Settembre 10th, 2026 Riccardo Fucile
SULLA PROPOSTA DI MODIFICA IL GOVERNO SI ERA RIMESSO ALL’AULA. DOPO LA VOTAZIONE DAI BANCHI DALLE OPPOSIZIONI SONO PARTITI DEI ‘VERGOGNA!’. TRANQUILLI, CHE FINO AL 14 APRILE, GIORNO IN CUI SCATTA IL VITALIZIO PER I PARLAMENTARI, IL GOVERNO TIENE BOTTA
L’Aula del Senato ha bocciato, con 68 sì e 99 voti contrari, il sub-emendamento a prima firma del Dem Dario Parrini per sopprimere i capolista bloccati e prevedere il voto di preferenza.
Sulla proposta di modifica all’emendamento di maggioranza alla legge elettorale il governo si era rimesso all’Aula. Dopo la votazione dai banchi delle opposizioni sono partiti dei ‘Vergogna!’.
Il testo del subemendamento 1.6/1, infatti, recitava: «Ogni elettore dispone di un voto di lista e fino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati di sesso diverso compresi nella lista medesima, da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista». Dunque nessuna tutela per i capilista, due preferenze e via. In teoria sarebbe stata la linea di Fratelli d’Italia e infatti il partito di Giorgia Meloni alla Camera ha votato un testo del tutto analogo, presentato però da Roberto Vannacci (ma i numeri non sono stati sufficienti).
L’opposizione, incluso Vannacci, chiedeva quindi a FdI di fare la stessa scelta anche al Senato, e il partito della premier ha fatto capire che non era facile rifiutare. Da ieri, 9 settembre, ad oggi, si sono succedute le riunioni di centrodestra, l’ultima conclusa poco prima che l’aula di Palazzo Madama si riunisse per iniziare a votare, partendo proprio dai subemendamenti. FdI ha fatto a lungo circolare che, accordo di maggioranza o no, per la leader era una scelta di principio.
Secondo alcune fonti vicine al dossier parlarne a lungo è stato anche un modo per segnalare i rapporti di forza all’interno della coalizione. Alla fine, però, è stata scelta la linea della prudenza, per evitare di far saltare il patto di maggioranza.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2026 Riccardo Fucile
CRESCE IL PESO DI CLAUDIO DURIGON, NUMERO DUE DELLA LEGA A CUI SI AGGRAPPA IL CAPITONE
Soltanto Attilio Fontana si palesa alle Officine Farneto per la due giorni leghista sulla
manovra: il presidente lombardo è tra i relatori dell’evento di Roma. [E qualcuno, tra i denti, tira fuori un perché: «Non è un nostro evento». Nel senso che «non tutti i nostri capirebbero».
Un po’ di tigna, forse, per il fatto che l’importante manifestazione sulla finanziaria in arrivo (titolo: «A vostra difesa») è anche la consacrazione neppure troppo implicita di Claudio Durigon a numero due effettivo e operativo di Matteo Salvini.
La nota finale è assai limata, la sua elaborazione dura più dell’incontro stesso. Ma sancisce che per i nordisti c’è pochino. Si parla di «roadmap dei prossimi mesi», che fa fine e non impegna.
Di certo, non c’è la partecipazione alla stesura delle liste elettorali, ma quello i quattro moschettieri nemmeno se l’aspettavano. La cosa forse più notevole, ma nella nota non compare, è l’ipotesi di un allargamento del pacchetto di testa della Lega.
Ma non è affatto certo che sia un allargamento organico o finalizzato alla stesura del «manifesto» leghista che sarà presentato a Pontida. Nemmeno una sillaba per l’associazione che i presidenti intendono fondare per dare voce al Nord: «Ma per quella non abbiamo bisogno del permesso», sbuffa uno di loro.
Di certo Luca Zaia solleva la questione di Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega lombarda, diventato negli ultimi mesi l’uomo simbolo della fronda nordista: i salviniani più accesi non sognano che il suo scalpo e non lo nascondono. «Lascia perdere…», dice però Zaia a Salvini.
E gli altri sono d’accordo. Dal canto suo, Romeo ieri mattina si è presentato a sorpresa all’evento leghista: «Non si sfascia nessuna Lega, la si costruisce insieme, che è ciò che vogliamo fare tutti». La partita si giocherà forse su un terreno diverso: Salvini ha chiesto che si svolgano i congressi provinciali della Lombardia entro ottobre.
