Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
“PRIVATIZZEREMO IL 15% DELLA SANITA’ LIGURE”… E ARRIVANO I FALCHI DELLA SANITA’ PRIVATA LOMBARDA GUIDATI DAL CICERONE LEGHISTA
I segnali nei giorni scorsi erano già abbastanza chiari.
Il blitz del gruppo Humanitas per realizzare un ospedale agli Erzelli, a Genova. L’indicazione politica dell’assessore regionale alla Sanità di lasciare ai privati la gestione degli ospedali di Bordighera, Albenga e Cairo.
Ma ieri il governatore della Liguria, Giovanni Toti, è stato ancora più esplicito: «Il nostro obiettivo è quello di riuscire a privatizzare il 15 per cento della sanità ligure ».
Un comparto che oggi ha circa 5.000 posti letto e 8.000 lavoratori (malcontati se non si pensa anche all’indotto e alle partite Iva).
L’obiettivo va molto oltre i tre ospedali già indicati e promette di accendere uno scontro pesante con i sindacati che già minacciano scioperi.
«In Liguria non possiamo più stare sotto il 5% come ora» annuncia il Gabibbo bianco autoproclamatosi imperatore..
Mentre l’opposizione alza la voce per contestare la decisione della giunta di centrodestra, accusandola di svendere il patrimonio della sanità pubblica e di scarsa trasparenza.
Se me sono accorti un po’ im ritardo…
Ovvie le considerazioni dei sindacati: “C’è il rischio che venga depotenziata la sanità pubblica perchè i servizi più “redditizi” finiranno in concessione ai privati. C’ è un disegno globale per fare a pezzi il pubblico in favore della privatizzazione”.
Il privato che arriverà sarà un privato convenzionato, senza alcun risparmio per le casse della Regione, visto che i costi in quel caso aumenteranno, invece che diminuire. Una operazione che andrà a discapito del sistema sanitario pubblico, perchè gli sottrarrà ulteriori risorse.
L’andazzo si era già capito dall’impostazione data alla vicenda di Gsl ad Albenga con l’affidamento a un gruppo di Monza, ma sopratutto dallo sbarco dei lombardi sulla collina degli Erzelli dove i vertici del gruppo Humanitas di Milano hanno visitato l’area individuata per ospitare l’ospedale del ponente.
Humanitas era rappresentata dall’amministratore delegato Luciano Ravera e dal direttore sanitario Norberto Silvestri che sono stati accompagnati, guarda caso, da Walter Locatelli, il leghista bergamasco ed ex direttore della Asl di Milano che è stato nominato dalla giunta Toti commissario straordinario di Alisa (l’agenzia sanitaria che da ottobre è il braccio operativo della Regione). La classica marchetta leghista.
Il gruppo Humanitas, colosso nazionale della sanità privata. ha il quartier generale a Rozzano, alle porte di Milano, ma anche altri cinque ospedali di cui tre in Lombardia (Milano, Varese e Bergamo), l’Oncologico di Catania e, ultimo arrivato, il Gradenigo di Torino.
L’obiettivo è espandersi ancora, anche in altre regioni e la Liguria – in primis Genova – è terra di conquista.
Con la benedizione del “gran marchettaro”.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LA RELAZIONE ANAC: AUMENTANO I LICENZIAMENTI
Chi pensava che la stretta annunciata e poi realizzata dal governo sui cosiddetti “furbetti del
cartellino” o di qualsiasi altra natura avrebbe avuto un effetto di dissuasione sui dipendenti pubblici dall’assumere condotte penalmente rilevanti, dovrà purtroppo ricredersi.
Sono infatti affluite in questi giorni all’Anac le relazioni dei responsabili anticorruzione della presidenza del Consiglio e di tutti i ministeri, in cui si dà conto di ogni procedimento avviato nei confronti di dipendenti accusati di condotte associabili a reato penale.
