Agosto 8th, 2014 Riccardo Fucile
INVECE CHE INDAGARE SULLE SPESE IL COMUNE FA CAUSA A CHI HA CHIESTO CHIARIMENTI SUI RIMBORSI…E’ COSI CHE I RENZIANI “CAMBIANO VERSO”
I consiglieri comunali di Reggio Emilia che lo scorso dicembre avevano denunciato alcune stranezze nei rimborsi spese per le missioni degli amministratori della giunta di Graziano Delrio, ora finiscono nel mirino del Comune.
A distanza di oltre otto mesi dal caso sollevato in consiglio comunale e poi finito in un fascicolo della Procura, l’amministrazione reggiana, come anticipato da il Resto del Carlino, ha affidato un incarico di consulenza legale da 7mila euro per chiarire se l’accesso agli atti che consentì di scoprire le presunte irregolarità sia stato conforme alla legge.
Sotto accusa, anche se dal Comune negano che ci siano denunce in essere, sono finiti Giacomo Giovannini, Zeffirino Irali e Matteo Iotti di Progetto Reggio, che lo scorso dicembre avevano portato all’attenzione della giunta gli “scontrini allegri” relativi ai rimborsi spese per le missioni e le trasferte degli amministratori comunali.
Atti alla mano, il gruppo di opposizione aveva dimostrato come consiglieri, assessori, dirigenti ottenessero indennità senza presentare lo scontrino, oppure si facessero rimborsare cene per due senza specificare chi fosse il secondo commensale.
Sul conto del Comune che andava dal 2009 all’estate del 2013, ossia gran parte del mandato da sindaco del sottosegretario alla presidenza del consiglio Delrio, c’erano per esempio un bicchiere di whisky pregiato da 10 euro o pranzi pagati senza ricevute di appoggio, ingressi in stadi per amministratori con famiglia al seguito o pernottamenti in hotel di fascia superiore. Spese che riguardavano l’allora sindaco Delrio e i suoi assessori, ma anche molti dei consiglieri che oggi sono stati rieletti.
Il caso era scoppiato in una delle ultime sedute consiliari del 2013 e perfino la Procura, dopo un esposto, aveva aperto un fascicolo senza indagati nè ipotesi di reato.
Il Comune, al tempo retto dal vice sindaco Ugo Ferrari, aveva garantito la volontà di trasparenza, ma ora l’amministrazione del neo primo cittadino Luca Vecchi, ha scelto di far luce, invece che sulle presunte irregolarità dei rimborsi, sulle modalità che portarono a scoprire l’entità e il resoconto delle spese per le missioni e le trasferte.
E per farlo, ha scelto perfino la via di un incarico esterno da 7mila euro.
L’ufficio legale del Comune ha infatti affidato con una determina una consulenza all’avvocato Massimo Donini per redigere un parere legale per verificare se il diritto di accesso agli atti sia stato esercitato dai consiglieri in modo “conforme alla legge o se viceversa vi sia stato abuso dell’istituto”.
Il legale dovrà anche valutare se si possano ravvisare “ipotesi penalmente fondate rispetto a quanto esposto dai consiglieri”.
Per ora, specificano dal Comune, “non si tratta di denunce contro nessuno”, anche se in discussione viene messa proprio la modalità con cui i consiglieri hanno avuto accesso agli atti e l’esercizio di questo loro diritto.
“Se c’è stato qualcosa di irregolare, che mi condannino — tuona Irali, che al tempo fece personalmente l’accesso agli atti, chiedendo di vedere la lista dei rimborsi.
Irali non si è ricandidato, ma con Iotti ha cofondato il movimento “Io cambio” che ha partecipato alle europee, e ora si augura che di quell’episodio sia la Procura ad occuparsi.
“Io sono comunque orgoglioso del risultato che ho raggiunto con la mia azione civica, era giusto che i cittadini sapessero”.
L’azione del gruppo di opposizione al tempo aveva scatenato molte polemiche, ma sulla vicenda non è mai stata fatta realmente chiarezza e l’unico atto del Comune è per ora questo incarico esterno anche se, assicurano, “il resto sarà valutato più avanti. Decideremo come procedere nelle fasi successive, dopo il parere legale”.
Silvia Bia
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 8th, 2014 Riccardo Fucile
INDAGATE TRE PERSONE PER AVER PERCEPITO CONTRIBUTI PUBBLICI IN MODO ILLECITO
Maxi frode nella sanità siciliana. La Guardia di Finanza di Palermo ha sequestrato la società
Laboratorio di tecnologie oncologiche Hsr-Giglio Scarl di Cefalù e beni per 40 milioni di euro. Tre le persone coinvolte, tra cui l’ex ministro della Salute (2008-2011) nel governo Berlusconi, Ferruccio Fazio, legale rappresentante del Laboratorio dal 2005 al 2008.
Tutti sono accusati di aver illecitamente percepito, attraverso la società Lato contributi pubblici.
I reati ipotizzati sono truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Unione europea e falso in atto pubblico.