I meno coinvolti chiamano Romeo amichevolmente «il kamikaze», altri dipingono l’immagine di «quello che si è lanciato senza controllare il paracadute». Di certo, atti ostili nei suoi confronti segnerebbero una ripresa della guerra.
Tutti i governatori dicono come un sol uomo che «la partita è tutt’altro che chiusa». Eppure, una delle fragilità del fronte dei governatori, già emersa in tutti questi mesi, è la sensazione che ciascuno giochi una partita un po’ diversa da quella degli altri: «Non sono una falange», ironizzano i salviniani.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2026 Riccardo Fucile
“APPELLARSI AL ‘VOTO UTILE’ NON BASTERÀ PER SPAZZARE VIA VANNACCI. È LA PAURA DI MELONI CHE ALIMENTA I CONSENSI DEL GENERALE. LA RABBIA DI SALVINI SI NOTA A VISTA D’OCCHIO”
«Non credo lo farà, ma se Giorgia Meloni fosse saggia ritirerebbe il Melonellum e chiamerebbe le opposizioni a Palazzo Chigi per proporre un vero proporzionale». Luigi Zanda, ex senatore Pd e veterano della politica, ritiene che una nuova legge elettorale serva, sì, ma non quella immaginata dal centrodestra.
Un proporzionale puro? Quale sarebbero i vantaggi?
«È un sistema leale: non ci sono premi che falsano la rappresentanza».
Non c’è il rischio di un eccesso di frammentazione in Parlamento?
«Serve prevedere una soglia di sbarramento congrua sopra il 3%.
Peraltro l’attuale disegno di legge prevede già il proporzionale se nessuno raggiunge il 42% dei consensi».
l meccanismo faciliterebbe i governi di larghe intese. È l’incubo di Giorgia Meloni.
“Le larghe intese non le vuole nessuno, ma l’incubo della premier è un altro: teme di perdere. Il disegno Meloni pecca di immoralità politica».
Cosa intende?
«Vuole cambiare la legge elettorale ritenendo che quella che l’ha fatta vincere la prima volta non sia buona per il bis. Questi trucchi hanno precedenti illustri a destra e a sinistra, non portano mai bene».
Con il proporzionale la destra non si può appellare al “voto utile” per contenere Futuro nazionale.
«Non basterà una legge elettorale per spazzare via Roberto Vannacci. È la paura di Meloni che alimenta i consensi del generale. La rabbia di Salvini si nota a vista d’occhio».
Sta di fatto che senza Vannacci oggi il centrodestra perderebbe, no?
«Questo non lo sappiamo. La realtà è sempre diversa dai sondaggi. Senza considerare che Vannacci l’ha creato il leader della Lega».
Cosa pensa delle preferenze a crocette immaginate dalla destra? Meglio di niente?
«Il sistema delle tre preferenze su una lista prestampata di sei nomi è imbarazzante. Con i capilista bloccati vuol dire che un folto gruppo di parlamentari viene comunque nominato dai partiti. […]
Le opposizioni propongono preferenze libere. Ma se FdI le vota salta la legge elettorale?
«L’emendamento delle minoranze è intelligente. E migliorerebbe in maniera significativa il sistema. La premier non lo accetterà mai perché romperebbe la maggioranza e farebbe saltare il banco».
Ipotesi che in realtà non dispiace a molti nella maggioranza. «Ripeto, la premier non lo farà. Invece dovrebbe uscire dal pantano di discussioni senza fine su ballottaggi, soglie, preferenze e ripartire da zero: un testo insieme all’opposizione».
Che così eviterebbero di dover indicare il candidato presidente del Consiglio con il programma.
«Una norma irragionevole pensata dalla destra solo nella speranza di mettere in difficoltà il centrosinistra».
E se l’obbligo dovesse rimanere?
«L’opposizione se la caverà egregiamente. Le primarie si faranno e ci sarà il nome. Così come Meloni ha perso il referendum per aver fatto la riforma da sola, perderà le Politiche perché vuole fare la legge elettorale da sola».
