Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
IL CRONISTA DEL GUARDIAN: “DOVUNQUE GUARDASSI VEDEVO SOLO CADAVERI”
“Khan Sheikhun è una città fantasma, le sue strade sono deserte, silenziose, è come se fosse in lutto per le vittime dell’attacco di due giorni fa”. Sono le prime parole di Kareem Shaheen, il primo giornalista a essere entrato nella città siriana dopo l’attacco chimico che ha causato più di 70 morti.
Una testimonianza, quella pubblicata dal Guardian, che racconta da vicino quanto accaduto, l’ultimo capitolo di una guerra lunga sei anni, una guerra che sta devastando un intero paese.
Unico segno dell’attacco, come racconta Shaheen, è un piccolo cratere nella zona settentrionale della città , il punto dove è caduto l’ordigno, di cui sono rimasti piccoli frammenti verdi.
Ma oltre al cratere, nell’aria si percepisce ancora “un flebile odore che pizzica le narici. Le case si sono svuotate”.
I sintomi riportati dalle vittime evidenziano l’utilizzo del sarin, l’agente nervino che, in un attacco risalente al 2013, aveva ucciso più di mille persone in una zona vicina a Damasco.
Dopo quell’attacco, il regime aveva consegnato tutte le sue armi chimiche. A dimostrazione di ciò, e in supporto a Bashar al-Assad, è intervenuta Mosca, affermando che la presenza del gas “sia dovuto all’esplosione di una fabbrica dei ribelli in cui era custodito l’agente chimico, fuoriuscito, quindi, in seguito alle varie esplosioni dovute ai bombardamenti delle forze governative”.
Ma il giornalista del Guardian è andato a ispezionare la zona colpita dai bombardamenti: “C’erano un magazzino e alcuni silos, per il resto era un luogo abbandonato che puzzava di concime animale e di grano”, scrive Shaheen.
Non solo, i residenti sopravvissuti hanno affermato che quei silos erano già stati danneggiati sei mesi fa durante un raid aereo e che da allora erano in stato di abbandono.
“Lo puoi vedere: non c’è niente là , tranne un po’ di grano e del concime. C’è anche una capra morta, soffocata dal gas”, spiega uno dei superstiti.
E i residenti negano quanto affermato da Mosca: “Non c’è alcuna prova che qui fosse conservato del gas, non c’era”.
Altri hanno raccontato a Shaheen quello che hanno visto: “Era come assistere al Giorno del Giudizio”, afferma Hamid Khutainy, un volontario della protezione civile di Khan Sheikhun.
Gli attacchi sono iniziati poco dopo le 6 e 30 del mattino. La gente pensava fosse solo un altro attacco aereo, fino a quando i primo soccorritori hanno iniziato ad accusare i primi sintomi, cadendo a terra e perdendo i sensi.
Khutainy spiega il caos che la città stava vivendo in quegli istanti: “Ci hanno detto di ‘aver perso il controllo'”, ma non capivamo cosa volessero dirci. Poi un’altra comunicazione, ‘Salvateci, non possiamo più camminare’.
A quel punto abbiamo mandato due squadre con le maschere antigas. Anche noi che stavamo a 500 metri dalla zona colpita potevamo sentire l’odore”.
Una scena terrificante: gente ferita stesa a terra colpita da convulsioni, altri schiumavano dalla bocca, avevano le labbra blu, svenivano e si riprendevano, per poi svenire ancora. Tra questi tanti bambini. “Dovunque guardassi – spiega un testimone – vedevo solo cadaveri”.
I pochi sopravvissuti sono stati raggruppati insieme, in modo da poter fornire loro l’assistenza necessaria. Molti di questi stavano in una struttura medica.
E mentre medici e paramedici cercavano di intervenire e aiutare queste persone, sono partiti “8 o 10 attacchi aerei. Il soffitto è crollato, i morti sommersi dalle macerie. Non si poteva fornire più aiuto a nessuno”.
Tutto ciò che era custodito all’interno dell’ospedale era inutilizzabile. Non c’era nemmeno più corrente elettrica.
“Forse i piloti avevano sentito quella leggenda per cui dopo 48 ore che sei morto per colpa del sarin, poi ritorni in vita”, ironizza un ufficiale del gruppo ribelle Ahrar al-Sham. “Deve essere per questo che hanno bombardato. Ma grazie a Dio ci sarà un Giudizio Universale anche per queste persone”.
Tra i superstiti incontrati da Shaheen c’era anche Abdulhamid al-Yousef, che solo il giorno prima aveva assistito ai funerali della moglie e delle due figlie gemelle di appena nove mesi. Morte a causa del gas.
Come loro, anche molti altri suoi parenti hanno perso la vita in seguito all’attacco.