Gli altri indagati sono Antonio Emilio Scala (attuale legale rappresentante del Laboratorio) e Maria Cristina Messa (responsabile dei progetti di ricerca e formazione).
Le indagini, avviate dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria e successivamente coordinate dalla Procura di Palermo, si sono concentrate su tre domande di finanziamento pubblico presentate dalla Lato nell’ambito del Fondo agevolazione ricerca.
Si tratta di istanze relative ad altrettanti progetti da realizzare e per i quali il ministero ha concesso contributi per oltre 36 milioni di euro.
Il primo contributo riguarda la ricerca di nuove tecnologie diagnostiche per la cura dei tumori e la formazione di ricercatori e tecnici di laboratorio da qualificare nello studio di queste tecnologie. Il secondo lo studio e il trattamento dei tumori del seno mediante tecniche altamente innovative. Un terzo progetto è stato concesso per lo sviluppo di capacità diagnostiche e terapeutiche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie.
Nei primi due casi, secondo gli investigatori, la società avrebbe ottenuto i contributi “attraverso documenti ideologicamente falsi” in cui si attestavano costi in realtà non sostenuti o sostenuti solo in parte.
Sarebbero state rendicontate, inoltre, ore lavorative dei dipendenti in misura “nettamente superiore” a quelle effettivamente dedicate ai progetti di ricerca. In alcuni casi l’incremento era del 90%. Nel terzo progetto, invece, la Lato avrebbe ottenuto il denaro “nonostante abbia omesso di presentare la documentazione tecnico-scientifica e amministrativo-contabile”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 8th, 2014 Riccardo Fucile
CINQUESTELLE, LEGA E SEL NON PARTECIPANO AL VOTO, DISSIDENTI PD E FORZA ITALIA NON VOTANO, ANCHE GAL SI ASTIENE
Il ddl Boschi viene approvato in prima lettura al Senato con 183 voti a favore e 4 astenuti.
Le opposizioni Gal, Lega, Sel e M5s hanno scelto di non partecipare al voto per rimarcare le critiche alla riforma e alle modalità del suo esame.
Diversi senatori della maggioranza si sono espressi in dissenso. Ora il provvedimento passa alla Camera per la seconda lettura (i ddl di rango costituzionale devono superare quattro letture).
Concluso nella serata di ieri l’esame dei 40 articoli del ddl Boschi e relativi emendamenti, l’assemblea di Palazzo Madama si è ritrovata in seduta questa mattina alle 9,30, come preannunciato ieri sera dal presidente Pietro Grasso, per le dichiarazioni di voto alla riforma del Senato e alla modifica il titolo V della Costituzione, cui sarebbe seguito il voto finale sull’intero provvedimento che reca “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione”.
Solo il primo passaggio, visto che occorreranno almeno altre tre letture tra Camera e Senato, sempre che non intervengano modifiche.
Tra i banchi del governo è presente il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, c’è anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio.
Ci si aspettava anche Renzi, che nel pomeriggio dovrebbe presiedere l’ultimo Consiglio dei ministri prima delle ferie. Ma Renzi al Senato non si è visto.
I senatori del Movimento 5 Stelle, dopo essersi auto-esclusi dai lavori sul ddl Boschi nei giorni precedenti, hanno lasciato l’Aula del Senato prima del voto, dopo l’intervento del capogruppo Vito Petrocelli.
“Il Movimento 5 Stelle questo governo l’ha già sfiduciato e lo sfiducia anche oggi”, ha detto Petrocelli, dopo aver denunciato il “fallimento” di Renzi.
“Ma chi l’ha visto il confronto? In quest’Aula abbiamo visto un ministro che twitta e rivolge sorrisi verso i banchi di Forza Italia”, ha anche detto Petrocelli, dopo aver spiegato di non volersi rivolgere nè al governo nè a Renzi, ma agli italiani, e di aver consegnato le “centinaia di mail che sono arrivate a tutti i senatori” M5S e che contengono “gli emendamenti che gli italiani” avrebbero voluto inserire nella riforma.
Anche la Lega non partecipa al voto finale, decisione maturata nelle ultime ore per marcare una totale presa di distanza dalla riforma.
La conferma è arrivata dal capogruppo Gian Marco Centinaio: “Non possiamo essere complici di chi sta affossando questo Paese”. Centinaio ha attaccato duramente il premier Matteo Renzi (“rampante e all’apparenza riformista”) ma ha puntato il dito anche contro il presidente del Senato Pietro Grasso per la gestione dell’Aula durante il dibattito sul ddl. “Ci siamo trovati ad essere dei semplici ratificatori di decisioni prese altrove”.
Non votano Sel e gruppo misto. “Abbiamo deciso, insieme a tutte le altre opposizioni, di astenerci dal voto finale sulla riforma della Costituzione, invece di limitarci al voto contrario, per segnalare che questa riforma è stata imposta con la forza muscolare e con ottusa brutalità dal governo e da una metà del Senato. I senatori di Sel e anche quelli del gruppo misto non possono legittimarvi, nemmeno con il voto contrario, e quindi non parteciperanno alla votazione” ha annunciato il capogruppo Loredana De Petris, nel corso delle dichiarazioni di voto.
