Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE DI IMPERIA E UNA SENTENZA CHE FARA’ SCUOLA: “UN GESTO UMANITARIO, LA SOLIDARIETA’ UMANA NON E’ UN REATO”
Il “passeur citoyen” è stato assolto. Il suo gesto “non costituisce reato”, ma è un gesto umanitario,
come quello dei pescatori che salvano i migranti naufragati.
Per questo il tribunale di Imperia oggi ha discolpato Fèlix Croft, 28enne di Vence (vicino a Nizza), dall’accusa di aver favorito la migrazione clandestina di una famiglia di cinque sudanesi che da Ventimiglia, dove erano accampati insieme a centinaia di altri profughi, volevano raggiungere la Francia per poi proseguire verso il Nord Europa.
Il 28enne rischiava una condanna a tre anni e quattro mesi di carcere, la pena chiesta per lui dal procuratore aggiunto Grazia Pradello, ma il collegio presieduto da Donatella Aschero ha respinto questa richiesta permettendo a Croft di uscire dal tribunale da innocente.
Non dovrà pagare neanche un’ammenda, come è successo a Cèdric Herrou, il contadino francese condannato dal tribunale di Nizza a pagare tremila euro per aver portato quasi duecento profughi dall’Italia in Francia.
Croft di migranti ne avrebbe portati soltanto cinque, senza neanche riuscire a valicare il confine.
La scorsa estate il giovane francese faceva il volontario a Ventimiglia insieme ad altri “No Border”: “Andavo regolarmente a Ventimiglia per aiutare i volontari che distribuiscono cibo”, aveva raccontato in aula durante il suo esame.
Un impegno umanitario, il suo, cominciato durante le manifestazioni dei giovani delle “Nuits debout” a Nizza e proseguito con una piccola esperienza di volontariato nel campo profughi di Dunkerque, nel Nord della Francia.
A Ventimiglia, distribuendo pasti negli accampamenti, viene a conoscenza della situazione di questa famiglia africana.
Lui e la sua ragazza, laureata in psicologia vanno a trovarli per dare un po’ di sostegno morale. Gli africani aspettano da giorni di varcare il confine, ma non hanno soldi per pagare un biglietto del treno o un passeur, vogliono passare la frontiera, andare in Francia e da lì risalire verso la Germania, dove affermano di avere dei parenti. Chiedono a Croft un passaggio, lui all’inizio si rifiuta, ma dopo aver sentito il racconto della loro fuga da un villaggio in fiamme in Darfur e dopo aver visto le ustioni sul corpo di uno dei bambini decide di darsi da fare: “Ho visto coi miei occhi le ustioni del bambino — ha spiegato nel corso della sua deposizione in aula -. A partire da quel momento mi è apparso che non ci fosse altro da fare”.
Il 22 luglio, intorno alle dieci di sera, li carica sulla sua auto e si dirige verso la frontiera, ma un’auto dei carabinieri li nota e i militari decidono di controllarli.
Li fermano e li portano in caserma perchè i migranti non avevano documenti.
Lì rifiutano i rilievi dattiloscopici, compilano la scheda di autocertificazione dei loro dati personali e poi vengono affidati alla Caritas, mentre Croft passa qualche notte in cella.
“Ma lei sapeva di commettere un reato?”, gli aveva chiesto il procuratore aggiunto nell’udienza del 16 febbraio. “Sì”, ha risposto con una certa fierezza.
Il 16 marzo scorso la pm ne ha chiesto la condanna, ma la sua ricostruzione è stata bocciata dai giudici del tribunale.
“È una sentenza importante perchè riconosce la cosiddetta ‘clausola umanitaria’ per l’aiuto dei migranti più bisognosi — spiega l’avvocata Laura Martinelli che difende il francese insieme all’avvocata Ersilia Ferrante -. Questa scriminante è stata utilizzata per i pescatori che soccorrono i migranti in mare, non mi risulta sia stata utilizzata altre volte per casi simili”.