(da Repubblica)
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Settembre 10th, 2026 Riccardo Fucile
“LE VENDITE ONLINE? PRIMA IL BACINO D’UTENZA ERA QUASI SOLTANTO COMO E PROVINCIA, ADESSO LE PRIME CINQUE CITTÀ PER ORDINAZIONI SONO LONDRA, PARIGI, ROMA, MILANO E NEW YORK. E CONTRO LO UNITED SUGLI SPALTI CI SARÀ L’ATTORE CILLIAN MURPHY” – IL POSTO IN TRIBUNA CEDUTO AL TIFOSO ANZIANO, I CONSIGLI PER LO SVILUPPO DELLA SERIE A
Oggi al Como lavorano in trecento, in grandi open space dall’aria internazionale. Nel
2019 erano in cinque, l’ufficio in un sottoscala del Sinigaglia, che stasera contro il Lipsia si apre al mondo: sul Lago non era mai arrivata nessuna coppa internazionale, figurarsi la Champions.
Lo stadio è stato messo a punto dopo un’estate di corsa, come di corsa va la squadra: c’è il rischio che, a forza di bruciare le tappe, si scotti irrimediabilmente? Lo chiediamo a Mirwan Suwarso, il presidente. […]
Perché ha ceduto il suo posto in tribuna a un tifoso anziano?
«Perché per Como è un giorno storico ed è giusto che lo viva chi lo segue da sempre e non ha trovato il biglietto, visto che abbiamo dovuto ridurre la capienza a 10mila posti. Io vedrò la partita dove potrò».
Il vostro allenatore ha detto che siete 5-6 anni in anticipo sui piani: siete arrivati in alto troppo presto?
«Dal punto di vista delle infrastrutture sì, la parte commerciale non è ancora pienamente sviluppata. Siamo una piccola città con un piccolo stadio, una partita a San Siro ne vale otto al Sinigaglia, in termini di ricavi, e i diritti tv premiano chi ha storia e titoli: sfidiamo dei giganti. In campo è più facile, se giochi bene vieni ricompensato, mentre per vendere il nostro merchandising dobbiamo essere in grado di produrlo e distribuirlo. Stiamo ancora recuperando il terreno».
Città piccola, stadio piccolo, platea di tifosi limitata: non siete già arrivati al limite del vostro possibile sviluppo?
«La base di tifosi locali, sì, è limitata, ma quella che possiamo coinvolgere a livello globale è illimitata. Dipende solo dalla nostra capacità di crescere attraverso marketing, branding e comunicazione. Prendiamo le vendite online: prima il bacino d’utenza era quasi soltanto Como e provincia, adesso rappresenta il 14% e le prime cinque città per ordinazioni sono Londra, Parigi, Roma, Milano e New York.
Sui social abbiamo una crescita pazzesca perché raccontiamo una storia. Non parliamo soltanto di calcio, ma di chi siamo come persone, di chi siamo come luogo. Su YouTube si trovano piccoli documentari su Como, non interviste post-partita. È su questo che il calcio italiano dovrebbe puntare».
Vale a dire?
«Che cos’ha la Premier rispetto a noi? I soldi. Ma noi abbiamo storia, arte, cibo e passione. Squadre di città belle come Lecce o Salerno possono avere grande attrattiva».
«Se valorizziamo i nostri tesori, in 5-10 anni la A torna al livello degli anni 90. Il valore di un campionato è definito dalla forza della sua squadra più debole, è questo che distanzia la Premier dalle altre leghe».
A proposito di Fabregas: lui è allenatore, azionista, manager. Può esistere un Como senza di lui?
«Sono esistiti un Barcellona senza Cruyff, un Milan senza Sacchi, un’Inter senza Herrera. Chi resta in un club per sempre? Solo Ferguson ci è andato vicino. Cesc ha costruito per il club e non per sé stesso e la sua impronta resterà per sempre, ma verrà il giorno in cui se ne andrà e quando accadrà dovrà aiutarci a individuare il suo successore, perché altrimenti il metodo e i giocatori che ha portato qui andrebbero sprecati».
Il Como è da scudetto?
«Dopo tre partite? Questa è una stagione difficile, con tante prime volte per noi, compreso il peso del pronostico. Riusciremo a gestire tutto questo? Nessuno lo sa».
Vedremo ancora stelle di Hollywood in tribuna oppure il Como è ormai più glamour di loro?
«Contro lo United ci sarà Cillian Murphy, ma non siamo noi a invitarli, sono loro che vogliono venire. Il Como si sta facendo un nome come brand di lusso».
Come possono i tifosi portare il lusso nel cuore?