E in sede di dichiarazioni di voto anche Gal ha annunciato la sua non partecipazione al voto.
Il vice capogruppo, Fabio Maria Scavone: “La riforma non può essere il volto del governo in carica, non risolverà ” la crisi economica “ed è pericoloso e ingiusto farlo credere agli italiani”. Scavone ha anche ricordato “le continue ingerenze del governo e le troppe provocazioni che dall’esterno hanno scandito la riforma”.
Tra i “dissidenti” del Pd, ha parlato Felice Casson: “Sicuramente non votiamo sì”.
“In ogni caso – ha sottolineato – i nostri voti sono ininfluenti, perchè la maggioranza assoluta c’è e la maggioranza dei due terzi non può essere raggiunta”. Mentre Massimo Muchetti utilizza il suo blog per annunciare la sua non partecipazione al voto di una “riforma sbagliata”.
La senatrice Elena Cattaneo ha annunciato la sua astensione, in dissenso con il suo gruppo Aut-Psi-Maie. “Non ho visto il coraggio di volare alto: la verità è che non è questa la riforma costituzionale che serve al Paese”.
Tre le motivazioni dell’astensione di Cattaneo: “Il contesto generale di scarso ascolto e il linguaggio inadatto”, “un dibattito troppo condizionato da strategie di governo e di partito”, un progetto “tecnicamente pasticciato e frettoloso, non in grado di indicare l’esito, l’assetto, l’equilibrio, la visione del nuovo assetto costituzionale”. “Non mi convince – ha aggiunto – la non elettività dei senatori, non mi convince la modalità di elezione del presidente della Repubblica. Per questo il mio voto sarà di astensione”.
Vannino Chiti, ricordando i punti critici della riforma e le proposte alternative messe all’angolo, ha annunciato il voto contrario dei dissidenti Pd. “Non vogliamo delegittimare il Parlamento, ma non parteciperemo al voto per due motivi: per critica alla riforma e perchè prosegue il confronto, per rendere questa riforma più efficace”. Chiti ha concluso facendo esplicito riferimento al Patto del Nazareno: “Utile nei rapporti tra due forze importanti, ma non colonne d’Ercole intoccabili, dobbiamo cercare il dialogo con tutte le forze politiche che si rendono disponibili”.
Augusto Minzolini ha annunciato che uscirà dall’aula al momento del voto e ha attaccato Grasso: “Mi ha davvero deluso, signor presidente: aveva cominciato come un leone, permettendo alcuni voti segreti, poi si è piegato al volere della maggioranza, come un moderno Don Abbondio. I padri costituenti si staranno rivoltando nella tomba”. Q
uanto a Renzi, “il premier sa che la maggioranza di questa Aula non condivide questa riforma”, come ha dimostrato “il voto segreto” in cui il governo è andato sotto.
Il senatore della Lega Roberto Calderoli, relatore di minoranza del ddl, ha criticato il presidente Grasso: “Oltre 1400 emendamenti saltati in un colpo solo: il suo canguro ha un jet nel sedere”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 8th, 2014 Riccardo Fucile
“AVANTI COSI’, PIU’ IN FRETTA”: COME IL PREMIER VUOL FAR SCHIANTARE L’ITALIA
L’altroieri, mercoledì 6 agosto, pareva una giornata come tante altre. 
Il Senato era impegnatissimo a votare a tappe forzate, h24, la propria trasformazione in bocciofila per consiglieri regionali e sindaci inquisiti.
Il presidente del Consiglio si godeva le reazioni alla sua intervista settimanale a Repubblica contro i terribili gufi e intanto twittava a tutta randa contro i terribili gufi. Il sinistro dell’Interno Angelino Jolie tentava di provare la sua esistenza in vita espellendo il pericolosissimo imam di San Donà de Piave.
Il Corriere della sera pubblicava un editoriale di Aldo Cazzullo dall’azzeccatissimo titolo “Come disperdere un patrimonio” che faceva pensare a una sacrosanta reprimenda a Renzi per i 7 miliardi buttati nel cesso per comprarsi milioni di voti a 80 euro l’uno: ma poi si scopriva che il ragazzo tornato dal Brasile, smaltiti il jet lag e la saudade, ce l’aveva con Grillo e i 5Stelle, senza i quali l’Italia sarebbe la locomotiva d’Europa, ma che dico d’Europa?, del mondo.
Giornali e tg erano tutti intenti a illustrare le idee delle ministre Boschi e Madia, doppio ossimoro.
E menavano scandalo perchè in Germania Bernie Ecclestone l’ha fatta franca in un processo per corruzione pagando la modica cifra di 100 milioni di euro, tacendo il fatto che in Italia corrotti e corruttori la fanno franca senza sborsare un euro. Gettonatissimo il nuovo gioco dell’estate, destinato a soppiantare l’hula-hoop e il cubo di Rubik: la Riforma della Giustizia del ministro Orlando.
