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CORRUZIONE NELLA POLIZIA, ARRESTATI SEI AGENTI E UN DIPENDENTE DELLA PROCURA A ROMA

Giugno 26th, 2018 Riccardo Fucile

ORA SALVINI DIFENDERA’ ANCHE LORO?

Una rete di corruzione che coinvolge agenti di polizia è stata portata alla luce da un’indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e dalla Squadra mobile della Questura.
Otto persone sono finite in manette. Sei sono agenti di polizia, impiegati tra il commissariato Fidene-San Basilio e il reparto Volanti, poi ci sono un dipendente della Procura di Roma e un pregiudicato.
Un settimo poliziotto è stato raggiunto da una misura interdittiva. Le accuse sono pesanti: corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreti di ufficio.
Le ordinanze sono state emesse dal Gip del tribunale di Roma, su richiesta della procura capitolina.

(da agenzie)

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LIFELINE, POSSIBILE SBARCO A MALTA, IL VENTO A 25 NODI STA RENDENDO LA SITUAZIONE DRAMMATICA

Giugno 26th, 2018 Riccardo Fucile

I PROFUGHI VERREBBERO SBARCATI E POI IN AEREO ACCOLTI IN FRANCIA GRAZIE ALL’INTERVENTO DI MACRON… GOVERNO ITALIANO VERGOGNA DEL MONDO

La prima evacuazione medica è avvenuta intorno a mezzanotte. Uno dei 234 migranti a bordo della Lifeline è stato trasferito urgentemente in ospedale a Malta.
Ma le condizioni degli ospiti della nave della Ong tedesca che naviga a otto nodi a sud dell’isola cercando riparo in condizioni meteo molto difficili, con onde alte un metro e vento a 25 nodi, si fanno sempre più difficili.
Ma Malta non ha ancora preso la decisione di accogliere la nave Lifeline.
Lo riferisce   un portavoce del governo de La Valletta a Malta Today che riferisce di colloqui in corso fra il presidente francese Emmanuel Macron (oggi in visita in Vaticano) e il premier maltese Joseph Muscat.
Ma una soluzione europea forse comincia a profilarsi, come ha dichiarato il portavoce del governo francese Benjamin Griveaux e potrebbe essere lo sbarco veloce dei migranti a Malta e il loro immediato trasferimento in aereo nel paese o nei paesi europei che dovessero accettare di farsene carico.
Una soluzione che era stata prospettata anche dal responsabile della Ong tedesca Alex Steier che ha scritto una lettera al governo spagnolo, che già  la scorsa settimana aveva aperto il porto di Valencia alla Aquarius, chiedendo di concedere un permesso ai 234 migranti a bordo.
In tal caso Malta accetterebbe di farli sbarcare con la garanzia che, immediatamente dopo, ripartano verso altra destinazione.
Il portavoce del governo francese ha precisato che il presidente Macron e il primo ministro di Malta Musquat da ieri stanno cercando una soluzione. ” La Francia – ha detto Grivaux – è pronta a mandare una squadra a Malta per esaminare le richieste d’asilo una per una”. Una procedura simile a quella adottata dopo l’approdo della Aquarius in Spagna.
Sottolineando che la crisi “è politica prima che migratoria “, il portavoce del governo francese ha rivolto un appello ” a reagire urgentemente ad una situazione di urgenza”.

(da agenzie)

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TONINELLI, CUOR DI LEONE, ORA SCARICA LE RESPONSABILITA’ SUI VERTICI DELLA GUARDIA COSTIERA

Giugno 26th, 2018 Riccardo Fucile

“OPERA IN AUTONOMIA TECNICO GIURIDICA, NON SONO IO CHE DEVO DIRE SE DEVONO RISPONDERE O MENO ALLE RICHIESTE DI SOCCORSO IN ACQUE LIBICHE”… A PARTE CHE NON SONO ACQUE LIBICHE MA INTERNAZIONALI OLTRE LE 30 MIGLIA DALLA COSTA, E’ PENOSO E DA VILI SCARICARE SU ALTRI LE PROPRIE RESPONSABILITA’

