Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
CENTO SENATORI FIRMANO UN DOCUMENTO: “VIOLATE LE REGOLE PARLAMENTARI, DA UN ORRORE ISTITUZIONALE NON PUO’ NASCERE UNA COSTITUZIONE”… L’ENNESIMA MENZOGNA DEL BARO SUL REFERENDUM
Il Senato ha detto sì: non ci saranno più parlamentari liberamente eletti dai cittadini a Palazzo
Madama.
I 100 nominati saranno in larga parte scelti dai consigli regionali (95), mentre 5 saranno di nomina presidenziale e godranno dell’immunità parlamentare.
Se un sindaco o consigliere regionale è imputato e in pericolo di arresto, sarà sufficiente che il suo partito lo sistemi tra i 95 senatori e potrà fare una pernacchia ai magistrati.
Ci volevano Renzi e i suoi mazzieri per fare il colpo del secolo, nonostante il 70% degli italiani si dichiari nei sondaggi favorevole a un Senato elettivo e non di nominati.
E’ un brutto giorno per la democrazia in Italia, ma in fondo è quanto gli italiani meritano per aver dato fiducia al secondo venditore di pentole bucate in venti anni.
Colpa anche di una opposizione incapace di impedire questo scempio della democrazia e di non aver fatto seguire al primo voto segreto, in cui aveva messo alle corde il governo, il colpo del ko definitivo.
Pochi minuti fa un centinaio di senatori tra cui esponenti di PI, Fi, Sel, Lega, M5S in una lettera denunciano che “non si possono decidere le regole di convivenza, violando sistematicamente le regole parlamentari. Da un orrore istituzionale non può nascere una Costituzione”. E ancora: “la conduzione incerta dei lavori” e le “ingerenze e provocazioni” di Renzi.
Ma non si possono presentare 7.000 emendamenti per poi assistere inerti alla loro illegittima decapitazione: bisognava avere uno staff legale alle spalle e procedere immediatamente a denunce personali e contestualmente all’occupazione dell’aula.
Fino a costringere Grasso a chiamare la polizia: un bel biglietto da visita per il pataccaro sui media di tutto il mondo.
E lo spocchioso avrebbe abbassato la testa.
Invece l’opposizione si è divisa in tre tronconi, dove al massimo erano in sintonia a rotazione due su tre.
Dio ci salvi dai prudenti…
Sel ha problemi al suo interno e teme ripercussioni negli enti locali dove governa con il Pd. Se fosse un partito coeso alla prima minaccia di ricatto di Renzi circa le giunte locali, avrebbe dovuto far dimettere tutti i suoi assessori entro 12 ore.
Immaginate il panico di tanti amministratori piddini locali che sarebbero rimasti col culo per terra…
Che lezione sarebbe stata per Renzi e che dimostrazione di dignità per una sinistra vera.
Inutile sottoscrivere 6.000 emendamenti e poi restare ancora in aula: come andare al ristorante con chi ti ha appena rapinato.
I Cinquestelle avevano forza e numeri per guidare la rivolta ma non hanno una guida lucida, mancano nella comunicazione, non sono organizzati, sono estemporanei.
Non hanno saputo cogliere il momento giusto e rischiare la carta vincente.
Più coerente la Lega che ha una formazione “inquadrata” ma che paga il dover stare a metà del guado: con l’alleato Forza Italia a fare da basista e a tenere lo strascico al Truffatore.
Si è limitata a una buona tattica parlamentare ma è senza una strategia globale.
Chiudiamo con l’ultima cialtronata di Renzi che ha dichiarato: “la maggioranza che sostiene questa riforma è disponibile a far mancare qualche numero per lasciare l’ultima parola ai cittadini con il referendum.
Frase che avrebbe senso se la maggioranza avesse i due terzi dei voti del Senato (ovvero 206 voti su 315 senatori totali).
Peccato che a 206 Renzi non ci arriverà mai: oggi l’art 2 della Legge truffa è stato approvato con 194 sì, 26 no, e otto astenuti (non erano presenti Lega Nord e Movimento 5 stelle).
Quindi si andrà al referedum per legge, non per gentile intercessione del mentitore Renzi.
Ultima sensazione: come si è sentita oggi la mancaza di “una destra che non c’e'”, capace di difendere la legalità contro gli abusi, le regole scritte contro la loro violazione, la democrazia contro i disegni autoritari, la Costituzione contro sedicenti riformatori del cazzo.
In una parola la destra “a tutto campo” del futuro.
Ma questo è un altro discorso.
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
LA “BADANTE” DI SILVIO: “SULLA GIUSTIZIA RENZI LA PENSA COME BERLUSCONI”
Eccola, la potente “tesoriera” di Forza Italia. Maria Rosaria Rossi poggia la tazzina di caffè.
Aria scherzosa, ma non troppo, risponde: “Io dovrei citarvi per danni psicologici a voi giornalisti; scrivendo tutti i giorni di me come ‘la tesoriera’, mi avete illusa che avrei trovato un tesoro e invece ho trovato solo debiti… Chiamatemi debitiera…”.
È nel corso di una pausa dei lavori del Senato che la Rossi fa un passaggio alla bouvette.
Scusi, senatrice Rossi, ma alla fine c’è sempre Berlusconi che paga…
“No, è questo il punto. Adesso non solo non c’è più il finanziamento pubblico, ma con la nuova legge, secondo me fatta contra personam, il presidente non può più sostenere il partito come ha fatto fino ad oggi”.
Insomma, siete poveri?
“Di soldi… ma la nostra ricchezza si chiama Silvio Berlusconi”.
Insolito incrociare la Rossi a palazzo Madama.