Poi, nell’arco di alcune ore mattutine, sono giunte tre notizie all’apparenza sganciate fra loro.
1) Il vertice di 3 ore a Palazzo Chigi fra il giovane premier e un anziano pregiudicato ai servizi sociali per discutere di Costituzione, legge elettorale col contorno soglie e preferenze, ma anche di come rimettere in ordine i conti pubblici e rilanciare l’economia, ma anche di giustizia, ma anche di quella culona della Merkel colpevole di tutto, ma anche di Milan e Fiorentina.
2) Il seminario tenuto un mese fa all’università La Sapienza di Roma da Francesco Schettino, ex comandante della Costa Concordia, imputato per l’omicidio di 33 persone e dunque invitato dalla cattedra di Psicopatologia forense a illustrare le più avanzate tecniche di “gestione del panico”.
3)Il rapporto Istat sull’Italia in recessione, con il Pil a -0,1% nel primo trimestre e a -0,2 nel secondo (quello dei balsamici 80euro), e l’immediato crollo della Borsa. Conseguenze della notizia n.1: nessuno stupore, nessuna indignazione per la lectio magistralis del condannato per frode fiscale e imputato per corruzione al premier che dovrebbe combattere le frodi fiscali e la corruzione e riformare la giustizia. Anzi, giusto così.
Conseguenze della notizia n.2: unanime sdegno per la lectio magistralis dell’ex comandante Schettino, al momento solo imputato e non ancora condannato. Conseguenze della notizia n. 3: il premier Renzi dice “me l’aspettavo”.
Era tutto astutamente calcolato. Quando annunciava che gli 80 euro avrebbero dato “uno choc ai consumi” e gonfiato prodigiosamente il Pil fino all’1% o quasi, scherzava: lui l’aveva fatto apposta per portare il Pd al massimo storico e l’economia italiana al minimo storico degli ultimi 14 anni, così i gufi imparano.
Intanto il ministro dell’Economia dice “spendete gli 80 euro” ai fortunati vincitori, e riesce persino a restare serio.
L’agenda non cambia: il governo ha sempre ragione, è l’economia gufa che non capisce le slide.
E niente panico, come direbbe Schettino. Anzi “avanti così più in fretta”: il Parlamento resterà intasato per altri mesi per abolire l’elezione dei senatori e far nominare i deputati dai partiti, perchè ce lo chiede il Pil, e naturalmente l’Europa. Casomai servisse, il pregiudicato che per 11 anni su 20 ha fatto di tutto per affondare la nave e alla fine c’è quasi riuscito promette al premier che a un cenno convenuto tornerà a bordo e gli darà una mano a completare l’opera.
Renzi ringrazia, ma confida di riuscirci da solo.
Intanto, fa l’inchino.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 8th, 2014 Riccardo Fucile
STRANO PAESE: SI RIMPROVERA AI GIOVANI L’INDOLENZA E L’APATIA, MA SE POI SI SPENDONO IN QUALCHE NOBILE RAGIONE VENGONO DERISI DA QUALCHE MENTECATTO
Si trema pensando all’impatto che le due ragazze italiane Greta e Vanessa, libere, gentili e con i capelli al vento, possono avere avuto su certe canaglie bigotte che girano per l’Islam, maschi carcerieri di femmine, giudici di femmine, proprietari di femmine, predoni di femmine.
Chi è padre e madre, naturalmente, ha un sussulto protettivo .
E anche un moto spontaneo di rimprovero, benedette ragazze, andare in quei posti, e con quei sorrisi, e con quelle volonterose intenzioni, come se la mitezza potesse, da sè sola, bastare a difendere chi solo quella indossa, senza palandrane nere o altre divise che ne occultino la persona.
È un ben misero salvacondotto, la volontà di aiuto.
Quanto al sorriso, tra quei truci miliziani di Dio, parrà certamente un’aggravante.
Ma già si intende (chi ha le orecchie disposte all’ascolto) la risposta che le due ragazze vorrebbero e potrebbero dare, i vent’anni da spendere per qualche nobile ragione, il coraggio da vendere anche se il prezzo è il rischio, non vale rinfacciare ai ragazzi l’indolenza se poi li si rimprovera anche quando partono alla ventura, si aprono al mondo, lo considerano finalmente affidato a loro e non ad altri
Che questo scuotere la testa per il rischio eccessivo diventi poi, su qualche giornale e in qualche ansa del web, derisione e spregio per Vanessa e Greta, non è una novità ed è anche quello un prezzo da pagare alla volgarità polemica di uso corrente, che non è volgare (solo) per la forma, lo è anche per la sostanza meschina.
«Se la sono andata a cercare», un celebre andreottismo che corrisponde perfettamente alla mentalità di molti (mezzo secolo di potere non è mai per caso), e che colpì con spregevole durezza anche il povero Baldoni, umanista e gentiluomo, barbaramente ucciso da una delle tante bande di odiatori che il collasso statuale del mondo arabo ha scatenato, uno che mise a repentaglio non altri che se stesso, eppure dovette sentirsi dare del pirla, in patria, da qualche culo comodo che niente sapeva della sua vita e della sua carità per il prossimo (valore religiosissimo, cristiano come islamico, eppure così poco praticato dagli uni e dagli altri).
