Gennaio 5th, 2016 Riccardo Fucile
FOTO DELL’AGENTE SUL WEB: “CONDANNO I MESSAGGI VIOLENTI, MA NON HO PAURA: QUELLE CONVERSAZIONI TELEFONICHE SONO PROVE SCHIACCIANTI”
Ilaria Cucchi, s’è accorta di aver fatto un autogol, mettendo a rischio la battaglia per la verità
sulla morte di suo fratello?
«Io? No, perchè?».
Perchè ha diffuso la foto di uno dei carabinieri inquisiti per il pestaggio di Stefano, esponendolo al pubblico ludibrio, e adesso quel carabiniere sostiene di aver ricevuto addirittura minacce di morte.
«Questo mi rattrista e me ne rammarico, ma io mi sono dissociata appena sono comparsi i primi commenti violenti; così come sei anni fa con i miei genitori scendemmo in strada per prendere le distanze da chi aggrediva le forze dell’ordine e bruciava i cassonetti in nome di mio fratello. Abbiamo sempre detto che vogliamo giustizia, non vendetta».
E non le pare esagerato definire un indagato per lesioni «quello che ha ucciso mio fratello», prima di un eventuale processo?
«Le intercettazioni per me sono prove schiaccianti. Tra loro, senza che avessero motivo di mentire, gli inquisiti discutono delle strategie per avere la pena sospesa, usano quattro o cinque telefonini come fanno i banditi, uno insulta la ex moglie che gli ricorda di quando si vantava di aver picchiato Stefano… E in questi sei anni hanno taciuto, lasciando processare persone che sono state dichiarate innocenti».
Ecco, anche questo è un problema: nel primo processo sostenevate la colpevolezza degli imputati poi assolti; non sarebbe consigliabile un po’ più di prudenza?
«Di certo non avevamo gli elementi di oggi. I nuovi indagati, di fatto, confessano il pestaggio. E chi ha testimoniato al processo ha detto bugie. Il maresciallo Mandolini (inquisito per falsa testimonianza, ndr ), il quale ora si vanta per l’arresto di uno spacciatore che vendeva droga fuori dalle scuole dopo un esposto delle mamme, e di aver taciuto per rispetto ciò che Stefano gli avrebbe confidato sulla nostra famiglia, al processo disse tutt’altro. Perchè? Forse pensavano di averla fatta franca, mentre ora si sentono alle corde e si difendono gettando fango su di noi».
Questo giustifica la gogna per gli indagati?
«Guardi che la vera gogna l’ha subita mio fratello, dopo essere stato ucciso. Io non ho mai detto che Stefano non aveva colpe, ma doveva essere giudicato ed eventualmente condannato, non pestato e lasciato morire. Scrivendo il messaggio non ho pensato al rischio di fomentare la violenza; volevo solo che l’immagine muscolosa e sorridente di quel carabiniere fosse messa a confronto con quella di Stefano. Era una foto già pubblica, lui l’aveva messa su Facebook e l’ha tolta solo l’altro ieri, non quando s’è saputo che è inquisito per il pestaggio. Il mio è stato uno sfogo contro chi non s’è limitato a picchiare, ma se n’è pure vantato».
Quel carabiniere l’ha denunciata.
«Non c’è problema: io non porto divise e mi assumo le mie responsabilità . Ma basta con le ipocrisie, sono stanca: hanno massacrato un ragazzo, poi hanno nascosto le prove arrivando a sbianchettare un registro ufficiale, hanno taciuto e mentito. E adesso querelano? Si vede che non hanno altra strada. Piuttosto mi chiedo come sia possibile che questi carabinieri, tra cui quello che medita di rapinare gli orafi se lo cacciano, siano ancora in servizio; che girino armati con le pistole di ordinanza».
Il comandante generale Del Sette ha già definito grave la vicenda e promesso provvedimenti, mettendo però in guardia dal delegittimare l’Arma. Non si fida?
