Destra di Popolo.net

SI SCATENA LA RABBIA DEI DOCENTI CONTRO RENZI: “SAREMO IN DIECIMILA IN PIAZZA”

Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile

PENSIONI, SALTA LA QUOTA 96: “RENZI DICEVA DI VOLER RIVALUTARE LA SCUOLA, LO ABBIAMO VISTO NEI FATTI, CI HA PRESO IN GIRO”

‘Quota 96’ si trasferisce in piazza.
“Ci stiamo organizzando per una grande protesta, saremo 10mila, tutti devono sentire la nostra rabbia per questo schifo. Siamo delusi, abbiamo creduto in questo governo e invece sentiamo solo parole al vento”.
Kiara Farigu, del Direttivo del comitato civico ‘Quota 96’, in un’intervista all’Huffington post dice di essere “arrabbiata e indignata”.
Parla a nome di un comitato in lotta da due anni, dotato di un suo statuto, e che conta mille iscritti.
“C’è molta rabbia per il passo indietro del governo che ha stoppato, improvvisamente, 4mila pensionamenti dicendo che non ci sono le coperture economiche. Non è vero: la Ragioneria dello Stato aveva dato l’ok”.
“In piazza saremo 10mila”, annuncia Farigu, “quattromila tra docenti e personale amministrativo in attesa della pensione e sei mila saranno i precari che aspettano un posto di lavoro. Andremo in piazza tutti insieme. La nostra è una protesta trasversale e generazionale. Ci stiamo organizzando con gli altri comitati e attraverso Facebook per denunciare questa vergogna. I giovani sono con noi perchè sono direttamente interessati. Qui si parla di staffetta generazionale”.
“È un’assurdità  che dopo il via libera della Camera, adesso, in Senato, sia stato presentato un emendamento al decreto legge sulla Pubblica amministrazione che blocca 4mila pensionamenti”, spiega Farigu a nome del Comitato e ricordando come la modifica al decreto presentata da Manuela Ghizzoni (Pd) a favore dei ‘Quota 96’ fosse stata “concordata con la Ragioneria dello Stato”.
Non solo “erano state anche stabilite le condizioni. Condizioni molto salate, che ci erano state imposte ma che noi avevamo accettato”.
Per intenderci “io, che sarei dovuta andare in pensione nel 2018, la liquidazione l’avrei avuta solo nel 2020. Già  questa era una penalizzazione molto forte. Per questo non si può parlare di prepensionamenti”.
“È vergognoso che dopo due anni di lotta dobbiamo sacrificarci così per dei giochetti che stanno facendo loro. Sono ripicche politiche e poi ci sono questi diktat della Ragioneria di Stato che non hanno motivo di esistere dal momento che l’emendamento era stato concordato anche con loro. Com’è possibile che adesso i soldi per le coperture non ci sono più?”, si chiede Farigu, una delle animatrici della protesta.
“Renzi, che diceva di mettere la scuola al centro della sua agenda politica, sacrifica ancora una volta la classe docente più vecchia del mondo e quella meno pagata di Europa. È una vergogna”, aggiunge Farigu mentre nella pagina Facebook di ‘Quota 96’, che conta già  oltre 3600 ‘mi piace’, impazza la protesta: “È vergognoso. Vogliono vivere di rendita alle nostre spalle. Un grave errore legislativo sopravvive grazie ad un sistema politico incapace di distinguere tra legalità  e illegalità , tra diritto e privilegio! È ora della mobilitazione generale”.

(da “Huffingtonpost”)

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LUCIA ANNUNZIATA STRONCA MATTEO RENZI, L’EVASIVO

Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile

“PER RENZI FARE OPPOSIZIONE NON E’ UN DIRITTO, MA UNA GENTILE CONCESSIONE DI CHI GOVERNA”…”AVEVA PROMESSO LO 0,8% DEL PIL, ORA DICE CHE AVVICINARSI ALLO ZERO E’ GIA’ QUALCOSA”