Il ministro delle Infrastrutture Toninelli è intervenuto sulle nuove modalità  operative della Guardia costiera che da qualche giorno ha lasciato totalmente nelle mani dei libici il coordinamento delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo.
“La Guardia Costiera opera in autonomia tecnico giuridica e non devo essere io a dire di rispondere oppure no, ma secondo noi, in continuità  con il governo precedente che ha giustamente rafforzato la guardia costiera libica, se uno dei gommoni ci chiama ma è in zona libica rispondiamo che non possiamo intervenire perchè è in un’area a responsabilità  giuridica non nostra”.
Dietro questo penoso comunicato è evidente la preoccupazione di Toninelli di ritrovarsi imputato davanti alla Corte di Giustizia europea per omesso soccorso e violazione delle convenzione di Amburgo e il tentativo di scaricare le responsabilità  sui vertici della Guardia Costiera che sono incazzati più che mai.
Nelle acque territoriali libiche ha giurisdizione la Libia, quindi solo entro le 30 miglia dalla costa, infatti le Ong non varcano mai questo limite.
Tutti gli ultimi salvataggi sono avvenuti fuori dalle 30 miglia, tanto per capirci, in acque internazionali.
Dire che esiste una zona Sar libica oltre le 30 miglia è una menzogna perchè la Libia non ha una zona Sar non avendola mai richiesta agli organismi internazionali preposti. Un domanda generica l’aveva presentata e poi ritirata non avendo i mezzi navali per ottenerla.
Quindi fuori dalle 30 miglia è competente la Centrale operativa della Guardia Costiera italiana che deve organizzare i soccorsi su mandato internazionale, altrimenti rischia la denuncia.
Dare disposizione di non intervenire è un reato penale e ora Toninelli cerca di scapolare negando di averlo mai detto.
“Quando proponiamo un premio Nobel non è retorica o slogan: in pochi anni la Guardia costiera ha salvato un milione di vite umane nel Mediterraneo ha fatto qualcosa di eccezionale, lo ha fatto quasi da sola” dice Toninelli.
Tutto vero, con un solo piccolo dettaglio: questo è avvenuto prima che arrivasse lui come ministro.

(da agenzie)

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L’INFAMATA DI POZZALLO COSTERA’ UN MILIONE DI EURO AL GOVERNO ITALIANO: DEVONO PAGARE SALVINI E TONINELLI

Giugno 26th, 2018 Riccardo Fucile

BLOCCARE UNA NAVE COMMERCIALE PER 5 GIORNI ILLECITAMENTE COSTA 200.000 EURO AL GIORNO… “IL FATTO” CONFERMA QUELLO CHE AVEVAMO ANTICIPATO IERI, SI PROCEDA AL BLOCCO DEI BENI

Poco dopo la mezzanotte   la nave Alexander Maersk è entrata nel porto di Pozzallo dove attendeva da ormai quattro giorni di poter far sbarcare 108 migranti.
Il comandante della nave ha chiesto l’aiuto di un rimorchiatore e di un pilota a bordo per le operazioni di attracco.
La portacontainer ha infatti una lunghezza di 113 metri e le operazioni di attracco sono particolarmente complesse, sopratutto per un equipaggio che non conosce lo scalo.
Dalla nave è sceso per primo il medico marittimo Vincenzo Morello, che ha verificato la situazione sanitaria dei migranti ed ha assicurato che tutto è “sotto controllo”. Subito dopo sono cominciate le operazioni di sbarco dei migranti che sono stati successivamente trasferiti in un hotspot per la loro identificazione.
Lo sbarco della Alexander Maersk ha permesso anche il ricongiungimento di una famiglia sudanese che si era dovuta separare dopo l’evacuazione sanitaria dalla nave avvenuta sabato mattina, con una ragazzina di 8 anni fortemente disidratata ricoverata in ospedale per una gastroenterite.
Insieme a lei erano scesi dalla nave la madre e la sorellina di due anni mentre a bordo erano rimasti il padre e un fratello di 4 anni. Stasera la famiglia si è ricongiunta per la gioia della bimba più piccola che da giorni chiedeva disperata notizie del padre e del fratellino.
L’odissea del capitano Kristjan Hjiondt Beck è giunta al termine, ma ora è il momento di fare i conti: nei giorni scorsi si è parlato dei 200mila euro di danni al giorno che il fermo della sua nave è costato.
Il mercantile che batte bandiera danese, 155 metri di lunghezza, era intervenuto secondo le indicazioni e sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana.
Ora, scrive Alessandro Mantovani sul Fatto, potrebbe essere proprio il governo italiano a dover pagare i 200mila euro di danni al giorno causati dall’incomprensibile ritardo nello sbarco.
Ma chi ha dato l’ordine illegittimo? I ministri Salvini e Toninelli, quindi l’azione di risarcimento non può che essere personale, come da sentenze della Corte dei Conti.
Perchè gli italiani dovrebbero pagare le cazzate di due ministri?