«Certo che mi fido, l’ho sempre fatto e voglio continuare a farlo. Ma per non generalizzare e delegittimare tutti devono garantire fermezza. Non posso pensare che i tanti carabinieri onesti che ho conosciuto abbiano come colleghi persone che evidentemente credevano di godere dell’impunità , si sentivano protetti. Ecco, io temo la protezione, ma spero che non ci sia».
Non credevate nemmeno che la Procura potesse arrivare a nuove incriminazioni…
«Quando il procuratore Pignatone mi disse che non poteva promettermi nulla se non il massimo impegno l’ho frainteso, pensavo stesse mettendo le mani avanti. Invece lui e il pm Musarò hanno fatto un lavoro straordinario».
Ora però contestate i periti scelti dal giudice per i nuovi accertamenti tecnico-legali. Come se voleste sempre qualcosa in più, o di diverso se non coincide con la vostra tesi.
«L’accertamento sulle connessioni tra le percosse e la morte di Stefano è decisivo. Che posso fare se il mio stesso consulente denuncia il conflitto di interessi per uno dei nominati, già candidato per il partito dell’ex ministro La Russa che da ministro della Difesa assolse subito i carabinieri, e con legami professionali con i periti precedenti? Possibile che non si trovi qualcuno senza rapporti sospetti? Se in Italia non c’è lo andassero a cercare in Svizzera».
Nessun pentimento, insomma?
«Sinceramente no. Poi se ho sbagliato si vedrà . Io non ho paura, a differenza di altri».
Giovanni Bianconi
(da “Il Corriere della Sera”)
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Gennaio 5th, 2016 Riccardo Fucile
SILVIO RIMANE IN COSTA AZZURRA… CANDIDATURA PER ROMA, LA MELONI VA IN VACANZA A CERCARE L’ISPIRAZIONE: POI, COME LE STARLETTE, SCIOGLIERA’ LA RISERVA
La frase resta pubblicamente impronunciabile: “Andare oltre Silvio Berlusconi”.
È quello che molti in Forza Italia pensano, ma dicono soltanto in privato. Da qui alla cospirazione, tuttavia, il passo sembra decisamente lungo, anche se l’ipotesi di dismettere il simbolo alle prossime amministrative, puntando solo su liste civiche, ha alimentato l’ormai perenne psicodramma.
Perchè nessuno ha la forza per guidare la rivolta e perchè, per quanto il malcontento sia diffuso, le truppe sono divise in tante, troppe fazioni.
Di certo, c’è una classe dirigente in fibrillazione, preoccupata che l’ex premier stia puntando a estrometterla da tutto. E così i contatti si infittiscono.
Ce ne sono stati prima di Natale, e ancora durante, queste vacanze anche tra i due capigruppo, Renato Brunetta e Paolo Romani, arci-nemici fino all’altro ieri ma ora accomunati dal timore di una destituzione dal loro ruolo.
C’è anche chi ha lanciato l’idea di una riunione “Cav-free” che mettesse insieme i vertici del gruppo, ex An come Maurizio Gasparri o anche il governatore della Liguria Giovanni Toti, formalmente ancora “consigliere politico” ma di fatto sempre meno ascoltato a corte.
“Un incontro? Totalmente inventato”, dice Paolo Romani ad Huffington. Dello stesso tenore la risposta di Maurizio Gasparri. “Non mi risulta nulla. Ci siamo sentiti in questi giorni — afferma – per un convegno sulla Rai che sto organizzando per il 26 gennaio. Io mi occupo di vita reale non di letteratura giornalistica”.
Prende le distanze Laura Ravetto: “Personalmente sono totalmente impegnata ad occuparmi di Schengen”.
Al momento, d’altra parte, in agenda non risulta alcun appuntamento. Per ora, infatti, ci si limita a guardare l’effetto che fa. Ovviamente, su Silvio Berlusconi.
E non è forse un caso che, i solitamente prolifici dichiaratori azzurri, oggi brillino per assenza di comunicati stampa sulle sorti del partito, nonostante voci di progressiva dissoluzione.