«Un conto è l’immagine che vogliamo diffondere nel mondo, ma il Como è dei comaschi, è per questo che in curva i prezzi sono gli stessi di quando eravamo in C. Ci consideriamo ospiti, non proprietari, l’identità locale deve restare autentica».
(da Repubblica)
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Settembre 10th, 2026 Riccardo Fucile
IL COSTO EXTRA A SORPRESA CON UNA VOCE NON AUTORIZZATA… COME FUNZIONANO LE MANCE IN ITALIA E NEL MONDO
Tra le consumazioni e il totale da pagare, sullo scontrino compare una voce insolita: «Mancia Pos», 2,50 euro. Il conto risale a una cena consumata in Sardegna all’inizio di settembre e la storia è stata raccontata da Leggo. Il cliente, che non avrebbe autorizzato alcuna mancia, si sarebbe accorto dell’addebito soltanto controllando lo scontrino dopo il pagamento della cena da circa 74 euro.
La mancia resta facoltativa
Che sia lasciata in contanti o con il Pos, la mancia resta una scelta del cliente. La stessa Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, la definisce un pagamento spontaneo e facoltativo, che può essere consegnato direttamente al personale, lasciato in contanti oppure aggiunto alla transazione quando si paga con carta. Una possibilità che nei ristoranti italiani si sta diffondendo, anche se il contante resta ancora prevalente.
Come funziona nel resto d’Europa
In alcuni Paesi il conto può comprendere per legge una quota obbligatoria destinata al servizio. In Francia la mancia resta facoltativa, mentre il servizio è già compreso nel prezzo; in Spagna non è obbligatoria e viene normalmente lasciata, se il cliente lo desidera, tra il 5 e il 10% del conto. Anche in Germania, dove è comune aggiungere circa il 10%, il conto comprende già Iva e costi di servizio. Nel Regno Unito, invece, alcuni ristoranti possono applicare un service charge obbligatorio: una voce che però non coincide con la mancia lasciata spontaneamente dal cliente.
(da Leggo)
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Settembre 10th, 2026 Riccardo Fucile
L’APERTURA DELLA DUCETTA PROVOCA UN TERREMOTO TRA GLI ALLEATI – TAJANI FA SAPERE CHE LA ROTTURA DEL PATTO DI MAGGIORANZA AVREBBE UN EFFETTO IMMEDIATO: LA LEGGE ELETTORALE FINIREBBE IN UN VICOLO CIECO “UN MINUTO DOPO” … NELLA LEGA METÀ DEL GRUPPO NON RISPONDE A SALVINI, IMPOSSIBILE PREVEDERNE LA REAZIONE – I VERTICI DI FI E CARROCCIO SOSPETTANO CHE LA RUSSA E MELONI SI MUOVANO IN MODO COORDINATO PER SGAMBETTARLI … LA TENTAZIONE DELLA PREMIER DI TENERE IN VITA IL ROSATELLUM (E DUNQUE I COLLEGI UNINOMINALI) PER RAFFORZARE IL “VOTO UTILE” CONTRO VANNACCI
Sembrano due compari di Pirandello, Ignazio e Ciccio, La Russa e Boccia, e la novella è
“La Trappola”. La legge elettorale rischia di finire nella giara. Si vota al Senato l’emendamento sulle preferenze ma La Russa lascia subemendare le opposizioni e le opposizioni chiedono di estendere le preferenze.
Meloni è tentata dal dire sì. Sentiamo Boccia, compare uno: “Meloni vuole le preferenze? Servita. Dimostri la coerenza. Togliamo i capilista bloccati. Ma FI e Lega accettano?”. Ma perché La Russa ha acconsentito? Torniamo a Boccia: “Diciamo che La Russa è un presidente democratico”. E’ la legge elettorale a sonagli.
E’ chiaramente quella che in politica viene chiamata una trappola parlamentare e alla fine potrebbe perfino trovare il modo per scivolare verso le elezioni subito. Se l’opposizione sposa le preferenze, una battaglia di coerenza di Meloni, e FdI si tira indietro, qual è il risultato per Meloni? Dice Boccia, il compare uno:
“Ci perde la faccia. Fa la figura dell’incoerente”. Oppure? “Riparte da zero, rimette in discussione l’accordo con Tajani e Lega”. Oppure? “Oppure si tiene il Rosatellum, la legge che le permetterebbe ancora di pareggiare. Per Meloni è meglio votare con il Rosatellum ma non dirlo”. Ma come è nata questa “trappola”? Il compare uno, Boccia: “La politica non ammette dilettantismo.