Secondo Martinelli è una sentenza che, in questi giorni, assume un particolare significato: “Riconosce che gli atti di solidarietà come quello di Felix non sono un reato ed è importante adesso che certe organizzazioni solidali sono messe sotto accusa”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile
DA PROLETARI A CAPITALISTI IN 24 ORE, DOPO LA RIVOLTA DEI PORTUALI… IL CAP CONTINUA NELL’UMORISMO: “IL PROBLEMA NON E’ LA LEGA, MA SALVINI, IN EFFETTI E’ RAZZISTA”
Il convegno della Lega Nord (ovvero il pretesto per Matteo Salvini di farsi un selfie “proletario” in porto) che ha scatenato le polemiche di molte forze politiche e sindacali, si farà sempre domenica mattina ma in una sede diversa dal Cap.
La location scelta cambia per la terza volta, non più la sala Sivori della Provincia, ma il lussuoso Star Hotel President, location abituale delle adunate leghiste.
Ieri il Cap, che in principio aveva concesso la sala, ha confermato la disponibilità ma chiesto alla Lega di cercare un altro posto per evitare problemi di ordine pubblico.
«Abbiamo scelto questa città per parlare di lavoro perchè Genova è un posto dove si lavora” (e già questo risulterebbe incompatibile con la presenza di Salvini, in effetti).
Poi la solita promessa padana: “chiuderemo i centri sociali illegali” (quelli che frequentava Salvini o la candidata sindaca leghista di Bologna, per capirci).
Non poteva mancare anche oggi l’umorismo dell’ex compagno Danilo Oliva, presidente del Cap di via Albertazzi: «Non abbiamo problemi con la Lega con la quale vogliamo continuare a avere rapporti ma è il segretario Salvini a creare problemi alla Lega visto che assume atteggiamenti e utilizza espressioni razziste».
Se ne deduce che Salvini non è la Lega o che la Lega non è Salvini o che Salvini danneggia la Lega.
Fermo restando che Oliva ora si è accorto che Salvini è razzista, la Lega ancora non lo sa, ci deve pensare.
Non poteva mancare la chiosa finale del Gabibbo bianco Toti che ritiene «avvilente l’illiberalità verso la Lega». Un altro che, per interesse di poltrona, vede solo le pagliuzze in casa altrui e non le travi in casa propria. Arrivando persino a accettare due leghisti sotto processo per peculato nella sua Giunta.
Caro Toti, di avvilente a Genova, c’è il solo il tuo opportunismo.
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Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile
CHISSA’ COME MAI QUANDO MEDICI SENZA FRONTIERE APRE UN CENTRO IN ITALIA PER SOPPERIRE ALLE CARENZE DELLA SANITA’ PUBBLICA, NESSUNO (MAGISTRATI COMPRESI) SI PONE IL PROBLEMA DA DOVE ARRIVINO I FONDI
In questi giorni sta crescendo una polemica assurda. Da più parti, anche di rilevo istituzionale,
arrivano continui attacchi alle Ong che svolgono operazioni di soccorso in mare. Al largo della Libia e dove salvano migliaia di vita umane.
Le Ong lavorano a stretto contatto con la Marina Italiana e le Capitanerie di Porto, nonchè con la missione della Guardi di Finanza.
Il 60% dei salvataggi sono fatti da organismi militari, il resto è di sostegno alla missione istituzionale, da Ong.
I salvataggi sono coordinati dalla centrale operativa della guardia costiera a Roma, non dal miliardario Soros o dagli UFO.
I nostri politici dovrebbero subito dunque fare un’interrogazione contro la Marina e le Capitanerie di Porto imponendogli di non rispondere mai agli SOS proveniente dal mare, violando una delle regole di base del mare.
Stabilito questo punto di partenza possiamo analizzare il perchè le Ong si debbano occupare di compiti che spetterebbero alle istituzioni.
Ci si chiede, pretestuosamente, da dove vengano i soldi per condurre queste operazioni quando basta andare sui siti delle Ong stesse per vederne dei bilanci certificati e basterebbe chiamarle per chiedere chi siano il tipo di donatori che sostengono queste operazioni.
Ovviamente MSF, ad esempio, va bene se apre una clinica in Italia per sopperire al sacco della sanità pubblica operato dalla nostra classe politica. Ed in questo caso non si chiede da dove vengano i soldi per i servizi a cui accedono anche moltissimi italiani.
Mentre ci si insospettisce se allestisce una nave per salvare vite umane.
