Destra di Popolo.net

TRUMP E PUTIN GENDARMI GLOBALI, CAMBIA SOLO LA TATTICA

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

PER ENTRAMBI E’ VENUTO IL TEMPO DI LIQUIDARE IL CRIMINALE DI DAMASCO

Uno spettro si aggira in medio Oriente. E’ quello della tentazione. La tentazione, cioè, della guerra. Non più “prove di Terza Guerra Mondiale”, come è stato detto.
Lo scenario è drammatico, i primi a capirlo sono i mercati finanziari che infatti hanno cominciato a soffrire. Poi, ad inquietare e ricordare come certe situazioni di oggi assomiglino molto all’inanità  del 1938 verso Hitler e alle sue mire d’espansione, c’è il silenzio di Cina ed Europa, che sembrano convitati di pietra: si accontentano di formali condanne appellandosi ai diritti umani. Sperano nel buon senso. E nella realpolitik.
La Siria non vale il mondo. Ma i suoi bimbi, valgono la fine di Assad.
Infatti Mosca e Washington per ora si confrontano, ma ancora non si affrontano. Non possono. E’ un braccio di ferro troppo rischioso.
E forse, sia per gli Stati Uniti, sia per la Russia, è venuto il tempo di liquidare il dittatore di Damasco e il suo regime criminale. Per la Russia, è un alleato che la scredita e la impiomba.
Per l’America, l’occasione buona per ricollocarsi in medio Oriente, e dimostrare che non si è abbassata la guardia.
Così, Trump minaccia. E agisce. Putin minaccia, ma non può agire.
Entrambi, giocano una mano di poker: per capire chi bluffa di più.
Il magnate americano rischia il salto nel buio. Putin sventola il pericolo del suo“ombrello” militare in Siria.
La flotta del Mar Nero è in pre allarme. Quella del Baltico, pure. I missili di Kaliningrad, l’enclave russa tra Polonia e Lituania — cioè in piena Unione Europea — sono puntati sulle capitali del Vecchio Continente. L’Alleanza Atlantica è già  in allerta.
In verità , Trump ha riscoperto — o meglio, il Pentagono — il ruolo di gendarme globale degli Stati Uniti.
Putin è rimasto platealmente vittima delle sue ambizioni imperiali, invischiato nelle complesse trame che ha tessuto per riassegnare al suo Paese il ruolo di superpotenza perduto dopo la caduta del Muro di Berlino e lo sbriciolamento dell’Unione Sovietica.
In apparenza, dunque, l’imprevedibile Donald ha cambiato di colpo tattica nei confronti dell’amico Vladimir. E ha ritirato la mano tesa, che tanto aveva turbato i sonni dei patrioti Usa: inoltre, coi 59 missili lanciati sulla base chimica dell’esercito siriano spera di far dimenticare la Russian Connection e tante sue sprovvedute dichiarazioni sul ruolo degli Stati Uniti in Medio Oriente, come quando disse che non bisognava ricorrere all’opzione militare contro Assad.
Paghi uno, pigli due.
I missili Trump hanno sparigliato le carte della grande partita internazionale: il mondo si è diviso in due, come ai tempi della Guerra Fredda.
“Sostegno totale” degli alleati degli Stati Uniti. Condanna dei suoi avversari.
Le cancellerie hanno rispolverato il lessico dei blocchi contrapposti. Putin ha denunciato l’attacco americano come “un’aggressione contro uno stato sovrano”, il suo portavoce Dmitri Peskov ha incalzato, spiegando che tutto è avvenuto in violazione delle norme del diritto internazionale fondato “su pretesti inventati”.
Soprattutto, “come stima Putin, quest’azione non avvicina l’obiettivo finale della lotta contro il terrorismo internazionale ma innalza al contrario dei seri ostacoli per la costituzione di una coalizione internazionale per la lotta al terrorismo”.
Quindi, la colpa è americana, se ci saranno conseguenze (ma non ci saranno, vista la cautela). Assad, insistono i russi, è innocente (per forza: sono loro che l’armano e lo proteggono). I gas, una balla.
I russi negano l’evidenza e le testimonianze: tutto il mondo ha visto gli effetti del gas. E questo li ha moralmente isolati.
Certo, la politica e la guerra se ne fregano dell’etica e della morale. Ma al tempo dell’informazione istantanea e globale, la menzogna tanto può essere utile — vedi in caso di elezioni — quanto può diventare micidiale, con le immagini cruente ed atroci dei bimbi sarinizzati.
Un altro aspetto, niente affatto secondario, è il nuovo repentino cambio d’atteggiamento di Trump.
Ha dovuto arrendersi allo stato delle cose: gli interessi geopolitici Usa non collimano con quelli russi. Non fin quando al Cremlino ci sarà  il clan putiniano, nemico della libertà  d’opinione, e il potere resterà  saldo in mano agli ex uomini del Kgb.
Insomma, Trump ha cozzato contro il mondo reale: quello dei fatti, non delle verità  truccate dal suo guru Stephen Bannon, ed ex direttore del sito dell’ultradestra suprematista Breitbart News, messo (finalmente) in un angolo: lo scorso mercoledì 5 aprile la Casa Bianca ha annunciato che Bannon lasciava il Consiglio nazionale di Sicurezza.
Una vittoria, secondo gli analisti, del generale McMaster, grande esperto di affari strategici, che lo presiede e che ritiene sia fondamentale come strumento professionale e non politico.
Infine, Putin. Pensava di essere il più astuto del reame, di poter contare per quel che riguardava la Siria di una certa libertà  di manovra, forte anche del fatto che in Occidente c’erano movimenti estremisti anti Ue a lui favorevoli.
Invece è rimasto intrappolato dalla sua sicumera. I gas che hanno ammazzato decine di bimbi a Khan Sheikhoun hanno dissipato in pochi minuti il paziente lavorìo militare e diplomatico del presidente russo.
Persino il nuovo alleato turco Erdogan lo ha clamorosamente contraddetto, invocando addirittura la collera di Allah per l’ignobile azione attribuita ad Assad, o a qualche suo generale, il che non cambia la sostanza.
Mentre gli americani avevano acquisito le prove — stavolta non inventate da Bush e Blair come al tempo della guerra in Iraq ma documentate dai satelliti — che l’attacco chimico proveniva da un aereo siriano, lo zar si affannava a dire che si trattava di “fake news”, di balle. Beffardo contrappasso, l’ex tenente colonnello del Kgb che denuncia la disinformatija americana…
Assad è il responsabile di tutto ciò, dicono all’unisono Hollande e la Merkel.
Nel loro comunicato in comune — l’Italia nei momenti cruciali, se fa scelte, le fa tardi — affermano di essere stati avvertiti in anticipo dell’azione.
I capi della diplomazia francese e tedesca auspicano una soluzione politica sotto l’egida delle Nazioni Unite.
I missili Usa sono “un avvertimento”, e pure una forma di “condanna” del “regime criminale” di Assad.
Con Washington stanno Arabia saudita e Giappone, Israele offre il suo “totale” sostegno, sperando che “questo messaggio forte” possa essere inteso da Teheran e da Pyongyang, ha dichiarato il premier Benyamin Netanyahu.
Ankara vorrebbe una zona “d’esclusione aerea” in Siria, considera che i missili siano stati una buona medicina.
Il Pentagono ha battuto il Cremlino? La “punizione” americana per la strage provocata dall’attacco chimico che ha un valore soprattutto dimostrativo, trova consenso nella pubblica opinione statunitense e anche in quella mondiale, scossa dall’atrocità  del tiranno di Damasco.
Assad si è scavato la fossa.