Si capisce dalla processione dei senatori azzurri che “l’ombra del Capo” sta lì per monitorare la situazione, mentre Berlusconi è ad Arcore a smaltire i postumi della fastidiosa influenza.
Inizia così, quasi per gioco, la conversazione con la “debitiera” Rossi. Debitiera, ma anche molto di più. Perchè la Rossi ha un potere enorme, quello di firma delle liste elettorali. Ed è anche titolare del simbolo di Forza Italia.
È sua la firma sulle liste dei candidati che vengono depositate: “E’ chiaro — spiega — che agisco sulla base delle indicazioni del presidente Berlusconi”.
Però, scusi senatrice, mi faccia capire: se lei impazzisce e dice che le liste, per come sono fatte, non le firma neanche sotto tortura che succede, non si presentano?
“Non si preoccupi, non impazzisco”.
Però è su questa storia che dentro Forza Italia è iniziata la dissidenza.
“Chi attacca me — prosegue la Rossi – lo fa perchè non ha il coraggio di attaccare il presidente. E se la prende con chi gli sta attorno. Non c’è niente di più ovvio del fatto che io prenda disposizioni dal presidente. O vogliamo ancora credere alla storiella che Berlusconi non ha capacità di intendere e volere ed è nelle mani di qualcuno? Siamo seri per favore”.
Senatrice, è raro vederla in Aula con questa assiduità al Senato.
È vero, però quando ci sarà il senatore Napolitano mi vedrà più spesso.
Non mi pare che le dimissioni siano all’ordine del giorno.
Peccato, da collega avrei voluto dirgli tre parole.
Quali?
Mica lo dico a lei. Tre parole…
Torniamo al Senato.
È un momento politico molto importante, in cui è stato il presidente Berlusconi per primo a raccomandarci di essere presenti e impeccabili nella condotta. Se le riforme stanno andando avanti è grazie ai nostri voti e alla coerenza con cui stiamo rispettando i patti. Credo che lei sarà d’accordo con me se dico che su tutta questa storia delle riforme, Renzi ha più problemi dentro casa sua che con noi. La tensione, nel Pd, è palpabile. Parlano pure del ritorno dei 101.
Pure voi avete un bel dissenso interno.
È fisiologico che su materie così importanti ci sia una discussione. Ma il gruppo sta tenendo bene e senza le ferite profonde che vedo a sinistra.
Insomma, grazie a voi Renzi ha tirato giù Letta con l’Italicum, poi grazie a voi evita di rimanere prigioniero delle correnti del suo partito. Il Patto del Nazareno si rafforza.
Va molto di moda parlarne… Diciamo che si rafforza perchè è evidente che non c’è alternativa al patto del Nazareno se si vogliono fare le riforme. Ma è tutto più semplice di quello che si vuole far apparire. Il presidente Berlusconi e il presidente Renzi hanno trovato un accordo per riformare la Costituzione. Ed entrambi lo stanno portando avanti con impegno e coerenza.
Perchè non lo pubblicate? Non crede che allontanerebbe i sospetti di “inciucio”?
Semplicemente perchè non è scritto… Lo so, lo so… Ora mi dirà che Toti ha detto che c’è un pezzo di carta scritto… Io la vedo così: tra persone per bene vale una stretta di mano. Se poi le persone in questione, ovvero Renzi e Berlusconi, mentre parlavano hanno preso due appunti come pro-memoria mi pare una cosa normale. Certo non c’è una pergamena sigillata con la ceralacca e depositata dal notaio.
Nella stretta di mano c’è anche la giustizia?
Questo non credo. E sa perchè? Perchè non ce n’è bisogno. Nel senso che in materia di giudici e di riforma della giustizia Renzi è un garantista. Ha un approccio molto più simile a quello di Berlusconi che al partito dei giudici che ha guidato la sinistra in questi vent’anni. Non è un caso che la prima cosa che ha annunciato è la responsabilità civile dei magistrati.
E adesso, se ho capito bene, sarà stipulata la seconda parte del patto sulla legge elettorale.
È chiaro che se si fa un patto le modifiche non possono che essere che condivise. Martedì Renzi e il presidente Berlusconi si incontreranno e discuteranno di eventuali modifiche. Mi pare che anche in questo caso stiamo dimostrando pazienza e senso di responsabilità .
Dica la verità , senatrice: vi sentite un po’ al governo da quando c’è Renzi? Nel senso che non vivete questo esecutivo come ostile sulle cose che stanno a cuore a Berlusconi, dalla giustizia a Mediaset.
No, su questo sbaglia davvero. Anche su Mediaset circolano leggende. Che cosa dovrebbe tifare il dottor Confalonieri, che vada male l’Italia e saltino i conti pubblici? È ovvio: spera che l’economia si riprenda e che il governo non faccia errori. Tutti gli imprenditori sperano che l’Italia ce la possa fare, io per prima visto che sono un’imprenditrice. Ciò detto, siamo tutti molto preoccupati per l’economia di questo Paese. Parlo ogni giorno con colleghi imprenditori, e tutti vedono un Renzi in difficoltà sui conti: non c’è crescita, non ci sono riforme, la spesa pubblica sale, sarà costretto a una manovra lacrime e sangue. Se con questi conti al governo ci fossimo stati noi, con questi indicatori apriti cielo…
Seguendo il filo del ragionamento, le chiedo: offrirete a Renzi la vostra disponibilità di un governo di larghe intese per far fronte alla crisi
Il presidente Berlusconi ha offerto un patto sulle riforme, perchè noi diversamente da ciò che fece la sinistra nel 2005 siamo un’opposizione che ha a cuore l’Italia. Condividere la scrittura delle regole è un conto, condividere un governo mi pare fantascienza.
Bene non vi sentite al governo, però grazie a Verdini mi pare ci sia un’interlocuzione privilegiata con palazzo Chigi.