L’esito, per Vanessa e Greta, sarà certamente fausto, non vogliamo nè possiamo dire altro e immaginare altro, torneranno a casa e forse perfino qualcuno dei loro grevi e nevrastenici detrattori ne sarà felice.
A loro come a noi tutti rimarranno il tempo, e la necessità , di riflettere un poco meglio, un poco più a fondo, sulla guerra tremenda che spacca il mondo attorno alla libertà delle ragazze di ogni età , dai dieci ai cento anni, che oggi possono riconoscersi nella luminosa, allegra, non maliziosa fotogenia delle due giovani italiane sparite in quelle fauci.
A questo proposito circola sul web (che è prodigo, ovviamente, anche di ottime cose) una coppia di fotografie come suol dirsi emblematiche.
Donne afgane nel 1950, donne afgane dei nostri giorni.
La foto dei nostri giorni – un gregge di intabarrate anonime, senza volto e senza identità – pare antecedente di qualche secolo.
È a colori, ma il bianco e nero che la precede di più di mezzo secolo pare, al confronto, modernissimo.
La storia non va sempre avanti, come abbiamo sperato quando eravamo giovani, va anche indietro.
Dunque ci tocca spingerla, e per spingerla, tra le tante altre cose, dobbiamo pensare, e dire, e scrivere, “giù le mani dalle ragazze”, e non solo le cosiddette “nostre”.
Tutte le ragazze.
Michele Serra
(da “La Repubblica”)
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Agosto 8th, 2014 Riccardo Fucile
DOPO I DATI NEGATIVI SULL’ECONOMIA, PER LA PRIMA VOLTA DA GIUGNO LA FIDUCIA NEL PREMIER CALA AL 49%, A LUGLIO AVEVA IL 55%
Nel giorno in cui l’Istat ha diffuso i dati sul Pil che hanno certificato la recessione dell’economia italiana
(il 6 agosto), la fiducia degli italiani nel premier Matteo Renzi e nel suo governo ha registrato una battuta d’arresto.
E per la prima volta da giugno è scesa sotto il 50%.
E’ un sondaggio dell’istituto demoscopico Ixè in esclusiva per Agorà Estate a rilevarlo.
Due punti in meno è il dato dall’ultima rilevazione di una settimana fa: la fiducia degli italiani nel premier, passa dal 51%, rilevato settimana scorsa, al 49%.
Mentre l’esecutivo passa infatti dal 50% della settimana scorsa al 48%.
Sia la fiducia nel governo che quella in Renzi scendono, quindi, per la prima volta da giugno, sotto il 50%.
Per quanto riguarda la fiducia sondata rispetto agli altri leader politici, perde un punto Beppe Grillo, al 19%, mentre resta invariata quella in Matteo Salvini, al 18%.
Stabile Silvio Berlusconi, al 17%; guadagna un punto Angelino Alfano, al 14%.
Sul bonus di 80 euro, il 74% dei cittadini intervistati da Ixè afferma che non ha inciso sulla capacità di spesa della loro famiglia.
Il sondaggio è stato sottoposto a mille maggiorenni .
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
DOPPIA INTERVISTA AGLI ECONOMISTI ALBERTO BAGNAI E FABIO SCACCIAVILLANI DOPO LE PAROLE DI DRAGHI
Quale scenario prefigurano i tre passaggi del discorso del governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che più riguardano l’Italia?
Lo abbiamo domandato a due economisti, uno favorevole e l’altro critico nei confronti dell’euro: Fabio Scacciavillani, docente e Chief Economist del Fondo d’investimenti dell’Oman, e Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’università “Gabriele d’Annunzio” di Pescara
Prima il focus sull’Italia: “Uno dei componenti del basso Pil italiano è il basso livello degli investimenti privati”. Il problema ”è dovuto anche all’incertezza sulle riforme, che scoraggia gli investimenti”. Poi lo sguardo si allarga al continente e indica la strada da seguire: “Per i Paesi dell’Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all’Europa per quanto riguarda le riforme strutturali”.
Pil, riforme, sovranità : quale scenario prefigurano i tre passaggi del discorso del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che più riguardano la situazione economica italiana e l’operato del premier Matteo Renzi?
Lo abbiamo domandato a due economisti, entrambi opinionisti, uno favorevole e l’altro critico nei confronti dell’euro: Fabio Scacciavillani, docente e Chief Economist del Fondo d’investimenti dell’Oman, e Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’università “Gabriele d’Annunzio” di Pescara.
Quella di Draghi è una bocciatura dell’Italia e delle riforme di Renzi o è un aut aut che sarebbe comunque arrivato perchè la cessione di sovranità è parte integrante del processo di integrazione? Ovvero, la Bce ha nei fatti commissariato l’Italia?