Volete davvero avere un Premier che considera un’ accusa essere “troppo condiscendete con le richieste delle opposizioni “?
Esiste, evidentemente, nella mente dell’attuale inquilino di Palazzo Chigi l’idea che fare l’opposizione non è un diritto, casomai una concessione di chi governa.
Qualcuno potrebbe ricordargli che il diritto pieno di fare opposizione , incluso l’ostruzionismo duro e puro, è stato in epoche buie la rispettosissima garanzia di vita di un partito comunista e di tanti altri partiti, dalla cui area politica per altro lui stesso proviene.
Ma si sa, il Premier è troppo giovane per ricordare.
Torna in campo, con una magnifica intervista al quotidiano La Repubblica , Matteo Renzi.
Mi sbilancio sul “magnifica” , scontando di apparire “fan” del gruppo in cui lavoro, perchè davvero il colloquio con Tito ci riporta a casa il vero Primo Ministro, l’uomo che alle grandi risposte sulle grandi questioni – per esempio sullo stato economico del paese , o sugli accordi extraparlamentari fatti con Silvio Berlusconi – preferisce sempre uscirsene assestando una bella mazzata ai nemici, perchè tanto la colpa è sempre loro.
Lasciamo perdere la bruttissima pagina dell’attacco diretto al Presidente del Senato, quello stesso che è stato insultato in aula dalle opposizioni per aver regalato a Renzi il decisivo voto segreto per far passare il secondo emendamento, la pietra angolare della ( da Renzi) tanto agognata riforma del Senato. Non è bastato.
Il povero Grasso si ritrova, ora, accusato di essere “troppo accondiscendente con le richieste delle opposizioni” , e “certe sue scelte ci sono parse sbagliate”.
Lasciamo perdere anche la solita tiritera contro “professori, opinionisti ed editorialisti” che “non possono ritenersi senza responsabilità “.
Vero hanno ( abbiamo ) tutti responsabilità  nello stato del paese, ma, caro Premier, ci abbiamo messo tutti la faccia, ben prima di Lei, scrivendo appunto con nome e cognome .
Sopporteremo le conseguenze stoicamente di quel che abbiamo detto, e diremo.
In questa girandola di distribuzione di responsabilità  quel che manca sono quelle che il premier si assume.
Il verbale scoppiettio del discorso renziano diventa infatti un distaccato discorso da statista quando si va ai nodi centrali del governo, quello istituzionale e quello quello economico.
Sull’orizzonte istituzionale inutile sperare in chiarimenti: vuole davvero andare a votare Renzi?
C’è davvero di mezzo un accordo sul Quirinale con il leader di Forza Italia?
Alla vigilia del secondo incontro con Silvio Berlusconi , il Nazareno due, le domande sul contenuto del patto scritto del Nazareno uno sono derubricate a “cultura del sospetto”.
Ci assicura, il Premier, mai più una legge ad personam per Berlusconi”, ma è difficile immaginare una legge più ad personam dell’aver reso il Cavaliere un padre rifondatore della patria, mentre le opposizioni vengono additate al pubblico ludibrio.
Sull’economia siamo alla vera e propria evasività .
Alla domanda di Tito: ” dopo le riforme i 1000 giorni ma non vi toccherà  affrontare un autunno caldo?”, il premier sbadiglia:” “sono convinto di no. Questa è una retorica che fa sbadigliare. E’ trita e ritritita.”
A fine del discorsetto concede ” So bene che la ripresa è fragile. Che l’Eurozona cresce meno degli altri . l’Italia non ha invertito la marcia e non la invertirà  con la bacchetta magica. Ma la narrazione degli autunni caldi è un noioso deja vu”.
Il giusto Tito insiste: “Ma dovrete trovare 20 miliardi oppure no?” .
Il cauto statista lo riprende : ” Definire le cifre del 2015 è prematuro.”
Sugli ottanta euro :” A chi dice che non hanno rilanciato i consumi dico di aspettare”.
Nello stile dismissive, contemptuous, disdainful, scornful ( glielo diciamo in inglese così forse gli piace di più) il Premier lascia a noi dunque trattare con i soliti dettagli. L’Italia è il paese che cresce meno di tutta l’Eurozona, ma lo stesso Renzi che aveva promesso un + 0,8% così vede il quasi default:: “La crescita è negativa da tempo . Avviandosi verso lo zero darebbe segnali di miglioramento”.
L’Italia è il paese in cui, in questo inizio di settimana si imballa sulle coperture, il decreto Madia sulla Pubblica Amministrazione, dando ragione al tanto offeso Cottarelli, cacciato con infamia come tutti i non amici di Renzi.
L’Italia è il paese che in questo momento è alla guida del semestre europeo e nessuno se ne è accorto.
Ma noi ci siamo in compenso accorti che il maldestro primo passaggio sulla scena europea del nostro leader con l’inutile braccio di ferro su Mogherini ci ha solo fatto sprecare tempo: le nomine saranno trattate a fine agosto e se ci va bene dunque il meraviglioso semestre di ridurrà  a un paio di mesetti – da settembre agli inizi di dicembre: altro che svolta decisiva impressa dall’Italia alle politiche europee.
Del resto, al di là  della retorica della velocità , la perdita di tempo pare essere la essenza di questo primo squarcio di governo Renzi.
Eventi alla mano le uniche priorità  di Renzi riguardano tutti gli impegni che hanno a che fare con la definizione del potere istituzionale, il suo e quello che circola nei palazzi romani.
Non sono iscritta al partito di chi crede che Renzi farà  Cesare o Napoleone- per essere l’uno o l’altro ci vuole un po’ più di visione di quel che finora ci ha mostrato.
Ma di nomine, sostituzioni di persone, battaglie per il controllo dei ministeri, alleanze e disalleanze politiche: su questo il giovane premier si è rivelato espertissimo. Riducendo di fatti il suo promesso nuovo inizio a un soffocante neo parlamentarismo, riportando in primissimo piano la politica politicista.
Da cui il paese reale , a parte le sue visite a favore di telecamere, è stato di nuovo totalmente escluso.