(da “NextQuotidiano”)

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DOPO 4 GIORNI TONINELLI E SALVINI SI SONO CACATI ADDOSSO: AUTORIZZATO LO SBARCO DELLA NAVE DANESE A POZZALLO, RISCHIO CAUSA DANNI PER UN MILIONE DI EURO

Giugno 25th, 2018 Riccardo Fucile

LA SITUAZIONE A BORDO STAVA PEGGIORANDO E IL COMANDANTE HA PRESENTATO IL CONTO: 200.000 EURO AL GIORNO IL COSTO DELLA VIOLAZIONE DI LEGGE DELL’ITALIA… ORA IL COLOSSO DANESE POTREBBE FARE CAUSA CIVILE A SALVINI E TONINELLI PER AVER NEGATO L’ATTRACCO SENZA MOTIVO

I 113 dell’Alexander Maersk sbarcano a Pozzallo.
Dopo quattro giorni di inspiegabile e assurdo fermo in rada del cargo danese che giovedì ha soccorso un gommone in avaria, è finalmente arrivato il via libera del Viminale e del ministero delle Infrastrutture.
Lo sbarco è previsto intorno alle 23, dopo che le condizioni dei migranti stavano cominciando a diventare particolarmente critiche per il maltempo e la pioggia battente che nelle ultime ore è caduta sulle persone costrette a stazionare sui ponti del cargo.
Il comandante della nave danese denuncia il costo di 200.000 euro al giorno per la deviazione della sua rotta e l’immotivato mancato sbarco: cinque giorni fanno un milione di euro.
Ancora misterioso il perchè della mancata autorizzazione che aveva impedito fino ad ora lo sbarco delle persone.
Il soccorso era avvenuto sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana, che aveva poi indicato Pozzallo come porto di sbarco. Poi lo stop dell’Italia, improvviso e immotivato.
“Non posso non manifestare la mia soddisfazione per la positiva conclusione della vicenda – dice Roberto Ammatuna, sindaco di Pozzallo – perchè si è avverato l’auspicio contenuto nel mio appello. Era una decisione attesa da tutta la città , che ha vissuto con apprensione l’evolversi della situazione”.

(da agenzie)

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L’ODIO DELL’ITALIA SU TWITTER CONTRO I MIGRANTI: IN UN ANNO SONO RADDOPPIATI I TWEET, VEICOLATI DA MENO PROFILI

Giugno 25th, 2018 Riccardo Fucile

ESISTE UNA INTERNAZIONALE RAZZISTA CHE HA INTERESSE HA SEMINARE ODIO E MONETIZZARE IN VOTI: LA MAGISTATURA ASPETTA CHE QUALCUNO SI FACCIA GIUSTIZIA DA SOLO?