Grazie a Berlusconi direi. Fu il primo a fiutare che il giovane Renzi aveva talento e infatti lo invitò ad Arcore, quando era solo un sindaco. La sua vittoria e quel che è venuto dopo con un dialogo civile tra noi è la testimonianza che Berlusconi ha sempre avuto ragione: il problema di questo paese sono i comunisti. Ritornando al senatore Verdini penso che stia facendo un ottimo lavoro. È una persona concreta e leale ed ha tutta la mia stima.
Andare al governo è fantascienza. Sbaglio però se faccio questo ragionamento: dopo aver fatto le riforme assieme sarà naturale eleggere assieme il successore di Napolitano
Non sbaglia.
Mi faccia una previsione sulle prossime elezioni.
Una previsione? Nella prossima primavera.
È un auspicio?
È una previsione.
Io però non ho capito una cosa. Ma se si vota domani mattina, o tra un mese, o tra un anno, voi chi candidate visto che Berlusconi è in eleggibile?
E che problema c’è… Un Berlusconi vuole che non lo troviamo?
Un Berlusconi?
Un Berlusconi.
Quindi sta dicendo che scenderà in campo un figlio. Però senatrice ammetterà che pare una telenovela: lei allude, Marina smentisce… sono mesi che si va avanti così.
Non ho detto Marina, ho detto “un Berlusconi”. Magari abbiamo il jolly. E magari vincerà le prossime elezioni. E forse in questo Paese potremmo ricominciare a sperare.. Ecco le do il titolo: #matteostaiserenoabbiamoiljolly.
E questo è il messaggio politico del cerchio magico che lei rappresenta.
No la prego, il cerchio magico no..
Adesso mi vuole negare anche l’esistenza di un cerchio magico.
No, non posso negare che esiste un cerchio intorno al “Magico”…
A proposito di cerchio magico, ci dice lo stato dei rapporti tra Berlusconi e la Pascale?
È lo stato di due persone che insieme fanno rabbia a molti, ma il loro amore vincerà su tutto, soprattutto sull’invidia e sull’odio: fatevene una ragione.
Ma Francesca ha ambizioni politiche visto che sui giornali campani si parla si una sua candidatura come governatrice?
Probabilmente in passato sì, ma poi ha fatto una scelta, quella di stare accanto all’uomo che ama.
Quindi lei lo esclude?
Io lo escludo.
Senatrice, che effetto le fa essere descritta come la più cattiva di tutti?
Non mi considero una persona cattiva, nemmeno buona, mi sento semplicemente di stare nel giusto; sto ricoprendo incarichi importanti nel momento più difficile della storia di Forza Italia e del presidente Berlusconi. Si è cattivi quando si abusa dei più deboli. Io combatto solo l’ipocrisia e l’ingratitudine.
Fuori i nomi.
Chi vuole intendere, intenda. Mi riferisco a tutti quelli che usano gli ideali come pretesto per raggiungere posizioni importanti e a tutti coloro che hanno la memoria più corta del proprio naso. Io non dimentico chi mi ha portata fin qui, perchè la lealtà e la riconoscenza non sono doveri ma stati d’animo che mi accompagnano ogni giorno nel percorso della mia vita. Inviterei tutti a non dimenticare.
Ma si aspettava questo successo?
No, non mi aspettavo certo tutto questo, ma nel momento stesso in cui accetto di svolgere ogni ruolo che mi viene assegnato lo porto avanti, sempre, con impegno e dedizione e con grande senso di responsabilità , ma soprattutto con la consapevolezza che, nel mio caso, il margine di errore è pari a zero.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
E’ BASTATO UN APPELLO DI GRASSO PER FAR RIENTRARE SEL E CINQUESTELLE: ORA GLI GETTERANNO DUE BRICIOLE PER SFAMARSI E LA FARSA SARA’ FINITA
Ora che il campo è libero dal macigno più grosso, vale a dire la battaglia delle opposizioni sull’elezione
diretta dei senatori, il governo tira davvero un sospiro di sollievo.
Tanto che decide di aprire alla mediazione con i dissidenti Pd, quelli di Forza Italia, M5s, Sel, Lega.
Il campo è libero perchè in mattinata l’aula di Palazzo Madama ha bocciato l’ultimo emendamento che riguardava l’elezione diretta per il nuovo Senato, proposto dal dissidente Dem Vannino Chiti.
E’ a quel punto che Matteo Renzi sente Maria Elena Boschi, presente in aula al Senato, nonchè il senatore renziano Andrea Marcucci e il capogruppo Luigi Zanda.
E’ in questo breve scambio che si decide per la mediazione con le opposizioni: “Per svelenire il clima”, dicono dai vertici Pd.
La Boschi prende la parola in aula per annunciare la proposta di mediazione: “Ritengo che potrebbe essere valutata dalla presidenza l’ipotesi di riprendere i lavori dell’aula alle 16 per consentire al governo e ai relatori di affrontare nel merito alcune questioni che restano sul tavolo con l’impegno di tutti di riprenderli con serenità , mantenendo per ora il calendario già deciso e valutando nei prossimi giorni come affrontare gli impegni che ci attendono – dice il ministro – C’è la disponibilità del governo al dialogo e al confronto su alcuni temi aperti ”
Ovvero il governo ha incassato la vittoria più centrale: l’elezione indiretta dei senatori della nuova assemblea di Palazzo Madama. Era lo scoglio più alto, il tema che ha tenuto banco per mesi nello scontro continuo tra maggioranza e opposizione, dilaniando pure gli stessi Pd e Forza Italia.