La sera, dopo il bombardamento, Yousef ha insistito per portare le sue due bambine in braccio fino al cimitero, dove sarebbero state sepolte. Era quasi in trance, ripeteva in continuazione i loro nomi, tra le lacrime e i singhiozzi.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
PER FORTUNA CHE C’E’ DI STEFANO CHE ORA CI SPIEGA CHE NEGLI USA NON COMANDANO I PRESIDENTI MA LE LOBBY (SI’, PROPRIO QUELLE CHE TRUMP AVEVA MANDATO AFFANCULO)
Donald Trump ha ordinato un attacco missilistico contro la base dell’aviazione militare siriana di
Shayrat. C’era però un tempo in cui Donald Trump aveva tutt’altre idee circa l’eventualità di un intervento militare in Siria.
Prima di chiudere le porte ai siriani e bombardare la base militare infatti Trump (e con lui i suoi corifei europei) aveva a lungo criticato la possibilità di un intervento in Siria.
Appena un giorno dopo il sovranista Matteo Salvini si allineava con Trump con una uscita su Twitter, perchè l’importante per un nazionalista come Salvini è sempre avere un’idea originale.
Curiosamente Salvini — che per un certo periodo ha fatto finta che nessuno bombardasse le postazioni dell’ISIS in Siria — poi è diventato un fervente sostenitore dell’intervento militare in Siria, ma solo dopo che Putin ha mobilitato le sue truppe (notoriamente buone) contro l’ISIS.
Era il 2013 e Assad stava per superare la “linea rossa” oltre la quale l’allora Presidente Obama aveva annunciato gravi conseguenze per il regime.
Trump però twittava che gli USA dovevano “starsene fuori dalla Siria” perchè i cosiddetti ribelli erano pericolosi quanto il regime di Assad. Una tesi che curiosamente è la stessa di molti cauti pacifisti nostrani che non credono che Assad possa essere così pericoloso.
In realtà Assad ha già dato prova di non aver alcun interesse per le vite dei cittadini siriani. Dall’inizio della guerra la strategia militare di Assad è sempre stata quella di rendere impossibile la vita di coloro che vivono nelle aree sotto il controllo dei ribelli. Le tattiche adottate da Assad comprendono anche l’uso di armi chimiche (sono stati eseguiti almeno otto attacchi con armi chimiche su Aleppo verso la fine del 2013) ed esecuzioni di massa.
Con l’aiuto dei russi inoltre Assad ha sistematicamente bombardato ospedali e colpito convogli di aiuti umanitari. Tutto questo però non rappresentava un problema per Trump che fino a questa notte ha sempre sostenuto che non fosse necessario, utile o auspicabile intervenire in Siria.
In diverse occasioni Trump ha “consigliato” Obama di non attaccare la Siria perchè gli Stati Uniti non avevano nulla da guadagnarci e tutto da perdere.
Trump ha mantenuto questo stesso registro anche durante la campagna elettorale per le Presidenziali. Il candidato Presidente dei repubblicani infatti si presentava all’elettorato come l’uomo che avrebbe evitato la Terza Guerra Mondiale.
In una intervista alla Reuters, Trump dice che Hillary Clinton è una guerrafondaia che il suo atteggiamento nei confronti della questione siriana avrebbe potuto compromettere seriamente le relazioni con la Russia (che è apertamente schierata con Assad).
Curiosamente nella base militare bombardata oggi dagli USA pare fossero presenti anche militari russi.
Forse è per questo che Beppe Grillo ha salutato con un certo entusiasmo l’elezione di Trump alla Casa Bianca spiegando che “la presenza di due leader come Trump e Putin predisposti al dialogo apre a scenari di pace e distensione”.
In queste ore di pace e di distensione non se ne vede molta perchè dopo l’intervento americano in Siria la Russia ha protestato veementemente e l’Iran (che sostiene Assad) non ha gradito il rinnovato impegno degli USA in quello che sta diventando il cortile di casa loro.
La decisione di Trump di agire in maniera diametralmente opposta rispetto a quanto aveva predicato in questi anni però gli ha già attirato le critiche dei sostenitori dell’estrema destra USA che vorrebbero che il Presidente mettesse davvero in pratica quel Make America Great Again senza però dover dire Syria First e mettere così in secondo piano il Paese.
All’interno della cosiddetta alt-right c’è già chi accusa Trump di essere un pupazzo della Clinton (e non di Putin) visto l’ex-segretario di Stato di Obama aveva reagito alla notizia dell’attacco con il gas a Khan Sheikhun chiedendo un intervento deciso contro Assad.