Leonardo Coen
(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL GIOCO DELLE PARTI: LA RUSSIA FA FINTA DI INDIGNARSI MA HA SPENTO LE DIFESE MISSILISTICHE DURANTE IL BLITZ DEGLI USA

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

I MISSILI CRUISE TOMAHAWK POTEVANO ESSERE INTERCETTATI DAI SISTEMI S-300 SOVIETICI CHE PROTEGGONO LO SPAZIO AEREO SIRIANO… MA DOPO CHE GLI AMERICANI AVEVANO AVVISATO I RUSSI DELL’ATTACCO, SONO STATI SPENTI DAI RUSSI PER NON OSTACOLARLO

Dopo il raid sulla base siriana di Shayrat la Russia ha annunciato il suo “ritiro” dal meccanismo di coordinamento che serve a evitare incidenti con gli aerei americani che compiono bombardamenti sui gruppi jihadisti. Il meccanismo, scambio di informazioni in un centro ad Amman, era stato istituito dopo l’intervento di Mosca in Siria del settembre 2015.
Il meccanismo serve a evitare che si “ingaggino” a vicenda durante missioni ravvicinate. Ma serve soprattutto a evitare che i sistemi anti-aerei russi, i potenti S400 e S300, mettano nel mirino gli aerei statunitensi.
Questi sistemi individuano automaticamente tutti gli aerei della Nato come “nemici” e li “puntano”. Il meccanismo serve anche a bloccare questi automatismi.
Il raid di questa notte è stato condotto da missili Cruise Tomahawk, in teoria intercettabili dai sistemi S-300 che coprono tutto lo spazio aereo siriano e oltre.
Sono stati spenti dopo che la Casa Bianca aveva avvertito il Cremlino del blitz imminente.
Non è chiaro invece se i meno potenti Sm-6 di difesa ravvicinati della base abbiano reagito, ma alcune foto diffuse da media filo-russi li mostrano intatti.
Se così fosse vuole dire che il raid non voleva essere troppo devastante ed è stato calibrato per lasciare margini di trattativa sia ad Assad che a Putin.

Giordano Stabile
(da “La Stampa”)

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TUTTE LE DOMANDE CHE LA GRUBER NON HA FATTO A DAVIDE CASALEGGIO

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

L’ESPONENTE GRILLINO E’ RIUSCITO A PARLARE PER MEZZORA DEL NULLA GRAZIE ALLA COMPLICITA’ DELLA GRUBER E DEGLI OSPITI CAMMELLATI