A questi politici va ricordato che la distruzione dello stato sociale, che a nessuno piace, tantomeno alle Ong, ha comportato enormi vuoti nella fornitura di servizi in Italia.
Se non ci fossero le Ong ci sarebbe un’emergenza incalcolabile. E già si fanno i salti mortali e si opera spesso senza sostegno pubblico.
Basterebbe che chi attacca le Ong si facesse un giro in quella tragedia che è diventata la Stazione Termini a Roma. Con accampamenti spontanei di persone, italiane e straniere, povertà diffusa, sporcizia, topi ovunque. Una fogna a cielo aperto dove gli unici che portano un pasto caldo la sera sono le Ong e le parrocchie. La spina dorsale di quello che rimane della solidarietà italiana.
A più riprese si sentono illazioni ignoranti di politici che mai si sono sentiti esprimere sulla dittatura in Etiopia, sul traffico di migranti in Libia. Sulle speculazioni petrolifere nel Delta del Niger.
Ovvero sui fattori reali che spingono migliaia di persone a lasciare le loro case. Rischiare la vita, camminare nei deserti e farsi schiavizzare in Libia pur di intravedere forse un giorno l’Europa.
Chi scrive conosce sia le missioni di salvataggio in mare, sia la Libia, sia l’abominio delle dittature e delle ingiustizie nei molti sud del mondo che producono profughi ogni giorno.
Quest’ondata di sospetti sulle Ong è foriera solo di rendere il Mediterraneo ancor di più un cimitero di naufraghi.
Sono migliaia le persone che ad oggi hanno perso la vita in mare. Anche e molto prima che le Ong si mobilitassero.
E quando morivamo sui barconi, invece che sui gommoni, questo non ha fermato nessun migrante nella sua strada verso l’Europa, di cui l’Italia è la porta.
L’OIM ha stimato in più di 20.000 le persone morte nel Mediterraneo dal 2000. Le missioni umanitarie delle Ong sono partite nel 2015, dopo che era stata fermata la missione Mare Nostrum.
È vero che ci sono state molte speculazioni sulla pelle dei migranti, tra cui le inchieste sul CARA di Mineo o Mafia Capitale.
Speculazioni che hanno coinvolto pezzi del sociale italiano. Ma è anche vero che il mondo delle Ong è fatto in gran parte di persone coraggiose e che non si arricchiscono.
Che sono come i nostri operatori alle porte di Raqqa e di Mosul ad aiutare le vittime di Daesh, o passano mesi in mare a salvare persone che stanno affogando.
Chi parla a vanvera delle operazioni nel Mediterraneo dovrebbe farsi una settimana con il mare grosso rincorrendo chi naufraga o dovrebbe vedere con i propri occhi un gommone pieno di persone affondare.
È vero che è tempo di elezioni e dare addosso ai più deboli, ed a chi li aiuta, crea facile consenso.
Però vorremmo umilmente dire che se tutte le Ong si fermassero per una settimana dal loro lavoro come gesto di protesta verso questi attacchi irresponsabili, forse sarebbe meglio.
Sarebbe il momento in cui ognuno si prende le proprie responsabilità . I politici che attaccano si potrebbero assumere quella dei migranti che comunque verrebbero verso l’Italia.
È vero però che nessuno di noi delle Ong si fermerà . Perchè non abbiamo il coraggio di lasciare nessuno indietro.
Di pensare con indifferenza a chi affoga in viaggio verso l’Italia o fugge dalla guerra. Noi ci indigniamo ancora di fronte alle ingiustizie. Ed agiamo.
Domenico Chirico
Direttore dei programmi di “Un ponte per”
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Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile
“SOLO IPOTESI DI LAVORO, HO DENUNCIATO UN FENOMENO NON SINGOLE PERSONE”… E ALLORA SI DIMETTA E SI FACCIA ELEGGERE DA UN PARTITO A LUI AFFINE E POI PARLI DA POLITICO, NON DA MAGISTRATO … I BAMBINI CHE MUOIONO AFFOGATI NON HANNO BISOGNO DI CHIACCHIERE DA BAR
Prima le dichiarazioni in televisione, poi il passo indietro.