E anche in Italia Manlio Di Stefano, l’esperto di politica estera del MoVimento 5 Stelle ci tiene a spiegarci che negli USA comandano le lobby della guerra e del petrolio e non i Presidenti.
Fino a ieri però sembrava che Trump le avesse sconfitte tanto che all’indomani dell’elezione Grillo dichiarò: «È pazzesco. Questa è la deflagrazione di un’epoca. È l’apocalisse dell’informazione, della Tv, dei grandi giornali, degli intellettuali, dei giornalisti. Questo è un VAFFANCULO generale. Trump ha fatto un VDay pazzesco» spiegando che la vittoria di Trump era la vittoria del Popolo contro le lobby.
Ora Di Stefano ci spiega che Trump sta agendo senza il mandato dell’ONU e della NATO e quindi violando ogni legge internazionale.
Non che la Russia abbia un mandato dell’ONU quando bombarda le città “ribelli” in Siria, ma dal momento che l’intervento di quel benefattore di Putin è stato richiesto da Assad e dal momento che non si sa ancora se Assad è un dittatore allora va tutto bene. Non risulta che Putin abbia chiesto ai siriani di esprimersi democraticamente su Assad prima di mandare le sue truppe.
Di Stefano è preoccupato che l’intervento di Trump possa scatenare una guerra mondiale, ma con chi? Con la Russia?
Stando a come ne parlano i 5 Stelle non sembra che Putin sia un guerrafondaio, anzi è una persona “predisposta al dialogo” e possiamo stare sicuro che farà pace con gli USA il prima possibile.
Nel frattempo sarebbe carino che Di Stefano condannasse il bombardamento siriano che ha provocato la morte di cento civili nella provincia di Idlib, bombardare la popolazione civile non è mai giustificabile.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
A SCOPPIO RITARDATO, GRILLO SI AUTODENUNCIA, HA VIOLATO LUI IL REGOLAMENTO, SE N’E’ ACCORTO STRANAMENTE OGGI CHE IL TRIBUNALE DEVE DECIDERE SULLA LISTA
Marika Cassimatis deferita ai probiviri dal leader Beppe Grillo, insieme ad altri due candidati della sua lista alle comunarie di Genova del 14 marzo che, inoltre, vengono annullate.
Lo annuncia il leader M5S in un esilarante post sul suo “Blog delle stelle” pubblicato a poche ore dall’udienza fissata al Tribunale di Genova che deve decidere se riabilitare Marika Cassimatis nella competizione elettorale, esclusa proprio da Beppe Grillo con l’ormai famoso post “Fidatevi di me”.
“Pertanto la lista che verrà presentata alle elezioni comunali di Genova contraddistinta dal simbolo del Movimento Cinque Stelle è quella con candidato sindaco Luca Pirondini” sancisce Grillo e toglie il simbolo a Cassimatis, anche se il Tribunale la riammettesse nell’agone elettorale.
“La votazione tenutasi il 14 marzo 2017 per la scelta della lista da presentare alle elezioni comunali di Genova con il simbolo del MoVimento 5 Stelle tra la lista con candidato sindaco Marika Cassimatis e la lista con candidato sindaco Luca Pirondini viene annullata, perchè indetta con preavviso inferiore al termine minimo di 24 ore prescritto dall’articolo 3 del regolamento del MoVimento 5 Stelle per le votazioni per la scelta dei candidati alle elezioni”: scrive Beppe Grillo sul blog.
In pratica 24 giorni dopo averle regolarmente indette, Grillo si autodenuncia, dicendo di aver commesso un atto illecito, ovvero non aver rispetto il suo stesso regolamento.
C’è da scompisciarsi dal ridere.
Ma non finisce qua.
“La votazione non può però essere rinnovata perchè il candidato sindaco Marika Cassimatis e due candidati facenti parte della sua lista sono state sospese in via cautelare dal MoVimento 5 Stelle dal collegio dei probiviri e non sono pertanto in possesso dei requisiti di candidabilità in liste del MoVimento 5 Stelle”, prosegue Grillo nel post. Proprio il leader del M5S aveva squalificato la Cassimatis per “incandidabilità ” dopo l’esito delle comunarie, rilevando che altri membri della sua lista presentavano caratteristiche simili.
E conclude: “Pertanto, la lista che verrà presentata alle elezioni comunali di Genova contraddistinta dal simbolo del MoVimento 5 Stelle è quella con candidato sindaco Luca Pirondini, non potendo procedersi al ballottaggio con altre liste”.
In pratica prima anulla le votazioni a lui ostili per vizio formale da lui stesso commesso, poi sospende chi le ha vinte e quindi “non si possono ripetere perchèc’è un solo candidato (quello che piace a lui).