L’ex premier, nel frattempo, ha deciso di trascorrere qualche giorno in Costa Azzurra con la figlia Marina e i nipoti, preoccupato più dal tenere i contatti con Galliani per il mercato del Milan che non di “consolare” le anime in pena di Forza Italia.
Intanto i sondaggi sono sempre più disastrosi e ormai attestano il partito azzurro sotto la soglia psicologica del 10%, mentre lui alterna promesse di rinnovamento a atteggiamenti che sanno più di dismissione totale.
In entrambi i casi, niente di consolante per la vecchia classe dirigente.
La disputa sull’uso del simbolo di Forza Italia alle prossime amministrative è l’ennesimo capitolo dello scollamento tra il Cavaliere e i suoi luogotenenti.
“E’ una bufala totale”, assicura la portavoce Deborah Bergamini. Eppure l’ex premier ne avrebbe parlato con più persone negli ultimi tempi. “Una resa alla Lega”, dicono i big azzurri per i quali il vero problema non è vincere o perdere alle amministrative ma cercare di trattare da una posizione di non eccessiva debolezza quando si faranno le liste per le politiche.
Intanto, per la triade Berlusconi-Meloni-Salvini resta da chiudere il capitolo delle candidature, soprattutto a Milano e a Roma: la leader di Fratelli d’Italia avrebbe promesso che scioglierà la riserva su una sua corsa per il Campidoglio dopo le vacanze in montagna.
Un nuovo incontro tra i tre potrebbe tenersi la settimana prossima.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2016 Riccardo Fucile
RENZI ALL’ASSALTO DELLE PARTECIPATE TRA TAGLI E NUOVE NOMINE DI AMMINISTRATORI UNICI SCELTI DA LUI
Magari l’ultima ispirazione gliel’ha fornita il film di Checco Zalone che ironizza sulla passione
italiana per il posto fisso: Matteo Renzi lo ha visto a Torino con la famiglia e ha riso “dall’inizio alla fine”.
Fatto sta che uno dei primi compiti nell’agenda del governo per il 2016 è l’assalto alle partecipate pubbliche, statali, regionali e comunali. Obiettivo: dimezzarle da 8mila a 4mila, con l’obiettivo futuro di arrivare a mille.
In vista del primo consiglio dei ministri del nuovo anno (la prossima settimana) il presidente del consiglio, insieme al ministro Marianna Madia e i tecnici dei ministeri della Pubblica Amministrazione e del Mef, mette a punto il primo pacchetto di decreti attuativi della riforma approvata l’estate scorsa.
Ci sono tagli e azzeramenti di cda ma anche nuove nomine nelle partecipate pubbliche.
Perchè in molti casi – almeno “un centinaio” dicono gli esperti ma potrebbero essere molti di più a seconda del testo finale – i consigli di amministrazione verranno sostituiti da amministratori unici nominati dal governo, dalle regioni o dai sindaci, a seconda della proprietà .
Insomma, un discreto giro di nomine in nome della razionalizzazione della spesa e alla vigilia delle amministrative 2016. E il controllo di tutte le partecipate potrebbe essere assegnato direttamente a Palazzo Chigi, non al Mef.
E allora via all’assalto alle partecipate, nervo scoperto per tutti i governi, anche per quelli tecnici come l’esecutivo Monti che pure si cimentò nella difficile impresa senza riuscire a cavarne granchè.
Cioè senza riuscire a eliminare gli inutili carrozzoni pubblici che servono da parcheggio per gli ‘esodati’ della politica. Eppure è proprio nelle norme varate dal governo Monti che Renzi trova quella possibilità per le partecipate pubbliche di optare tra amministratore unico e cda, norma che il nuovo premier vuole assolutamente mantenere così com’è.
Riservandosi la prerogativa di decidere per decreto in quali società nominare gli amministratori unici al posto dei cda, secondo le prime bozze non definitive del testo.
Di certo, sono escluse le società a partecipazione pubblica e privata, che per legge richiedono un consiglio di amministrazione. Ed escluse sono anche quelle quotate in borsa e quelle da privatizzare, come Enav e Ferrovie.