Ieri Davide Casaleggio è apparso per la prima volta in televisione e abbiamo così scoperto che anche il figlio del guru del MoVimento 5 Stelle è dotato della capacità  di parlare. Pare che per questa fatidica intervista Casaleggio Junior si sia preparato per quattro ore con l’esperto della comunicazione pentastellata Rocco Casalino.
A giudicare da quello che abbiamo visto ieri sera quello dell’ex concorrente del Grande Fratello non è stato poi un grande lavoro perchè Casaleggio ha molto annaspato.
Questo nonostante Lilli Gruber abbia fatto di tutto per metterlo a suo agio e abbia addirittura invitato in trasmissione Gianluigi Nuzzi e Domenico De Masi, due persone che certamente non sono ostili al M5S che saranno entrambi al convegno organizzato dall’Associazione Gianroberto Casaleggio.
Qual è il ruolo di Davide Casaleggio nel M5S?
Davide Casaleggio, Presidente della Casaleggio Associati, Presidente dell’Associazione Rousseau e “tecnico informatico” del MoVimento (secondo lo Statuto è lui ad avere le chiavi della piattaforma di voto del M5S) fin dall’inizio ha fatto capire che genere di intervista sarebbe andata in onda.
Quando la Gruber ha detto che la Casaleggio Associati è l’associazione di riferimento del MoVimento 5 Stelle Casaleggio Jr. l’ha prontamente interrotta per puntualizzare che è l’Associazione Rousseau ad “occuparsi” del MoVimento 5 Stelle.
Certo il sistema operativo Rousseau è una creazione della Casaleggio ma questo è solo un dettaglio.
La Casaleggio Associati invece “si occupa di strategie di Rete per i propri clienti”, ma quando la la Gruber chiede se la Casaleggio si occupa del blog di Grillo il giovane guru balbetta «si occupa l’associazione Rousseau del blog delle Stelle di Rousseau e di tutto cio che… che ruota attorno al MoVimento 5 Stelle».
Per chi non lo sapesse il Blog delle Stelle non è uno dei soprannomi del sito che si può consultare al dominio beppegrillo.it, quel sito è — nelle parole di Gianroberto Casaleggio — “il blog cui ho dedicato molto del mio tempo ogni giorno negli ultimi 11 anni” ma è il sito blogdellestelle.it.
Visto che però Grillo qualche tempo fa ha detto di non essere gestore o autore del blog un giornalista serio avrebbe se non altro chiesto chi materialmente lo fa.
Ad esempio è noto che è la Casaleggio Associati a gestire la raccolta pubblicitaria del blog “di Grillo” il che porta a concludere che tra i clienti della Casaleggio Associati c’è anche il blog di Beppe Grillo (che si appoggia allo stesso registrar del sito della Casaleggio).
Non si sa poi chi materialmente si occupi della gestione perchè dell’Associazione Rousseau fanno parte — oltre a Davide Casaleggio — Max   Bugani e David Borrelli. Curiosamente poi la sede dell’Associazione Rousseau è al civico 6 di via Gerolamo Morone a Milano che è lo stesso indirizzo della Casaleggio Associati.
Uno degli uomini chiave della Casaleggio — Pietro Dettori — è attualmente responsabile editoriale di Rousseau.
Qualcuno avrebbe potuto far notare queste continuità  tra Casaleggio Associati e Rousseau o almeno chiedere chi ha deciso che Davide Casaleggio doveva ereditare anche il ruolo del padre in seno al M5S.
Sarebbe bastato suggerire che Davide Casaleggio di fatto — in virtù del suo ruolo di Presidente dell’Associazione Rousseau — controlla il MoVimento e non è stato eletto da nessuno dei portavoce.
Evidentemente si è preferito non mettere ulteriormente in difficoltà  il buon Davide con domande così precise.
Chissà  perchè la Gruber non ha chiesto conto del network di notizie pseudoscientifiche e clickbaiting messo in piedi dalla Casaleggio e costituito da siti come TzeTze e la Fucina.
Le non- risposte di Davide Casaleggio
Forse Davide Casaleggio era troppo nervoso per poter rispondere a domande troppo complesse ma chi ha visto l’intervista ha avuto l’impressione che pur sapendo in anticipo le domande che gli sarebbero state fatte il giovane guru è riuscito nella difficile impresa di non riuscire a dare le risposte che avrebbe dovuto dare.
Non proprio l’atteggiamento di un genio della comunicazione, ma del resto anche il padre — che viene dipinto come un visionario, come l’uomo che ha rivoluzionato la politica e l’Internet italiano riuscendo a capire il futuro prima degli altri ma che in realtà  dietro di sè ha lasciato qualche video apocalittico e alcuni aforismi di una banalità  disarmante. Bisogna capire Casaleggio Junior: è difficile essere all’altezza di cotanto genitore.
Ma il trucco è semplice: basta non rispondere alle domande, lasciarle cadere nell’aria o rispondere ad altro.
Questa lezione Davide l’ha assimilata benissimo. Prendiamo una domanda di quelle che si fanno per rompere il ghiaccio, Casaleggio ha appena finito di spiegare che è importante lavorare “sull’innovazione” per non rimanere indietro per capire in che direzione stano andando il Mondo e la tecnologia.
La Gruber chiede “Secondo lei in che direzione sta andando il Mondo?” che all’interno discorso politico è l’equivalente del “descrivi quello che vedi dalla tua finestra” dei temi delle elementari.
La non-risposta di Casaleggio arriva subito: «In ogni contesto ci sono varie direzioni ed è questo che vogliamo esplorare sabato ed è per questo che abbiamo vari specialisti leader nei loro settori».
La visione politica di Davide Casaleggio non è pervenuta, quella del padre, che annunciava guerre, carestie e l’avvento della singolarità , è scomparsa completamente. Passiamo ad un’altra domanda: “come sarà  selezionata la vostra classe dirigente?”, domanda che il giovane guru reputa non pertinente perchè lui voleva parlare del convegno di sabato ad Ivrea.
I 5 Stelle lodano Putin, sognano la sovranità  nazionale e monetaria, sono per i dazi commerciali e ammirano Trump (non tutti i giorni), Casaleggio sembra non avere alcuna idea del fatto che il “suo” partito ha già  preso delle posizioni su quello che dovrebbe essere il Mondo.
Non sappiamo se gli androidi sognano pecore elettriche ma qualche dubbio che Davide Casaleggio sogni solo algoritmi blockchain ci è venuto.
In confronto ad altri politici — a 5 Stelle e non — esperti dell’arte della fuga Casaleggio è un vero fuoriclasse.
Ma se decide tutto Grillo a cosa serve Rousseau?
Dopo aver cantato le magnifiche sorti e progressive della democrazia diretta Casaleggio è chiamato a rispondere della decisione presa da Grillo di annullare le votazioni che si sono svolte sulla piattaforma creata da Gianroberto Casaleggio e da lui gestita.
Grillo ha infatti deciso di togliere il simbolo a Marika Cassimatis annullando l’esito del voto degli iscritti.
In un movimento così aperto è necessario avere la figura di Garante che faccia da garante per tutto il movimento. È giusto che intervenga nei momenti in cui ritiene che le scelte che vengono condotte o alcune occasioni che possono capitare al movimento possono creare danno al movimento. Grillo in quanto garante ha attuato una sua prerogativa di poter tutelare il movimento da una serie di attacchi o potenziali problemi che il movimento potrebbe avere.
A parte il fatto che sembra che Casaleggio creda che Grillo abbia dei poteri divinatori e che sia in grado di prevedere il futuro (come suo padre del resto) la cosa divertente è che oggi Grillo — che in un primo momento aveva detto tutt’altro — si è difeso spiegando di aver annullato quella votazione perchè non si sarebbe svolta secondo i termini previsti dal regolamento.
Chi avrebbe dovuto vigilare? Il gestore della piattaforma Rousseau ovvero proprio Casaleggio.
La Cassimatis non potrà  però partecipare a nuove votazioni perchè nel frattempo è stata espulsa. La Gruber avrebbe potuto chiedere quali sono questi presunti “attacchi” che il Garante ha ravvisato e perchè ha deciso di aprire la consultazione sulla presentazione della lista Pirondini a Genova a tutti gli iscritti e non solamente ai genovesi.
Anche di questa decisione chi gestisce Rousseau deve e può essere ritenuto responsabile, visto che Grillo è solo il Garante.
Oppure avrebbe potuto ricordare i numerosi casi in cui il potere di Grillo di prevedere “gli attacchi” si è scontrato con la realtà  delle sentenze dei tribunali.
Poco dopo però, quando la Gruber gli chiede se è lui il Capo Politico del MoVimento Casaleggio ribadisce che il Capo Politico del M5S è Beppe Grillo mentre il suo è quello di semplice progettista del sistema operativo.
In studio — per non mettere in crisi Casaleggio — nessuno ha fatto notare che o Grillo è il Garante o è il Capo Politico e la Gruber si è guardata bene da chiedere in che modo è stato deciso che Grillo è il Capo del partito.
La Gruber avrebbe potuto anche chiedere qual è la natura dell’Associazione Movimento 5 Stelle che controlla il MoVimento 5 Stelle e qual è il rapporto che intercorre tra quell’associazione e quella di Casaleggio.
Se davvero Davide Casaleggio non ha alcun ruolo politico perchè si incontra con i portavoce pentastellati?

