Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
GLI 80 EURO? ECCO L’ITALIA REALE: ALIMENTARI
Le vetrine sono tappezzate di cartelli con la scritta “in offerta”. 
È un pomeriggio di agosto e dentro le corsie sono quasi deserte. “Da un anno abbiamo deciso di fare gli sconti ogni due settimane su una quindicina di prodotti freschi, come salumi, frutta e verdura” racconta la responsabile marketing di Alta, supermercato a conduzione familiare in piazza Clemente XI, zona Battistini, capolinea della metro rossa di Roma est, un quartiere di case popolari.
“Io gli 80 euro li ho usati per pagare la bolletta della luce, mica per comprare più carne o pesce”, lo dice una cliente di 25 anni.
Percezione e realtà non si confondono. “I saldi non decollano, nessun beneficio dagli 80 euro” dichiara coi dati alla mano Mario Resca, presidente di Confimprese -. Dopo aver soddisfatto i bisogni essenziali, il 42 per cento degli italiani pensa a risparmiare”.
L’ultimo rapporto Istat sul commercio al dettaglio di fine luglio non lascia scampo: le vendite di prodotti alimentari sono precipitati dell’1,2 per cento in un mese, da aprile a maggio.
Rispetto allo stesso periodo di un anno fa, invece, sono calati dello 0,5 per cento.
A pagarne di più le conseguenze sono le imprese fino a cinque addetti (meno 1,8 per cento rispetto a maggio 2013) e in quelle da sei a 49 impiegati (meno 0,8 per cento).
Il volume di affari della grande distribuzione (almeno 50 addetti), invece, ha registrato una lievissima crescita, dello 0,4 per cento.
Che riempire il carrello nelle catene di marca sia un’abitudine passata per molti italiani sono sempre i numeri a denunciarlo.
Le vendite di ipermercati e supermercati infatti è scesa rispettivamente dell’1,1 e 0,9 per cento. La parte del leone la fanno i discount: più 2,4 per cento in 12 mesi.
Nel quartiere Battistini, oltre al piccolo supermercato, spuntano vicini due discount separati da duecento metri di asfalto.
“Occasione da prendere al volo”: scritta rossa su sfondo giallo appesa all’entrata di un Todis, stessa zona della Capitale.
“Cotolette agli spinaci a 3,49 euro al chilogrammo”, “Hamburger di pollo a 1,30 euro per confezione”: se la carne è in promozione, la gente la compra e la mangia.
“Ci sono più clienti dell’anno scorso – dice la cassiera- solo perchè alcuni hanno deciso di passare le ferie a casa”.
Chi fa spesa qui sono soprattutto le famiglie giovani, età media 40 anni.
Una signora davanti alla cassa tira fuori i contanti per tre barattoli di fagioli: “Ottanta euro in più meglio averli che non averli, anche se non mi cambiano la vita. Li ho usati per per comprare un gioco a mio figlio, vanno accontentati pure loro ogni tanto”.
Facendo una breve salita c’è l’In’s, l’altro discount. “Il nostro target sono gli anziani e gli stranieri – dice il commesso -. In promozione ci sono soprattutto i cibi in scatola”.
Poi si riprende la metro e dopo quattro fermate, in cinque minuti di tempo, si arriva nel quartiere Prati. Studi di avvocati, la Corte di Cassazione vicina, uffici, negozi, vip e turisti per strada.
In piazza Cola di Rienzo, c’è un supermercato Simply, tutta un’altra storia.
“Qui non è cambiato niente, 80 euro in più o in meno nel portafogli non contano. Qui c’è sempre gente, è una zona benestante” commenta il direttore.
Basta imboccare la via perpendicolare e al Despar tra i portoni dei palazzi i dati peggiorano.
“A luglio – taglia corto il capo, che preferisce parlare con una sigaretta accesa fuori – abbiamo venduto il due per cento in meno rispetto allo stesso mese di un anno fa”.