Nel mirino del governo ci sono la Sogin, Invimit, Sogei, Anas, Gse, Consip, Invitalia e tante altre.
Potrebbe scaturirne un discreto giro di nuove nomine di amministratori unici sull’onda dell’esigenza di razionalizzare la spesa pubblica in termini di persone impiegate e compensi.
Gli esperti del campo parlano al minimo di “un centinaio” di nuove nomine, cifra che potrebbe lievitare se la scure si abbatterà anche su enti, fondazioni e istituti pubblici di solito zeppi di cda e ben elencati nella lista annuale dell’Istat sulle “unità istituzionali che fanno parte del settore delle Amministrazioni Pubbliche”, i cui conti concorrono all’indebitamento della pubblica amministrazione.
E’ la nuova sfida di Renzi. Che dovrà muoversi come funambolo tra la difficoltà di scontentare i potenziali bacini di voti che ruotano intorno alle partecipate pubbliche e la necessità di darci un taglio in vista delle amministrative 2016, duro banco di prova per il segretario del Pd.
La soluzione potrebbe essere individuata tra tagli e nomine ‘razionalizzanti’, dunque: non più cda ma un uomo solo al comando, dove si può.
Con un accentramento di potere che potrebbe ricordare il ruolo che la riforma Rai assegna all’amministratore delegato di viale Mazzini Antonio Campo Dall’Orto o addirittura la figura dei presidi disegnata dalla ‘#buonascuola’.
Naturalmente si tratterà di sfrondare la selva delle controllate, abolendo quelle inutili, razionalizzando la spesa di quelle che assicurano un pubblico servizio.
Uno dei nodi ancora aperti è sul controllo delle partecipate pubbliche. Al governo si ragiona su una regìa unica per tutte, le 80 del Mise, le dieci delle agenzie fiscali e altre. Una cabina che però pare non destinata al Mef. Piuttosto la possibilità è che sia affidata direttamente a Palazzo Chigi. Renzi ne sta discutendo con Pier Carlo Padoan. Si punta a trovare la quadra entro il prossimo consiglio dei ministri.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2016 Riccardo Fucile
REGNO UNITO E GERMANIA LE METE PREFERITE… 3.300 DA MILANO, 2.949 DA ROMA, 1.885 DA NAPOLI, 1.653 DA TORINO
Sono 90mila gli italiani che nel 2014 hanno trasferito la loro residenza all’estero, il 30,7% in più rispetto al 2012.
E la metà di loro è under 40, cresciuti in due anni del 34,3%: in pratica, ogni mille under 40 ci sono 3,3 giovani che hanno lasciato l’Italia.
Se ne vanno per cercare fortuna, per inseguire un lavoro, una passione o una nuova carriera, principalmente nel Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia, Stati Uniti e Spagna.
E’ quanto emerge dalle elaborazioni dell’Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Istat, che indicano come in termini assoluti ci siano stati 11mila trasferimenti in più negli ultimi due anni.
Milano è in testa con quasi 3.300 cambi di residenza verso l’estero effettuati da italiani nella fascia d’età compresa tra 18 e 39 anni, seguita, per numeri assoluti, da Roma (2.949), Napoli (1.885) e Torino (1.653).
Se prendiamo in considerazione però i trasferimenti degli italiani all’estero, in rapporto al totale dei residenti italiani under 40, si parte di più da Bolzano, Imperia, Trieste, Pavia e Como.
Città , a parte l’universitaria Pavia, di confine, dove l’emigrazione di ‘corto raggio’ è più immediata.
Foggia, Taranto e Caserta le province dove il rapporto è più basso: meno di 2 ogni mille under 40 hanno trasferito la propria residenza all’estero.
Elevate le differenze a Roma (863 trasferimenti in più rispetto al 2012), Palermo (829), Napoli (757) e Milano (451).