Lucia Annunziata
(da “Huffingtonpost”)

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E’ FLOP DEL POS “OBBLIGATORIO MA NON TROPPO”: IN REGOLA MENO DEL 50%

Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile

ALTRO BUCO NEL’ACQUA DEL   GOVERNO TRA MANCANZA DI SANZIONI E FAVORI ALLE BANCHE

Meno del 50% dei negozi è in regola.
È quanto sostiene un articolo pubblicato sul quotidiano il Messaggero a proposito dell’obbligo di dotarsi di pos, da parte degli esercenti, per i pagamenti superiori ai 30 euro.
La riforma voluta dal governo Renzi è entrata in vigore da poco più di un mese.
Ma non pare decollare.
Solo 6-700 mila esercenti, tra quelli chiamati a farlo, si sono dotati del Pos Mobile che consente di accettare le carte di credito e debito operanti sui circuiti internazionali MasterCard, Visa e Maestro.
E questo significa che sui 5 milioni di operatori che dovrebbero essere coinvolti nell’operazione appena 2-2,2 milioni sono in regola.
Dunque secondo le stime di Confesercenti e Cna siamo ben al di sotto del 50%.
E se si scende nella platea dei negozianti al dettaglio la percentuale crolla ancora.
Palazzo Chigi è convinto che la riforma funzionerà .
Ma intanto i numeri parlano di un flop. Che è frutto essenzialmente di due problemi: il fatto, non da poco, che non sono previste sanzioni per chi trasgredisce e il fardello dei costi per l’installazione e la gestione dei Pos che affligge in particolare gli esercenti di medio-piccola grandezza.
Si può arrivare fino a mille e cinquecento euro di spesa nell’arco di un anno per un’azienda con un volume di transazioni bancomat o carta di credito da 50 mila euro. Vale a dire i 150 euro necessari per l’installazione l’attivazione, più i costi di gestione mensili che possono arrivare fino a 80 euro.
E infine il carico finale da circa mille euro delle commissioni sulle transazioni.
Di regola, con le banche si negozia un’aliquota dell’1,5-2% in favore di queste ultime sul volume degli incassi.
Ma ci sono anche formule, alternative, che prevedono una commissione di 0,25-0,40 euro sulla singola transazione.
Proprio i costi sono lo scoglio contro il quale rischia di infrangersi la diffusione della moneta elettronica.

(da “Huffingtonpost“)

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IL GALLO CIALTRONE: DECRETO PA, SALTANO 4.000 PREPENSIONAMENTI, MANCA COPERTURA, GOVERNO FA DIETROFRONT

Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile

AVEVANO RAGIONE COTTARELLI E I TECNICI DELLA RAGIONERIA

Non ci sono le coperture finanziarie. Passo indietro e niente di fatto per i 4mila pensionamenti nella scuola (la cosiddetta quota 96) previsti nel decreto Pubblica amministrazione.
Il governo ha presentato “4 emendamenti soppressivi” di alcuni punti del provvedimento.
Gli emendamenti servono a cancellare le norme del decreto su cui la Ragioneria dello Stato aveva evidenziato problemi a reperire i fondi.
Sullo stesso punto nei giorni scorsi si era accesa la polemica che aveva visto protagonista il commissario alla revisione della spesa Carlo Cottarelli.
Il tutto molto probabilmente potrebbe sarà  poi blindato con la richiesta di voto di fiducia.”Dobbiamo correre e a questo punto mi sembra ragionevole”, ha commentato la ministra della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, durante una pausa dei lavori della commissione Affari costituzionali al Senato.
Quindi sono quattro le norme che saranno soppresse dal governo: il pensionamento d’ufficio a 68 anni per i docenti universitari, la salvaguardia di 4mila “Quota 96″ (gli esodati della scuola del 2012), l’incremento delle pensioni di reversibilità  per gli invalidi del terrorismo e la cancellazione delle penalizzazioni per l’accesso alla pensione, per problemi di copertura finanziaria.
Secondo quanto viene riferito, il ministero della Semplificazione ha lavorato nel fine settimana per trovare delle coperture alternative (come il Fondo di solidarietà ) che però non hanno trovato il parere favorevole della Ragioneria di Stato.
Un altro emendamento del governo rivede invece i limiti d’età  per il pensionamento d’ufficio, eliminando il tetto dei 68 anni inserito per professori universitari e primari. Restano invece le soglie previste per il resto dei dipendenti pubblici (62 anni e 65 per i medici).
Sono circa 650, come ricorda l’agenzia politica Public Policy, gli emendamenti presentati in commissione al Senato: le votazioni potrebbero terminare già  domani, 5 agosto. I
Il decreto-Madia sulla pubblica amministrazione era stato pensato con lo scopo di svecchiare i dipendenti pubblici attraverso un maxi-pensionamento anticipato degli statali di 62 anni che si sarebbe tradotto in un aumento delle spese per le casse dello Stato.
La norma avrebbe salvato 4.000 insegnati, rimasti “incagliati” nel 2012, ai quali sarebbe stata data la possibilità  di andare da quest’anno in pensione con le vecchie regole pre-Fornero di “quota 96”.
Una operazione che costa 396 milioni da quest’anno al 2018.
Il governo non è stato quindi in grado di trovare 100 milioni l’anno…

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BERLUSCONI ATTENDISTA: “LASCIAMOLO LOGORARE, IL VOTO NON CI CONVIENE”

Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile

“LE SUE RIFORME SONO LE NOSTRE, ABBIAMO LA GOLDEN SHARE, SENZA DI NOI RENZI NON PUO’ FARE NULLA”

«Lasciamo lavorare e logorare Renzi per i prossimi dodici mesi. E lasciamo che completi il lavoro sulle riforme, che sono anche le nostre. Andare al voto prima di un anno non ci conviene nemmeno».
Sulla riscrittura della Costituzione e sul varo della nuova legge elettorale, ormai decollate, Silvio Berlusconi sostiene di avere la «golden share».
E da questa posizione di forza si prepara a rivedere Matteo Renzi, del quale si considera partner unico più che privilegiato.
Il leader di Forza Italia si gode un week end di totale relax ad Arcore assieme a Francesca Pascale. Ai suoi racconta di sentirsi ormai «mentalmente in vacanza», anche se da Villa San Martino quest’anno non potrà  allontanarsi
Domani mattina il rientro a Roma per gli ultimi incontri con i parlamentari prima della pausa.
Lo staff e le fonti di partito non confermano ancora l’appuntamento in giornata con il presidente del Consiglio, ma danno comunque per certo che ci sarà , se non martedì (assai probabile), al più l’indomani.
Le tre modifiche all’Italicum saranno per lo più ratificate, già  messe a punto del resto dal duo Verdini-Romani con i pd Lotti e Guerini.
«Il faccia a faccia sarà  solo un check che confermerà , semmai ce ne fosse bisogno, il ruolo di Berlusconi in questa partita» racconta uno dei collaboratori più stretti dell’ex Cavaliere.
Ad Angelino Alfano che sostiene come Forza Italia non abbia più ormai «nè la forza, nè l’unità  per entrare nel governo» o per sostenerlo (ieri in una intervista alla Stampa ), dicono che il leader forzista non abbia voluto dedicare alcun commento, quelle parole sono state «semplicemente ignorate».
Anzi, Berlusconi è convinto che la tenuta dell’asse con Renzi confermi «la posizione irrisoria di tutti gli altri, alfaniani per primi».
E gli attacchi e le proteste di questi giorni degli Ncd (Schifani, Cicchitto, Quagliariello) ne sarebbero la conferma, lette nell’ottica di Arcore.
«Abbiamo dimostrato in aula che senza di noi le riforme non si fanno, il resto non conta » ragionava ancora ieri l’ex premier con i pochissimi sentiti per qualche minuto.
Domani al presidente del Consiglio Berlusconi garantirà  pieno sostegno sui prossimi passaggi parlamentari della riforma del Senato e della legge elettorale.
Ma nessun «inciucio» sugli affari di governo e sulle misure economiche, che il leader forzista boccia in pieno.
Del resto Renzi non ha alcuna voglia di «inciucio». Ai suoi il leader forzista raccomanda di dare battaglia, anche in questa ultima settimana di attività  politica, ma senza lasciarsi andare a toni grillini o barricaderi.
Il ragionamento è molto legato al suo «impedimento », ai servizi sociali ancora da completare, alla incandidabilità  «in attesa del pronunciamento della Corte europea».
Insomma, «se pure il governo cadesse, andare al voto entro un anno a noi non conviene, non saremmo in condizione di riempire quel vuoto», ha spiegato in queste ore ai dirigenti.
Renzi, per quanto lo riguarda, può restare al suo posto almeno un anno, «anche 24 mesi», il tempo per Forza Italia di ristrutturarsi e per lui, magari, di tornare in partita: il sogno mai rimosso.
Per adesso, deve accontentarsi dei panni da «riformatore», da «padre della patria», indossati volentieri.
Hanno raccontato che abbia sorriso, in questi giorni, anche del dibattito aperto sul Patto del Nazareno, scritto o meno che sia, dei «misteri» che lo circonderebbero.
«Non siamo così sprovveduti da averlo messo per iscritto – taglia corto – tra persone serie basta la parola data».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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SE FORZA ITALIA ENTRASSE IN MAGGIORANZA “IN 50 PRONTI AD ANDARSENE”

Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile

GELMINI: “PRONTI A VOTARE PROVVEDIMENTI DI CHIARA IMPRONTA LIBERALE”…MA NASCE LA FRONDA: “POTREBBE INNESCARE PIU’ CHE UNA SCISSIONE”

“Io penso, mi auguro, che prima di qualunque iniziativa ci sia un dibattito interno”.
A tarda sera quando le triangolazioni e gli ammiccamenti fra Palazzo Chigi e Arcore continuano a prendere forma, e l’idea di una “maggioranza istituzionale” con dentro il partito dell’ex Cavaliere circola con sempre più insistenza, un parlamentare come Gianfranco Chiarelli, fedele soldato di Raffaele Fitto, affila le armi: “La legislatura nasce in un modo. Poi Forza Italia esce dal governo perchè il programma dell’esecutivo non era coerente con il programma economico di Fi. Escludo, quindi, che possa rientrare al governo fin quando non ci sia un cambio di tendenza”.
Ma un cambio di tendenza, è il ragionamento del fedelissimo dell’ex governatore della Puglia, dovrà  passare dagli organi partito: dall’assemblea del gruppo parlamentare, oppure dal popolo di Forza Italia.
Insomma, mentre ad Arcore, Silvio Berlusconi e il “cerchio magico” disegnano lo scenario più congeniale per entrare al governo del “primo prodotto della sinistra italiana che non ci odia”, fra la Capitale e la Puglia si intensificano le telefonate e un fronte largo prepara la controffensiva.
Non importa, infatti, che dalle colonne della Stampa Maria Stella Gelmini — una di quelle che siede ai tavoli arcoriani con il presidente, Denis Verdini, Fedele Confalonieri e Gianni Letta — abbia aggiunto un altro tassello allo scenario sopracitato: “Se Renzi a settembre proponesse provvedimenti di chiara impronta liberale, noi di Forza Italia siamo pronti a votarli. Ma non credo che questo accadrà ”.
Un modo come un altro, giurano bene informati, per preparare ma allo stesso tempo per rassicurare i gruppi parlamentari forzisti.
Perchè se il disegno è la “maggioranza istituzionale” dieci, venti, trenta, forse addirittura 50 parlamentari, sarebbero pronti ad alzare la mano e ad uscire dalla porta principale.
“La mia posizione è arcinota: io non l’avrei aiutato su queste riforme”, annota il toscano Maurizio Bianconi che conosce dal 1995 il “bischero Renzi”.
Un disegno che, continua Bianconi, “potrebbe innescare più che una scissione e creare un contenitore come alternativa a Renzi. Del resto, tengo a precisare, se il destino di Berlusconi è quello di collaborare con Renzi, parlo di Berlusconi non di Forza Italia…”.
Il dubbio potrebbe anche investire parlamentari come la siciliana Gabriella Giammanco che sull’ipotesi di un ingresso di Forza Italia all’interno dell’esecutivo è più che spiazzata: “No guardi, si tratta di indiscrezioni, e non mi soffermo, non mi affascinano. Ma non credo onestamente”.
Mentre il disegno innervosisce il presidente della Commissione Finanza di Montecitorio, l’ex radicale Daniele Capezzone che allontana lo spettro che aleggia nei corridoi dei palazzi: “A me non risulta nulla del genere”.
Insomma la strategia che l’ex Cav e i suoi fedelissimi (con in testa Denis Verdini) starebbero accuratamente tratteggiando e che ambienti arcoriani sintetizzano in “un po’ meno dell’entrata organica e un po’ di più dell’appoggio esterno” si scontrerà  con quel fronte largo di parlamentari, e, soprattutto, con “mister preferenze” Raffaele Fitto, a cui l’ex premier avrebbe promesso nell’ultimo incontro le “primarie di coalizione”.
Ma, è il refrain del cerchio magico berlusconiano, “nel Paese ritornano le nubi, la situazione economica è preoccupante, si parla di una nuova lettera della Bce: avremo un autunno caldissimo e naturalmente ci vorranno politiche emergenziali per risollevare il paese.
In queste condizioni non potremo non sostenere il governo di Renzi”.
Insomma si profila l’ennesimo scontro che potrebbe sfociare in un’ulteriore deflagrazione di Forza Italia.

Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano“)

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RIFORMA GIUSTIZIA: SU APPELLO E PRESCRIZIONE SI CAMBIA

Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile

STRETTA ALLA PUBBLICAZIONE DELLE INTERCETTAZIONI E INTERVENTO SULLA RESPONSABILITA’ DEI GIUDICI, NESSUNA MODIFICA ALLA CONCUSSIONE

Una deadline, quella del 20 agosto, che costringerà  via Arenula alle tappe forzate. Scelte, come quella sulla stretta al ricorso in appello, alla prescrizione bloccata dopo la sentenza di primo grado, alle intercettazioni non pubblicabili, alla concussione, che toglierebbero il sonno anche a un orso in letargo.
Un confronto, quello con Forza Italia e inevitabilmente con Berlusconi, destinato a trasformare il dibattito sulla giustizia in un’arena.
Non può che essere caldo l’agosto del Guardasigilli Andrea Orlando che, come sempre, misura i toni e cerca di tenerli al minimo, pur se intorno a lui c’è grande agitazione, anche per le nomine di uffici importanti, come il Dipartimento delle carceri e l’ispettorato, scoperti ormai da un paio di mesi.
I 12 punti della riforma – sommariamente discussi a palazzo Chigi, nel consiglio dei ministri del 30 giugno, ma ufficializzati dal premier Renzi e da Orlando in conferenza stampa – dovranno diventare altrettanti articolati, pronti a settembre per il consiglio dei ministri e per il dibattito in Parlamento
Le novità  sono presto dette.
È probabile che lo stesso Orlando cominci ad annunciarle mercoledì prossimo alle 12 quando, nella famosa stanza che fu di Togliatti, incontrerà  i capigruppo parlamentari della maggioranza, in vista del confronto politicamente più delicato, quello con le opposizioni e in particolare con Forza Italia.
Il governo sta studiando una formula morbida per la responsabilità  civile dei giudici, i cui contenuti dovrebbero essere messi online già  questa settimana, in modo da escludere quella diretta (votata alla Camera anche da Forza Italia su emendamento del leghista Pini), mantenere la formula del «dolo e colpa grave», garantire «la libera interpretazione della legge», ma eliminare del tutto il filtro del tribunale che finora ha di fatto bloccato i ricorsi
Poi il tema caldo della riforma del processo penale, per cui si sta pensando di ridurre le griglie per il ricorso in appello, senza eliminare la possibilità , ma limitandolo ai casi effettivamente necessari.
Nella logica di accorciare i tempi del processo, si lavora anche a un intervento sui poteri dei gup, i giudici dell’udienza preliminare che ormai molto spesso dura quanto un intero grado del giudizio.
Sulla prescrizione l’orientamento che sta prevalendo tra i tecnici del Guardasigilli è di fermare l’orologio alla sentenza di primo grado.
La stretta sulle intercettazioni riguarderà  l’impossibilità  di pubblicare quelle di persone non indagate.
Delusione invece per chi si aspettava una marcia indietro sulla concussione per riunificare il reato diviso in due dall’ex Guardasigilli Severino.
È praticamente certo che resta tutto com’è adesso.
Per ora, nella sua road map, Orlando vuole assicurarsi che la maggioranza sarà  compatta nell’attendere il governo pur in presenza di provvedimenti in discussione da tempo tra Camera e Senato, come la responsabilità  civile e le norme su falso in bilancio e riciclaggio.
Quanto a Berlusconi, Orlando non lo nomina neppure. Rifugge dalla polemica su una trattativa che potrebbe vedere dall’altra parte del tavolo un condannato definitivo.
Con questa realtà  dovrà  fare i conti, ma al momento inutile chiedergli se per la riforma della giustizia si andrà  a un nuovo patto del Nazareno.
Per ora l’emergenza di Orlando è quella di completare i suoi 12 punti e poi di mettere al più presto online anche gli articolati.