Chiara Daina
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: carovita | Commenta »
Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
GLI 80 EURO? ECCO L’ITALIA REALE: LE IMPRESE
“Se fosse per l’Italia saremmo morti”. Il commento finale di Giorgio Sangalli sintetizza il pensiero degli industriali italiani a poche ore dai dati Istat che certificano il ritorno in recessione del Paese.
La Sangalli vetro è il secondo produttore europeo di vetro piano, e il primo italiano (4 stabilimenti e 130 milioni di euro di fatturato), ma in Italia non riesce più a vendere. “Se mi chiedete cosa penso – spiega Sangalli – vi rispondo questo: nel 2007 in Italia si vendevano 1.300.000 tonnellate di vetro. Nel 2013 siamo a 870mila”.
Tradotto in forza lavoro: “Dei quattro stabilimenti esistenti in Italia, due hanno chiuso, con una perdita di oltre il 50 per cento dei posti di lavoro, parliamo di centinaia di addetti”.
È lo specchio della crisi nera del settore che ha trainato il boom economico italiano, e che ora tira giù tutto: l’edilizia (quella residenziale è crollata in di un terzo rispetto al 2012).
“Noi lavoriamo soprattutto per loro, quindi – di fatto – non lavoriamo in Italia, ma solo con l’estero. Al nord, lo stabilimento di San Giorgio resiste grazie alle vendite verso Austria e Baviera. Se fosse per il mercato interno avremmo già chiuso”.
Il crollo dell’edilizia ha affossato anche il comparto arredo.
“Da noi i negozi stanno morendo uno dopo l’altro – racconta Paolo Frattali, titolare di un negozio di mobili a Roma – la classe media è completamente sparita, i professionisti e le commesse estere ci danno un po’ di ossigeno, altrimenti avremmo chiuso a dicembre scorso”.
Dal lato produttori va anche peggio: “Se lavorassi per i mobilifici italiani sarei morto da tempo – spiega Fabio Simonella, per anni responsabile della sezione legno e arredo dell’unione industriale di Pordenone e ad di SinCo, impresa che faceva da terzista a un fornitore di Ikea -Lavoro soprattutto per gli americani, gli ordinativi nativi degli arredatori italiani sono ai minimi storici”.
Dal 2007 al 2012 il mercato del legno e dell’arredo ha perso quasi 14 miliardi di fatturato, 4200 imprese hanno chiuso i battenti.
Il risultato è stato un salasso di 28mila posti di lavoro.
Sono gli effetti del crollo della domanda interna (-2,7 per cento sul Pil, rispetto al 2013), che l’Istat certifica con due righe asettiche: “Il contributo della componente nazionale sulla variazione congiunturale del Pil risulta nullo (…)”.
Quel che è peggio, però, è che “quello estero è addirittura negativo”.
Tradotto: le esportazioni, che finora hanno tenuto a galla la produzione industriale, stanno dando segnali di cedimento.
A fronte della crescita di quelle verso i Paesi europei, a giugno 2014 le esportazioni verso il resto del mondo si sono contratte del 4,3 per cento.
Il saldo è negativo, e quindi impatta negativamente sul Pil.
Se a questo si aggiunge il terrificante dato della Germania sugli ordini di fabbrica diffuso ieri, – 2,4 per cento annuale (si aspettavano un +1,1 per cento), cioè del nostro più grande importatore (48, 4 miliardi di euro nel solo 2013) è difficile immaginare un rimbalzo della nostra economia nei prossimi mesi.
Anche chi non esporta, però, arranca.
“A noi ci salvano i Russi – spiega Lucia – responsabile per l’Italia di una grande multinazionale dell’abbigliamento con centinaia di dipendenti – Finora il calo delle vendite è stato del 10 per cento. Gli italiani non entrano più nei negozi, funzionano solo gli outlet. Si lavora grazie ai turisti. E quest’anno non se ne sono visti molti. Perfino la Spagna è andata un po’ meglio”.