Diminuiscono invece i trasferimenti in due anni a Belluno, Rimini, Vibo Valentia, Vercelli, Potenza, Novara e Verbano-Cusio-Ossola.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2016 Riccardo Fucile
VOGLIONO TRASFORMARE LE “LOGGE DEI TIRATORI” IN UNA SALA CONGRESSI
Un’antica architettura del Seicento costruita a Gubbio, una tra i monumenti più significativi
della bellezza paesaggistica della città umbra rischia di non esistere più.
Le “Logge dei Tiratori”, così chiamate perchè in passato i mercanti di panni vi facevano liberamente “tirare” le stoffe, sono diventate oggetto del contendere tra Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il Quirinale.
L’aspra battaglia che si sta consumando da due anni fra il Comitato per la tutela dei beni architettonici e paesaggistici di Gubbio e la Fondazione riguarda, in particolare, la volontà di quest’ultima di trasformare l’antico opificio di una sala da congressi, corredata di vetrate, parquet, ascensore, impianti di condizionamento e tutto il necessario per ospitare manifestazioni e eventi.
La disputa sul processo di “vetrificazione”, così come l’ha ribattezzato Maria Grazia Fiorucci, Presidente del Comitato, è stata sottoposta all’attenzione del Presidente della Repubblica Mattarella che, tramite le parole di Louis Godart, da gennaio 2016 divenuto Consulente del Presidente per iniziative ed eventi culturali e espositivi, si mostra fermamente contrario alla realizzazione di uno spazio chiuso e ad un’ opera di modernizzazione del luogo.
Nella lettera, pubblicata su Repubblica, la risposta del Quirinale sembra incontrovertibile:
“Gentile dottoressa Fiorucci, il Presidente ha ricevuto la Sua lettera e mi prega di risponderLe. Condivido pienamente la posizione del Comitato che difende l’antico opificio del Seicento. […] Vetrificare questo mirabile monumento significa ferirlo e deturparlo. Trasmetto copia di questa mia lettera al Ministro Franceschini. Con viva cordialità , Loius Godart”.
Il Presidente Fiorucci, dalla sua, paragona la situazione di Gubbio a quella di due grandi città italiane: “Le Logge vetrificate sarebbero cancellate come monumento perchè perderebbero la loro essenziale identità formale e funzionale. Sarebbe come vetrificare la Loggia dei Lanzi a Firenze o le arcate dell’Arena di Verona, o quelle del Colosseo”.
Le Logge, rarissimo esempio di architettura preindustriale, cesserebbero inoltre di esistere come cerniera paesaggistica tra le opere monumentali cittadine.
Ma le recenti autorizzazioni confermate dall’attuale sindaco Filippo Maria Stirati sembrano presagire il peggio.
L’intervento del soprintendente Stefano Gizzi rallenta con paletti più seri le volontà di coloro che vorrebbero far scomparire per sempre le Logge anche se le concessioni rilasciate dai suoi predecessori non sono revocabili.
Il primo via libero formale all’inizio dei lavori di vetrificazione venne concesso dall’allora commissario straordinario Luisa D’Alessandro, attuale moglie di Gianlorenzo Fiore, ex prefetto di Perugia e ora membro del Comitato d’indirizzo della Fondazione.
Al momento, grazie al duro “no” del Quirinale, la situazione resta bloccata.
Il messaggio di Mattarella riuscirà , forse, ad impedire l’avanzamento dei lavori e confermare lo status quo della preziosa struttura e di tutto il patrimonio artistico e ambientale circostante.
(da “Hufffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2016 Riccardo Fucile
AVEVANO UNA SOCIETA’ CHE PIAZZAVA POLIZZE ASSICURATIVE NON VALIDE IN ITALIA E GESTIVANO UN ENORME PARCO AUTO CHE VENIVANO RIVENDUTE IN EST EUROPA PUR RESTANDO DICHIARATE IN ITALIA
La Guardia di finanza di Udine ha scoperto una società , riconducibile a una coppia di coniugi friulani, evasori totali, che operava in un mercato parallelo di polizze assicurative automobilistiche «di comodo», senza i requisiti di legge per operare sul mercato italiano.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Udine, hanno permesso di ricostruire la vendita di 3.274 contrassegni assicurativi, riconducibili a società di assicurazione estere polacche, francesi, lussemburghesi, a favore di cittadini residenti sul territorio nazionale, sostanzialmente inefficaci ai fini della copertura assicurativa Rca.
