, Le Tre Rose schierano in campo una formazione composta quasi interamente da stranieri.
La Fir ha deciso di chiudere un occhio sul regolamento per permettere a questi ragazzi di avere un’occasione in più di inserimento sociale; in cambio il club rinuncerà alla possibilità di promozione.
Non è stato semplicissimo ottenere il via libera. Quando il 18 ottobre il Girone 1 della Serie C piemontese è iniziato, la squadra di Casale Monferrato è rimasta al palo, senza scendere in campo per i primi 5 turni.
La volontà delle istituzioni di favorire il progetto c’è sempre stata (e lo dimostra il fatto che le partite siano state sempre rinviate, e non date perse a tavolino), ma le norme dello statuto rappresentavano un ostacolo non di poco conto: in Serie C, infatti, esiste un limite di uno straniero in lista gara.
Una regola pensata per favorire i vivai e lo sviluppo del movimento italiano, ma che in questo caso tarpava le ali all’iniziativa della società piemontese.
A disposizione del mister Luca Patrucco, infatti, c’è un gruppo multirazziale, composto all’80% dai migranti della cooperativa Senape di Mirella Ruo e da qualche vecchio giocatore locale.
Giovani, provenienti in gran parte dall’Africa, scappati dalla guerra e dalle persecuzioni e alla ricerca di un futuro migliore in Italia.
Magari anche grazie alla palla ovale: alcuni di loro non l’hanno mai presa in mano (e in campo a volte si vede), ma nel rugby possono trovare un momento di riscatto. L’idea è venuta la scorsa estate al presidente Paolo Pensa.
“Lavoriamo dall’anno scorso con questi ragazzi che vengono da Paesi e condizioni sociali difficili, e quest’anno abbiamo deciso di aggregarli stabilmente alla prima squadra”, ha spiegato il patron.
Per farlo, serviva l’ok del Coni e della Federazione, che si sono palleggiate per un paio di mesi la questione prima di concedere il via libera.
Così finalmente a dicembre la squadra ha potuto debuttare nel torneo: esordio difficile contro l’Acqui Terme, una delle corazzate del girone, e punteggio pesante di 7-85.
La soddisfazione, però, della prima meta. “E soprattutto di giocare: già essere qui è un miracolo”, ha detto l’allenatore.
È andata un po’ meglio al secondo tentativo: 0-37 contro il Novi Ligure. Ma la vera avventura comincerà adesso, ora che con la sosta natalizia i ragazzi hanno potuto allenarsi e fare gruppo con la certezza di disputare il campionato.
Certo, schierare una squadra di quasi tutti stranieri va contro le regole della stessa Federazione. “Ma il nostro primo impegno è quello di promuovere il gioco del rugby, ed attraverso la pratica sportiva far conoscere quei valori che sono tipici del nostro sport”, ha detto il presidente Fir, Alfredo Gavazzi.
“Il sostegno e la solidarietà per i compagni sono senza dubbio tratti caratterizzanti del rugby e perciò abbiamo accolto la richiesta de Le Tre Rose”.
La società , per conto suo, ha rinunciato alla possibilità di promozione: anche se dovesse classificarsi nelle prime posizioni, non disputerebbe i playoff per salire in Serie B.
In realtà , un rischio che la squadra non sembra correre: “La conoscenza del rugby di questi ragazzi è, in alcuni casi, ancora relativa”, aggiunge il presidente Pensa.
E lo dimostrano i primi punteggi. “Ma la gioia dello scendere in campo, il senso di integrazione che indossare la maglia insieme ai propri compagni regala, vale più dei risultati”.
Per quelli, d’altra parte, c’è sempre tempo: la prima meta è già stata segnata, presto insieme all’integrazione magari arriveranno anche le vittorie.
Lorenzo Vendemiale
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Immigrazione | Commenta »
Gennaio 6th, 2016 Riccardo Fucile
IL TRADIZIONALE PRANZO OFFERTO DAI CITY ANGELS A CENTO SENZATETTO CON TUTTI I NOMI IN CORSA A SERVIRE AI TAVOLI
La prima foto dei tre principali candidati alle primarie del centrosinistra e, con loro, di altri
candidati a succedere a Giuliano Pisapia come sindaco di Milano.