Il quadro che ne esce non è certo dei più edificanti: nel 2016 i procedimenti aperti sono stati ben 734 e, cosa ancor più allarmante, sono stati più numerosi di quelli del 2015, che comunque avevano già superato la soglia robusta dei 700 (702, per la precisione).
Va però detto che a un incremento delle condotte illegali è corrisposta una maggiore repressione.
Ad aumentare, infatti, non sono stati solo i licenziamenti, che sono stati 89 contro i 76 del 2015, ma anche provvedimenti come sospensione non retribuita o destituzione per i militari.
Tornando ai reati o presunti tali, a farla da padrone, in questa “classifica del disonore”, sono i tre ministeri che vantano il maggior numero di dipendenti, anche in virtù del fatto che a questi fanno capo corpi di polizia o forze armate: Interno, Giustizia e Difesa.
I procedimenti avviati nei confronti di dipendenti dal Viminale sono stati 278, equamente divisi tra personale di polizia e personale civile, con una prevalenza del peculato tra i reati contestati.
Ciò che desta curiosità , scorrendo l’elenco delle azioni intraprese, è quella avviata nei confronti di ben 153 vigili del fuoco volontari per reati assortiti tra peculato, concussione e corruzione.
Piazza d’onore per il ministero della Giustizia (che questa volta ha consegnato la relazione senza bisogno del “pressing” dell’Anac e del gruppo parlamentare di Alternativa libera come accaduto l’anno scorso) con 167 procedimenti, la maggior parte nei confronti di dipendenti dell’amministrazione penitenziaria.
Il ministero della Difesa chiude il podio con 113 procedimenti, dei quali 79 avviati contro civili e 34 contro militari.
Segue il ministero delle Infrastrutture, con 86 procedimenti per reati in stragrande maggioranza connessi agli appalti, a sua volta seguito dal ministero degli Affari Esteri con 21 procedimenti e il tasso più alto di licenziamenti (otto, equivalenti quasi al 40 per cento).
In doppia cifra anche il ministero dell’Economia, che ha avviato 19 procedimenti, e il Mibact, che ne ha avviati 18.
Il Lavoro conta 17 casi, ma vanta l’incremento percentuale più forte se confrontato coi nove procedimenti del 2015, mentre è stazionario il ministero dello Sviluppo economico con dieci.
Per ciò che riguarda i ministeri restanti, i numeri sono esigui, con qualche perplessità di natura statistica circa il fatto che per il secondo anno consecutivo il responsabile del ministero delle Politiche agricole non abbia segnalato alcun caso, a dispetto del considerevole numero di dipendenti, tra i quali vanno inclusi anche gli effettivi corpo Forestale (circa 8.500) nel 2016 ancora in capo al Mipaaf prima dell’accorpamento al Carabinieri e quindi alla Difesa.
“Immacolato” risulta anche il ministero della Salute, a differenza della presidenza del Consiglio, che abdica alla propria verginità a causa di un unico caso di malversazione.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL NUMERO DELLE PERSONE ASSISTITE E’ SALITO A 13.523
Le ultime scosse che hanno colpito l’Italia centrale hanno aggravato ulteriormente il bilancio dei danni provocati dai terremoti a partire da agosto.
I dati, secondo quanto riporta oggi il Corriere della Sera, sono impressionanti.
Il 40% degli edifici sottoposti a verifiche risulterebbe inagibile e i danni complessivi ammonterebbero a 10 miliardi di euro.
La lista della spesa è contenuta nelle ordinanze che il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio emette ormai quasi quotidianamente per provvedere alle necessità dei vari Comuni devastati prima dal terremoto e poi dal maltempo.
Il numero degli sfollati continua a salire, ieri erano 13.523 le persone assistite: 7.144 nelle Marche, 2.085 in Umbria, 597 nel Lazio e 3.697 in Abruzzo.