Portata a casa la vittoria, Renzi apre sui temi che erano già stati al centro dei contatti con le opposizioni nei giorni scorsi. Praticamente si riparte dal Lodo Chiti, la proposta di mediazione naufragata all’inizio della settimana per l’indisponibilità di Sel di ritirare i suoi emendamenti.
Bazzeccole: la riduzione delle firme necessarie per chiedere il referendum costituzionale, la riduzione delle firme necessarie per presentare leggi di iniziativa popolare, l’allargamento della platea di elezione del presidente della Repubblica.
Dall’esito di questa mediazione dipende il prosieguo dei lavori al Senato. Nel Pd puntano a finire l’esame dell’articolo 2 del ddl Boschi magari entro domani, per mettere al sicuro la spina dorsale della legge, vale a dire i primi due articoli.
E se così sarà , fanno sapere ufficiosamente, magari domenica si potrà fare una pausa, per riprendere lunedì con l’esame dei decreti sulle carceri e sulla pubblica amministrazione.
Dove ha sbagliato l’opposizione?
Partiamo da una domanda di fondo: questa legge era o no viziata da una profonda illeggittimità ?
Se sì, bisognava, come minimo, impedire che venisse approvata nei tempi voluti dal magliaro.
Se è vero che la conventicola ha posto in essere abusi evidenti, occorrevano riposte adeguate.
Quando Grasso ha minacciato di far intervenire la polizia (poi correggendosi) ha di fatto esposto un nervo scoperto: solo con le minacce i compagni di merende sarebbero venuti a capo della questione.
Proprio nel momento in cui molti autorevoli compagni di viaggio di Renzi lo stanno abbandonando (dal Corriere della Sera a imprenditori come Della Valle) occorreva la spallata.
Un qualcosa che facesse capire a una opinione pubblica distratta che è in gioco, con un premier arrogante e ignorante in qualsiasi materia, la nostra democrazia.
E Renzi non può permettersi in questo momento una immagine internazionale da dittatore nordkoreano.
Lì doveva scattare la trappola: impedire il perpetrarsi di una legge truffa, frutto dell’accordo tra un Spregiudicato e un Pregiudicato.
Una opposizione di 90 senatori che non sia solo parolaia non può farsi condizionare da uno Zanda che impedisce persino il voto segreto sulla riforma della Costituzione.
Grasso avrebbe fatto intervenire i commessi?
Bene, non esistono commessi che abbiano voglia di referti medici per difendere Renzi.
Grasso avrebbe allora fatto intervenire la polizia?
Bene: ve l’immaginate la figura di merda internazionale di un governo europeo che chiama la polizia, con relativi scontri in Aula, per impedire all’opposizione di svolgere il proprio ruolo, in base al regolamento vigente, violato dalla maggioranza?
Secondo voi Renzi può permettersi una scena del genere che sarebbe stata veicolata dai media fino al più sperduto Paese africano?
Per lui sarebbe stata la morte civile.
Quando il gioco si fa duro, cara opposizione, bisogna essere all’altezza del momento e capire le carte che ha in mano l’avversario.
Non bastano le firme, ci vogliono cervello e palle.
E soprattutto non temere di perdere la poltrona.
argomento: Parlamento | Commenta »
Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
ESTENDERA’ GLI 80 EURO ANCHE AI GIORNALISTI DE “L’UNITA” ?
Il suo “studio” è collocato fra il soggiorno e la cucina di una casa popolare sulle colline di Savona.
Dal balcone si vede un relitto della funivia più vecchia d’Europa che ancora oggi trasporta carbone dal mare a Cairo Montenotte e la vecchia darsena sfregiata dagli ecomostri di Calce & Martello, la speculazione rossa.
Da questa “tana”, Danilo Maramotti mitraglia vignette dai tempi di Cuore e gli ultimi 13 anni li ha passati lavorando per l’Unità .
Le “ferie” di Danilo non differiscono molto dai giorni di lavoro.
Si alza alle 7, ascolta le radio, sfoglia i giornali, poi raggiunge una spiaggia libera fra Savona e Vado e lì , sotto alla prora di una nave fantasma, si immerge in mare , unico bagnante accanto a una famiglia musulmana che entra in acqua con la sposa completamente vestita.
Alle 11 lascia questo paesaggio degno di De Chirico e torna far rider l’Italia al tavolo da disegno.
Oggi sul futuro di Maramotti si allunga l’ombra di un’altra nave prossima al naufragio, l’Unità , e soprattutto quella dell’uomo che aveva promesso di salvarla prima di “battezzare” la rottamazione della Concordia: Matteo Renzi.
Pure essendo, con Vauro, Giannelli, Staino ed Elle Kappa una delle grandi firme della satira nazionale Maramotti è il più schivo di tutti ma come si suol dire “anche i vignettisti nel loro piccolo s’incazzano” al punto da formulare , con la matita fra i denti , 10 domande a Renzi.
1) Quando lei ha detto che l’Unità è “un brand da salvare” si riferiva soltanto al “brand” , cioè al nome della testata, o anche al giornale e alla redazione ?
2 ) Quando è andato a fare l’inchino al recupero del Concordia sapeva che nelle stesse ore stava naufragando l’Unità ? Non era meglio per la Sua immagine star vicino a un giornale ancora vivo che a una nave morta?
3) Lo slogan della sua fortunata campagna elettorale è stato SUBITO !. Valeva ancora quando lei ha detto che avrebbe salvato il giornale ?
4) Lei ha scalzato Letta proponendosi come l’uomo che avrebbe salvato l’Italia , cosa penserà chi l’ha eletto se Lei non riesce nemmeno a salvare la testata storica del suo partito ?
5 ) Lei è permaloso ? Sul suo scarso entusiasmo pesa forse il fatto che, al suo esordio alla guida del Pd, l’Unità non sia stata compattamente “Renziana”?