Liana Milella
(da “La Repubblica”)

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INTERVISTA A STEFANO FASSINA: “SE L’EUROPA NON CAMBIA, MANOVRA DA 20 MILIARDI”

Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile

“C’E’ DELUSIONE RISPETTO ALL’OPERATO DEL GOVERNO”

“Voglio prima di tutto sottolineare che non va fatta assolutamente una manovra correttiva del deficit, perchè aggraverebbe la situazione. Si tratta di affrontare i problemi di sostenibilità  del debito e riconoscere che gli obiettivi di deficit e debito che abbiamo assunto sono irrealizzabili. La spesa non va tagliata, ma riallocata, con la collaborazione della Commissione Europea”.
Stefano Fassina, responsabile economico del Pd nell’era Bersani, viceministro del Tesoro di Letta, prima di qualsiasi altra valutazione sulle risorse che vanno trovate per la legge di stabilità  del 2015 ci tiene a fare questa premessa.
Onorevole Fassina, è vero che nel 2015 servono più di 20 miliardi?    
Sì, secondo quanto indicato dal ministro Padoan alla Camera, la settimana scorsa, la manovra supera i 20 miliardi. Ne servono 4 o 5 per le spese obbligatorie, non previste ma necessarie, per la Cassa integrazione in deroga, per il 5 per 1000, per i fondi per non autosufficienza, 4 per la Finanziaria ereditata dal governo Letta, 7 per il bonus Irpef. 20 miliardi servono solo per adempiere e fare quanto già  previsto, senza arrivare al pareggio di bilancio.
E ovviamente queste dimensioni escludono ogni estensione dell’Irpef a partite Iva, pensionati, interventi per il contrasto alla povertà .     E dunque, che si deve fare?  
Va evitata una manovra nelle dimensioni indicate, perchè aggraverebbe le condizioni dell’economia, aumenterebbe l’iniquità , e continuerebbe a far aumentare il debito pubblico, che è già  a livelli insostenibili.
Ma come si fa ad evitarla?    
Si devono affrontare i nodi fondamentali che avremmo dovuto porre all’avvio della presidenza europea e riconoscere che la linea mercantilista nell’eurozona ha portato il debito pubblico a livelli insostenibili e la moneta unica a rischio sempre più elevato di rottura. Dobbiamo porre la necessità  per tutta l’eurozona, non solo per l’Italia, di un meccanismo di gestione dei debiti pubblici, di una politica monetaria molto più aggressiva da parte della Bce per evitare la deflazione e poi il finanziamento in deficit a livello nazionale per far ripartire la domanda interna.
L’Europa non sembra andare in questa direzione.    
Non abbiamo alternative rispetto a queste proposte, perchè seguire le raccomandazioni dell’Ue vuol dire aggravamento delle condizioni.
Ma l’Italia potrebbe rischiare una procedura d’infrazione per deficit o addirittura per debito eccessivo?    
È evidente a tutti, anche a Bruxelles, che il fiscal compact è irrealistico, non solo per l’Italia. Non risolviamo i problemi fondamentali con l’ennesima finanziaria. Per questo, troverei surreali degli interventi sanzionatori verso l’Italia. Caso mai, va sanzionata la politica mercantilista e di svalutazione del lavoro che da troppo tempo imperversa in Europa
Ieri Scalfari su Repubblica invocava la troika. Una bella accusa d’impotenza al governo Renzi, non trova?    
L’arrivo della troika aggraverebbe i problemi italiani.     Però l’impressione è che ci sia in giro un po’ di delusione rispetto all’operato del governo.     Una cosa sono le aspettative suscitate, un’altra è invocare la troika. Quello che non va è la linea di politica economica. Noi continuiamo a cambiare premier, ma a seguire la stessa agenda, quella di Monti.
Anche Renzi segue l’agenda Monti?    
Renzi a ottobre seguirà  la politica europea: è quella linea che non funziona.
Non pensa che tra decreti rimandati, difficoltà  a varare quelli in corso, ammissione che gli 80 euro non saranno estesi, il governo mostra delle difficoltà  in economia?
Ci sono aspetti soggettivi e anche aspettative eccessive alimentate dal governo, ma questi sono aspetti di secondo piano, non sono rilevanti di fronte ai problemi che abbiamo, ovvero la necessità  di un’inversione di marcia radicale, ponendo a Bruxelles, Berlino, Francoforte, il problema generale dell’eurozona e l’insostenibilità  della moneta unica.
Cosa ne pensa del fatto che alcuni, da Della Valle in giù, hanno cominciato a esprimere critiche a Renzi?    
Sono parte del problema, perchè vorrebbero ulteriori svalutazioni del lavoro, puntando a una competitività  di costo che è la stessa strada portata avanti da Bruxelles.