Carlo Di Foggia
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: economia | Commenta »
Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
DOPO AVER POLEMIZZATO SUI COMPENSI DEI MANAGER PUBBLICI, PERCEPIRE UNA CIFRA DI QUEL LIVELLO CONTRASTA CON QUANTO FINO A IERI AVEVA SOSTENUTO
Sarà dunque Massimo Giannini a sostituire Giovanni Floris alla conduzione di Ballarò. 
Il contratto sarà biennale e la cifra di cui si parla è intorno ai 450 mila euro l’anno.
Il vicedirettore di Repubblica, in onda dal 16 settembre, dovrà dimettersi dal quotidiano diretto da Ezio Mauro, che pare non abbia intenzione di concedere aspettative.
Dunque, per Giannini sarà una scommessa doppia, visto che in tv finora ci era andato solo come ospite.
La notizia ha fatto saltare sulla sedia il sindacato Usigrai, che ha accusato il direttore generale Gubitosi di buttare i soldi dalla finestra prendendo un esterno e non valorizzando le risorse interne.
“Siamo alla spending review a giorni alterni. O più probabilmente agli spot personali quotidiani. L’ennesima chiamata di un cronista esterno è uno schiaffo ai 1700 in forza alla Rai. E anche alla tanto decantata revisione della spesa”, si legge in un comunicato del sindacato interno di Viale Mazzini.
Sulla questione, ma senza toccare il tema dei conti, risponde il direttore di Raitre, Andrea Vianello, dalle pagine del Corriere.
“La Rai ha grande rispetto per le potenzialità interne, basti vedere la promozione di Gerardo Greco alla conduzione di Agorà . Ma occorre guardare anche alle professionalità esterne. Del resto, lo stesso Floris veniva da fuori”, spiega Vianello. Intanto a Viale Mazzini si traccia l’identikit del nuovo Ballarò: molta economia (a Repubblica Giannini è stato per anni capo dell’economico e ora è il direttore dell’inserto Affari e finanza), più inchieste e servizi di approfondimento sul campo e meno talk show politico.
Anche se è stato proprio il dibattito in studio a fare la fortuna di Ballarò e a far conoscere Giannini al grande pubblico.
Lo stesso Giannini, tra l’altro, nei suoi articoli e nelle partecipazioni televisive ha spesso puntato il dito contro gli sprechi delle aziende di Stato. Eni, Finmeccanica, Enel, Ferrovie dello Stato, Alitalia, Inps. E Rai. Sempre nel mirino. E sul banco degli imputati i supermanager pubblici pagati a peso d’oro.
Nessun imbarazzo, però, adesso, da parte del giornalista, a scivolare verso l’azienda nazionale radiotelevisiva con tanto di mega contratto.
Insomma, chi di spending review ferisce a colpi di articolesse, di spending non perisce, anzi il contrario.
Resta da vedere chi vincerà la partita del martedì sera. Il bel vicedirettore che può vantare molte fan tra il pubblico femminile o l’accoppiata storica “usato sicuro” Floris-Crozza?
Nel frattempo le malelingue si sprecano. I sussurri in arrivo dal quotidiano di largo Fochetti raccontano di un Ezio Mauro non troppo dispiaciuto per la dipartita del giornalista che, negli ultimi tempi, era molto più in sintonia con Carlo De Benedetti che con il suo direttore.
g. l. r.
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: RAI | Commenta »
Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
CAMBIA SINDACO E CAMBIA LOGO: MA PER “CAMBIARE VERSO” NEL RIDICOLO ERA MEGLIO CONSERVARE QUELLI DI D’ANNUNZIO… IL SINDACO: “NESSUNA AVVERSIONE, MA BISOGNA GUARDARE AVANTI”
“Piove” sul Poeta. Il nuovo sindaco Marco Alessandrini ha deciso: Pescara non è più ufficialmente “dannunziana”.