6) È vero che in un diverbio con un dirigente del Pd, Lei sarebbe sbottato dicendo (pare): “Me ne frego se chiudono i giornali”? E quando Lei ha detto che due testate erano pleonastiche per il Pd, si riferiva a Europa o all’Unità ?
7) Le tv e la maggior parte dei giornali oggi sono “Renziani”. È questo consenso quasi berlusconiano che spiega la freddezza del Pd verso l’Unità e che ha facilitato la fine del giornale?
8 ) Lei ha contattato in questi giorni dozzine di manager e imprenditori stranieri. Possibile che non sia riuscito a formare neppure una cordata per salvare la testata-bandiera della sinistra italiana ?
9) Estenderà gli 80 euro anche ai redattori dell’Unità ?
10) Lei ha parlato della “Generazione Telemaco”, cioè dei giovani che dovrebbero riprendere in mano il loro futuro. A quale mito dovrebbe ispirarsi mia figlia che ora dovrà rinunciare all’università ?
Mimmo Lombezzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Renzi | Commenta »
Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
“VIA VENDOLA E DENTRO ALFANO, VERDINI E CICCHITTO? NO GRAZIE”
«Sono andato al Senato per vedere quale clima ci fosse, dal momento che siamo un po’ fuori dalle
orbite…».
A Pippo Civati, leader della minoranza dem, non piace l’«enfasi » che il governo mette nella riforma costituzionale.
Ma ancora meno gli piace la rottura tra il Pd e Vendola: «Mi auguro sia una boutade estiva, se no nel Pd ci starei davvero male»
Civati, il muro contro muro non ha tregua
«Stiamo parlando della riforma della Costituzione. Capisco che il governo l’abbia voluta iscrivere nella propria azione, ma è materia parlamentare. Il Parlamento può anche essere una cosa farraginosa, ma è la democrazia»
A rendere incandescente il clima non è l’ostruzionismo delle opposizioni?
«Se semini vento, raccogli tempesta. Se attacchi selvaggiamente i gufi, i professoroni, i parlamentari… I dissidenti del Pd hanno presentato 60 emendamenti, che servono a discutere. Ma per Renzi le critiche sono solo pregiudiziali».
E i senatori tengono alla poltrona.
«Tengono alla poltrona quelli che sono sempre d’accordo, perchè chi dissente e si oppone la rischia».
D’accordo sulle modifiche annunciate da Renzi all’Italicum?
«La soglia del 4% e del 40% per il premio di maggioranza è un mio cavallo di battaglia. Alle preferenze preferisco i collegi ma rispetto alle liste bloccate è un modo per aprire. Diciamo che Renzi si “gufizza” perchè dice le cose che dicevamo noi».
Nel muro contro muro rischia di naufragare per sempre il centrosinistra, di finire l’alleanza con Vendola?
«Questo è il tema politico vero. Se è una boutade estiva, se gli avvertimenti di Renzi sono una tattica determinata dal momento, è una cosa. Ma se il Pd pensasse a una scelta strategica in cui via Vendola e dentro Alfano, Verdini, Cicchitto, beh io vado in difficoltà ».
Lei uscirebbe dal partito?
«Sarei davvero in molta difficoltà , ma come tutti gli elettori del centrosinistra. Vendola sta facendo la sua parte. Cambiare la Costituzione ad agosto con scadenze che ogni giorno cambiano, l’8, il 10, il 12, sembra dare i numeri del lotto. Dobbiamo rimanere mille giorni? In mille giorni il Senato lo facciamo meglio che in una settimana».
di G. C.
(da “La Repubblica”)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »
Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
RICOMINCIATI I LAVORI DEL SENATO NORDKOREANO… LE OPPOSIZIONI ABBANDONANO L’AULA, PIER CHUNG STILA SUBITO LA LISTA DI PROSCRIZIONE
Sono ripresi i lavori dell’Assemblea del Senato sul ddl riforme.
Il presidente Pietro Grasso, introducendo la seduta, ha rivolto il suo saluto alla senatrice Laura Bianconi, rimasta lievemente ferita ieri sera durante i tumulti verificatisi in Aula. “Volevo salutare la senatrice Bianconi, siamo felici che il suo infortunio sia meno grave del previsto”.
Grasso ha poi definito non le sue, ma quelle degli oppositori alla legge truffa. “condotte del tutto inaccettabili” che vanno “contro il decoro, minano la dignità ” e sono “lesive” del Senato koreano.
Il consiglio di presidenza ha “stigmatizzato e censurato” il comportamento di diversi senatori della
Lega, a partire dal capogruppo, Gian Marco Centinaio. “Simili comportamenti – ha aggiunto Grasso – non saranno più consentiti”.
E annuncia un’istruttoria sui fatti di ieri.
I senatori questori individueranno le responsabilità dei singoli e irrogheranno “le più gravi sanzioni” previste dall’articolo 67 del regolamento (la fucilazione?)
Grasso annuncia la linea dura del regime di Kim Matteo-Un contro chi contesterà il suo operato: “Ho tollerato fin troppo. Non accetto più allusioni alla conduzione della presidenza, da parte di chiunque”.
E ha aggiunto: “Al primo accenno, farò un richiamo all’ordine, cui ne seguiranno altri, dopo di che ci sarà l’espulsione dall’aula”.
Non ha precisato se si procederà in seguito all’eliminazione fisica del disturbatore.
Arriva subito la protesta dei “terroristi” del M5s : “Di fronte a questa conduzione dei lavori non parteciperemo più a nessuna votazione e ai lavori dell’Aula” ha annunciato il capogruppo 5 Stelle, Vito Petrocelli, indossando subito dopo sulla bocca un bavaglio tricolore. 