Dopo una giornata di polemiche per le sue frasi ad Agorà su Rai3 sul fatto che “potrebbero esserci Ong finanziate dai trafficanti di migranti” e per la sua inchiesta sul tema a Catania, il procuratore Carmelo Zuccaro, intervistato dall’Ansa, questa sera ha precisato che le sue sono solo ipotesi e che al momento non ci sono prove.
“La Procura di Catania“, sono le parole esatte del pm, “ha sul ruolo di alcune organizzazioni sulle operazioni di salvataggio di migranti delle ipotesi di lavoro, che non sono al momento prove, neppure quella sui loro finanziamenti”.
E ha aggiunto: “Io ho denunciato un fenomeno, e non singole persone, perchè se si aspetta troppo tempo rischia di produrre elementi deleteri non più controllabili e che questa è una deroga al riserbo, ma anche un dovere per chi deve fare rispettare la legalità ”.
Le frasi finite sotto accusa risalgono a questa mattina: “A mio avviso”, aveva detto Zuccaro su Rai3, “alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga“.
Ma poco dopo era stato lo stesso ministro dell’Interno Marco Minniti a chiedere prudenza rispondendo al question time in Parlamento: “Le questioni sollevate in queste interrogazioni non possono essere sottovalutate”, ha detto partendo dalle richieste di chiarimenti a firma del Movimento 5 stelle, “ma bisogna evitare generalizzazioni. Bisogna anche evitare giudizi affrettati e attenersi a una rigorosa valutazione degli atti”.
In proposito è intervenuto anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Spero che la procura di Catania parli attraverso le indagini, gli atti, perchè credo sia il modo migliore. Se il pm ha elementi in questo senso faremo una valutazione. In generale, non è giusto ricostruire la storia delle Ong come la storia di collusi con i trafficanti, è una menzogna”.
Il passo indietro di questa sera pone una domanda: e’ compito di un magistrato esprimere valutazioni politiche su un un tema cosi’ delicato o un magistrato dovrebbe evitare di fare in Tv affermazioni che poi smentisce in serata?
Il procuratore Zuccaro è libero di fare sponda con populisti e sovranisti vari, ma lo faccia da privato cittadino: si dimetta, si presenti alle elezioni nel partito più affine alle sue idee e si faccia eleggere.
Se ci deve propinare le sue analisi lo faccia nella veste adeguata, non in quella di chi deve accertare solo fatti e responsabilità , ammesso che vi siano.
Lui sarà preoccupato dei profughi che arrivano, noi ci preoccupiamo di un disegno evidente di screditare le Ong che salvano vite umane, per impedire loro di svolgere un’attività che Stati indegni non fanno.
Si deve discutere sul “come” aiutare quelle popolazioni, non “se” aiutarli.
Questo a un uomo di legge dovrebbe essere chiaro: le scelte politiche sul “come”, in assenza di reati, non lo riguardano.
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Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile
SI SVEGLIA ANCHE MINNITI CHE INVITA ALLA PRUDENZA… DI MAIO PATETICO: “IO VADO AVANTI”: BRAVO, MA ATTENTO A NON OLTREPASSARE LE ACQUE TERRITORIALI LIBICHE O TI SCAMBIANO PER UNO SCAFISTA
“A mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti”: accuse che
però, in mancanza di prove, restano tali, come ammette il magistrato ai microfoni di Tgr Rai Sicilia: “C’è un’indagine conoscitiva sulle Ong che è ancora in corso. Di prove si può parlare soltanto a fronte di conoscenze che possano essere utilizzate processualmente e queste al momento mancano”.
Una loquacità , quella del procuratore di Catania, che sembra innervosire anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, ospite a Repubblica Tv. “Spero che la procura di Catania parli attraverso le indagini, gli atti, perchè credo sia il modo migliore. Se il pm ha elementi in questo senso faremo una valutazione. In generale, non è giusto ricostruire la storia delle Ong come la storia di collusi con i trafficanti, è una menzogna”, ha detto il ministro, che è candidato alle primarie per la segreteria del Pd.
Sulla questione interviene anche il ministro dell’Interno, Marco Minniti: “Le accuse – dice – secondo cui alcune Ong possano essere a contatto con scafisti e organizzazioni criminali non possono evidentemente essere sottovalutate, ma vanno evitate generalizzazioni e conclusioni affrettate”.