È stato accertato che molti certificati assicurativi venivano stampati autonomamente dagli indagati.
I due soci dell’azienda indagata, che non dichiaravano alcun reddito, nonchè la società stessa, erano inoltre intestatari di ben 760 autoveicoli, 201 dei quali rivenduti all’estero, in particolare in Est Europa, senza osservare le disposizioni di legge.
I due coniugi sono indagati in concorso per omessa dichiarazione dei redditi, attività di assicurazione abusivamente esercitata e truffa.
Sono stati individuati redditi non dichiarati per 2,2 milioni di euro euro e l’omesso versamento per la tassa di circolazione degli autoveicoli per circa 63.000 euro.
Secondo quanto emerso dalle indagini della GdF di Udine sulla coppia di coniugi evasori totali, sarebbero state centinaia le autovetture «fantasma» che entravano in un limbo in cui per le autorità di controllo italiane risultavano ancora intestate, con le relative targhe, a ormai inesistenti proprietari italiani, mentre in realtà i mezzi circolavano in Paesi stranieri.
Alcuni di questi mezzi, prima della vendita, erano stati anche oggetto di provvedimenti di fermo amministrativo per debiti con l’erario di precedenti proprietari.
Le indagini bancarie svolte hanno consentito inoltre di scoprire che, per impedire la ricostruzione del reale giro d’affari, i pagamenti avvenivano sistematicamente in contanti e con l’uso di carte ricaricabili.
Presso l’abitazione di uno degli indagati è stata rinvenuta una somma di 64.500 euro in banconote e in una carta ricaricabile movimentazioni per 1,4 milioni di euro.
Sono state anche contestate violazioni amministrative alla normativa antiriciclaggio per l’esecuzione di pagamenti con denaro liquido sopra la soglia legale ed è stato accertato come uno degli indagati non presentava alcuna dichiarazione dei redditi, in quanto aveva dichiarato una fittizia residenza Aire in Slovenia.
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 4th, 2016 Riccardo Fucile
LA PATACCA DELLE TUTELE (DE) CRESCENTI
Edoardo – ingegnere aerospaziale di 29 anni – è dipendente di un’azienda che offre consulenza
e manodopera alle case automobilistiche.
Attraverso di essa, per oltre un anno – tra il 2014 e il 2015 – lavora all’interno di Alfa Romeo a Modena.
Nel maggio del 2015 la sua società gli propone di rescindere il contratto a termine e firmarne uno nuovo a tempo indeterminato a tutele crescenti, appena introdotto dal Jobs Act.
Edoardo accetta, ma nel settembre 2015, Fiat (casa madre di Alfa Romeo) decide di sciogliere improvvisamente il rapporto di consulenza con la sua azienda e così da un giorno all’altro lui si trova senza impiego.
La ditta prova a ricollocarlo in due incarichi temporanei che svaniscono, uno dopo un mese e mezzo di lavoro, l’altro dopo soli tre giorni.
Edoardo è così costretto a chiedere un periodo di aspettativa forzata e senza stipendio che durerà fino a marzo, al termine del quale, salvo novità , ci sarà il licenziamento.
E vista la breve durata (meno di un anno) del rapporto a tempo indeterminato, le tutele per lui in caso di disoccupazione rischiano di essere minime
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 4th, 2016 Riccardo Fucile
I CARABINIERI LI HANNO INCASTRATI RISALENDO A DOVE AVEVANO ACQUISTATO I FUOCHI ARTIFICIALI… NESSUNA PISTA ISLAMISTA, LE CROCIATE SONO RINVIATE
Hanno finalmente un volto i responsabili degli atti vandalici nei confronti della natività che in questi giorni, dopo l’episodio di Pitelli, hanno dato vita a un caso nazionale
I due italiani, un operaio e un senza lavoro del posto, hanno 19 e 20 anni: nella notte del 30 avevano rovinato con petardi la Natività degli studenti della scuola primaria Pellico. I due hanno confessato.