(da “NextQuotidiano”)

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CASALEGGIO INTERVISTATO DA GIORNALISTI CHE LAVORANO PER L’AGENZIA DI CUI E’ CLIENTE

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

L’ESPOSTO AD AGCOM DEL DEPUTATO BOCCADUTRI METTE A NUDO UN ASPETTO CHE FA RIFLETTERE SULL’INTERVISTA APPARECCHIATA DALLA GRUBER A LA 7

“Casaleggio è committente di una società  per la quale lavorano gli stessi giornalisti che lo hanno intervistato, non mi sembra normale”.
Il deputato del Pd Sergio Boccadutri sta scrivendo un esposto all’AgCom dopo l’intervista di Davide Casaleggio a Otto e Mezzo.
L’intervento del figlio del fondatore del M5S ha sollevato le critiche dei renziani che durante la puntata hanno attaccato sui social network la trasmissione condotta da Lilli Gruber: gli esponenti Pd non hanno digerito la presenza, insieme alla conduttrice, di Gianluigi Nuzzi, giornalista assistito dalla VisVerbi, un’agenzia di comunicazione e management per giornalisti, la stessa che organizza il convegno di Ivrea in memoria di Gianroberto Casaleggio.
Onorevole Boccadutri, ha inviato l’esposto all’AgCom?
Lo sto scrivendo ora. Il problema è se si ravvede un conflitto di interesse o meno. Io lo ravvedo. La Visverbi è una società  che lavora per l’intervistato, Casaleggio, e manda in tv, per intervistarlo, persone che fanno parte del parterre all’evento che la stessa società  organizza. Per i giornalisti vale una deontologia, mi sembra che siano stati un po’ più ‘leggeri’ in questo caso. Se l’intervistato è committente di una società  per la quale lavorano gli stessi giornalisti che lo hanno intervistato non è normale, mi sembra. Poi tocca all’AgCom valutare e verificare. Ma non ci si può abituare a tutto.
Molti renziani ieri sui social hanno attaccato la trasmissione di Lilli Gruber. È da tempo che esponenti del Pd prendono di mira i talk show della tv di Cairo…
Non c’entra la tv di Cairo. Qui si tratta della persistente presenza di una parte politica o, in altri casi, che ci si concentri su una persona a tambur battente. Per me l’informazione deve essere equilibrata e leale. A volte guardando certe trasmissioni non ho questa impressione. La mia è ovviamente una valutazione soggettiva. Ci sono degli organismi di autogoverno che dovrebbero controllare e spesso non lo fanno. Ma vorrei ricordare che chi ha denunciato un giornalista all’ordine dei giornalisti è stato Luigi Di Maio.
Neanche voi ci siete andati leggeri con alcuni giornalisti.