Nel tour degli appuntamenti pubblici di questi giorni Francesca Balzani, Pierfrancesco Majorino e Giuseppe Sala si sono ritrovati nei saloni dell’hotel Principe di Savoia per il tradizionale pranzo offerto ogni anno dai City Angels a cento senzatetto.
Pettorina rosse, hanno servito risotti e parmigiana ai tavoli, scambiando battute con gli ospiti.
A servire ai tavoli anche altri due candidati sindaco, Corrado Passera e Patrizia Bedori del Movimento 5 stelle, e un possibile candidato del centrodestra, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti.
Gran cerimoniere Mario Furlan, anima dei City Angels, che ha ringraziato tutti i volontari vip (c’era anche l’ex vicesindaco Riccardo De Corato) esprimendo solidarietà , dal palco, a Majorino, che ha ricevuto minacce per l’impegno della giunta sul tema moschee.
Ma i veri protagonisti, spiati in ogni gesto, sono stati i tre candidati alle primarie.
Strette di mano e sorrisi, ma le posizioni restano lontane.
Pesa, a pochi giorni dalla chiusura della raccolta firme, il dubbio su cosa farà Giuliano Pisapia: si schiererà o meno con la sua vice Balzani?
Commenta Sala: “A questo punto credo sia molto utile per tutti che faccia da garante. Se farà una scelta diversa la rispetteremo, però io mi auguro fortemente che lui continui a essere super partes. Siamo riusciti ad arrivare a delle primarie veramente competitive con dei candidati rappresentativi di tutti, se questo era lo scopo del sindaco è stato raggiunto”.
Stesso auspicio di Majorino, che aggiunge: “Io credo che Giuliano farà la scelta più giusta come sempre e valuterà lui”.
I due si preparano al primo confronto diretto, venerdì sera all’Anteo, e questo ha creato qualche polemica per l’assenza di Balzani.
Risponde Sala: “Ho risposto a un invito, ma comunque per i confronti bisogna aspettare di sapere quanti candidati ci saranno”.
Quando arriveranno quei confronti, in ogni caso, Balzani è pronta. Non si sbilancia su un endorsement del sindaco (“Ho sempre detto che il suo voto, che è molto importante, è da conquistare”), ma guarda alla serata dell’11, organizzata da Sel per tentare una sintesi tra Balzani e Majorino, come “l’occasione per confrontarci con Majorino sui programmi”.
Oriana Liso
(da “La Repubblica”)
argomento: Milano | Commenta »
Gennaio 6th, 2016 Riccardo Fucile
RAZZI: “I TERREMOTI CAPITANO OVUNQUE NEL MONDO”… LO STATISTA SALVINI: “GALLIANI HA FATTO IL SUO TEMPO”
Antonio Razzi si è sempre definito amico del regime di Kim Jong-Un, tanto da organizzare viaggi in Corea del Nord per tributare la propria solidarietà e ammirazione.
Ora, mentre il mondo intero condanna l’annunciato test con la bomba a idrogeno, il senatore di Forza Italia torna a schierarsi con il dittatore di Pyongyang, mettendo in dubbio che il sisma registrato in Corea del Nord sia stato provocato dall’esperimento nucleare e spiegando che chiunque ha il diritto di difendersi, anche con le armi nucleari.
“I terremoti capitano ovunque nel mondo e con tutte le esplosioni che ci sono ogni giorno, chi può dire con certezza di chi sia la responsabilità ? E poi, in questo caso non so se sia vero quel che si dice, cioè che il sisma sia stato provocato dal test nordcoreano. Penso, però, che qualsiasi nazione che debba difendere i propri cittadini può affidarsi a certe ‘soluzioni'”, ha dichiarato Razzi all’Ansa, annunciando che nei prossimi giorni
incontrerà l’ambasciatore coreano.
Ma non c’è solo Razzi tra gli estimatori della dittatura comunista nord-coreana, ricordiamo la visita di Matteo Salvini di un anno fa e la sua intervista al “Corriere della Sera” in cui affermava: “ho visto un senso di comunità splendido, bambini che giocavano per strada e grande rispetto per gli anziani”. Non solo: “auspico che l’embargo nei loro confronti sia tolto”.