Il tutto mentre è in corso l’udienza presso il tribunale di Genova che deve decidere sul ricorso della Cassimatis.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO MAGRI CONFERMA LA STESSA VISIONE TRA L’AZIENDA M5S E I POTERI FORTI
Paolo Magri, segretario italiano della Commissione Trilateral nonchè direttore dell’Ispi e
professore di Relazioni internazionali alla Bocconi, sarà ospite all’evento di Ivrea organizzato da Davide Casaleggio in memoria del padre, Gianroberto.
Un fatto curioso se si considera che in passato la Trilateral è stata considerata una specie di male assoluto dal M5S.
Qualcosa, però, è cambiato, come spiega lo stesso Magri intervistato da Repubblica:
“Solo in Italia siamo stati oggetto di ricorrenti attenzioni e letture cospirative e massoniche. In tutti gli altri paesi la Trilateral viene letta per ciò che è: un’occasione di incontro fra esponenti di estrazione e paesi diversi per capire cosa sta cambiando attorno a noi. Per ciò che ho letto, è esattamente ciò che la fondazione Casaleggio intende fare ad Ivrea, no?”.
Se qualcuno avesse avuto ancora dubbi, insomma, è servito.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
SOVRANISTI NEL LUTTO, COSTRETTI A SCEGLIERE TRA TRUMP E PUTIN… PARLANO DI DIRITTO INTERNAZIONALE VIOLATO, MA HANNO GLI OCCHI BENDATI QUANDO LO VIOLANO I LORO COMPAGNI DI MERENDE
“L’azione ordinata stanotte da Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra”. Lo ha detto
il premier Paolo Gentiloni in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il primo ministro ha aggiunto: “Chi fa uso di armi chimiche non può contare su attenuanti e mistificazioni”.
“L’Italia è sempre stata convinta che una soluzione duratura per la Siria vada cercata nel negoziato – ha proseguito Gentiloni -. Era e resta la nostra posizione. Il negoziato deve comprendere tanto le forze di opposizione quanto il regime, sotto l’egida delle nazioni unite con ruolo decisivo e costruttivo della Russia”.
Il primo ministro ha anche detto: “Ho avuto colloqui con il presidente Hollande e la cancelliera Merkel: abbiamo condiviso che l’Europa contribuisca nella direzione della ripresa del negoziato”.
Alfano: “Italia comprende ragioni attacco militare”.
“L’Italia comprende le ragioni di un’azione militare Usa” in Siria “proporzionata nei tempi e nei modi, quale risposta a un inaccettabile senso di impunità nonchè quale segnale di deterrenza verso i rischi di ulteriori impieghi di armi chimiche da parte di Assad, oltre a quelli già accertati dall’Onu”. Lo sottolinea il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, in una nota diffusa dopo l’attacco missilistico contro una base aerea del regime di Bashar al Assad.
Lega e M5s contro Trump.
Lega Nord e MoVimento 5 stelle, al contrario, condannano il raid americano contro la Siria. “Missili Usa sulla Siria pessima idea e regalo all’Isis – ha detto il leader del Carroccio, Matteo Salvini -. Forse per i problemi interni, forse mal consigliato dai guerrafondai, Trump in Siria fa la scelta più sbagliata”
Dura anche la nota dei gruppi M5S di Camera, Senato ed Europarlamento. “Gli attacchi scanditi nella notte dall’aeronautica Usa contro il territorio siriano rischiano di costituire una chiara violazione del diritto internazionale – hanno detto -. Non solo, dimostrano per l’ennesima volta il reale valore che le potenze del mondo attribuiscono alle Nazioni Unite. Un valore nullo”.
“Si è preferito bombardare ancor prima di incaricare l’Onu di avviare una inchiesta indipendente per accertare i responsabili dell’uso di armi chimiche ”
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
AVEVA PROMESSO “AMERICA FIRST”, MA PER RECUPERARE CONSENSI DOVEVA DIMOSTRARE DI ESSERE UN UOMO D’AZIONE, RINNEGANDO IL SUO PROGRAMMA
E’ tornato il “gendarme del mondo”, nella figura di quel Presidente Trump che aveva promesso di porre “America First” e il resto del mondo ben dietro il suo ritrovato super nazionalismo,
E ora la domanda è: come risponderà Vladimir Putin al salvo di 59 missili Cruise “mirati”, ha detto Trump, sulla base aerea della Siria dalla quale partì l’attacco con armi chimiche contro il suo protetto e principale cliente in Medio Oriente, Bashar al-Assad?
Accetterà Mosca, che continua a negare che quelle armi chimiche siano state impiegate da Assad, di permettere che il suo cliente siriano sia preso a schiaffi dagli americani senza reagire?