CACCIAVILLANI: “Innanzitutto è improprio personalizzare. Draghi esprime il consenso forgiato in seno alla Bce, un’istituzione governata da un organismo di 24 membri provenienti da 18 paesi. La Bce non ha il potere di commissariare l’Italia, o altro stato membro dell’area euro, così come la Fed non il potere di commissariare il Presidente Obama. La Bce non ha bocciato le riforme di Renzi per il semplice fatto che non si possono definire riforme i pastrocchi abborracciati di cui Renzi e le sue Giovani (e vecchie) Marmotte vantano le mirabilia. La riforma istituzionale in particolare darà vita ad un mistura di Pro Loco strapaesane e vestigia di caudillismo paraguayano. La coincidenza tra il dato negativo del Pil e l’invito ad una maggiore integrazione dei meccanismi decisionali a livello comunitario è meramente casuale. Da decenni si ripete il mantra che l’Unione Europea deve dotarsi di un assetto istituzionale più solido e coerente. Questa crisi è l’occasione storica per scardinare le resistenze della Vandea retrograda nazionalista agli Stati Uniti d’Europa”.
BAGNAI: “La cessione di sovranità è una fuga in avanti per la quale i dati Istat sono solo un pretesto. Con in più un problema fondamentale: Draghi non è stato eletto da nessuno e non ha alcun titolo per dettare la linea economica di uno Stato sovrano. L’attuale processo di integrazione condurrà l’Europa alla catastrofe: l’Eurozona è l’unica area del mondo in cui non si sia tornati al livello del 2008. In questo momento c’è un partito in Italia e in Europa che vuole il commissariamento del nostro paese: per farsene un’idea basta rileggere l’editorale di Eugenio Scalfari di domenica su Repubblica. Questo avviene perchè storcamente l’Italia è il concorrente più temibile della Germania. Proporre il commissariamento dell’Italia sul tema del debito pubblico è una strategia che serve a fare un favore a Berlino. Si tratta di un assurdo, perchè per risolvere il problema si vuole utilizzare la stessa strategia che lo ha creato”.
Che differenza c’è tra la situazione in cui si trova oggi Renzi e quella in cui si trovava Silvio Berlusconi nel 2011?
SCACCIAVILLANI: “Quando Berlusconi fu cacciato a furor di popolo il paese era a pochi giorni dalla bancarotta. Il suo governo non aveva una maggioranza in Parlamento e tra i ministri si intrecciavano congiure. Tremonti in un delirio di autoesaltazione credeva di poter fare la festa al suo padrone e prenderne il potere. Per cui cavalcava la destabilizzazione finanziaria convinto di poter pescare nel torbido la chiave di Palazzo Chigi. Il tributarista socialista era persino convinto di trovare appoggi autorevoli a Bruxelles e Francoforte dove notoriamente del soggetto si parla dandosi di gomito. Renzi al contrario ha una maggioranza solida anche se finora ha speso capitale politico e negoziale per far girare il motore in folle. Inoltre non si trova nel mezzo di una tempesta finanziaria, grazie al bluff della Bce che si è solennemente impegnata a fare qualsiasi cosa per preservare l’euro. Da due anni nessuno è andato a scoprire le carte perchè fa comodo a tutti preservare l’arcano. Ma la situazione sta diventando fragilissima per cui la quiete potrebbe tramutarsi in tempesta nel giro di pochi giorni. Per cui un replay del novembre 2011 non si può certo escludere. Il Pd è pur sempre il partito dei 101 stiletti che si sguainano all”occor-renzi’”.
BAGNAI: “La situazione in cui si trova Renzi è ancora più tragica, perchè il premier non fa nemmeno finta di opporsi all’Unione Europea. Se continua così, finirà maciullato. C’è una parte dell’opinione pubblica che, con molta malizia, è portata a pensare che aver messo al governo un inetto che va in giro dicendo che la crescita non è importante sarebbe una strategia per favorire la cessione di sovranità . Renzi, purtroppo, è un personaggio inaffidabile e rafforza nell’opinione pubblica l’opinione secondo cui al suo posto sarebbe meglio un governo fatto di tecnici”.
Per Draghi “non c’è nulla che la politica monetaria possa fare per sopperire ai ritardi dei governi”. E’ proprio così?
SCACCIAVILLANI: “E’ assolutamente vero. Si può ricorrere a misure straordinarie di politica monetaria per tamponare situazioni di emergenza e organizzare un cordone finanziario. Ma la crisi dura ormai da sette anni e a parte una riforma delle pensioni la cui urgenza era nota da decenni in Italia non si è preso nessun provvedimento significativo. Si sono partorite buffonate retoriche pomposamente denominate SalvaItalia, Decreto Semplificazione et similia”.
BAGNAI: “Non c’è nulla che una politica monetaria di livello europeo possa fare. Una politica monetaria nazionale potrebbe fare molto: per poterne avere una è necessario uscire dall’euro“.
Cosa potrebbe accadere se gli Stati decidessero di non cedere sovranità ?