I senatori pentastellati stanno protestando silenziosamente in Aula estraendo la scheda al momento del voto “per rimarcare la mancata corretta applicazione del regolamento da parte del Presidente Grasso sull’emendamento per la riduzione dei parlamentari”.
I “banditi” di Lega e Sel hanno deciso di abbandonare i lavori.
“Il presidente del Senato Grasso mi ha tolto la parola come relatrice di minoranza sulla riforma. E’ un fatto gravissimo e inaccettabile”, ha denunciato la capogruppo di Sel, Loredana De Petris, annunciando che “se Grasso non ripristina un clima di confronto democratico, Sel lascerà subito i lavori dell’Aula”.
Anche Forza Italia ha espresso dubbi sull’opportunità di proseguire i lavori senza queste tre forze.
Il noto eversore Augusto Minzolini, senatore FI, sottolinea: “quanto sta avvenendo è una parodia”.
Manca la colonna sonora di una marcia militare e il quadro sarebbe completo.
argomento: Parlamento | Commenta »
Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
RENZI COME NEGLI ANNI BUI DEL POLITBURO MOSCOVITA: MA I GERARCHI FECERO UNA BRUTTA FINE
I problemi si moltiplicano. In America direbbero che Matteo Renzi ha perso il suo “momentum”, cioè
quella breve fase in cui tutto sembra andare bene.
In autunno ci sarà da scrivere una difficile legge di Stabilità .
“La situazione dell’economia è meno favorevole, serve uno sforzo per sostenere la crescita in un contesto di consolidamento delle finanze”, dice il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan.
Ma quel “consolidamento dei conti”, cioè tenere sotto controllo deficit e debito, dipende molto da dove si faranno i tagli.
Peccato che Renzi non abbia mai riconosciuto il ruolo del commissario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli, sempre più frustrato dalla mancanza di copertura politica.
Dal suo blog Cottarelli ha avvertito governo e Parlamento: vi siete già spesi 1,6 miliardi di tagli ancora da approvare.
E ieri Renzi gli ha chiarito chi comanda: “La spending review la facciamo anche se va via, dicendo con chiarezza che i numeri sono quelli”.
Mentre la gestione di palazzo Chigi è sempre più faticosa — mancano ancora le nomine dello staff, i rapporti con il sottosegretario Graziano Delrio sono meno fluidi di un tempo — Renzi cerca di imporre Federica Mogherini come ministro degli Esteri dell’Unione europea.
Le resistenze sono forti, il rischio figuraccia altissimo.
In volata, Diego Della Valle batte il gruppo di imprenditori (non gregari) che lo sostiene in questa collisione con il governo di Matteo Renzi. Perchè più fumantino e più loquace.
Ma il gruppo che pedala dietro, senza rischiare esposizioni, è sempre più variegato e sempre più compatto.
Il socio (e amico) Luca Cordero di Montezemolo è d’accordo con la strategia di mister Tod’s, che vuole smuovere l’ex pupillo di Firenze, giudicato trasformato dall’incarico di palazzo Chigi e, soprattutto, passato da rottamatore a riesumatore di Silvio Berlusconi e di una antica maniera di fare politica industriale che ha deluso la coppia Lcdm&Ddv.
Accanto ai fondatori della compagnia ferroviaria Ntv, quella dei treni Italo, si muove l’usurata comitiva di Alitalia, i patrioti che hanno riaffossato l’ex compagnia di bandiera: la famiglia Benetton, Roberto Colaninno, le banche Unicredit e Intesa San Paolo.
Il timore è che il renzismo possa macchiarsi di una mutilazione nel settore trasporti: Italo ha oltre 6 milioni di passeggeri ma sconta 77 milioni di perdite nell’ultimo esercizio e così tanti debiti che ora è costretto a rinegoziarli con le banche; Alitalia non è ancora riuscita a ratificare l’accordo con gli arabi di Etihad, sempre più sofferto. Quando l’allora sindaco di Firenze ancora non aveva formato il governo, Montezemolo gli organizzò un incontro romano con lo sceicco Khaldoon al Mubarak che gestisce un fondo gonfio di petrodollari degli Emirati e accelerò la trattativa per Alitalia-Etihad.
Ancora tre mesi fa, il presidente della Ferrari rinnovò quell’intesa, che include anche investimenti per l’aeroporto di Fiumicino (gestito da Atlantia, dunque dai Benetton). La via araba fu intrapresa da Enrico Letta, poi Renzi non l’ha smantellata, però, fanno notare gli imprenditori italiani, il governo non è mai riuscito a far sedere di fronte i vecchi e i (promessi) nuovi azionisti di Alitalia, tutti insieme per un negoziato aperto. Così si innescano gli ultimatum epistolari a ripetizione di questi giorni, dovuti soprattutto all’incertezza sulle condizioni della vecchia Alitalia.
Ma di una certa mancanza di regia complessiva si lamentano gli azionisti più interessati, come i Benetton, Colaninno, Intesa San Paolo e Unicredit.
Il mondo montezemoliano vede un nesso tra la vicenda Alitalia e i destini incerti di Ntv.
Rotaie e rotte aeree sono legate: il fallimento del piano Fenice e dell’Alitalia di marca berlusconiana è dovuto all’avanzata del Freccia Rossa che ha azzerato il valore del monopolio concesso al vettore aereo sulla tratta Roma-Milano.
Ma il governo Renzi sembra poco interessato ai binari: il premier ha spostato Mauro Moretti a Finmeccanica e ha poi avallato la totale continuità nelle Ferrovie, con la promozione del delfino Michele Elia.
Nessun equilibrio cambia, anche gli sprechi, a cominciare dalla bizzarra scelta di trasferire la sede da Roma a Torino (contento è solo il sindaco renziano Piero Fassino): tre componenti, incluso il presidente, quattro consulenti, un contributo di quattro milioni di euro pubblici.