L’intervento più ridicolo è quello di Di Maio: “Non so se è chiaro: Ong forse finanziate dagli scafisti! Gli ipocriti continuino pure ad attaccarmi, io vado fino in fondo.”
Da esperto linguista Di Maio dovrebbe sapere che “forse” indica una valutazione ipotetica e soggettiva di chi lo dice, ma se vuole andare avanti vada pure, ammesso che sappia dove andare.
Stia solo attento a non superare il limite delle acque territoriali libiche o sono problemi: potrebbe essere scambiato per uno scafista.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile
INVECE CHE PRODURRE PROVE CONTINUA A FARE IL POLITICO TRA CONDIZIONALI, IPOTESI E VAGHEZZA… ORA SI LANCIA PURE IN ANALISI COMPLOTTISTE… MENTRE FRONTEX E GDF LO SMENTISCONO: “MAI ACCUSATO LE ONG”
Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, titolare di uno dei fascicoli aperti dalla magistratura italiana sulle attività in mare delle ong impegnate nel salvataggio di migranti provenienti dalla Libia e che indaga su presunte collusioni tra operatori umanitari e trafficanti libici, non riesce a stare zitto e stamane adombra nuovi e ancor più inquietanti sospetti ai microfoni di Agorà su Raitre: “A mio avviso – dichiara il magistrato – alcune ong POTREBBERO essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa POTREBBE essere ancora più inquietante – ha aggiunto Zuccaro -. Si perseguono da parte di alcune ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi”. QUALI NON DICE.
Alla domanda sui possibili allarmismi, Zuccaro risponde: “Se l’informazione è corretta questo corto circuito non si può creare salvo per effetto di persone che vogliono creare confusione”.
E SU QUESTO NON VI SON DUBBI.
All’inchiesta catanese ha fatto più volte riferimento Luigi Di Maio del Movimento 5 stelle, accusando di ipocrisia e buonismo chi difende il lavoro svolto dalle ong.
Nel suo attacco, Di Maio ha anche impugnato l’ultimo Rapporto Frontex affermando che nel documento si paragonerebbero le navi delle ong a “taxi del mare” al servizio delle organizzazioni criminali libiche.
Conclusioni decisamente respinte dalla portavoce dell’agenzia per il controllo delle frontiere Ue, Izabella Cooper: “Mai accusato le ong. Salvare vite è un obbligo internazionale per chi opera in mare. E’ chiaro che i trafficanti in Libia se ne approfittano” sapendo della presenza navi delle organizzazioni umanitarie al largo delle coste libiche.
Questa la “conseguenza involontaria” delle attività delle ong citata nell’ultimo Rapporto Frontex.
Anche la Guardia di Finanza, in una audizione alla Camera, aveva smentito qualsiasi collusione tra Ong e trafficanti.
Ma il procuratore Zuccaro continua a parlare senza dire nulla: “C’è un’indagine conoscitiva sulle ong che è ancora in corso. Di prove si può parlare soltanto a fronte di conoscenze che possano essere utilizzate processualmente e queste al momento mancano. Tra gli elementi raccolti, i contatti diretti con soggetti che si trovano in Libia che annunciano la partenza di barconi. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma ci sono ong che non rispettano le regole”.
Davanti ai microfoni della Tgr Rai Sicilia, il magistrato sottolinea anche che a fronte della proliferazione e del super-attivismo delle ong, emerge “l’inattività di taluni Stati, cui spetta dare delle risposte al problema”. A esempio, “da parte del governo maltese non c’è alcuna risposta a eventi Sar. Occorre che ognuno faccia la propria parte perchè il numero dei migranti che approda in Italia è sempre meno gestibile”.
Ma forse il procuratore pensa di essere a capo di un governo sovranista o solo di una Procura della Repubblica? A che titolo si permette di “suggerire” soluzioni? A che titolo continua a dire “forse”, “potrebbe”, “non si esclude”?
Il ministro della Giustizia Orlando esiste e non ha nulla da dire a un magistrato che sta facendo politica?
Intanto, dopo la Cei, contro le accuse alle ong interviene anche il cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas Italiana, autore di un commento in evidente sintonia con le parole di Saviano: “L’immigrazione è fastidiosa per chi regge la sua vita sul numero degli elettori”.