Sarà cancellato dalle lettere, dal materiale cartaceo, dai manifesti e dal sito web del Comune il logo “Pescara città dannunziana”, imposto e istituzionalizzato a macchia d’olio dal precedente primo cittadino Luigi Albore Mascia.
Che a sua volta aveva fatto rimuovere ogni traccia di quel “Pescara città vicina” che era stato apposto un po’ ovunque dal suo immediato predecessore Luciano D’Alfonso.
Oggi lo spoil system si esercita anche a livello simbolico.
Come avveniva nel Medioevo.
La decisione è stata comunicata dal sindaco Marco Alessandrini ai suoi dirigenti in una lettera con intestazione ancora “dannunziana”.
Via il vecchio logo inneggiante a Gabriele D’Annunzio, nato in Corso Manthonè, in pieno centro storico pescarese; e ritorno al classico stemma della città di Pescara, “così come è previsto dalla legge e dall’articolo 7 dello Statuto comunale” si legge nella missiva.
Ma “si tratta di una richiesta che non cela alcun furore iconoclasta nei confronti del logo della precedente amministrazione, nè un’avversione nei confronti di d’Annunzio — ha dichiarato in seguito Alessandrini -. È innegabile l’importanza del Vate per la città : è sicuramente stato un gigante, come lo è stato anche Flaiano”.
Cambio-sindaco, cambio-logo? “Pescara non ricorrerà ad alcuna nuova definizione, e il logo precedente non verrà rimosso da dove è stato collocato, impiegando risorse preziosissime per l’Ente — (r)assicura il nuovo sindaco Pd -. Si tratta solo di guardare avanti, alla contemporaneità della città e al suo futuro”.
Nessun impatto, assicurano, sulle casse comunali.
“L’idea non avrà costi, e riguarderà soltanto la futura produzione cartacea del Comune. Fino a esaurimento scorte, continueremo a utilizzare la vecchia carta intestata consacrata all’autore de Il Piacere” spiega Giovanni Di Iacovo, nuovo assessore comunale alla cultura.
Ma che ne pensa di tutto ciò Di Iacovo, scrittore super-pop prestato alla politica? “Che trovo sbagliato utilizzare personaggi storici trapassati a mo’ di logo. Magari contro la loro volontà , se potessero manifestarla”.
Pescara, città non più dannunziana? “Dalle mie parti serpeggia una sorta di feticismo dannunziano. Si usa D’Annunzio come un grimaldello buono per tutto. Lasciamo riposare i morti in pace”.
D’altro avviso il presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa. Ente che, non fosse stato per un D’Annunzio ancora in vita e influente, non sarebbe stato istituito, nel remoto 1927. “D’Annunzio, per Pescara, non ha nulla a che vedere con il colore politico degli amministratori in carica, ma tra i primi atti della giunta Alessandrini c’è la cancellazione del logo. Forse per il sindaco e per la giunta questo vuol dire cambiare verso, ma sinceramente mi sarei aspettato qualcosa di più in queste prime settimane di attività , un segno di discontinuità che doveva passare per altro e non attraverso un logo”.
Protestano gli amanti e le amanti del “pescarese più illustre”.
Come Franca Minnucci, scrittrice, curatrice di “Come il mare io ti parlo”, edito di recente da Bompiani, che raccoglie il carteggio d’epoca tra D’Annunzio ed Eleonora Duse: “Sono senza parole — dice la Minnucci -. Non mi scandalizza, anche se non condivido, che si voglia tornare alla vecchia immagine e al vecchio logo di Pescara. Trovo, invece, grave che il sindaco dica che il fatto di avere una città legata a un personaggio della storia del ‘900 come il nostro Gabriele D’Annunzio, lo vede perplesso. Un’affermazione offensiva, non solo per il poeta, per i suoi estimatori, per gli studiosi e appassionati della sua opera: ma per la città tutta”.
Lassù, o laggiù, il “poeta-soldato” D’Annunzio gradirebbe?