Vedere le immagini delle donne e dei bambini che scendono stremati dalla nave Aquarius, o avere la conferma dal Viminale che gli sbarchi lo scorso aprile sono diminuiti di oltre il 75 per cento rispetto al 2017 non ferma i twittatori dell’odio.
Anzi, li sprona a coprire la voce dei moderati.
È questo uno degli aspetti della diffusione dell’odio sui social rilevati dalla terza edizione della “Mappa dell’intolleranza”, il progetto ideato da Vox-Osservatorio Italiano sui diritti, in collaborazione con l’università  Statale di Milano, l’università  di Bari, La Sapienza di Roma e il dipartimento di sociologia dell’università  Cattolica di Milano.
I ricercatori hanno esaminato oltre 6milioni e mezzo di tweet tra marzo e maggio 2018, considerando 76 termini sensibili, e hanno diffuso a livello nazionale un sondaggio online, che chiedeva agli intervistati di indicare cinque termini negativi che rivolgerebbero a sei gruppi di persone – donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani – che sono di solito prese di mira dagli odiatori nei social.
Il primo dato che salta agli occhi è che sono aumentati i tweet contro i migranti.
Erano 38.000 nel 2016, sono stati complessivamente 73.390 nel 2017, con picchi significativi in momenti in cui i fatti di cronaca avrebbero dovuto spingere a compassione, o rassicurare sulla reale entità  degli arrivi in Italia.
La percentuale dei tweet dell’odio passa infatti dal 32,45 per cento del 2017 al 36,93 per cento nel 2018: un balzo di 4 punti in pochi mesi, in pratica più di 1 italiano su 3 twitta il suo odio contro migranti, ebrei e musulmani.
Sono invece diminuiti rispetto all’anno passato i tweet contro le persone omosessuali. Dai 35.000 registrati nel 2016, si è passati ai 22.000 nel periodo 2017/2018, una decrescita che l’analisi sociologica allegata alla mappa interpreta come “conseguenza dell’approvazione della legge sulle unioni civili e del conseguente cambiamento culturale in atto nel Paese”.
“Le molte dichiarazioni pubbliche di personaggi famosi – scrivono i ricercatori – hanno, anche in questo senso, facilitato la visibilità  del fenomeno, accrescendone dove possibile la sensibilizzazione sociale”.
È assai efficace, a questo proposito, la visualizzazione dell’odio contro gli omosessuali nelle “mappe termografiche” nelle quali il rosso intenso su una certa regione indica una maggiore concentrazione di tweet di odio. Confrontando la mappa dell’Italia prima e dopo la legge Cirinnà  è evidente che le zone “calde” sono significativamente diminuite.
Sono però preoccupanti le mappe termografiche per visualizzare in quali zone d’Italia si concentrano gli odiatori dei migranti.
È rosso fuoco l’area di Milano, la più ampia, così come quella di Napoli. Seguono Roma, Firenze, Torino, Bologna e Genova a conferma, come nella rilevazione dello scorso anno, che nelle grandi città , dove si hanno comunque meno contatti diretti con la diversità , si generano più odio e paura.
“I tweet intolleranti diminuiscono dove è più alta la concentrazione di migranti – osserva Silvia Brena, co-fondatrice di Vox – dimostrando quindi una correlazione inversa tra presenza sul territorio e insorgere di fenomeni di odio: come a dire, conoscersi promuove l’integrazione”.
L’incremento di tweet con orientamento ostile verso migranti ed islamici secondo Giovanni Semeraro dell’Università  di Bari “Aldo Moro” “conferma come i temi che dominano il dibattito politico trovino riscontro nelle opinioni e nelle tracce digitali che la popolazione dissemina nella rete”.
Sono aumentati anche i tweet antisemiti e resta stabile l’odio espresso in rete contro le donne, comunque ancora la categoria più presa di mira sui social.
La mappa evidenzia anche che a un aumento dei tweet violenti corrisponde però una diminuzione dei profili Twitter, il che, per i ricercatori, “parrebbe indicare una sorta di estremizzazione online dell’odio”.
Ci sono meno twittatori, ma sono però in grado di “monopolizzare e viralizzare l’intolleranza via social, con un pugno di odiatori seriali e professionali in grado di ottenere un effetto pervasivo sulle comunicazioni e le interazioni in rete”.