Questo gruppo capitanato da Della Valle, che rimanda a settembre gli estremi giudizi su Renzi, impantanato in riforme costituzionali che non interessano, a suo dire, agli italiani, forma un circolo parallelo a una Confindustria tramortita dall’assenza di dialogo con la politica ridotta all’irrilevanza.
Il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, a volte punzecchia palazzo Chigi, manifesta scetticismo. Ma il presidente Giorgio Squinzi è diventato silenzioso.
La sua vocale opposizione al renzismo si è evoluta in muto distacco.
Ma la sua opinione del premier non è certo migliorata, e i giudizi critici sono condivisi dal concorrente Carlo Sangalli, gran capo di Confcommercio (che non ha gradito la crociata renziana contro le Camere di Commercio, in gran parte presiedute proprio da commercianti).
L’elenco dei nemici di Renzi si allunga, nessuno di questi da solo è in grado di preoccuparlo, ma come fronte compatto possono creargli parecchi problemi. L’amministratore delegato di Grandi Stazioni (in via di privatizzazione) rispecchia i rapporti di forza dell’era Moretti: è Paolo Gallo, già ad della romana Acea, che gode della stima di Franco Caltagirone, azionista di Grandi Stazioni.
Le speranze di un nuovo corso renziano per i soci di Ntv sono poi state distrutte da un provvedimento del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi: una riduzione dei sussidi all’energia al settore ferroviario che doveva colpire le Fs, ma che per le contorsioni della burocrazia è una mazzata da 20 milioni di euro per i privati, cioè Ntv.
L’Autorità dei Trasporti, concepita da Letta, anche nell’era del renzismo è rimasta molto prudente: giusto qualche richiamo alle Ferrovie di Stato e poco altro.
Della Valle e compagni la vedono soltanto come una fonte una azienda decotta, ma gli arabi vogliono essere sicuri che i loro compagni nella nuova Alitalia non falliscano da un giorno all’altro.
Renzi si è limitato a fare da sponda a Francesco Caio, l’amministratore delegato delle Poste, che si rifiuta di buttare soldi pubblici nella bad company, dopo che sono svaniti.
Stefano Feltri e Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Renzi | Commenta »
Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
LE CAMERE SONO DA TEMPO SOLO IL LUOGO DI RATIFICA DELLE SCELTE DEL GOVERNO, CHE PRODUCE L’80% DELLE LEGGI… IN QUESTA LEGISLATURA 44 DECRETI E 24 FIDUCIE… MA IL COLLE ORA STA ZITTO
Matteo Renzi dice che il declassamento del Senato va approvato subito, di corsa, perchè la modifica del bicameralismo consente al governo di poter seguire con maggiore agilità la mutevole realtà del mondo e aggredire le roccaforti della conservazione.
Opinione legittima, diciamo, ma falsa: lo dicono i numeri.
Il governo, il potere esecutivo, ha già da anni sottomesso quello legislativo (il Parlamento) ai suoi voleri.
Tradotto: fa come gli pare.
I motivi sono molti: le leggi di spesa proposte dalle Camere vengono sempre bocciate dalla tenaglia Tesoro-Ragioneria generale; il Porcellum ha sottomesso gli eletti ai vertici dei partiti, che spesso stanno a palazzo Chigi; la crisi come metodo di governo ha comportato un aumento spropositato del ricorso ai decreti (che vanno approvati entro 60 giorni) e alle questioni di fiducia.
Una novità , però, c’è: da Monti in poi i vertici delle istituzioni, Quirinale in testa, si segnalano per il loro silenzio.
I moniti di Giorgio Napolitano contro la decretazione d’urgenza e l’umiliazione del Parlamento furono continui nei primi anni della sua presidenza, ora il capo dello Stato fischietta e guarda dall’altra parte.
“Troppi decreti e poche leggi”, scandì contro Romano Prodi nel 2007: “Va garantita la funzionalità del Parlamento” (Tommaso Padoa Schioppa si lamentò dell’atteggiamento, per così dire, ostruzionistico di Napolitano nei suoi diari).
Nel 2009 convocò addirittura i presidenti di Camera e Senato — Fini e Schifani — per risolvere il problema: “Bisogna assolutamente fare qualcosa per riequilibrare il rapporto tra legislazione ordinaria e decretazione”.
Non solo: “Basta coi decreti omnibus”, mise a verbale in un’altra occasione.
Ora i decreti sono di più e hanno raggiunto dimensioni da cargo, ma pare non sia un problema.
Anzi, nel 2011 Napolitano è passato a lamentarsi del Parlamento: “Troppi emendamenti eterogenei nei decreti”.
D’altronde, è fatto noto, nella vita si cambia continuamente.
Il governo attuale è perfettamente in linea con questa sottomissione del Parlamento, anzi ne è la punta avanzata.
Silvio Berlusconi, per dire, tra l’aprile 2008 e il novembre 2011 produsse 80 decreti, vale a dire 2 al mese; Mario Monti coi suoi 41 incrementò la media a 2,4; Enrico Letta in dieci mesi ne ha prodotti la bellezza di 25 (2,5 al mese); Matteo Renzi, infine, con 16 decreti da fine febbraio vince la gara: oltre 3 al mese.
Pure sulle questioni di fiducia — che strozzano il dibattito costringendo il Parlamento a votare i provvedimenti in blocco — non c’è gara: in questa legislatura, cioè dal marzo del 2013, i tre governi che si sono succeduti (Monti in proroga, Letta e l’attuale) hanno prodotto 44 decreti, quasi 2,7 al mese, e chiesto e ottenuto 24 fiducie su altrettante norme di legge.