Maurizio Di Fazio
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
“MEGLIO FARE UNA SOLA COSA MA FARLA BENE, COMINCIANDO DA LAVORO, GIUSTIZIA E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE”… “IL GOVERNO NON HA IDEE CHIARE SU COSA FARE”
Subito avanti con cinque riforme. Dopo la batosta, Matteo Renzi rilancia, com’è nel suo stile. 
L’Istat ha certificato l’Italia è piombata di nuovo in recessione, ma con quelle “garantisco la crescita”, ha ribattuto il premier in un’intervista al Messaggero.
Il “gambler in a rush”, il giocatore d’azzardo che va di fretta come lo ha ribattezzato l’Economist, tira dritto per la propria strada in una bulimia riformatrice che finora ha prodotto tanti incipit entusiasti (e magari anche promettenti) e pochi approdi concreti. Ma che, stando agli indicatori economici e ai pareri degli economisti, non sembra quella giusta.
Partiamo dal presupposto che i problemi dell’economia non si risolvono in pochi mesi, però…”.
Però, professor Tito Boeri?
“Però il governo è partito in quarta con un’agenda di riforme ambiziose e non è andata molto oltre gli annunci. Doveva fare un’altra cosa: doveva cominciarne una e portarla avanti fino in fondo. Bastava fare una cosa e farla bene”.
Eppure, secondo Boeri, docente di Economia alla Bocconi ed ex consulente di Commissione Ue, Bce e Banca Mondiale, la scelta era ampia: “Poteva cominciare dal lavoro, per esempio. Oppure dalla giustizia: le aziende straniere non investono in Italia per paura della lunghezza dei processi. Avrebbe potuto portare a termine la riforma della Pubblica Amministrazione, che è un fatt0re di competitività molto importante per le imprese”.
Invece?
“Invece Renzi è partito da una misura come il bonus di 80 euro, commettendo un errore: non ha trovato subito i finanziamenti per renderlo strutturale. In questo momento le famiglie si domandano: ‘Quanto durerà ?’. E questa incertezza pesa: se le persone non hanno la sicurezza che quei soldi continueranno ad arrivare anche in futuro, di certo non li spendono. Infatti gli effetti sui consumi sono risultati molto relativi”.
Secondo molti sarebbe stato meglio abbassare il peso fiscale sulle aziende, tagliando l’Imposta regionale sulle attività produttive, ad esempio.
“Il punto centrale sono sempre le coperture: se le imprese non hanno la sicurezza di poter contare su quelle risorse sul lungo periodo non investono e non assumono. Sarebbe stato meglio a questo punto, e lo dico da tempo, agire sui contributi sociali: sarebbe risultato più semplice e ne avrebbero beneficiato sia i lavoratori che le imprese”.
Ora la mazzata arrivata dall’Istat: per Boeri non era poi così difficile prevederla. “Renzi ha voluto negare la difficoltà del momento — continua il professore, fondatore del sito di informazione economica lavoce.info — quelle indicate nel Def sono stime di crescita non in linea con i dati che emergevano da tempo. C’erano segnali chiari, come l’andamento della produzione industriale: si prevedeva la stagnazione, ora l’Istat ci dice che siamo in recessione. Il problema, però, non sono i decimali, il -0,1 oppure il -0,2%. Il messaggio è che l’Italia è una malata grave, è afflitta da i grossi problemi di fondo che conosciamo e ha dovuto affrontare due pesantissime recessioni in pochi anni”.
I pochi segnali positivi dell’inizio del mandato di Renzi sono stati spazzati via da un comunicato dell’Istituto centrale di statistica: “Anche tra il 2009 e il 2011 ce n’erano stati, ma la crescita era bassissima. Per ripartire davvero ci vuole ben altro”.
Gli appelli ad avere “coraggio e orgoglio“, alla voglia di cambiare, a tirare dritto sul percorso delle riforme non bastano.