(da “La Repubblica”)

argomento: Razzismo | Commenta »

“LE TORTURE IN LIBIA? SONO UNA INVENZIONE”: L’ULTIMA INFAMIA DI SALVINI

Giugno 25th, 2018 Riccardo Fucile

A FRONTE DI CENTINAIA DI DENUNCE DOCUMENTATE DA ORGANISMI INTERNAZIONALI, TESTIMONIANZE E FOTO, SALVINI NEGA CHE I SUOI AMICI CRIMINALI LIBICI ATTUINO TORTURE E STUPRI NEI “CONFORTEVOLI” LAGER LIBICI

Parole vergognose che negano un dramma testimoniato da centinaia di fonti indipendenti e dalle stesse Nazioni Unite: le torture, gli stupri e gli abusi a cui sono sottoposti i migranti in Libia.
Ma per lo xenofobo razzista catapultato al governo non è vero. Torture in Libia? Solo retorica.
Ha detto il ministro di Polizia: “Oggi ho visitato un centro di accoglienza e protezione per mille migranti che sarà  pronto entro un mese con la collaborazione dell’Unhcr: vale contro la menzogna e la retorica per cui in Libia si tortura e si ledono i diritti civili”
Poi ha aggiunto “La guardia costiera libica in mare ha dimostrato grande serietà  ed efficienza: sono gli equipaggi delle navi delle Ong ad essere assai più pericolosi per la vita degli stessi migranti e di tutti gli altri”.
Meglio i trafficanti della Guardia Costiera libica che prendono mazzette per far imbarcare i profughi che le Ong che cercano di salvare vite umane.
E’ possibile ci siano collusioni? “Ma sta scherzando”.
Nemmeno legge i rapporti delle nazioni unite o dell’unione europea.
Ormai per giustificare la disumanità  si sono messi a giocare alle tre scimmiette.

(da Sovranist)

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LA SCOPPOLA DELLA LIBIA A SALVINI SUGLI HOTSPOT: “NON A CASA NOSTRA”

Giugno 25th, 2018 Riccardo Fucile

L’ESILARANTE CONFERENZA STAMPA TRASMESSA DA AL JAZEERA IN CUI IL VICE PREMIER LIBICO RIFIUTA LA PROPOSTA DI SALVINI E LO RIMANDA A CASA A MANI VUOTE

Oggi è il grande giorno della visita del ministro dell’Interno Matteo Salvini in Libia.
Il valoroso Capitano della Lega è andato laggiù, oltre le acque del Mediterraneo infestate da quei buonisti delle Ong per fare gli interessi degli italiani.
C’erano tutte le premesse per portare a casa il risultato. Dopo le ultime settimane passate a fare la voce grossa contro un’isoletta come Malta finalmente Salvini aveva l’opportunità  di andare a parlare con chi comanda nel paese da cui partono i gommoni.
Per rimarcare meglio la differenza con i governi precedenti Salvini ha scelto di non utilizzare uno dei lussuosi aerei “Obama style” alla Renzi che fanno parte della flotta della Repubblica.
Come ci ha tenuto a rimarcare su Facebook Luca Morisi — il Casaleggio/Casalino della Lega — Salvini «viaggia “no frills” su un velivolo militare».
Del resto il ministro è notoriamente uno ruspante, che bada più alla sostanza che alla forma. L’importante è ottenere dai libici quello che già  Conte aveva proposto di chiedere in Europa al vertice informale sui migranti.
Al punto due dell’European Multilevel Strategy for Migration è scritto nero su bianco che per risolvere il problema dell’immigrazione l’Unione Europea dovrà  creare centri di protezione internazionale nei paesi di transito come Libia e Niger al fine di valutare le richieste d’asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti.
In una parola i famosi hotspot. Per Salvini l’imperativo è uno solo: «fermare le navi delle ong, che aiutano il traffico di esseri umani» perchè «solo le autorità  libiche dovranno pattugliare le acque libiche e bloccare le navi delle Ong che vogliono sostituire i governi aiutando l’immigrazione illegale».
E poco importa che i salvataggi da parte delle Ong avvengano ormai in acque internazionali quindi al di fuori dell’area di giurisdizione libica.
Durante un colloquio con il vice premier libico Ahmed Maitig Salvini ha spiegato che a differenza di alcuni paesi europei che vorrebbero che gli hotspot venissero creati in Italia (quei cattivoni) il governo del cambiamento ritiene che ci sia un’altra strada da percorrere.
Una che non costituisca un problema nè per il nostro Paese nè per la Libia.
Perchè — spiega il ministro dell’Interno — «non si interromperebbe il flusso di immigrati». Assieme ad altri paesi europei l’Italia invece proposto la creazione di «centri di accoglienza posti ai confini a Sud della Libia per evitare che anche Tripoli diventi un imbuto, come l’Italia».
Non è chiaro se per Salvini andranno posizionati in Libia o in Chad e in Niger. Quello che è certo è che il governo guidato da al-Sarraj — l’interlocutore ufficiale del governo italiano e della comunità  internazionale — non ha il pieno controllo della parte meridionale del Paese.
Probabilmente in Italia c’è qualcuno che crede che questa proposta sia davvero geniale.
Salvini dice che con gli hotspot in Italia (ovvero ai confini Sud dell’Europa) non si fermerebbero i “flussi della morte”. Ecco quindi la soluzione: spostare gli hotspot più a Sud, abbastanza a Sud da impedire ai migranti di arrivare sulla costa e farli diventare un problema italiano.
Dove? In Libia. Di sicuro i libici accetteranno un piano del genere che semplicemente sposta il loro problema un poco più a Sud ma pur sempre sul loro territorio e che toglie loro anche la “valvola di sfogo” delle partenze via mare.
Il problema è che il governo libico non ragiona come l’elettorato di Lega e MoVimento 5 Stelle.
Ed infatti durante la conferenza stampa congiunta con Salvini il vice premier Maitig non usa mezzi termini: «rifiutiamo categoricamente la presenza di campi per migranti in Libia. Questo non è accettato dai libici nè è consentito dalla legge libica».
In poche parole i libici non hanno alcuna intenzione di fare il lavoro sporco per l’Italia e per l’Europa.
O meglio: bisognerà  trovare un modo per convincerli. Del resto i migranti non hanno alcuna intenzione di fermarsi nel paese visto che il loro obiettivo è raggiungere le coste italiane ed europee.
In pratica il vice premier libico Ahmed Maitig non vuole che la Libia diventi un imbuto, esattamente come diceva Salvini. Ma a differenza di Salvini non ritiene che la generosa proposta dell’Italia sia accettabile e vantaggiosa.
Fortunatamente la conferenza stampa, trasmessa da Al Jazeera era tradotta in inglese e quindi ben pochi elettori della Lega si sono accorti della scoppola rimediata dal Capitan Salvini a Tripoli.