Diciamo che in estate quando tutti erano sotto l’ombrellone, io…”. E Ignazio… In FdI viene convocato un gabinetto di guerra a Via della Scrofa. Fermiamo il presidente della commissione Affari Costituzionali, di FdI, Andrea De Priamo. Presidente, ma perché La Russa ha lasciato subemendare? E De Priamo: “Boh”. Digiamolo? In teoria per via del regolamento, perché compare due è il presidente del Senato, al che Alessandro Alfieri, senatore del Pd, insuperabile: “La Russa e il regolamento? Ma chi, La Russa il presidente più politicamente scorretto della storia italiana?”. E qui si comincia a pensare male.
L’accordo Meloni-Tajani-Salvini è blindato sui capilista e mettere in discussione i capilista equivale a mettere in discussione l’intera legge
Il compare uno, Boccia, che è poi l’artefice della trappola (l’emendamento è firmato da Nicola Irto) suggerisce di guardare a Vannnaci: “Meloni non farà l’accordo con Vannacci, preferirà morire in piedi, in nome della coerenza. Salvini e Tajani invece si potrebbero perfino alleare, sono due azzoppati che camminano, loro sì ma Meloni no. E si perde”. Il primo a capirlo sarebbe stato il compare due, La Russa, infastidito da Tajani e Salvini che lo trattano da vecchio zio rompiscatole. Solo che arriva in soccorso il compare due, Boccia: “Ignazio fa politica da quarant’anni”. E’ come se camminassero a braccetto solo che a ogni loro passo la legge si asciuga e si colora.
La soglia resta al 42 per cento (avevano provato ad abbassarla al 41 per cento), sulla norma anticespugli non c’è accordo con Forza Italia perché l’ultima fantasia a destra può essere: e se presentiamo tante liste civetta per fermare Vannacci? Si è partiti con la stabilità, il pareggio, infine è arrivata la paura, la sensazione che la migliore legge resta forse il Rosatellum. Il compare uno, Boccia, ricorda: “A Meloni importa soltanto arrivare prima, anche solo per poter dire in nome della coerenza che il governo con Vannacci non lo fa. Rischia di stare all’opposizione e fare la seconda di Vannacci”.
Mentre Ciccio e Ignazio? Conoscono le virtù del pareggio, dei governi che si formano con le esplorazioni, i caminetti. I pigri lo chiamano inciucio ma è meglio definirlo “l’inciccio”, l’inghippo che porta all’intreccio. Sono compari e oggi simili a quei due contadini che Pirandello fissava in una immagine: “Uniti da un’antica rivalità trasformata in emulazione, vivono in perfetta parità, sostenendosi a vicenda anche con le rispettive famiglie, cresciute nello stesso cortile”.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2026 Riccardo Fucile
QUELLO CHE SPAVENTA E’ UN COSI’ SMISURATO POTERE ECONOMICO E PER OSMOSI ANCHE POLITICO
Del documentario su Musk presentato a Venezia si parla molto, e per la comprensibile ragione che un uomo così potente non dispone di una storia limpida né di una personalità rassicurante. Ma viene da dire che di Musk si dovrebbe parlare comunque, anche se fosse la reincarnazione di Galileo e avesse dimostrato le doti filantropiche di Madre Teresa. Perché quello che spaventa, a prescindere dalla persona, è un così smisurato potere economico, e per osmosi anche politico, nelle mani di un solo individuo.
Un potere e un patrimonio da Ancien Régime, premoderni e predemocratici. Tali da consentirgli di rilanciare in proprio, come un business tra i tanti, quella esplorazione del cosmo che fino a pochi decenni fa era tipicamente affare degli Stati e lui ha trasformato in accaparramento di spazi, esperienze, ricchezze sottratte alla disponibilità collettiva. C’è da chiedersi se la Compagnia delle Indie, forse la più rapinosa e organizzata protagonista della spoliazione coloniale, poté godere di una libertà d’azione paragonabile.
È evidente che molti parametri di perequazione e di controllo tipici della società di mercato “classica”, per esempio l’antitrust, per esempio la progressività del prelievo fiscale, sono saltati come birilli, negli Stati Uniti e altrove. Anche sotto governi dem ciechi e sordi di fronte alla nascita di un mostro come le tecno-oligarchie. Certo va riconosciuto che Musk incarna con zelo inimitabile, quasi cinematografico quel mostro: la sua megalomania, il suo dispotismo, il suo maschilismo tragicomico sono l’illustrazione perfetta di una distopia diventata realtà.