“Il premier ha giocato fin dall’inizio la carta dell’ottimismo. Ma come dimostrano i 10 anni di politica economica di Berlusconi il falso ottimismo genera pessimismo. Oggi paghiamo lo scotto di quella decade sprecata: lui e Tremonti hanno avuto 10 anni per cambiare l’economia e la storia di questo Paese e ora siamo in questa situazione per colpa loro”.
Renzi è partito di slancio, il suo dinamismo ha fatto intravedere la possibilità di una scossa positiva, ma nel bilancio pesano le molte riforme iniziate e non portate a termine come quella del lavoro, che per Boeri fotografa il momento che il governo e l’Italia stanno attraversando: “Perchè il Jobs Act si è arenato in Parlamento? Perchè la maggioranza non ha le idee chiare su cosa vuole fare”.
Marco Pasciuti
argomento: economia | Commenta »
Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
IL CAPO DELLA BCE RICORDA A RENZI LE PRIORITA’: “RIFORMARE LA BUROCRAZIA E IL MERCATO DEL LAVORO”… BCE PRONTA A USARE IL BAZOOKA
Mario Draghi, da Francoforte, ribadisce l’avvertimento che ieri il Wall Street Journal aveva fatto nei confronti del Governo Renzi e cioè che sulle misure economiche non ci siamo.
Il calo del Pil in Italia è stato determinato anche dalla debolezza degli investimenti, che a loro volta può riflettere “la generale incertezza che circonda le riforme economiche”, ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi, citando giustizia e competitività .
Sull’Italia poi circolano molte “storie” che scoraggiano gli investitori, ha aggiunto.
“Ci sono storie di investitori che vorrebbero creare fabbriche e creare posti di lavoro”, che però richiedono innumerevoli autorizzazioni e mesi.
“Ci sono storie di giovani che vorrebbero mettere su una attività – ha insistito – ma servono nove mesi”.
Sul fronte ‘inflazione, Mario Draghi è pronto a usare il bazooka.
Ovvero il Quantitative Easing, l’acquisto in larga scala di titoli. La Bce è pronta ad intervenire con altre misure non convenzionali e potrebbe uscire dalla cosiddetta politica del “wait and see”: “Abbiamo intensificato i lavori preparatori per acquisti titoli Abs”, spiega il presidente Mario Draghi, aggiungendo che nel caso in cui la previsione di medio termine dell’inflazione dovesse cambiare, l’Eurotower è “pronta a acquisti Abs e Quantitative Easing”.
In tal senso, un eventuale quantitative easing della Bce “includerebbe sia titoli di Stato sia asset privati”.
Le aspettative di inflazione sono calate solo a breve termine, ha detto Draghi. “Non abbiamo visto – spiega – nessun declino a medio termine delle aspettative di inflazione”.
Al termine della riunione, la Banca Centrale Europea ha lasciato invariati tassi al minimo storico dello 0,15%.
Il presidente Draghi ha dichiarato: “Il consiglio della Bce è unanimemente determinato a usare anche misure non convenzionali se fosse necessario, come il Quantitative Easing, cioè l’acquisto di bond su larga scala. Gli interventi riporteranno l’inflazione verso l’obiettivo del 2%. Gli ultimi dati sull’area euro confermano il quadro di prosecuzione di “una ripresa moderata e diseguale”, assieme a “bassa inflazione e dinamiche sommesse del credito”, ha aggiunto.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: economia | Commenta »
Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI TORNA A PALAZZO CHIGI E LA FA DA PADRONE…. EUFORIA IN FORZA ITALIA: “È ANDATA BENISSIMO”
La migliore offerta cade nel momento più drammatico per il governo di Matteo Renzi. Berlusconi esce
alle dieci e cinquanta da Palazzo Chigi e cinque minuti dopo le agenzie battono la notizia che l’Italia è in recessione tecnica.
Lo spettro della troika aleggia e il premier sta ancora masticando, mentalmente, parole e consigli di Silvio Berlusconi. “Matteo se hai bisogno, io ci sono”.