Ebbene 14 di queste — compresa l’ultima, votata ieri notte dalla Camera — sono state concesse all’esecutivo attuale.
È il governo ormai la camera di compensazione dei desiderata dei partiti, è sempre il governo che dopo aver prodotto decreti li modifica durante la discussione in commissione, lo spazio di intervento degli eletti del popolo è strettissimo se non nullo.
Il decreto Competitività – su cui a breve sarà posta la fiducia, come già s’era fatto in Senato — sta per essere modificato dall’esecutivo in una ventina articoli: di fronte a un governo forte, il potere di controllo del Parlamento è già una barzelletta e con le riforme di Renzi la situazione, se possibile, peggiorerà .
È questo il senso del ddl Boschi: i ritardi delle Camere sono solo una scusa.
Basta, per convincersene, analizzare l’ultimo resoconto del Comitato per la legislazione della Camera aggiornato al 31 maggio: su 55 leggi approvate definitivamente in questa legislatura — al ritmo di quasi 4 al mese — 45 sono di iniziativa legislativa, vale a dire oltre l’80%.
Se guardiamo invece all’intera produzione di fonti primarie il conto peggiora ulteriormente a favore del governo: 150 atti normativi (10,34 al mese) che tra decreti legge, decreti legislativi e “regolamenti di delegificazione” sono quasi tutti usciti da palazzo Chigi.
Il Senato non elettivo, alla fine, è solo il cadavere di un delitto già perpetrato.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Parlamento | Commenta »
Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
C’È IL VETO SUL PROF AL COLLE…. MA RENZI DICE: “È UN ATTO PARLAMENTARE, PIACCIA O NO”
Il Senato che muore già è infestato dai fantasmi. 
Due spettri in carne e ossa, tetro ossimoro del renzusconismo segreto, che c’è ma non si vede, che si aggirano a Palazzo Madama quando il voto segreto affossa solo per un istante il fatidico patto Bierre del Nazareno.
Da un lato ritornano dall’oltretomba bersaniano (in senso politico, ovviamente) i Centouno che tradirono Romano Prodi per la successione di Giorgio Napolitano.
Dall’altro c’è lo stesso Renzi che più va giù e più sventola e agita il patto, come ha fatto ieri nella direzione del Pdr, il Partito democratico renziano, sfidando il ridicolo e l’evidenza: “Quando leggo: che cosa c’è scritto nel patto del Nazareno? È un atto parlamentare, può piacere o no ma è un atto parlamentare.Quando vedo anche alcuni nostri dirigenti che dicono: chissà cosa c’è sotto? Questo è il governo che ha declassificato il segreto di Stato, figuriamoci… Quello che mi preoccupa è la forma mentis, questa idea che i politici mascherino sempre le cose. Evitiamo di giocare alla meno”.
Chiosa un notissimo esponente berlusconiano: “Più Renzi perde pezzi e più il patto con Berlusconi si rinforza”.
Che tradotto vuol dire: resteranno loro due contro tutti. Nuovo vertice Renzusconi Nella tela segreta del Nazareno, il premier sta ricamando la nuova versione della legge elettorale come via d’uscita, spera lui, dall’infernale pantano del Senato.
L’accordo prevede il Toscanum, non più l’Italicum, l’introduzione delle preferenze e la nuova intesa dovrebbe essere siglata la prossima settimana, forse martedì, tra i due contraenti.
A quattr’occhi, però, “Matteo” e “Silvio” rinnoveranno pure un’altra clausola del loro patto segreto, che comprende, sulla carta, riforme, legge elettorale e giustizia.
È il comma anti-Prodi, come viene chiamato nella ristretta cerchia che custodisce il sacro testo (oltre B. e Renzi: Verdini, Gianni Letta e il sottosegretario Luca Lotti).
Il protocollo del Presidente
Il patto del Nazareno contiene infatti anche un protocollo tra il premier e il Condannato sulla “condivisione” del nome del prossimo presidente della Repubblica.
Fantasma dei Centouno a parte, il tema della successione a Napolitano sta tornando sempre più attuale e tutto fa pensare che il 2015, al massimo a luglio, sarà l’anno che chiuderà il regno novennale del primo ex comunista salito al Quirinale.
Così chi conosce tutti i dettagli e le clausole del patto segreto rivela che l’ex Cavaliere ha chiesto e ottenuto una precisa garanzia da Renzi: “In nessun caso, durante le trattative, dovrà essere fatto il nome di Romano Prodi”.
Il Fatto ha interpellato alcuni parlamentari forzisti per chiedere una conferma ufficiale della pregiudiziale anti-Prodi ma tutti, pur confermando, non hanno voluto rilasciare dichiarazioni in questa fase.
Dicono a taccuino chiuso: “È certo che i due si sono accordati per un nome condiviso e questo nome non potrà mai essere Prodi”.
L’antiprodismo di B. è storico: il Professore è il suo vero incubo, come dimostra la storia dell’aprile del 2013: “Meglio D’Alema di lui”, disse.
Senza dimenticare che un’opzione renziana per Prodi significherebbe un’apertura ai grillini. Tutti i punti del “papello”
Senato non elettivo, abolizione del bicameralismo, riforma della giustizia, accordo sul Quirinale in funzione anti-prodiana, salvaguardia del colossale conflitto d’interessi di Berlusconi.
Il patto del Nazareno è questo e il dibattito di questi convulsi giorni a Palazzo Madama ha una fine nota e segnata, a favore dell’accordo tra B. e Renzi.
Come ha detto il leghista Centinaio, accusando Grasso: “Abbiamo eletto lei presidente del Senato e non Zanda o Verdini e dovrebbe condurre i lavori indipendentemente da quello che le dicono i partiti del patto del Nazareno”.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Berlusconi, Prodi, Renzi | Commenta »