Per concludere “beh per quanto riguarda la libertà di stampa, d’accordo, lì non fanno altro che parlare del “Grande Maresciallo”, ma da noi non si cantano le lodi a Renzi tutti i santi giorni?».
Insomma “una specie di Svizzera”, per dirla alla Razzi.
Oggi però per Salvini, abituato a commentare anche gli annunci mortuari se gli viene comodo, l’esperimento nucleare nordcoreano non esiste, preferisce parlare del Milan: “penso che Galliani abbia fatto il suo tempo: basta!!!”.
Gli statisti si riconoscono anche in tribuna.
argomento: Costume | Commenta »
Gennaio 6th, 2016 Riccardo Fucile
DALLA BBC ALLA COREA DEL SUD, PASSANDO PER GLI ESPERTI USA, TUTTI I DUBBI SU COSA SIA DAVVERO SUCCESSO NELLA NOTTE
La bomba H di Kim è una bufala? Molti i dubbi a proposito. A Partire dagli Stati Uniti.
Il luogo e il tipo di attività sismica registrati in Corea del Nord sono coerenti con i precedenti test nucleari condotti nel Paese.
Lo hanno fatto sapere fonti del governo americano, dopo che Pyongyang ha affermato di avere testato per la prima volta una bomba nucleare a idrogeno.
Le agenzie americane stanno conducendo verifiche.
Anche i militari sudcoreani hanno espresso scetticismo sul test nucleare con bomba all’idrogeno annunciato da Pyongyang, data l’intensità contenuta della detonazione.
“È difficile considerarlo tale”, ha detto in forma anonima alla Yonhap una fonte dell’esercito.
“Solo pochi Paesi, tra cui Usa e Russia, hanno condotto test con la bomba H e le dimensioni delle detonazioni hanno raggiunto i 20-50 megatoni”.
L’ultima prova di Pyongyang è stimata in 6 chilotoni, troppo debole per una bomba all’idrogeno.
A conferma dei dubbi la Bbc sottolinea che il sisma innescato dalla deflagrazione è della stessa potenza – magnitudo 5,1 – registrato nel febbraio del 2013 quando Pyongyang sostenne di aver effettuato il suo terzo test di una bomba atomica.
Valori del tutto incompatibili con quelli dell’esplosione di un’ordigno termonucelare. Peraltro si tratta di valori molto vicini a quelli del primo teste dell’ottobre del 2006 quando i sismografi registrarono una scossa di magnitudo 4,3 e 4,7 per quello di maggio 2009.
La tecnologia necessaria per una bomba H è ancora oggi appannaggio esclusivo di poche nazioni: solo Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna e forse Israele la posseggono ma ad esempio nè India, che ottenne la bomba atomica nel 1974, nè il Pakistan (1998) la hanno.
Non solo. Anche i tempi per il passaggio da un tipo di ordigno all’altro, dalla più semplice atomica a quella all’idrogeno o termonucleare, sono sospetti. La prima bomba H venne realizzata dagli Usa nel novembre del 1952.
All’allora Unione Sovietica, la cui potenza è incomparabile a quella dell’odierna Corea del Nord, ci volle un anno.
Seguirono la Gran Bretagna, aiutata dagli Usa, 5 anni dopo nel 1957; 15 anni dopo, nel 1967 ci arrivò la Cina; ultima nel 1968 la Francia.
Le differenze tra le potenze dei due ordigni sono incommensurabili.
Basta pensare che la prima bomba atomica sganciata dagli Usa su Nagasaki (Little Boy) il 6 agosto 1945 aveva una potenza di 15 chilotoni (1 solo chilotone – kt – è unità di misura convenzionale equivalente all’esplosione di mille tonnellate di tritolo).
La deflagrazione della prima bomba H effettuata dagli Usa alle isole Marshall in pieno oceano Pacifico aveva una potenza di 15.000 kt, ossia 1.000 volte maggiore. La più grossa bomba H mai fatta esplodere fu nel 1961 la all’epoca sovietica Zar di 57.000 kt.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Esteri | Commenta »