Il conteggio dei soldi è stato effettuato sulla base di quanto richiesto a Bruxelles il 16 novembre scorso per attivare il Fondo di solidarietà relativamente al terremoto del 24 agosto.
Nel dossier viene specificato che «i danni ammontano a 7 miliardi e 56 milioni di euro, di cui 4,9 miliardi relativi agli edifici privati e 350 milioni a quelli pubblici, circa 542 milioni per il patrimonio culturale, oltre 532 milioni le spese per la gestione delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione, 732 milioni per infrastrutture di viabilità e reti dei servizi essenziali.
Tenendo conto che dopo il sisma dell’estate c’è stato quello di ottobre le ultime scosse e poi l’ondata di maltempo che non sembra avere precedenti, si è stimato che l’aggiunta necessaria debba essere almeno pari alla metà di quanto già calcolato. E dunque altri 3 miliardi e mezzo.
Ma è soprattutto il numero degli edifici colpiti a dare la dimensione della criticità delle situazione.
Si scopre così che sono state effettuate «verifiche di agibilità in 93.467 stabili, ma solo a 38.427 è stato attribuito un esito (per le altre non è stato possibile accedere all’edificio)».
I risultati dimostrano che il 40 per cento non è agibile visto che soltanto 22.004 hanno superato le verifiche. La stessa media riguarda le scuole.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
REDDITO DI CITTADINANZA, DROGHE LEGGERE E PROFUGHI… AL BALLOTTAGGIO AVRA’ I VOTI DI MONTEBOURG
Sarà il duello tra Benoà®t Hamon e Manuel Valls a decidere la leadership della sinistra francese per le prossime elezioni presidenziali.
Con uno scatto sulla linea del fotofinish, Hamon è riuscito a sorpassare il suo “collega” frondista Arnaud Montebourg (17,6%) e l’ex primo ministro (31,2%), arrivando a ottenere il 36,2% delle preferenze.
Un exploit inatteso, frutto di una rimonta avvenuta in questi ultimi giorni simile a quella compiuta da Franà§ois Fillon a novembre durante le primarie della destra. Previsto per domenica prossima, il ballottaggio dovrebbe confermare i risultati di ieri, visto anche l’appoggio dato da Montebourg, che ha invitato i suoi sostenitori a votare per Hamon.
Quella tra Valls e Hamon è una sfida tra due diverse concezioni della sinistra antitetiche tra loro, che riporta a galla i dissapori che hanno accompagnato il governo di Hollande in questi ultimi cinque anni.
Ex ministro dell’Istruzione, Hamon ha abbandonato l’esecutivo nell’agosto del 2014 insieme a Montebourg a causa delle forti divergenze createsi con la maggioranza.
Per questo, la sua vittoria alla prima tornata elettorale è stata interpretata da molti come la rivincita dei frondisti nei confronti dell’ala maggioritaria del Partito Socialista.
Annunciando la sua candidatura a fine agosto, Hamon ha avuto il tempo di sviluppare un programma incentrato su temi ecologici e sociali, evocando un ritorno a una politica più “di sinistra” rispetto a quella dei suoi concorrenti.
Con la sua proposta sul reddito di cittadinanza universale, il candidato è riuscito ad aprire un dibattito interno alla campagna catalizzando su di sè le attenzioni del grande pubblico.
A questo si sono aggiunte poi una serie di proposte sull’abolizione della riforma del lavoro, la liberalizzazione delle droghe leggere e un miglioramento del sistema di accoglienza per gli immigrati.
Inizialmente dato come favorito, Valls ha pagato lo scotto della sua fedeltà al presidente Hollande.
Durante la sua breve campagna elettorale, l’ex primo ministro si è ritrovato a dover difendere l’operato del suo governo, il più impopolare nella storia della V Repubblica. Gli attacchi portati dai suoi avversari e le tante contestazioni subite durante i suoi spostamenti lo hanno costretto a un delicato esercizio di equilibrismo politico, in bilico tra proposte di rinnovamento e goffi tentativi revisionistici (primo fra tutti quello sull’abrogazione del 49,3, la legge utilizzata dal suo governo per far passare la riforma del lavoro).