Io non mai fatto esposti all’Ordine professionale.
Però ci sono stati diversi casi in cui avete attaccato giornalisti, come nel caso delle prime pagine contro Renzi “esposte” alla Leopolda.
Un attimo. Io non posso avere il limite di esprimere quello che penso, così come recita l’articolo 21 della Costituzione. Si può tranquillamente esprimere una critica di carattere politico. Qui stiamo parlando di un’altra cosa. Mi riferivo a chi ha denunciato un giornalista per quello che aveva affermato con il rischio di una sanzione disciplinare che può portare anche alla sospensione dall’Ordine e quindi con effetti sulla sua attività  lavorativa. Sono cose un po’ diverse.
Lei ha presentato, insieme ad altri suoi colleghi, un’interrogazione al Mef e al ministero della Pa su un altro – a suo avviso – conflitto di interessi, quello dell’ex assessore di Roma Marcello Minenna, in Consob, per aver collaborato a un report di Mediobanca Securities sugli effetti per l’Italia della ridenominazione del debito pubblico. Se nel Pd c’è tutta questa attenzione al conflitto di interessi, perchè non mette mano alla legge Frattini che presenta molte carenze?
In questo caso non è tanto un conflitto di interessi. Qui c’è il problema di una persona sta in un organismo di Vigilanza dei mercati e scrive come contributore esterno un report sull’Italia per un soggetto che è controllato dalla stessa Consob. Il problema non è di poco conto. Se uno vuole fare il libero pensatore si dimette e lo fa ovunque. Un conto è la pubblicazione su una rivista scientifica indipendente; un altro è un report predisposto da un soggetto che fa capo a Mediobanca Spa, quotata in borsa, sulla quale Consob è tenuta a vigilare. A me non sembra normale. Gli investitori leggono e poi si orientano nelle loro scelte. Non si tratta di una censura.

(da “Huffingtonpost”)

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STOCCOLMA, CAMION SULLA FOLLA, UN ARRESTATO: “SONO STATO IO”

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

QUATTRO VITTIME, DODICI FERITI

Stoccolma dopo Londra. Stoccolma come Berlino e Nizza.
Intorno alle ore 15 un camion, che dalle prime informazioni risulta rubato, è stato lanciato contro i pedoni nel centro di Stoccolma, andando poi a schiantarsi contro un negozio di un centro commerciale all’incrocio con Drottninggatan, affollata strada pedonale della capitale svedese.
Quattro le vittime confermate e dodici i feriti (nove gravi) è il bilancio che la polizia ha dato in serata. Tra i feriti anche due bambini.
Per il primo ministro svedese Stefan Lofven, “tutto indica che si è trattato di un attentato. La Svezia è stata attaccata con un terribile atto terroristico”. Nina Odermalm Schei, portavoce del Sapo, l’intelligence svedese: “Ci sono morti e molti feriti. Il Sapo sta cercando l’autore, o gli autori dell’attentato”.
In un breve messaggio alla nazione, il re Carlo XVI Gustavo di Svezia fa sapere che la famiglia reale ha accolto con “sgomento” la notizia dell’attentato e invia le sue condoglianze alle famiglie delle vittime.
Caccia al terrorista.
La polizia svedese ha arrestato nella zona nord di Stoccolma un uomo che ha confessato di essere il responsabile dell’attacco compiuto oggi pomeriggio con un camion nella capitale svedese.
Lo ha riferito in serata il quotidiano Aftonbladet, citando diverse fonti coperte dall’anonimato. Successivamente la notizia è stata confermata anche dalla polizia. L’uomo avrebbe alcune ferite lievi.
In precedenza il premier Lofven aveva confermato notizie relative al fermo di un “sospettato”. Successivamente, la polizia ha smentito ogni arresto, anche se un video mostra un uomo a terra, circondato dagli agenti. Secondo Sky News, che cita proprie fonti della sicurezza, a Stoccolma si è scatenata una caccia al terrorista.
In conferenza stampa, la polizia ha diffuso immagini tratte dai filmati delle telecamere di sorveglianza. Mostrano un uomo con indosso una giacca con cappuccio verde e una felpa grigia. La polizia al momento non conferma che l’uomo arrestato sia lo stesso delle foto diffuse nel pomeriggio.
Il camion rubato, investito l’autista.
Confermando quanto scritto inizialmente da Aftonbladet, il direttore della comunicazione dell’azienda produttrice di birra Spendrups, proprietaria del mezzo, ha raccontato all’agenzia di stampa svedese TT: “Durante una consegna al ristorante Caliente qualcuno è saltato nella cabina del conducente ed è andato via mentre l’autista stava scaricando”.
Il permesso per la consegna spiegherebbe la presenza del camion nel cuore di un’area pedonale. Secondo alcuni testimoni, il conducente del mezzo indossava un passamontagna.
Altro dettaglio emerso nei minuti successivi all’attentato: la polizia ha detto di aver ricevuto chiamate “dalla persona alla guida del camion”.
Qualche ora dopo l’attentato, le prime notizie sul trasportatore a cui era stato affidato il carico di birre. La radio svedese spiega che l’uomo ha cercato di fermare l’uomo col volto coperto da passamontagna che gli ha rubato il camion, nel suo tentativo l’autista è stato investito ma non è grave.
La testimonianza di Nasrin, esule siriana arrivata in Svezia una decina di anni fa, che era nei pressi del luogo dell’attentato: “Ero terrorizzata, è stato tremendo. Ho visto una donna che aveva perso le gambe. Potevo essere io – ha raccontato in lacrime alla televisione svedese -. Il camion ha travolto tutto lungo il percorso. All’inizio abbiamo pensato che fosse un’esplosione tanto era forte il rumore. Quando siamo usciti era tutto in frantumi. Cerco di rimanere fiduciosa, ma non ce la faccio più. Sembra che per l’umanità  non ci sia più speranza”.