Wanda Marra
(da “il Fatto Quotidiano”)

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COSI’ LO STATO SI PRENDE CURA DELLE FAMIGLIE

Agosto 4th, 2014 Riccardo Fucile

STORIA DI UNA MADRE CORAGGIOSA E DI UNA BUROCRAZIA DEMENZIALE

Quando perdi il marito e poi il figlio, una manciata di mesi dopo, non c’è altro spazio per il dolore. E, però, ti fa male vedere che lo Stato, invece di aiutarti, ti tormenta. Ti perseguita, quasi.
Monica e Giovanni Cornara a San Giuliano Milanese erano più di una coppia, erano un punto di riferimento per tutti. Lei ostetrica. Lui pediatra di questo paesone dell’hinterland milanese. Insieme erano l’anima di un banco di solidarietà  per i poveri.
Con loro i cinque figli, frutto di un amore che durava da tutta la vita.
Di una fede che era dono e lavoro quotidiano. La fiducia nella vita li aveva portati ad adottare ancora un bambino.
Non importava che avesse un handicap: il giorno che era entrato in casa era già  loro figlio. Il sesto.
Poi la sorte si capovolge. Li mette alla prova come Giobbe.
Una mattina del settembre 2012 Giovanni muore nel suo studio. Monica non cede, al funerale — davanti al paese ammutolito — pronuncia parole di gratitudine.
Ma tre mesi dopo il destino si prende anche il figlio maggiore mentre scia.     Monica resiste con una forza che pare sovrumana e invece è piena di umanità .
Accanto a lei la presenza misteriosa, ma viva, di Giovanni e di Giacomo.
Eppure oggi quando la senti avverti una nota di amarezza. Non per il dolore cui è riuscita a dare un senso. No, a esasperarla sono lo Stato e la burocrazia che le richiedono continui adempimenti, che le rubano tempo e denaro.
Racconta: “Ho dovuto pagare due volte le tasse di successione, perchè mio figlio per legge prima di morire è stato erede di suo padre”, dice senza lamentarsi, anche se così se ne sono andati 16mila euro. Sono le regole.
Ma è solo l’inizio: “Poi è arrivato il tribunale che si rifiutava di fare l’inventario dei beni e mi costringeva a rivolgermi a un notaio”.
Altro tempo, altri soldi. Ma il calvario era appena iniziato: la pensione di reversibilità  per legge va divisa tra tutti i figli rimasti.
Ora per lo Stato hanno un reddito (non importa che siano 300 euro al mese), così perdono i benefici cui avrebbero diritto se il padre fosse vivo.
La borsa di studio del ragazzo universitario, le riduzioni per studenti sui mezzi pubblici, perfino l’esenzione dal bollo auto come madre di un minore con handicap.
Fino alla goccia finale: il bambino disabile al cento per cento non avrà  più diritto all’indennità  perchè risulta avere un reddito.
Una fatica senza sosta: bolli, sei dichiarazioni dei redditi, soldi guadagnati dal padre e succhiati dallo Stato.
Monica non cerca compassione: “Non lo dico per noi, riusciamo a campare. È una questione di principio. Così invece di aiutare una famiglia, la sfiniscono”.
Monica non lo dice, ma in questa Italia è più facile conservare la fede in un Dio invisibile che in uno Stato che tormenta una donna rimasta sola.
Mentre prevede sempre scappatoie per evasori e potenti.

Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)

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