Ma la vera scommessa di queste primarie si è giocata sulla partecipazione.
Il numero di votanti registrato per il primo turno oscilla tra 1,7 e 1,9 milioni, un risultato modesto se paragonato ai quattro milioni delle primarie della destra tenutesi a novembre.
Anche se il segretario del Partito Socialista, Jean-Cristophe Cambadèlis, ha considerato questa prima fase come “riuscita”, la debole affluenza alle urne rappresenta un segnale di allarme che rispecchia l’attuale stato della sinistra francese.
Il primo compito del futuro candidato, infatti, sarà quello di riunire la gauche, ad oggi frammentata da correnti interne difficilmente riconciliabili tra loro.
Alla corsa per l’Eliseo parteciperanno anche altri leader provenienti dalla sinistra che si sono rifiutati di passare per le primarie, come l’ex socialista Jean-Luc Mèlenchon, l’ecologista Yannick Jadot e il liberale Emmanuel Macron, quest’ultimo protagonista di una rimonta nei sondaggi che per il momento lo attestano come terzo candidato con il 20% delle preferenze.
Ed è proprio Macron la figura politica che rischia di affossare definitivamente le speranze socialiste di passare il primo turno delle prossime presidenziali. Un’eventuale candidatura di Hamon potrebbe allontanare i voti degli elettori moderati e social-liberali, delusi dalle proposte radicali del leader frondista, favorendo in questo modo la corsa dell’ex ministro dell’economia.
La sinistra si ritrova così in un impasse dal quale sembra impossibile uscire.
Nei prossimi mesi il Partito Socialista dovrà tentare di risanare le fratture interne per poter riacquistare quella credibilità che nel 2012 lo portò alla vittoria. Per il momento, tutti gli occhi sono puntati su colui che avrà il compito di restituire un’identità a una famiglia politica allo sbando.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
FINO A 55 EURO PER UN HAMBURGER CON PATATINE, INDIGNATO IL PRESIDENTE SVIZZERO… RIFIUTATI 90.000 EURO PER AFFITTARE UN LOCALE
Passato il Forum emerge un sentimento di indignazione nei confronti di chi si approfitta dell’annuale
appuntamento di Davos, per praticare prezzi stellari a tutto quanto sono costretti a consumare gli ospiti della manifestazione.
Di questa indignazione si è fatta interprete, approfittando di un’intervista ad un quotidiano locale, la Presidente della Confederazione elvetica, Doris Leuthard.
“È una vergogna e questo non va bene nè per l’immagine di Davos nè per quella della Svizzera”, ha dichiarato.
Eppure la signora Leuthard, per la carica che ricopre, è stata tra gli ospiti di riguardo del Forum. Tuttavia, come molti svizzeri, legge i giornali e non deve averle fatto piacere venire a sapere che, come ha scritto il quotidiano Blick, c’è chi ha pagato 59 franchi, circa 55 euro, per un hamburger con le patatine.
Oppure oltre 2 mila euro a notte, per una stanza in un albergo a tre stelle. “Qualche pecora nera getta un’ombra negativa sull’intera Davos”, ha tentato di relativizzare il sindaco della cittadina, Tarzisius Caviezel.
Il fatto che il Forum sia costosissimo l’aveva già dimostrato, qualche anno fa, il New York Times. Spiegando che, ai top manager e agli uomini d’affari che vi partecipano, tocca sborsare almeno 60 mila euro, vitto e alloggio esclusi.
Come dire che, a certi livelli, un hamburger a 55 euro non è, poi, chissà quale scandalo.
C’è, tuttavia, chi resiste alle lusinghe di questo gigantesco affare. Non tanto la trentina di altermondialisti che, mercoledì scorso, ha protestato, a Davos, contro “l’avidità dei super ricchi”.