(da agenzie)

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CASSIMATIS-GRILLO, FINITO IL PRIMO ROUND, LUNEDI’ LA DECISIONE

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

LA MOSSA DISPERATA DI GRILLO, IL CONTRATTACCO DEI LEGALI DELLA CASSIMATIS

È finita poco prima delle 15, l’udienza per il ricorso d’urgenza presentato da Marika Cassimatis, (ex) candidata sindaco dell’M5S a Genova, “scomunicata” da Beppe Grillo dopo avere vinto le “comunarie” del Movimento 5 Stelle: il presidente della Prima sezione del tribunale Civile, Roberto Braccialini, dovrebbe decidere lunedì.
All’uscita dal palazzo di giustizia, la Cassimatis ha detto che «sono state chiarite diverse cose. Abbiamo visto alcune documentazioni, dovrebbero essere quelle in parte contestate a suo tempo. Si tratta di “like” a post di ex attivisti che al momento erano perfettamente attivisti e portavoce perfettamente inseriti nel Movimento, totalmente estrapolati dal contesto»; ancora: «I “like” contestati non si riferivano proprio a Pizzarotti, ma alle sue politiche. Non c’erano contestazioni alla Salvatore, ma c’era un “like” a un post di Putti in cui faceva considerazioni sulla Salvatore».
La Cassimatis ha poi spiegato di essere ancora iscritta al Movimento nonostante la sospensione annunciata da Grillo sul blob: «Posso ancora accedere alla piattaforma Rousseau, il sistema operativo del partito. Ancora ieri sera ho votato su questioni di politica estera. Quindi tecnicamente sono ancora iscritta al Movimento».
Ricordiamo che la Cassimatis, tramite i suoi legali ha chiesto che «in via urgente» vengano riabilitate la sua candidatura (aveva vinto le Comunarie grilline online poi annullate dal “capo politico”) e cancellata quella di Luca Pirondini, inizialmente secondo classificato, poi scelto dal leader e “approvato” da una consultazione web allargata a livello nazionale.
Nella tarda serata di ieri Grillo ha sospeso Cassimatis dall’M5S .
E questa mattina i legali del comico hanno rilanciato sostenendo che, proprio alla luce del provvedimento adottato dal capo politico, non c’è più motivo per affrontarsi in aula, in quanto lei non potrebbe “comunque” partecipare alle elezioni per i Cinque Stelle. Come dire: se anche i giudici riabilitassero la sua vittoria alle prime Comunarie, Cassimatis è stata sospesa e non può correre con il simbolo pentastellato.
I difensori della medesima Cassimatis hanno tuttavia replicato fissando un punto chiave.
«In primo luogo – è la posizione del suo avvocato Lorenzo Borrè – il giudice potrebbe non ritenere valida la sospensione. Ma se anche lo facesse, e Cassimatis non potesse candidarsi con il Movimento a prescindere dalla riabilitazione in tribunale, resta valido il secondo motivo del nostro ricorso, cioè la candidatura di Luca Pirondini ratificata da un voto nazionale e non locale. Perciò noi chiediamo che, anche laddove Cassimatis venga ritenuta sospesa e risulti di fatto incandidabile, il giudice annulli l’investitura di Pirondini”.
Insomma dopo aver cacciato la candidata senza spiegare i motivi del contendere Beppe tira fuori l’argomento della votazione non valida ma spiega anche che la stessa votazione non si può ripetere perchè nel frattempo la Cassimatis è stata cacciata. Un bell’esercizio di absurdum spazio-temporale.
Quindi la prima votazione viene annullata e la seconda non si può ripetere perchè la Cassimatis è stata espulsa. Giova ricordare che nel ricorso proposto daglia avvocati Alessandro Gazzolo e Lorenzo Borrè si faceva notare che il voto per Luca Pirondini doveva essere annullato anche perchè : la decisione di inibire la corsa della Cassimatis con il simbolo del M5S a Genova e quella di chiedere agli iscritti se far correre al suo posto lo sconfitto Luca Pirondini è stata presa in violazione del regolamento e dello statuto del M5S: «L’articolo 3 del regolamento infatti prevede che per la scelta dei candidati si voti con un preavviso di 24 ore mentre Beppe ha indetto subito la votazione per incoronare il candidato “favorito” dalla scelta di escludere la Cassimatis». Beppe e i suoi avvocati non toccano neppure la circostanza, ma implicitamente così riconoscono la fondatezza del ricorso.