L’ex Cavaliere sembra un anziano padre (non papi) preoccupato per le sorti del figlio: “Matteo stai attento all’Europa, non dimenticare quello che mi è successo con la scusa dello spread”.
E ieri lo spread è tornato a schizzare, nel mercoledì più nero del giovane premier. Che da B. ha ricevuto anche una lezione di politica estera, dalla Libia a “Putin è bravissimo”.
Tre ore di colloquio Presenti Letta zio e Verdini
Silvio arriva nel palazzo del governo, in piazza Colonna, alle otto del mattino. Prima colazione da Renzi. Ha il viso stanco e non è truccato come al solito.
È scortato da altri due depositari del patto segreto del Nazareno, sottoscritto nel gennaio scorso.
L’inquisito Denis Verdini, peraltro sotto processo per il crac da 100 milioni di euro della sua banca, e Gianni Letta, riferimento di cricche e faccendieri.
I tre sono una sorta di scatola nera del berlusconismo. Ad aspettare la delegazione di B. ci sono Renzi, ovviamente, Lorenzo Guerini e Luca Lotti, quest’ultimo lo sherpa del giglio magico che ha trattato con Verdini le modifiche all’Italicum in salsa toscana.
Ufficialmente, infatti, si parla della riforma elettorale. Ma quasi tre ore di colloquio sono un po’ troppe per soglie, preferenze e capilista bloccati, senza offesa per l’importanza dell’Italicum.
Legge elettorale, nodo preferenze
Paradossalmente è proprio sul Toscanum che si registra l’unico momento di freddezza. “Matteo deve essere chiaro che questo è un patto a due, tutto il resto deve essere una nostra concessione”.
Evidente il riferimento allo scissionista Angelino Alfano che reclama uno strapuntino nel patto del Nazareno. Su premio di maggioranza (al 40 percento) e abbassamento della soglia al 4 per cento per i partiti coalizzati non ci sono preclusioni, il nodo sono le preferenze e questo è il motivo per aggiornarsi a settembre, alla ripresa.
A questo punto, però, è utile precisare che le varie questioni (riforme, Italicum, giustizia, finanche l’economia) sono un corollario dell’incontro tra i due.
La stampella azzurra che Berlusconi offre è quasi a prescindere.
La migliore offerta . Due uomini al comando
Ecco cosa racconta un forzista che ha parlato con B. dopo il vertice: “I due si amano, c’è poco da fare, è questo quello che conta. Berlusconi farà andare avanti il governo anche stando comodamente all’opposizione. Ormai è un gioco tra loro due contro gli altri”.
Un gioco di sponda anche per rintuzzare i pezzi di poteri forti che “oggi lavorano contro di te, come ieri hanno lavorato contro di me”.
È questa la chiave per decifrare la migliore offerta di Berlusconi. Perchè se i due si amano, allora l’amore s’offre e soffre.
Precisato questo, il resto è un’agenda da concordare quotidianamente. La disponibilità di B. non avrà una formula precisa da Prima Repubblica. Sta lì ed è da riempire di contenuti e voti in Parlamento, ma non di ministri nuovi nel governo (anche se dentro Forza Italia sono in molti ad aspirare già ) e si misurerà su fisco e lavoro, senza dimenticare la giustizia.
I cavalli di battaglia del centrodestra sono noti: le odiate tasse sulla casa, l’articolo 18, la responsabilità civile dei magistrati e il bavaglio alle intercettazioni.
Sintesi di Denis Verdini al telefono coi suoi: “È andata benissimo”.
Il giretto sottobraccio senza testimoni
Poi è successo di nuovo, come già al Nazareno, nella sede nazionale del Pd a Roma, il 18 gennaio scorso. È successo di nuovo che i due sono rimasti da soli, senza testimoni. “Silvio facciamo un giro per l’appartamento”.