Più di loro hanno suscitato simpatia e rispetto due sorelle, titolari di un negozietto di souvenirs, situato a due passi dal centro congressuale.
Contattate da una multinazionale, che voleva affittare il locale, per la durata del Forum, hanno declinato, rifiutando un assegno da oltre 90 mila euro.
E sono andate avanti, come sempre, a vendere oggetti tipici per turisti.
Lo scorso anno acquistò da loro due pullover l’ex-Segretario di Stato americano, John Kerry.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LA CATENA FRANCESE HA ANNUNCIATO LA CHIUSURA DEI MARKET DI BORGOMANERO, TROFARELLO E PONTECAGNANO
La catena francese Carrefour ha annunciato una ristrutturazione delle attività in Italia che coinvolgerà 500 lavoratori dichiarati in esubero e, in aggiunta, la chiusura dei punti vendita di Borgomanero, Trofarello e Pontecagnano, i primi due in Piemonte l’ultimo in Campania.
Lo affermano le organizzazioni sindacali di categoria di Filcams cgil, Fisascat cisl e Uiltucs con una nota congiunta, precisando che l’annuncio della multinazionale francese è arrivato ieri.
“Sono state inoltre anticipate dall’azienda una serie di esigenze organizzative che implicherebbero un ulteriore e grave peggioramento delle condizioni di lavoro per i dipendenti della società – aggiungono i sindacati -. Le argomentazioni dell’impresa hanno portato ad evidenziare rilevanti problematiche sugli andamenti aziendali, quali il fatturato, il costo del lavoro e la redditività dell’anno. Gli ipermercati risultano particolarmente penalizzati”.
Carrefour è anche il marchio che ha lanciato, da più di qualche mese, le aperture h24.
“Le informazioni declinate dall’impresa sono risultate generiche e improvvisate”, proseguono le sigle dei lavoratori. In considerazione della gravità di quanto esposto dall’azienda, è stato proclamato lo stato di agitazione e l’astensione dal lavoro per i lavoratori di tutto il gruppo, da effettuarsi nelle giornate di venerdì 27 e/o sabato 28 gennaio, nelle modalità che ogni territorio riterrà più opportune. Le strutture territoriali, nella loro piena autonomia, potranno inoltre prevedere iniziative aggiuntive.
In Italia nel 2016 Carrefour ha realizzato vendite per 5,848 miliardi di euro.
Secondo i dati finanziari diffusi dalla capogruppo lo scorso 19 gennaio, se in termini assoluti si tratta di un meno 1 per cento, su base omogenea invece la variazione risulta del più 0,9 per cento
Guardando al fatturato di punti vendita paragonabili, senza l’eventuale contributo dei carburanti e depurando dall’effetto delle variazioni di calendario, i ricavi del 2016 in italia hanno segnato più 2,1 per cento.
Dalla Filcams cgil ricordano come finora la strategia in Italia del gruppo si sia basata sull’apertura h24 dei punti vendita, senza che questo abbia sfornato risultati esaltanti.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
LA CONSULTA DOVREBBE BOCCIARE L’ITALICUM…PARTITI: PD 28,4% (+0,9%), M5S 26,8% (+0,4%), Lega 13,5 (-0,6%), Forza Italia 13,4% (+0,2%), Fdi 4,2% (-0,2%) SI 3,9% (-0,2%), Ncd 2,8% (-0,3%)
La legge che secondo l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi “mezza Europa ci copierà ” bocciata
dagli italiani.
Lo rivela un sondaggio di Scenari Politici condotto per l’Huffington Post. Si tratta dell’Italicum, la legge elettorale su cui la Corte Costituzionale si dovrà esprimere il prossimo 24 gennaio.
Il 54 per cento dei cittadini italiani afferma che la Consulta, chiamata a decidere se l’Italicum abbia o meno profili di incostituzionalità , dovrebbe bocciarlo.