(da Repubblica)
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Settembre 10th, 2026 Riccardo Fucile
QUANDO SI CONSENTE A UN PARTITO DI VIOLARE LA COSTITUZIONE, LE CONSEGUENZE SONO IMPREVEDIBILI, COMPRESA UNA GUERRA CIVILE: ATTENTI AI “BUONI” QUANDO SI INCAZZANO
«La vostra remigrazione è pulizia etnica». Queste sono le parole del cancelliere
Friedrich Merz nello scontro andato in scena ieri al Bundestag, il Parlamento tedesco, contro Alice Weidel, leader di AfD. Merz, che fa parte della famiglia dei Popolari e quindi del centrodestra, non fa un passo indietro rispetto alla vittoria del partito post-nazista nell’Alta Sassonia, ma soprattutto rilancia lo scontro politico anche nei confronti di chi gli ha chiesto un passo indietro dopo la disfatta del suo partito. Da capo della CDU, c’è anche chi propone di ricorrere alla Corte Costituzionale per chiedere la messa al bando di AfD, che già in passato è stata classificata come partito di estrema destra e soprattutto con rapporti strettissimi con la Russia, rappresentando così una minaccia per la democrazia tedesca.
Quindi non si tratta con i post-nazisti, non si tratta con chi in questi anni ha portato la remigrazione al centro del dibattito alzando la posta in gioco sul tema migratorio, e non si tratta neanche con Donald Trump, che nei giorni scorsi ha esultato per la vittoria di AfD, in passato spinta tantissimo anche da Elon Musk.
In somma, una barriera politica costruita attorno al partito post-nazista che si dovrà confrontare nelle prossime giornate elettorali di Berlino e di altri Länder tedeschi contro la crescita esponenziale di AfD.
Questo è il messaggio che dovrebbero ascoltare soprattutto Meloni e Tajani, mentre Salvini cerca di rincorrere Vannacci giorno dopo giorno sulla remigrazione e su tutti i loro temi, mettendo in difficoltà la coalizione: dalla legge elettorale all’antisemitismo, fino ai temi della sicurezza. Ogni giorno il governo va in difficoltà perché tenta di inseguire Vannacci cercando di bloccare la crescita di Futuro Nazionale, ma facendo solo una cosa: aumentare i consensi dell’ex generale. Perché se li rincorri sulle loro posizioni non fai altro che rafforzare le loro idee, legittimandole.
Meloni in questi anni ha tentato di darsi una postura istituzionale in Europa e nel mondo; Tajani fa parte del Partito Popolare Europeo, lo stesso di Merz, e per portare avanti queste idee dovrebbero emarginare Futuro Nazionale.
(da Fanpage)
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Settembre 10th, 2026 Riccardo Fucile
FONTI UCRAINE PARLANO DI AFFERMAZIONI “ESAGERATE”: “SI È TRATTATO DI UN ALLARME IN MOLDAVIA QUANDO UN DRONE RUSSO È ENTRATO NELLO SPAZIO AEREO MOLDAVO E ROMENO”. L’IMPRESSIONE È CHE SIA STATO UN AVVERTIMENTO PER DIMOSTRARE CHE ZELENSKY PUÒ ESSERE COLPITO IN QUALSIASI MOMENTO
Una fonte della presidenza ucraina ha fornito un resoconto più dettagliato sull’incidente con un drone che, secondo quanto dichiarato dal premier norvegese Jonas Gahr Støre, avrebbe rischiato di colpire l’aereo di Zelensky durante il suo decollo dalla Moldavia verso la Norvegia. La fonte ha dichiarato all’Afp che «si è trattato di un allarme in Moldavia quando un drone russo è entrato nello spazio aereo moldavo e romeno», e ha descritto come «esagerata» l’affermazione secondo cui Zelensky fosse a rischio. La ricostruzione è stata confermata da un portavoce del governo moldavo.