Per spiegare la sua repentina conversione da isolazionista e gendarme che punisce chi viola la legge, Trump ha detto, in un breve, e molto ansimante discorso, che la rappresaglia missilistica era “nell’interesse nazionale degli Stati Uniti” anche se nessun soldato o civile americano, nessuna installazione americana è stata colpita in quel massacro, ma la vera ragione era punire chi si era macchiato di “orriibili crimini”.
Di fatto, dopo avere predicato la religione del neo isolazionismo anche Trump torna a recitare la parte del “gendarme del mondo” che muove per fermare o per punire chi viola sfacciatamente i minimi standard delle norme internazionali, come già Clinton fece in Serbia e Bush pretese di fare in Iraq, contro il “macellaio di Baghdad” e il suo inesistente arsenale chimico e nucleare, Saddam.
Ma lo stormo di Tomahawk con testate da mezza tonnellate di esplosivo convenzionale ciascuna non è la guerra, non è la spallata militare che potrà far cadere Assad, non è — ancora — una riedizione della sciagurata strategia del “Cambio di Regime” che tanto bene ha fatto al mondo arabo dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. È un “segnale”, come stanno dicendo dalla serata di Washington, gli specialisti, ma un “segnale” a chi?
Quei missili, che volano a volocità subsonica e a quote relativamente modeste, hanno sorvolato, partendo dalle unità della US Navy nel Mediterraneo che li hanno lanciati , le aree della Siria controllate dall’Armata Russa, come la base aerenavale di Lantaka e sicuramente i radar russi li hanno visti e tracciati.
Mosca e i suoi militari in Siria erano stati preavvertiti, per evitare equivoci e per chiarire da subito che quei missili non erano diretti contro installazioni o personale loro.
Ma se gli obiettivi militari non erano le forze di Putin, l’obiettivo politico diventa sicuramente lui, il Lord Protettore senza il quale Bashar al-Assad sarebbe forse già caduto, sotto la spinta congiunta dei ribelli assortiti e delle milizie dell’Isis.
Se questa azione, più spettacolare che militarmente devastante, più diretta a dimostrare agli americani che Trump è uomo d’azione e non un guerriero riluttante come Obama, sarà letta da Putin per quello che è, una pura dimostrazione di forza e di decisionismo di un Presidente americano disperatamente alla ricerca di un colpo di scena per risollevare il proprio prestigio cadente, non ci saranno reazioni più che retoriche da Mosca.
Ma il gioco nel qale Trump si è gettato, sperando che questa azione largamente dimostrativa e molto “chirurgicica” come sempre si dice, sia conclusa in se stessa, è, come tutte le azioni di forza, non una porta che si chiude, ma una porta che si apre.
Riprendendo le armi che Obama non aveva voluto usare, se non con occasionali attacchi di droni, Trump ha voluto dire di essere pronto alle azioni militari almeno a distanza e l’ha fatto nella sera nella quale era a cena con il Presidente Cinese Xi, a sua volta protettore di un altro sinistro desposta, il coreano Kim.
Si vuole sperare, contro le lezioni del passato, che questa porta aperta non lasci passare nuove escalation e azioni simili, magari allargandosi contro la Corea del Nord protetta dall’ospite a cena di Trump, perchè ogni conflitto, dimostrativo o punitivo che sia, è sempre molto più difficile da chiudere che da aprire.
E la parola, oggi, è a Putin
(da “La Repubblica”)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
TRUMP SCEGLIE LA REAZIONE MINORE, ASSAD RESTA A PIEDE LIBERO… LA RUSSIA FA FINTA DI INDIGNARSI
Con 59 missili Tomahawk lanciati da due portaerei al largo del Mediterraneo Donald Trump dà
una svolta alla sua presidenza e a sei anni di guerra in Siria.
La reazione americana per la strage di Khan Sheikhoun in cui martedì mattina sono morte più di 80 persone, fra cui 28 bambini, è arrivata poco dopo le 8,40 ora di New York, quando nel Mediterraneo era notte (le 2,40 in Italia).
Gli americani hanno preso di mira la base di Al Shayrat da cui erano partiti gli aerei con le armi chimiche. Prima di colpire, riferiscono fonti del Pentagono ai media Usa, i russi sarebbero stato avvertiti, ma su questo punto non c’è una conferma ufficiale.
Gli Stati Uniti hanno fornito versioni contrastanti. Secondo il segretario di Stato Rex Tillerson: “Non ci sono state discussioni o contatti precedenti, nè ce ne sono stati con Mosca da quando è stato sferrato l’attacco”.