Solo per un italiano su tre (il 30 per cento) i giudici dovrebbero lasciare la legge così com’è. Per il restante 16 per cento la Corte non dovrebbe occuparsene affatto.
Non solo: alla domanda “Quale di questi sistemi elettorali pensa che possa essere il più adatto per il nostro Paese?”, l’Italicum figura solo quarto, con il 16 per cento delle preferenze.
Il 26 per cento degli intervistati predilige un sistema proporzionale puro, subito dopo il 25 per cento preferisce il Mattarellum, la legge elettorale che prende il nome dall’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Per il 24 per cento invece sarebbe meglio un sistema maggioritario puro.
Solo per il 7 per cento si dovrebbe andare a votare con il Consultellum, ovvero con l’Italicum depurato dai profili di incostituzionalità che, si prevede, la Corte metterà in evidenza con la sua sentenza del 24 gennaio
Agli intervistati è stato poi chiesto cosa ne pensano della Corte Costituzionale, anche alla luce della recente sentenza sui referendum abrogativi sul Jobs Act (due ammessi, uno cassato).
Secondo il 58 per cento le decisione della Consulta hanno elementi sia di natura tecnica sia di natura politica, per il 22 per cento solo di natura tecnica e per il 20 per cento solo di natura politica.
Si registra quindi un clima di fiducia nei giudici costituzionali, come dimostra un’altra scheda del sondaggio di Scenari Politici. Per il 52 per cento la Corte svolge semplicemente il suo ruolo istituzionale, per il 26 per cento supplisce alla debolezza della politica mentre per il 22 per cento ha troppo potere.
Per quanto riguarda le intenzioni di voto ; PD 28,4% (+0,9%), M5S 26,8% (+0,4%), Lega 13,5 (-0,6%), Forza Italia 13,4% (+0,2%), Fdi 4,2% (-0,2%) SI 3,9% (-0,2%), Ncd 2,8% (-0,3%)
(da “Huffingtopost”)
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Gennaio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
HAMON 35,2%, VALLS 31,5%, MONTEBOURG 18,7%
Vince Benoit Hamon, il candidato del reddito di cittadinanza, il socialista utopista che ha capeggiato la fronda contro la sua maggioranza di governo.
Domenica prossima, al ballottaggio, se la vedrà con l’uomo che ha incarnato il governo che Hamon contestava, l’ex primo ministro Manuel Valls.
Non c’è stato il temuto tracollo della sinistra, una partecipazione calcolata fra 1,7 milioni e 1,9 ha garantito legittimità a questa consultazione, pur con un’affluenza inferiore di oltre il 50% rispetto a quanto totalizzato dalla destra a fine novembre.
In molti, nella gauche, si interrogano sul ruolo di Francois Hollande, il presidente che ha guidato per 5 anni la Francia e che è finito ad un minimo di popolarità storico.
Poi ha costretto la sinistra ad attendere gennaio per celebrare le primarie – annunciando il proprio ritiro soltanto a inizio dicembre – e alla fine ha fatto di tutto per esibire la propria assenza da questo appuntamento.
Oggi è in visita in Cile e non ha neppure votato, giovedì scorso, per il dibattito finale, se n’è andato a teatro.
Tutto questo, secondo gli analisti, vorrebbe significare che il suo appoggio andrà a Emmanuel Macron, il suo ex ministro dell’Economia che si è candidato senza passare dalle primarie.
Come accadde nei 10 giorni delle primarie della destra, quando a sorpresa fu Francois Fillon a scoprirsi vincente, per la gauche è stato Benoit Hamon, frondista che ha contestato giorno dopo giorno il governo da sinistra, a superare tutti.