Secondo quanto riportato da Reuters, ieri l’aeroporto di Chisinau ha sospeso tutte le operazioni per alcune ore in seguito all’ingresso di due droni russi nello spazio aereo moldavo, un’evenienza diventata particolarmente comune negli ultimi mesi
L’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky «è stato quasi colpito da un drone mentre stava per decollare dalla Moldavia. Questa è la realtà che sta vivendo». Lo ha dichiarato il premier norvegese Jonas Gahr Støre all’emittente di servizio pubblico norvegese NRK. Zelensky ha viaggiato ad Oslo insieme ad altri leader di tutto il mondo per partecipare ai funerali di Stato del Re Harald V di Norvegia, svoltisi oggi.
L’aereo di Volodymyr Zelensky è stato quasi colpito da un drone mentre era in decollo dalla Moldova. Questa è la realtà con cui si deve confrontare». Ieri in tarda serata la dichiarazione del premier norvegese Jonas Gahr Store ha trasmesso un brivido, facendo ipotizzare un tentativo di distruggere il velivolo del presidente ucraino mentre martedì si recava a Oslo assieme alla moglie per i funerali di re Harald V.
Quel pomeriggio c’è effettivamente stata una misteriosa incursione di un velivolo senza pilota che è partito dalla Crimea, ha attraversato la Moldova ed è penetrato in Romania. Un volo che ha provocato l’allarme della Nato con il decollo di una coppia di caccia spagnoli dalla base romena di Costanza.
Il drone è stato identificato dai media come un Geran 4 russo con motore a reazione: una delle innovazioni belliche del Cremlino, che supera i 500 km/h e può venire teleguidata con sistemi sofisticati o affidata al controllo autonomo dell’Ia.
Repubblica ha ricostruito che l’Airbus 319 del presidente ucraino è atterrato a Chisinau, la capitale moldava, proveniente da Cracovia martedì alle 15.17. Nel giro di pochi minuti c’è stata la partenza del drone, che è stato individuato sulla costa della Crimea alle 15.40. Il velivolo robot è passato sopra la Transnistria, la regione moldava secessionista e filorussa, poi ha puntato su Chisinau dove è arrivato intorno alle 16.40. In quel momento il jet di Zelensky era fermo sulla pista.
L’incursore ha proseguito la sua corsa entrando in Romania, dove ha fatto scattare lo stato d’allerta e provocato la
chiusura di alcuni aeroporti: si è infilato in una zona affollata di velivoli passeggeri, obbligandoli ad allontanarsi. Quindi è tornato sulla Moldova alle 17.05 e dieci minuti dopo si è schiantato al suolo nel nord del Paese.
Il presidente ucraino è decollato alle 17.57 da Chisinau, quando c’era già stato il cessato allarme. Il portavoce del governo moldavo ha confermato che la partenza è stata ritardata a causa della minaccia, prima presente nell’area della capitale e poi in volo proprio sulla rotta per Oslo Zelensky non ha rilasciato dichiarazioni: la vicenda è stata rivelata solo ieri sera dal primo ministro norvegese Store. Non ci sono stati altri commenti ufficiali. Una fonte del governo di Kiev ha però qualificato come «esagerato» il fatto che Zelensky sia stato in pericolo per il sorvolo del drone sulla Moldova.
Le misure di sicurezza per i funerali di Harald V, a cui hanno partecipato numerosi capi di Stato e sovrani, sono state imponenti. Proprio mentre il leader ucraino raggiungeva Oslo, la Norvegia veniva sorvegliata dal più potente aereo spia statunitense, un Boeing RC-135 Rivet Joint.
a missione del drone russo è stata classificata come assolutamente anomala, perché non si è mosso a caso ma sembra avere seguito un percorso preciso e ha compiuto manovre in apparenza meticolose.
Viene evidenziato un elemento chiave: si è alzato dalla Crimea solo dopo l’arrivo di Zelensky a Chisinau. Gli spostamenti del presidente ucraino sono custoditi dal massimo segreto e ha utilizzato in passato quell’aeroporto solo in un’occasione, preferendo in genere le piste polacche che sono più vicine e protette da una massiccia barriera contraerea con uno schieramento di Patriot e caccia F-16 della Nato. Invece la Moldova non ha difese antiaeree né aviazione: in quel cielo l’incursore poteva muoversi liberamente.
Si è trattata di un’aggressione mirata contro Zelensky? Al momento non ci sono elementi per sostenerlo. L’impressione è che possa essersi trattata di una prova di forza: una sorta di avvertimento per dimostrare che può venire colpito in qualsiasi momento.
(da agenzie)
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