Il Pentagono invece sostiene che la Russia sia stata allertata nel corso di “plurime conversazioni”. “Ci sono russi alla base ed abbiamo adottato precauzioni straordinarie per non colpire l’area in cui si trovano”, spiega da Washington il portavoce Jeff Davis.
La Russia.
L’attacco porterà “danni considerevoli” alle relazioni tra Russia e Stati Uniti, si legge nella nota del Cremlino. Il raid “viola la legge internazionale. Washington ha compiuto un atto di aggressione contro uno Stato sovrano”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin, citato dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, secondo i media russi. Mosca ha chiesto la convocazione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’Onu “per discutere la situazione”.
L’annuncio di Trump.
Poco dopo che la notizia del bombardamento, da Mar-a -Lago, residenza in Florida dove si trova per il vertice con l’omologo cinese Xi Jin Ping, Trump spiega la decisione: “Martedì il dittatore della Siria, Bashar al-Assad, ha lanciato un terribile attacco con armi chimiche contro civili innocenti, uccidendo uomini, donne e bambini. Per molti di loro è stata una morte lenta e dolorosa. Anche bambini piccoli e bellissimi sono stati crudelmente uccisi in questo barbaro attacco. Nessun bambino dovrebbe mai soffrire tale orrore”.
Poi annuncia: “Questa sera ho ordinato un attacco mirato contro la base da cui è partito l’attacco chimico”.
La Siria, ha aggiunto, “ha ignorato gli avvertimenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu” perchè “non si possono discutere le responsabilità della Siria nell’uso delle armi chimiche”. Per rivolgersi infine “a tutte le nazioni civilizzate” per chiedere di interrompere il bagno di sangue in corso: “Il mondo – ha detto Trump – si unisca agli Usa per mettere fine al flagello del terrorismo”.
L’operazione.
I missili, lanciati da due navi americane presenti nel Mediterraneo, avrebbero colpito piste, velivoli e zone di rifornimento. Secondo fonti militari siriane le vittime sarebbero sei.
Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sarebbero invece “decine i membri e gli ufficiali delle forze del regime” di Damasco uccise e ferite, nella base a circa 25 chilometri sud-est da Homs.
Questa “base è considerata la seconda più grande base aerea della Siria, dove si trovano velivoli Sukhoi-22, Sukhoi-24 e Mig-23”. Oltre agli hangar degli aerei, la base ospitava un battaglione della difesa aerea, abitazioni di ufficiali e un deposito di carburante. Secondo l’ong, la base sarebbe stata “quasi completamente distrutta”.
Reazioni contro.
La televisione di Stato siriana definisce il raid missilistico “un’aggressione” da parte degli Stati Uniti nei confronti della Siria. L’Iran anche condanna “energicamente” i bombardamenti e ritiene che “rafforzino i gruppi terroristici”.
Il portavoce del ministero degli Esteri, Bahran Ghasemi, dice che gli attacchi stati “un’azione unilaterale pericolosa, distruttiva e che viola i principi del diritto internazionale”.
Reazioni a favore.
Trump è appoggiato dal premier israeliano Netanyahu (“Messaggio Usa forte e chiaro, siamo con loro”) e della premier inglese Theresa May che parla di “risposta appropriata” all’attacco barbaro con armi chimiche lanciato dal regime siriano. L’Arabia Saudita dà il suo “pieno appoggio” all’attacco statunitense. Una fonte del ministero degli Esteri di Riad, elogia il presidente Trump, definendolo “coraggioso”. Pieno sostegno anche da parte del Giappone.
“La responsabilità per questi sviluppi è del solo Assad” dichiarano la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande, dopo una telefonata seguita all’attacco: “Il ripetuto utilizzo di armi chimiche e i suoi crimini contro la propria popolazione reclamavano un sanziomanento”.
Per il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel l’attacco “è comprensibile”. “L’azione ordinata stanotte da Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra” dice il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, “crimine di guerra di cui è responsabile Bashar Al Assad”, aggiunge.
Per il ministro Esteri Angelino Alfano, “L’italia comprende le ragioni di un’azione militare Usa proporzionata nei tempi e nei modi, quale risposta a un inaccettabile senso di impunità nonchè quale segnale di deterrenza verso i rischi di ulteriori impieghi di armi chimiche da parte di Assad, oltre a quelli già accertati dall’Onu”.
Appoggio dal premier australiano, Malcolm Turnbull che definisce l’attacco, “giusto e rapido”.
“Ma non siamo in guerra contro il regime di Assad e gli Stati Uniti hanno chiarito che non vogliono disarcionare il regime”. Turnbull aggiunge di essere stato informato “poco prima” dell’incursione.