“Non si può sparare nel mucchio”, ammonisce il cardinale e arcivescovo di Agrigento in una videointervista al settimanale diocesano agrigentino La Voce del Popolo, “se io dovessi dire che tutti i politici sono disonesti – osserva Montenegro -, qualcuno alzerebbe il dito per dire: come fai a dire che anch’io lo sono”. “Non bisogna dire che tutte le Ong approfittano della situazione per arricchirsi – conclude il presidente della Caritas -. Se ce n’è qualcuna, si fanno le debite indagine e ricerche, e chi sfrutta questa situazione sarà penalizzato”.
E se non ci fossero, aggiungiamo noi, certi magistrati vengano censurati per aver diffuso allarmismi.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile
GENOVA, DOPO AVER CONCESSO UNA SALA DEL CAP E LA RIVOLTA DEI PORTUALI, LA RETROMARCIA PER MOTIVI DI ORDINE PUBBLICO… IL FLOP DI IMMAGINE DI SALVINI, NIENTE FELPETTA DA SCARICATORE
Il convegno della Lega Nord dove tra gli ospiti è atteso Matteo Salvini e che ha scatenato le
polemiche di molte forze politiche e dei sindacati, si farà sempre domenica mattina ma in una sede diversa dal Cap.
La location scelta è il cinema Sivori di salita Santa Caterina. Lo ha annunciato Alessio Piana, consigliere regionale della Lega: «Ecco qui, un’altra pagina della Genova democratica che tappa la bocca a chi vuole parlare di lavoro. La Lega Nord viene tenuta lontana dalla sala Cap di via Albertazzi, nonostante l’iniziale disponibilità del direttivo del circolo ad ospitare l’evento.
Dimentica Piana che per parlare di lavoro occorrerebbe aver almeno lavorato una volta e se invece che Salvini avessero invitato un anonimo tecnico nessuno avrebbe avanzato obiezioni.
Ieri il Cap, che in principio aveva concesso la sala, ha confermato la disponibilità ma chiesto alla Lega di cercare un altro posto per evitare problemi di ordine pubblico.
Lo ha deciso il direttivo del circolo che riunisce i pensionati e i lavoratori dell’Autorità Portuale e delle Società del Porto di Genova dopo due ore di riunione. Lo fa con una nota in cui cui prende atto delle tante critiche ricevute e sottolinea che «esiste la possibilità che domenica la città debba fare i conti con qualche problema di ordine pubblico».
«Ci sono scelte delicate delle quali nella nostra storia ci siamo sempre assunti la responsabilità e intendiamo continuare così – scrivono i membri del direttivo -. Non è assolutamente pensabile e accettabile che una iniziativa nella nostra sede si possa tenere al centro di un recinto di forze dell’ordine, con il pericolo che qualcuno con l’obiettivo di impedirne lo svolgimento causi tensione ed eventualmente scontri con le stesse».
Detto fatto, il tentativo di accreditarsi come “forza operaia” è fallita, si torna ai salotti borghesi dei rancorosi, dove le poltrone sono ovattate e piu adatte ai nobili glutei padani.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile
E ALLA FINE DA’ RAGIONE A RSF, MA E’ TROPPO IMPEGNATO A DIFENDERE GRILLO PER ACCORGERSENE
Oggi Marco Travaglio è riuscito a confezionare un editoriale che è un piccolo capolavoro.
Dal momento che il direttore del Fatto Quotidiano si è assunto l’arduo compito di essere il difensore d’ufficio di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle oggi gli è toccato attaccare Reporter sans frontieres per rispondere alle accuse rivolte a Grillo e al M5S.
Lo ha fatto nel modo più prevedibile: ovvero accusando Rsf di aver raccontato fake news sul conto del partito di Grillo e dei suoi rapporti con i giornalisti.
L’editoriale di Travaglio arriva giusto in tempo per fare il coro a quanto scritto da Grillo ieri sul blog.
Anzi, per certi versi è la parafrasi di quello che ha scritto il Capo Politico del MoVimento. Quasi che Grillo sia il ghost writer di Travaglio (oppure è il contrario?). Già il fatto che l’Italia abbia risalito 25 posizioni nella classifica piazzandosi al 52° posto costituisce uno smacco per Travaglio.