SCACCIAVILLANI: “Non c’è alternativa: su questo ormai il consenso è quasi unanime. A livello politico due paesi frapponevano ancora ostacoli. La Francia, dove dopo il crollo alle europee persino i socialisti hanno preso atto che le ricette spendi e spandi sono un boomerang, e il Regno Unito che è uscito scornato dalla fase post elettorale e quindi si è dimostrato incapace di opporre veti come un tempo. Io spero che il referendum sulla permanenza dei sudditi di sua Maestà Britannica nell’Ue venga convocato al più presto in modo da eliminare un membro da sempre dannoso per il processo di integrazione. Anzi proporrei di indire un referendum nel resto dell’Ue per votare sulla permanenza del Regno Unito”.
BAGNAI: “Gli Stati decideranno di non cedere sovranità , i vari elettorati non lo accetteranno mai, in primo luogo quello francese. Gli europei avvertono sempre di più questo defict di democrazia che si è venuto a creare con il progredire del processo di integrazione europea e lo rifiuteranno“.
Cosa cambierà per gli italiani in termini pratici se l’Italia cederà sovranità sulle riforme?
SCACCIAVILLANI: “Che finalmente a una classe politica corrotta e incapace, parolaia e collusa con la criminalità organizzata (dai consigli di quartiere fino alle poltrone di governo), venga sottratto il potere di decidere l’utilizzo delle risorse pubbliche per mantenersi al potere, al di fuori di qualsiasi controllo e violando sistematicamente lettera e spirito della Costituzione“.
BAGNAI: “Accadrà che la Bce deciderà quanto pagheremo le cure in ospedale, quale sarà la percentuale delle nostre tasse andranno a finanziare i bisogni di un altro Paese, a quanti chilometri da casa mia sorgerà la scuola in cui andrà mio figlio”.
Marco Pasciuti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
SARA’ VERO AMORE O SOLO UN CALESSE?
“Amore”. Proprio così. Fabrizio Cicchitto è uno che Berlusconi lo conosce bene. Ed è un burbero. Poco
avvezzo ai sentimentalismi.
Usa proprio questa parola per spiegare il rapporto tra Berlusconi e Renzi: “Silvio è innamorato. Considera Renzi il suo vero figlio. Bisogna cogliere questo dato, altrimenti non si capisce la contraddizione, Perchè sulla politica, e in particolare sulla politica economica, Forza Italia dovrebbe essere durissima. E invece… Invece Berlusconi vede in azione il figlio politico, l’erede che ha fatto fuori i comunisti”. Contraddizione che altri non vedono.
Riavvolgendo la pellicola del nastro, a giovedì sera, si colgono i frutti dell’amore. Paolo Romani, uomo Mediaset profondamente legato a Fedele Confalonieri, scandisce in Aula con entusiasmo: “Capisco che non vadano compressi i diritti delle minoranze, ma francamente ritengo che non vadano compressi nemmeno i diritti delle maggioranze”.
Scorrendo col telecomando fino a La7, un livido Pier Luigi Bersani, intervistato a in Onda alla stessa ora, non cela una rabbia fredda: “Abbiamo un’ampia maggioranza parlamentare, dovremmo discutere con tutti ma l’ultima parola non può essere lasciata a Verdini”.
A poche ore dall’incontro tra Renzi e Berlusconi l’aria è cambiata: “Forza Italia — è il refrain a palazzo Madama — si sente in maggioranza, quasi al governo, grazie a Renzi”.
Altri un po’ meno. E chissà se il disegno viene da lontano.
In molti, dentro Forza Italia, ricordano la “profezia di Sallusti” che, in tempi non sospetti scrisse sull’house organ di famiglia che Renzi è “l’erede” che compie la missione storica di Berlusconi e che alle urne si andrà con una cosa tutta nuova guidata da Renzi (ma non con gli ex comunisti) e sostenuta da Berlusconi (con tutto il suo impero).
Chissà . Suggestioni, forse. Perchè è vero che tra i due c’è simpatia, complicità , sentimento.
Qualche giorno fa, in versione particolarmente ciarliera, Berlusconi così ha spiegato la simpatia a un suo interlocutore: “Questo Renzi mi piace perchè è matto come me”. Però Berlusconi è uomo anche molto realista. Che misura il sentimento con l’obiettivo. E non è un caso che nel corso del colloquio a palazzo Chigi si è parlato dei dossier a cui l’ex premier tiene come al sangue che gli scorre in corpo.
A partire dal prossimo inquilino del Colle, il vero oggetto dell’accordo con Renzi. Nel senso che ormai è assodato che sarà eletto insieme. Ma anche Rai e giustizia.
Dossier in nome dei quali il Cavaliere è disposto a perdere che punti di consenso facendo la stampella al governo.
Altro che amore puro, tesi di Verdini, Sallusti, Santanchè. È un “calesse”.
Un calesse che porterà il nuovo inquilino del Colle e le urne, già il prossimo anno.
E che porta la tutela di Mediaset e dell’Impero.
Pier Ferdinando Casini, in un’intervista all’Espresso, la mette giù senza girarci attorno: “Il patto del Nazareno garantirà a Berlusconi la tutela di Mediaset, l’impresa di famiglia”. Ecco, è questo l’oggetto vero del Patto e del reciproco sostegno.