(da “il Secolo XIX”)

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LUI LA IGNORA, LEI SCEGLIE I RUBLI: FINITO L’IDILLIO A SENSO UNICO TRA MARINE LE PEN E TRUMP

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO AVER TENTATO SENZA SUCCESSO DI ACCREDITARSI CON TRUMP CHE NON L’HA NEANCHE RICEVUTA, ALLA LE PEN NON RESTA CHE FA FARE LA QUINTA COLONNA DELL’IMPERIALISMO RUSSO

“Sono un po’ stupita, visto che Trump aveva dichiarato che non voleva più che gli Stati Uniti facessero i gendarmi del mondo, cosa che invece è successa ieri”.
In un’intervista rilasciata questa mattina a France 2, Marine Le Pen ha espresso tutta la sua disapprovazione nei confronti dell’intervento statunitense in Siria dopo il bombardamento con armi chimiche nella provincia di Idlib.
Per la presidente del Front National sarebbe stato più opportuno “aspettare i risultati di un’inchiesta internazionale indipendente” per evitare il crearsi di una situazione simile “a quelle verificatesi in Iraq e in Libia, che in realtà  sono dei processi che hanno portato un caos che ha finito per consolidare il fondamentalismo islamico”.
Sulla stessa lunghezza d’onda la nipote della leader frontista, Marion-Marechal Le Pen, che ha definito come “affrettata” la mossa di Washington, evocando degli “interessi politici” dietro a questa scelta.
L’infatuazione del Front National nei confronti del tycoon statunitense sembra ormai essere giunta al capolinea.
Il sostegno dato da Marine le Pen a Donald Trump durante la sua candidatura è ormai un ricordo, che in questi ultimi mesi si è lentamente sbiadito a seguito di un mancato incontro tra i due.
In realtà , il rapporto tra Donald Trump e Marine Le Pen ha sempre avuto un carattere univoco, visto che l’inquilino della Casa Bianca non ha mai contraccambiato le attenzioni della sua sostenitrice francese.
Nonostante abbia più volte tentato di sbandierare una fantomatica “amicizia” con il leader repubblicano (arrivando anche a dichiarare che Trump avesse il suo numero di telefono), Marine Le Pen non è mai riuscita a concretizzare i rapporti.
A gennaio provò addirittura a organizzare un incontro andando direttamente alla Trump Tower, il quartier generale di tycoon a New York.
Marine, però, si dovette accontentare di un caffè con alcuni membri del suo staff, come testimonia anche una foto scattata di nascosto da un giornalista dell’Huffington Post americano.
In seguito a quell’episodio, l’atteggiamento della candidata frontista è cambiato, divenendo più distaccato nei confronti del presidente americano.
La doccia fredda che ha definitivamente gelato ogni speranza di riconciliazione è arrivata la scorsa domenica, quando il Financial Times ha pubblicato un’intervista a Trump, in cui il presidente affermava “di non conoscere” l’eurodeputata e di non sapere come si evolveranno le elezioni francesi.
Questo cambiamento di rotta avviene in un momento molto delicato della campagna elettorale di Marine Le Pen.
A caccia di una statura internazionale che le permetta di innalzare la sua immagine, in questi ultimi mesi la candidata del Front National ha compiuto una serie di viaggi all’estero per conoscere personalmente alcuni capi di Stato.
L’ultimo, in ordine di tempo, quello fatto a Mosca lo scorso 24 marzo, dove per la prima volta ha potuto incontrare ufficialmente Vladimir Putin.
Il sostegno del Cremlino alla candidatura della rappresentante dell’estrema destra hanno francese non è mai stato un segreto, visti anche gli ingenti prestiti forniti da alcune banche russe vicine a Putin.
Le critiche del presidente russo all’attacco statunitense di ieri hanno evidentemente convinto la candidata francese ad abbandonare ogni tentativo di dialogo con Trump.
Trovatasi nel mezzo di una delicata questione di interesse strategico, costretta a dover scegliere tra un alleato sicuro e un partner ancora da confermare, Marine Le Pen ha optato per la scelta più ovvia, rinunciando definitivamente all’idea di ottenere un endorsement da parte della Casa Bianca.
Questa mossa, però, potrebbe indebolire la sua immagine diplomatica, mostrando un’incoerenza di fondo nella gestione di importanti dossier internazionali.
Per il momento, la leader del front National sembra essere più interessata a confermare le sue amicizie, restando sull’asse russo-siriano.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Esteri | Commenta »

I TRUMPISTI PENTITI TUTTI GIU’ DAL CARRO: ECCO COSA ACCADE QUANDO SI CORRE DIETRO AL PRIMO IMBECILLE CHE PASSA

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

QUANDO NON SI HANNO IDEE PROPRIE SI FINISCE PER SCIMMIOTTARE IL BECERUME CHE STRILLA, SALVO POI TROVARSI CON IL CULO PER TERRA