La Turchia “giudica positivamente” l’attacco americano, dice il vicepremier Nurman Kutulmus. “La risposta degli Usa contro Assad dopo l’attacco chimico è appropriata e necessaria”, dichiara il ministro degli Esteri dell’Estonia, Sven Mikser. Secondo il primo ministro della Danimarca, Lars Lokke Rasmussen, l’attacco di questa notte in Siria è “giusto”.
Nel corso della giornata di ieri, era trapelata notizia che il Pentagono stesse studiando i piani per un intervento militare in Siria. L’opzione scelta da Trump – attacco mirato da una portaerei – è secondo gli esperti Usa la più restrittiva fra quelle che gli aveva messo sul tavolo il segretario alla Difesa Jim Mattis.
Il Pentagono temeva che l’uso di aerei avrebbe fatto scattare la contraerea e l’aviazione russa. Ma è destinata comunque a scatenare polemiche: Trump è intervenuto senza chiedere l’autorizzazione del Congresso, come lo autorizzano a fare le leggi approvate dopo l’11 settembre, ma come aveva scelto di non fare il suo predecessore, Barack Obama. Che nel 2013 fermò all’ultimo minuto un attacco militare contro la Siria – che pure aveva usato armi chimiche contro la popolazione civile – giustificando la sua scelta con la contrarietà del Congresso.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
ORA NON RESTA CHE AVVISARE I SOVRANISTI GRILLINI E PADANI DEL CONTRORDINE
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta considerando l’ipotesi di un’azione militare in Siria in risposta all’attacco chimico di martedì.
Lo ha detto lo stesso presidente a membri del Congresso. A riportarlo è la Cnn, citando una fonte bene informata secondo la quale, però, Trump non ha ancora deciso, e sta discutendo delle possibili azioni con il capo del Pentagono, James Mattis.
A oltre due giorni dall’attacco chimico che ha colpito Khan Sheikhoun, nella provincia nordoccidentale di Idlib, mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu non ha ancora messo al voto una risoluzione di condanna, ad accelerare sono gli Stati Uniti.
Cosa è accaduto per questo improvviso cambio di rotta.
Lo aveva anticipato il ministro degli esteri israeliano all’ora di pranzo quando aveva detto di essere “certo al 100% che era stato Assad a ordinare il bombardamento con armi chimiche su Khan Sheikhoum e gli israeliani si sblilanciano solo quando hanno le prove in mano. Nella fattispecie non solo informatori atttendibili nell’entourage di Assad, ma anche l’analisi dei satelliti. Insieme agli esperti Usa è stato appurato che le bombe sono partite dagli aerei di Assad su precisa direttiva del regime siriano.
Lo stesso Putin ha parlato con il premier israeliano e ha poi cambiato linea: “la fiducia ad Assad non è eterna”.
Sull’attacco chimico in Siria (e sulle conseguenze politiche) è intervenuta in giornata anche la cancelliera tedesca Angela Merkel secondo cui la mancata approvazione di una risoluzione Onu è una «vergogna».
Senza nominare direttamente Mosca, ha poi aggiunto che chi lo ha impedito deve assumersene la responsabilità . «È stato un attacco barbaro sulla quale bisogna assolutamente aprire una indagine», ha detto ancora la cancelliera, secondo la quale vi sono sfortunatamente indicazioni che l’attacco sia stato perpetrato dal regime di Bashar al Assad.
In un’intervista al Washington Post il capo dell’Alto comitato per i negoziati dell’opposizione siriana, Riad Hijab, che era a Washington nelle ore della strage di Khan Sheikhoun, chiede «fatti, non parole»: «Vogliamo fatti per proteggere i civili siriani e per proteggere l’intera regione e anche il popolo americano – ha detto Hijab – Questa è una sfida per il presidente Trump di fronte al popolo americano e al mondo intero».
«Queste armi vanno distrutte – ha detto Hijab, che è stato primo ministro del governo di Damasco dal giugno all’agosto 2012 – I velivoli e le piste devono essere distrutti. Vanno distrutte tutte le armi che stanno uccidendo il popolo siriano».
Non solo, secondo l’opposizione l’Amministrazione Trump deve anche trovare un modo per superare il “blocco” russo al Consiglio di Sicurezza e gli Usa devono sostenere un processo politico che porti all’insediamento di un governo transitorio, a una Siria senza Assad.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha invitato il proprio omologo americano Donald Trump «a non far cadere nel vuoto» la condanna espressa nei confronti del regime del presidente siriano Bashar Assad dopo l’attacco con armi chimiche a Idlib di due giorni fa e ad «intervenire concretamente».
«Dia un seguito alle sue parole, la Turchia è pronta a fare la propria porta e assumersi le proprie responsabilità ».