Realismo è sinonimo di cerchio magico, anzi di “cerchio attorno al Magico” (copyright Maria Rosaria Rossi).
Dove, a differenza di Verdini, nessuno ha fatto proprio l’approccio sentimentale dell’amore, vero o inventato che sia.
Giovanni Toti spiega all’HuffPost: “Non è amore. Tra i due c’è stima, e per la prima volta Berlusconi a sinistra ha trovato uno con cui parlare, ma è un patto tra avversari. E Berlusconi è consapevole che le ricette economiche di Renzi, improntate a principi di sinistra non porteranno effetti positivi per il paese”.
Un patto sì, ma senza amore.
L’essenza del rapporto starebbe, soprattutto, nell’indebolimento di Renzi, che sull’approccio alla crisi ha sbagliato previsioni (la crescita), stime (con la spesa pubblica aumentata) e promesse (gli ottanta euro).
E nell’ambizione di Matteo. Soprattutto le ascoltate donne che stanno attorno a Berlusconi hanno colto il tratto spregiudicato dell’uomo Renzi, uno “a cui non importa di stare a destra o a sinistra, ma a cui importa solo stare sopra e non sotto”. Convenienza vuole farlo sentire sopra, almeno per ora.
E proseguire nel Patto a due. Che prevede il sostegno al governo ora.
Ma anche l’ipotesi che si vada a votare il prossimo anno. Sarebbe il “piano A” di Renzi, secondo gli azzurri che contano. Per poi eleggere il nuovo capo dello Stato con un nuovo Parlamento.
Perchè in questo Parlamento Forza Italia ha poco meno di un centinaio di eletti, meno del rassemblement di centro di Alfano, mentre il Pd ha un gruppo fortemente condizionato dai bersaniani.
Il capo dello Stato del Patto del Nazareno necessita di liste a immagine e somiglianza di Renzi e Berlusconi.
Che sia amore o calesse, solo così darà i suoi frutti.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
GLI 80 EURO? ECCO L’ITALIA REALE: IL TURISMO
C’erano una volta le ferie estive degli italiani: i grandi esodi, le colonne in autostrada, gli alberghi strapieni e le ore di attesa al ristorante.
Nel 2014, invece, più della metà del Paese (31 milioni di persone) rimarrà a casa. Secondo una recente indagine di Federalberghi, la crisi economica e il solleone che latita concorrono ad acuire le sofferenze dell’industria del turismo.
Su quale sia il problema principale però non ci sono dubbi: il 58 per cento di quelli che resteranno a casa lo faranno per ragioni economiche.
Anche la riviera romagnola, per sessant’anni il simbolo delle vacanze degli italiani, stenta.
“Notti in cui l’albergo è completo? — mormora tra sè e sè Alessandro Giorgetti, proprietario di un tre stelle a Bellaria —, mentre consulta il calendario delle prenotazioni. Un paio in tutto il mese, quest’anno va così”.
La crisi si vede non solo da quelli che stanno a casa, ma anche da quelli in vacanza ci vanno, ma spendono il meno possibile.
“Quasi la metà dei clienti scelgono l’opzione senza pranzo nè cena, e si arrangiano tra supermercati e piadinerie. E non parlo di ragazzi di vent’anni, ma di clienti storici che hanno sempre scelto la pensione completa”, prosegue Giorgetti.
Per questo sempre più alberghi e Bed and Breakfast la cucina non ce l’hanno nemmeno. Per risollevare la stagione, gli albergatori sono costretti “a sperare nel meeting di Comunione e liberazione. Da un po’ di anni a questa parte, l’ultima settimana di agosto la riempiamo così”, conclude Giorgetti.
Se anche gli italiani che vanno in ferie scelgono soggiorni sempre più brevi (nove notti contro le undici del 2013) e spendono solo 660 euro a testa, Federalberghi si aggrappa all’unica “à ncora di salvezza”: i turisti stranieri (+ 2,5).
Anche questo dato positivo però cela una realtà nient’affatto felice.
L’Italia, che negli anni ’50 era il primo Paese turistico al mondo — un viaggiatore su cinque sceglieva il Belpaese — oggi è scivolata al quinto posto, preceduta nell’ordine da Francia, Usa, Cina e Spagna.
I cugini d’Oltralpe quasi ci doppiano (81 milioni di turisti a 46) perchè non è solo il portafogli più magro a mettere in crisi il sistema turistico italiano, ma anche un’offerta giudicata inadeguata e mediamente cara.
Secondo il Trivago price index, una doppia a Roma costa 31 euro in più che a Berlino, a Milano 50 euro in più che a Madrid.
Per questo l’Italia, nonostante primeggi nella classifica dei Paesi con più siti Unesco, cresce meno degli altri e sempre più italiani (+ 1,4 milioni quest’anno) hanno deciso di spendere i pochi soldi oltre confine
Alessio Schiesari
(da “il Fatto Quotidiano”)
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