Ha regolato in volata Manuel Valls, che nei dibattiti di questa settimana è stato costretto nello scomodissimo ruolo di difensore del bilancio di governo; e ha battuto l’altra sinistra del PS, quella “operaista” di Arnaud Montebourg, l’uomo del “made in France”, della difesa a oltranza dell’occupazione, anche sforando le regole sui deficit o alzando barriere protezionistiche
Hamon, 50 anni, cresciuto nel PS al fianco di Martine Aubry, creatore proprio con Montebourg del Nuovo Partito Socialista, è invece il candidato che più di ogni altro ha fatto del reddito di cittadinanza la sua bandiera.
Un provvedimento, come ha spiegato pochi giorni fa a Le Monde, che “non può essere realizzato dall’oggi al domani”, ma che resta “un obiettivo” a termine.
Contro la crisi, la disoccupazione, il malessere della società , Hamon propone da un lato di “ridurre l’orario di lavoro fino a 35 ore settimanali”, dall’altro di introdurre “un reddito universale di esistenza, il mezzo cioè per i lavoratori di poter ridurre essi stessi il proprio orario di lavoro per potersi dedicare a cose diverse da un lavoro talvolta penoso”.
Valls, che domenica affronterà in un duello per lui molto difficile l’avversario situato alla sua sinistra, ha rilanciato con un “reddito di decenza”, cioè un’entrata minima garantita per tutti quelli che sono sotto un livello minimo di risorse e non – come nel modello Hamon – a tutti indistintamente.
Per il resto, Valls vuole reintrodurre un provvedimento adottato sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy e poi abolito da Francois Hollande, la defiscalizzazione delle ore di straordinario, per rilanciare la produzione e la redditività del lavoro.
Due visioni apparentemente inconciliabili, quelle di Hamon e Valls, che si scontreranno in condizioni diverse: il primo potrà contare su un numero nettamente superiore di sostegni degli altri candidati, a cominciare dal terzo classificato, Arnaud Montebourg: con il suo 18%, Hamon avrebbe già la maggioranza assoluta.
Molto in salita la strada per Valls, che nel dibattito di questa settimana si troverà sempre confinato nel difficile ruolo di difensore degli ultimi difficili anni di governo, per attirare alleanze, a parte Vincent Peillon, che ha però soltanto il 6,48%. L’appoggio che Valls avrebbe atteso, quello di Hollande, continuerà con ogni probabilità a non arrivare.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
SEMPRE PIU’ COMICO: SMENTISCE DI AVER INVOCATO “UOMINI FORTI” IN UNA INTERVISTA, DANDO LA COLPA AI “TRADUTTORI FAZIOSI”… MA IL TESTO ORIGINALE LO INCHIODA
Beppe Grillo ha smentito di aver detto che la comunità internazionale ha bisogno di “uomini forti”
come Donald Trump e Vladimir Putin nell’intervista al Journal du Dimanche.
“Ci risiamo con i traduttori traditori. Non ho mai detto che servono uomini forti come Trump e Putin, piuttosto ho spiegato come la presenza di due leader politici di grandi Paesi come Usa e Russia predisposti al dialogo è un punto di partenza molto positivo, perchè apre a scenari di pace e distensione”, ha scritto il Capo del MoVimento 5 Stelle in una nota stampa.
Questo è il testo dell’intervista dal quale si evince che non c’è stato nessun tradimento nella traduzione:
La traduzione completa della risposta è: «La politica internazionale ha bisogno di uomini forti come loro. Io li vedo come un beneficio per l’umanità . Putin è quello che dice le cose più sensate riguardo alla politica estera. L’embargo che imponiamo alla Russia ci costa sette miliardi di euro l’anno. Noi siamo a favore dell’abolizione delle sanzioni contro Mosca. E se Donald Trump vuole uscire dalla Nato, lo faccia!».
In più, una di due giornalisti che hanno fatto l’intervista ha confermato su Twitter che lo staff ha riletto l’intervista prima della sua pubblicazione.
Insomma, il solito ballista.
(da “NextQuotidiano”)
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