Il giovane “figlio” ha preso con rispetto il braccio dell’anziano “padre” e si sono allontanati dai quattro testimoni, Verdini e Letta, Guerini e Lotti.
Le parti indicibili del patto, quelle più delicate, sono venute di nuovo fuori. Dalla successione a Giorgio Napolitano al conflitto d’interessi del Condannato.
“I due si amano”.
Non è un’esagerazione. Anche dentro Ncd la pensano allo stesso modo, aggiungendo: “I due si amano, se non fosse per i rispettivi partiti sarebbero già insieme al governo”. In questa fase incerta e tragica non farà mancare sostegno e consigli al giovane “Matteo”.
Il patto del Nazareno sta diventando sempre più un incubo.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Renzi | Commenta »
Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
LA CAMUSSO ATTACCA RENZI: “E’ QUESTA LA LOTTA DEL GOVERNO ALLA PRECARIETA’?”… SOLO IL 17,6% DELLE ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO
Il leader della Cgil, Susanna Camusso, continua ad attaccare le politiche sul Lavoro del governo Renzi.
Stavolta via Twitter critica duramente l’operato del premier e del suo staff facendo riferimento ad un’analisi elaborata dalla Cgil, sulla base dei dati del ministero del Lavoro relativi ai contratti attivati e alla loro durata, nel periodo del primo trimestre 2014.
La Camusso parla di “1.849.844 contratti attivati di cui 804.969 per meno di 1 mese e 331.666 per 1 solo giorno”.
E si chiede dunque se con questi numeri possa definirsi efficace la lotta alla precarietà del governo.
Secondo l’analisi del sindacato, infatti, nel trimestre di riferimento il 67% delle assunzioni effettuate è avvenuto tramite contratti a tempo determinato, l’8% con contratti di collaborazione, poco più del 2% con contratti di apprendistato e il 17,6% con contratti a tempo indeterminato.
Dall’analisi emerge dunque “uno spostamento dalle forme contrattuali a tempo indeterminato, -6%, a quelle a tempo determinato”.
Anche rispetto alla durata dei contratti di lavoro secondo la Cgil “l’alta percentuale di rapporti di lavoro di brevissima durata ci dice che in italia non è poi così difficile mandare a casa un lavoratore”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Renzi | Commenta »
Agosto 7th, 2014 Riccardo Fucile
IL REATO E’ USO INDEBITO DI CARTE DI CREDITO…ERA STATA SOUBRETTE IN N PROGRAMMA DI CHIAMBRETTI, POI L’ADESIONE ALLA LEGA NORD
Una showgirl televisiva di Milano, Silvy Lubamba, nota anche per aver partecipato anni fa a un
programma di Piero Chiambretti, è stata arrestata dalla polizia a Roma, a seguito di un’ordinanza per l’esecuzione di un cumulo di pene per il reato, ripetuto, di uso indebito di carte di credito.
Secondo quanto spiegato dalla polizia, la donna approfittava delle sue relazioni con uomini facoltosi per procurarsi in modo fraudolento bancomat e carte di credito dei malcapitati per poi fare cospicui prelevamenti dai loro conti.
La showgirl fiorentina, di origine congolese, che risiede a Milano ma si trova spesso in giro per l’Italia, non era reperibile e allora gli agenti del commissariato milanese di Bonola, approfittando di una denuncia per furto di bagagli che aveva appena fatto, l’hanno contattata e con uno stratagemma – il riconoscimento su un album fotografico del presunto ladro – l’hanno convinta a recarsi in un commissariato della Capitale dove è stata bloccata.
Da Miss Toscana squalificata per aver posato nuda sino a diventare la star del 2004 di Markette. Ma anche sul palco con Renzo Bossi nel 2008 per festeggiare l’exploit della Lega.P
oi il silenzio televisivo e l’incontro con la Lega Nord a cui si è iscritta nel 2008 per tentare la carriera politica.
Senza successo.
argomento: Giustizia, LegaNord | Commenta »