(da “NextQuotidiano”)

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MA CHE STRANO, EH? IL PROCESSO A BOSSI DESTINATO A SALTARE

Giugno 25th, 2018 Riccardo Fucile

LA NUOVA LEGGE PREVEDE CHE SE LA LEGA NON SI COSTITUISCE PARTE CIVILE (COSA CHE NON HA FATTO) SI DEVE DICHIARARE IL NON LUOGO A PROCEDERE

È stato fissato per il prossimo 10 ottobre ma, per effetto di una modifica al codice penale, rischia di chiudersi con un non luogo a procedere il processo d’appello milanese ‘The Family’ nel quale Umberto Bossi, il figlio Renzo ‘Il Trota’ e l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito sono stati condannati nel luglio dell’anno scorso rispettivamente a 2 anni e 3 mesi, 1 anno e 6 mesi e 2 anni e 6 mesi per aver usato i soldi del partito per fini privati.
Lo scrive l’agenzia di stampa ANSA che sostiene che in base alla nuova norma entrata in vigore lo scorso maggio, per fare in modo che il processo vada avanti, la Lega dovrebbe sporgere querela per il reato di appropriazione indebita con l’aggravante contestata a Bossi, attualmente senatore e presidente del partito, al figlio e a Belsito e che in passato ha permesso ai pm di procedere d’ufficio.
Querela che al momento, da quanto è stato riferito all’ANSA, non è stata presa in considerazione.
Dunque, se così fosse, il processo si chiuderebbe per un difetto di procedibilità .
La Lega originariamente si era costituita con l’avvocato Domenico Aiello davanti al gup di Milano, ma poi nel corso dell’udienza preliminare al legale venne revocato il mandato e il partito rinunciò ad essere parte civile e a chiedere quindi i danni al suo fondatore. Il giudizio di primo grado si è concluso circa un anno fa con le condanne dei tre imputati.
Una mano lava l’altra.

(da “NextQuotidiano”)

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