Il presidente turco ha poi confermato che la Turchia ha inviato alle Nazioni Unite un dossier con i risultati delle autopsie dei 3 siriani morti ieri in Turchia che confermano l’utilizzo di armi chimiche, e in particolare del gas Sarin, da parte del regime di Assad, nell’attacco a Idlib dello scorso 4 aprile.
Il cerchio si è stretto, ora non resta che avvisare i sovranisti patacca di stampo sia grillino che padano che i loro amichetti Trump e Putin stanno scaricando il boia di Damasco.
Contrordine trinariciuti !
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
LA VICENDA TORRISI E’ CHIUSA… IL PRESIDENTE SPEGNE LE FIAMMATE RENZIANE SULLA CRISI
C’è un motivo se l’incendio si è già spento. E si è passati dalle fiammate del giorno prima, il “così
non si va avanti” di Lorenzo Guerini e Matteo Orfini al “sosterremo il governo di oggi”.
Il pompiere, silenzioso e operoso, è sul Colle più alto. E questa, di per sè, non è una gran notizia.
La notizia è che, mercoledì pomeriggio, per la prima volta si è registrato al Quirinale un sincero moto di irritazione e disappunto. È stato quando scomposti propositi incendiari si sono levati dalla selva del Parlamento.
Con i vertici del Pd che chiedevano un colloquio col capo dello Stato, dopo l’elezione di Salvatore Torrisi: “Al Colle, al Colle”, che suonava come un “al voto, al voto”, drammatizzando una vicenda parlamentare che con la tenuta del governo non aveva a che fare nulla.
A ben vedere non solo non è arrivata risposta, ma — col passare delle ore — è stata, di fatto, ritirata da richiesta.
Una fonte molto vicina a Renzi racconta, in modo confidenziale: “Con Mattarella siamo andati a sbattere contro un muro. Ci ha fatto sapere: se mi fate la domanda di un incontro mi costringete a dire pubblicamente di no, quindi ritirate la domanda”. Ecco che, col passare delle ore, il nome del capo dello Stato è scomparso dalle dichiarazioni.
Il perchè, del ragionamento di Mattarella è evidente: il capo dello Stato non si intromette in normali vicende parlamentari, come l’elezione di un senatore di maggioranza alla presidenza della commissione, nè può considerare la sconfitta di un candidato di un partito, o meglio di una mozione, un affare da crisi di governo.
È accaduto che non ha ricevuto i Cinque Stelle che, sempre in relazione a vicende parlamentari urlavano al golpe, è accaduto col Pd, che voleva salire al Colle con lo spirito da cui andò dal notaio per sciogliere il Comune di Roma.
La vicenda ora è chiusa, però dice molto di più. E i parlamentari attorno a Renzi hanno ben chiaro il punto.
Prosegue la fonte che in questi due giorni ha sentito l’ex premier più volte: “La finestra elettorale di giugno ormai è chiusa. Renzi ieri si è gasato pensando di poter costruire l’incidente e andare al voto, ma questa roba non c’è più. Il Colle giugno lo ha chiuso. Il punto è che è già in atto in modo riservato un confronto su ottobre”.
Il confronto ruota attorno al termine “abbinamento”, che sarebbe la coincidenza tra il voto in Italia e il voto in Germania.
L’ex premier è convinto che resti la via maestra perchè approvare, in questo quadro politico e parlamentare, è un’impresa e dunque, in qualche modo, va messa nel conto un po’ di instabilità dei mercati, ma poi la manovra la fa un governo in carica.
E se proprio non è il 24 settembre, ottobre va bene lo stesso. Dalle parti del Colle tutta quest’ansia di tornare alle urne non si percepisce, soprattutto — questo resta il punto — in assenza di un sistema elettorale omogeno e coerente.
Che eviti il rischio che, dalle urne, esca una maggioranza alla Camera e una al Senato, rischio insito nell’utilizzo della legge attuale. Fa notare poi più di un costituzionalista di area Colle che la scadenza naturale della legislatura — febbraio — implica lo scioglimento a dicembre, dunque siamo davvero al mese più, mese meno che rende difficilmente comprensibile la fretta. Non solo.
Un’antica sapienza democristiana suggerirebbe di aspettare l’esito delle elezioni tedesche per vedere che clima europeo si produce e a quel punto affrontare le elezioni nazionali.
Resta comunque, al netto di ragionamenti e valutazioni di buon senso, un punto irrinunciabile, tra una secchiata d’acqua su un fuoco e l’altro. Irrinunciabile istituzionalmente. Occorre una legge elettorale.
Altrimenti non si va al voto, ma al caos. Ed è l’unica discussione che non appassiona il Palazzo, e neanche i suoi inquilini più frettolosi (e incendiari).
(da “Huffingtonpost”)
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