Dalla Lega al Movimento 5 Stelle passando per la Farage e Marine Le Pen, sono tanti i trumpisti delusi in giro per il mondo che con una repentina inversione a U stanno prendendo le distanze dal presidente statunitense dopo l’attacco aereo in Siria .
“Gli attacchi scanditi nella notte dall’aeronautica usa contro il territorio siriano rischiano di costituire una chiara violazione del diritto internazionale” tuona una nota del Movimento 5 stelle.
Quel diritto internazionale violato da Putin e da tutti i dittatorelli, ma su cui i sovranisti non hanno mai nulla da dire.
“Follia degli Usa di Trump” twitta il deputato pentastellato Manlio Di Stefano che a gennaio, dopo l’insediamento del presidente statunitense, scriveva sul suo blog che la politica estera di Trump se confermata “sarebbe un grandissimo sospiro di sollievo per il mondo e una politica nella direzione giusta”
“Missili di Trump sono un regalo all’Isis” attacca Matteo Salvini, uno dei principali sostenitori italiani di Trump.
“Mi auguro che la nuova amministrazione Trump non voglia seguire la folle politica di Obama di sostanziale sostegno ai fondamentalisti islamici e metta fine alla vergognosa ambiguità  che gli Usa hanno avuto finora in Medio Oriente” afferma Giorgia Meloni.
Mentre il leader di Casapound Simone Di Stefano di Casapound crede che Trump “abbia tradito il popolo americano”.
Anche all’estero non mancano le defezioni illustri. “Molti sostenitori di Trump saranno preoccupati per l’intervento militare” scrive su Twitter l’ex leader dello Ukip Nigel Farage, che al termine di un incontro con Trump aveva affermato convintamente: “Sarà  un buon presidente”.
“Quello che e’ successo in Siria e’ terribile, lo condanno fermamente” ha scritto la candidata all’Eliseo Marine Le Pen su Twitter. Mentre la nipote Marion attacca Trump definendo l’intervento “un danno per l’equilibrio mondiale”.
“Noi dello staff del Donald Trump Italian Fan Club, a seguito dell’attacco di poche ore fa, ci schieriamo dalla parte del popolo siriano” è la comunicazione che si legge su una delle più seguite pagine Facebook dei seguaci italiani di Trump.
“Scendo ufficialmente dal treno di Trump” twitta amareggiato Paul Joseph Watson uno dei maggiori influencer pro Trump.
Pace all’anima loro.

(da “Huffingtonpost“)

argomento: Costume | Commenta »

INTERVISTA AL GENERALE TRICARICO: “L’ATTACCO USA NON CAMBIA LA SITUAZIONE, MA SVELA LA GRANDE IPOCRISIA DEL MONDO”

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

L’EX CAPO DI STATO MAGGIORE DENUNCIA L’INDIFFERENZA VERSO I BOMBARDAMENTI DI PUTIN CHE HANNO UCCISO DECINE DI MIGLIAIA DI INNOCENTI

L’attacco “chirurgico” degli Stati Uniti contro la base siriana di Shayrat “non sposta di un millimetro la situazione sul campo”.
Il suo effetto è soprattutto quello di svelare la “grande ipocrisia” della comunità  internazionale, che fa un gran polverone per “un colpo secco sparato dagli Usa” quando ha taciuto sul massacro di centinaia di migliaia di persone sotto le bombe a grappolo della Russia ad Aleppo e dintorni.
Ne è convinto il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, già  consigliere militare del presidente del Consiglio dei ministri (1999-2004) e attuale presidente della Fondazione Icsa, che invita a collocare l’attacco americano alla base aerea di Damasco a Shayrat, da cui secondo fonti di intelligence sarebbero partiti i jet che martedì hanno scaricato agenti chimici sulla provincia di Idlib, “in una valutazione corretta rispetto allo scenario generale siriano, ma anche afghano e yemenita”.
“Oggi ha suscitato uno scandalo mondiale l’attacco chirurgico a una base militare in cui sono stati colpiti, verosimilmente, depositi di armi, rampe di lancio, aerei militari”, spiega il generale ad HuffPost.
“Tutto questo clamore stride con l’indifferenza che ha accompagnato la campagna della Russia in Siria, espressione più visibile e concreta di un nuovo terribile trend nell’uso della forza aerea. Nell’indifferenza generale — fatta eccezione per qualche ong — abbiamo assistito a un’inversione di tendenza nell’uso del potere aereo che ci ha riportato indietro di decenni, quando ancora non c’era la tecnologia a rendere un po’ più ‘umano’ — se così si può dire — l’uso della forza aerea. I russi non hanno neanche ritenuto di dover nascondere questo orrore, ma hanno mandato i filmati a tutte le redazioni, filmati da cui era chiaro che si trattava di bombardamenti a tappeto, come nella Seconda guerra mondiale. Ad Aleppo, ma non solo, è andato in scena un regresso imperdonabile”.
Tricarico denuncia la “grande ipocrisia” della comunità  internazionale, che applica “due pesi e due misure” quando si parla di interventi militari in Siria.
Quando in Siria sono morte centinaia di migliaia di persone sotto le bombe a grappolo della Russia, non c’è stata nessuna reazione.
Le motivazioni di questo attacco — conclude Tricarico — non sono certamente quelle di vendicare i poveri bambini siriani, come dice lui. Forse, piuttosto, l’obiettivo è ridimensionare il ruolo della Russia nella determinazione degli equilibri regionali. In questo caso, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, il raid americano di questa notte potrebbe preludere a dei negoziati concreti con la Russia, partendo da posizioni più equilibrate. A questo punto sarebbe auspicabile l’imposizione di una no fly zone”, conclude il generale.

(da Huffingtonpost”)

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