Come detto, i vandali sono giovanissimi e in una di queste sere di festa hanno approfittato del tempo libero e dell’oscurità prendendo di mira la natività del borgo.
Hanno usato i fuochi d’artificio, acquistati a Castelnuovo Magra, per bucare la sagoma della Vergine e rovinare gli altri figuranti del presepe.
I due giovani sono stati incastrati dai Carabinieri della Compagnia di Sarzana che con i tradizionali metodi di indagine sono riusciti a reperire importanti testimonianze e luogo in cui sono stati venduti i giochi pirotecnici utili per commettere lo scempio nonostante l’area fosse sprovvista di telecamere.
I carabinieri hanno raggiunto i due giovani, li hanno interrogati e poco dopo sono crollati, in lacrime. Hanno confessato tutto e ammesso di essere gli autori della prima razzia di Ameglia.
Ora verranno denunciati per danneggiamento aggravato in concorso.
Ma le indagini non si fermano. Mancano ancora dei tasselli per completare il puzzle di Ameglia.
Il lavoro dei Carabinieri infatti proseguirà per capire se i due denunciati sono gli stessi autori dell’incendio di un altro presepe sempre nella zona di Ameglia.
I militari stanno cercando di capire se i due episodi sono legati tra loro, oppure, se si tratta di una bravata messa in atto da altre persone.
E’ certo però che almeno uno dei capitoli di queste vicende, in cui le natività diventano oggetti di scherzi di cattivo gusto, si può dire chiuso.
Chiara Alfonzetti
(da “Città di Sarzana”)
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Gennaio 4th, 2016 Riccardo Fucile
LA GIUNTA SFASCIO-LEGHISTA PREMIA I DIRIGENTI A PIOGGIA: BONUS EXTRA PER TUTTI
Elevati e immutabili, a dispetto di una crisi che non risparmia quasi nessuno. Merito anche di
un “bonus” quasi sicuro, salvo penalizzazioni.
Sono gli stipendi dei dirigenti della Regione Liguria e del consiglio regionale, da anni anime distinte della stessa medaglia.
Retribuzioni che, soprattutto ai massimi livelli, ne fanno i principi indiscussi delle tante burocrazie liguri.
Peraltro al pari, com’è noto, dei loro compagni di viaggio politici – assessori e consiglieri – i cui emolumenti fanno impallidire i compensi di qualunque amministratore locale, dal sindaco del capoluogo in giù .
Il punto di riferimento non è casuale, anzi.
Il Comune di Genova ha attuato da tempo una politica di rigore anche nella corresponsione della cosiddetta retribuzione di risultato.
Un surplus che spetta ai dipendenti pubblici, ed è assai più alto per i dirigenti, in funzione di alcuni obiettivi “strategici” e del comportamento tenuto dal dipendente. Uno sforzo che, senza voler entrare nel merito delle singole valutazioni, ha prodotto non solo risparmi notevoli, ma sfocia anche in un’immagine più verosimile dei rendimenti effettivi di ciascun graduato: da poco più di 16mila euro e rotti fino a 0 è la forbice, ampia, dei premi distribuiti in Comune e riferiti alle prestazioni nel 2014.
Un divario che racconta da un lato come il tentativo di cucire i bonus sul reale rendimento esista davvero.
E di come i dirigenti del Comune, pur conservando stipendi di tutto rispetto, a causa della riduzione del “tesoretto” che alimentare i premi, negli ultimi abbiano perso per strada fino a 20 mila euro lordi e più.
Evidentemente Toti e leghisti al seguito hanno preferito continuare sulla strada di Burlando: todos cabelleros, altro che meritocrazia annunciata.
(da “il Secolo XIX”)
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