Il celebre giornalista ora non potrà più presentarsi come l’unico giornalista libero in un Paese “al 77° posto nella classifica della libertà di stampa”.
Poco male, perchè se la classifica — che ha tutti i problemi che conosciamo — certifica che la situazione italiana è migliorata basta dire che quelli di Rfs raccontano balle.
Se ieri Grillo scriveva che Reporter sans frontieres era stata contattata “dai direttori dei giornali per cambiare la classifica” per Travaglio “Reporter Sans Frontières si è bevuta la fake news secondo cui in Italia la libertà di stampa è minacciata da Grillo”. Curiosamente anche nel 2015 Rfs citava il MoVimento 5 Stelle tra i fattori che limitavano la libertà di stampa in Italia, ma l’anno scorso Travaglio evidentemente era distratto.
Seguendo con precisione lo schema tracciato da Grllo sul blog Travaglio passa ad enumerare le numerose fake news delle quali è stato vittima il M5S.
La tesi è semplice: può un partito spesso accusato ingiustamente dai giornali “di regime” al tempo stesso costituire un rischio alla libertà di stampa?
Per essere più chiaro Travaglio cita ad esempio la vicenda dell’incontro tra Raffaele Marra e Luigi Di Maio. Dimenticando di dire però che a raccontare il fatto fu proprio Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano.
E che dire di quando il 27 gennaio 2017 Travaglio preso dall’ansia di difendere la Raggi raccontò che i Poteri Forti volevano far fuori la sindaca di Roma “per poter fare le Olimpiadi a Roma”? Una balla, direbbe lui.
Naturalmente il trucco qui è far credere che Reporter sans frontieres misuri la qualità dell’informazione quando in realtà il rapporto si occupa d’altro.
Reporter sans Frontieres invece analizza, senza criteri di rilevazione assoluti, lo stato della libertà per i giornalisti di fare il proprio lavoro.
La classifica va presa con le pinze perchè il punteggio non viene assegnato in maniera uniforme e si basa sulla percezione che ne hanno i referenti della Ong.
Le fake news, che pure sono un problema e che vengono spesso diffuse da portavoce pentastellati, non vengono prese in considerazione.
Dall’editoriale di Travaglio dobbiamo quindi togliere tutta la considerazione sulle “balle” contro il M5S. Cosa resta?
Restano queste righe nelle quali il direttore del Fatto, dopo aver acussato Rfs di aver abboccato alle fake news ci dice che sì, qualche problema con i giornalisti il M5S ce l’ha.
Curiosamente si tratta delle stesse considerazioni che ha fatto Reporter sans frontieres laddove scrive: “il livello di violenza contro i giornalisti (intimidazioni verbali e fisiche, provocazioni e minacce) è allarmante, soprattutto nel momento in cui politici come Beppe Grillo, del Movimento Cinque Stelle non esitano a fare pubblicamente i nomi dei giornalisti che a loro non piacciono”.
Ed è questo il capolavoro di Travaglio, riuscire a dire la verità sul M5S facendo finta che Rfs abbia detto una balla.
Reporter sans frontieres non dice che “è tutta colpa di Grillo”, ma che l’atteggiamento di Grillo e del M5S nei confronti della stampa è dello stesso tipo di quello adottato da Donald Trump nei confronti di alcuni media “sgraditi”.
Fa piacere che Travaglio se ne sia accorto, in fondo bastava leggere l’analisi di Reporter sans frontieres per capirlo.
Ma Travaglio ha preferito leggere il post di Grillo.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile
LUI REPLICA: “ME NE SBATTO, NON HO NULLA A CHE FARE CON QUESTI POLTRONISTI, APPARTENGO ALLA LEGA DELLE ORIGINI”
Ripudiato dalla Lega Nord, cacciato dopo vent’anni di militanza. Chi poteva immaginare un destino
così crudele per Giancarlo Gentilini, ex sindaco di Treviso, il primo a portare sul petto la stella di sceriffo accanto alla fascia tricolore.
Ora il suo partito lo allontana a causa delle dichiarazioni fatte alla “Tribuna di Treviso” sulle nomine pilotate in una società .
E a 87 anni suonati è costretto a ingoiare il rospo di un’espulsione su pubblica piazza. “Io me ne sbatto. Sono un leghista del 1994, non ho niente a che fare con questi qua”. Il gergo è come sempre colorito. Il piglio autoritario. Dalla sua ha l’esperienza e, dice, i consensi della gente.
Nel 1997, da sindaco, fece togliere le panchine davanti alla stazione ferroviaria perchè durante il giorno le utilizzavano gli extracomunitari. È stato forse il primo sindaco-sceriffo d’Italia, innamorato della tolleranza zero e di quella Lega dura e pura a cui ha giurato fede eterna. Il nome e la fama di Giancarlo Gentilini hanno oltrepassato ben presto i confini della sua terra, la Marca trevigiana. Erano i primi rigurgiti di populismo. Nel bene o nel male era diventato un simbolo per il Carroccio. “La mia Lega era un movimento che guardava più alle città e a cittadini, non certo alle poltrone”.
Il punto, per Genty, è proprio questo. Stanco di assistere in silenzio alla guerra intestina al Carroccio per la guida di Ascopiave (società quotata in borsa che realizza e gestisce impianti di gas metano), è uscito allo scoperto e non si è risparmiato. “Sono schifato”, è stato il suo commento, dopo aver dipinto alcune nuove leve della Lega trevigiana come persone legate più che altro alla poltrona.
La critica ha finito per mettere in discussione la gestione del segretario regionale Toni Da Re e di quello provinciale Dimitri Coin. Quest’ultimo lo ha detto senza mezzi termini: “D’ora in poi Giancarlo Gentilini è fuori”.
Ciò significa che la lista presente nel Consiglio Comunale di Treviso a nome Gentilini non sarà più d’appoggio alla Lega Nord.
Non si tratta di un’espulsione vera e propria solo perchè la segreteria provinciale non può praticarla. Avendo più di 10 anni di appartenenza al partito, un eventuale “cartellino rosso” spetta solo alla segreteria federale. Che chiaramente è stata informata.
“Questa non è più la Lega rivoluzionaria che nel 1994 ha sbaragliato tutti gli avversari. Questo è solo un partito che mira a collezionare cariche dorate. Me ne sbatto della loro espulsione. Gli auguro i successi che ho avuto io”, continua Gentilini come un ariete. “In tutti questi anni di carriera mi avevano proposto la Regione e anche il Parlamento europeo ma ho sempre rifiutato perchè il mio interesse principale sono i cittadini. Io amo i miei cittadini e li ho sempre difesi da tutto e da tutti”.
Nato il 3 agosto 1929 a Vittorio Veneto, è stato sindaco di Treviso la prima volta dal 1994 al 1998. Poi la riconferma dal 1998 al 2003. Non potendosi ricandidare come sindaco per la terza volta consecutiva, è stato eletto consigliere comunale (con oltre 3 mila preferenze) e ha ricoperto la carica di vicesindaco dal 2003 al 2013 (con sindaco Gian Paolo Gobbo).
Il suo mandato è una crociata perenne contro immigrati e clandestini. Erano gli anni in cui cominciava a montare la rabbia nei confronti del diverso. Gentilini il suo popolo lo infiammava così: “Voglio la rivoluzione contro chi vuole aprire le moschee e i centri islamici. Qui ci sono anche le gerarchie ecclesiastiche che dicono “lasciate anche loro pregare”. No! Vadano a pregare nei deserti. Aprirò una fabbrica di tappeti e regaleremo i tappeti ma che vadano nei deserti”.
Ne aveva anche per gli omosessuali: “Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili) affinchè faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili”. La gente applaudiva, l’odio cresceva. Nel 2013 una nuova candidatura a primo cittadino, pure con qualche allusione al ventennio mussoliniano.
Tuttavia, il successo sperato non c’è stato e il centrosinistra con Giovanni Manildo ha messo la sua bandierina nella roccaforte leghista. Ora il Carroccio si prepara ad affrontare la prova delle urne del prossimo anno, stavolta pare senza Gentilini. “Vedremo cosa ne pensano i cittadini” sghignazza beffardo lo sceriffo di Treviso.
(da “La Repubblica”)
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